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Rifiorisce il mandorlo sui colli Euganei, opportunità per le imprese agricole, se ne parla il 10 marzo ad Arquà Petrarca (PD) durante la Festa del Mandorlo

Mandorli in fioriuta sui colli Euganei, nel Padovano

La riscossa del mandorlo, coltura alternativa che rappresenta un’interessante opportunità di diversificazione per le aziende imprese agricole dei Colli Euganei e non solo. Gli esperti di Coldiretti Padova ne parleranno, insieme agli imprenditori interessati e a tutti i cittadini attenti alla sostenibilità e alle tematiche ambientali, domenica 10 marzo ad Arquà Petrarca in occasione della “Festa del Mandorlo” organizzata dalla “Confraternita dea britoea” nel borgo medievale.

Appuntamento formativo e informativo. Con l’occasione Coldiretti Padova propone un incontro, alle ore 11 in Foresteria Callegari, per affrontare i dettagli sulla coltivazione e la lavorazione del mandorlo. Si tratta di un appuntamento formativo e informativo, dedicato al recupero delle varietà locali di mandorlo e sull’utilizzo di questa specie nella preparazione dei prodotti locali. L’incontro, tenuto da tecnici, ricercatori e rappresentati del mondo produttivo, è rivolto a tutti gli operatori coinvolti nella filiera e sarà l’occasione per fare il punto sulle prospettive della coltivazione sul territorio dei Colli Euganei. Interviene il prof. Claudio Giulivo, già professore ordinario di Coltivazioni Arboree e di viticoltura all’Università di Padova, appassionato di mandorlicoltura e olivicoltura.

Recupero del mandorlo. Coldiretti Padova, nell’ambito dell’attività di formazione finanziata da Unione Europea e Regione, relativa alle colture alternative e con una forte carica innovativa per introdurre nuove filiere nella nostra provincia, sta lavorando anche al recupero del mandorlo, coltivazione storicamente presente sui colli Euganei, anche se negli ultimi decenni un po’ lasciata a se stessa. Le piante presenti, nell’ordine di qualche migliaio, sono sparse nell’area collinare e, in misura marginale, anche in pianura. “Sui Colli Euganei stiamo lavorando per costruire una rete d’impresa che possa far rinascere la filiera del mandorlo, sia per il consumo fresco che trasformato, vista la presenza, a pochi chilometri di distanza, del “distretto del mandorlato” a Cologna Veneta (Vr). Alcuni rappresentanti delle aziende dolciarie saranno presenti anche all’incontro di domenica. Stiamo eseguendo, inoltre, dei test per diffondere la coltivazione anche in pianura”, afferma Paolo Minella, responsabile filiere innovative di Coldiretti Padova, che interverrà all’incontro di domenica.

Le statistiche nazionali parlano chiaro: i consumi di frutta in guscio sono raddoppiati negli ultimi dieci anni, raggiungendo i tre chilogrammi all’anno a persona. Secondo Coldiretti, se oggi le mandorle sono entrate nel novero dei prodotti alimentari più richiesti lo si deve sia ai benefici che comporta alla salute, i nutrizionisti consigliano un consumo quotidiano di 5/6 mandorle, che alla scelta di molti giovani agricoltori under 40 di avviare in diverse zone d’Italia la produzione dei mandorleti ripristinando gli impianti dei nonni o dei genitori.

Alla Festa del Mandorlo di domenica sono in programma il mercatino con gustosi piatti a base di mandorle dai ristoratori e lungo le vie del borgo. Alle 14 la passeggiata guidata tra i mandorli con partenza dal sagrato della chiesa di Arquà.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Padova

Sabato 9 marzo, in programma alle 9 a Vicenza il terzo ed ultimo appuntamento di “Innovare & competere con l’economia circolare”, organizzato da Confartigianato Imprese Veneto in collaborazione con Argav. Tema dell’incontro, l’acqua.

Le anomalie climatiche e, in particolare, le prolungate e ripetute siccità, impongono un ripensamento della gestione della risorsa idrica e sull’utilizzo dell’acqua anche da parte del sistema economico. Il volume di acqua complessivamente utilizzata come input produttivo dalle imprese manifatturiere in Italia (dati al 2012) infatti, ammonta a circa 5,2 miliardi di metri cubi (21% del totale) e sono necessari in media 8,5 litri di acqua per ciascun euro di produzione realizzata. Serve una azione di ampio respiro che deve passare da un lato per il superamento della logica “emergenziale”, peraltro costosa e di limitata efficacia, investendo nel lungo periodo in un piano strutturale di investimenti e dall’altro attraverso una maggiore cultura nelle potenzialità dell’economia circolare. “Per questo -annuncia Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto- abbiamo dedicato all’acqua il terzo ed ultimo degli incontri “Innovare & Competere con l’Economia Circolare”, organizzato in collaborazione con Argav e che si terrà domani, sabato 9 marzo, a Vicenza partire dalle 9 nel centro congressi della sede provinciale dell’associazione di categoria.

In Veneto, si perde circa il 40 per cento dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione. Aggiunge Bonomo: “L’“oro blu” come qualcuno la chiama, con una definizione che ne esprime pienamente il valore e il carattere strategico, sarà in futuro un tema sempre più centrale, destinato ad impattare in modo importante nel mondo delle imprese, sia in termini di problematiche connesse con l’uso e il riuso, sia in termini di tecnologie, servizi e prodotti sviluppabili dalle imprese in risposta ai bisogni della collettività. L’acqua, analogamente ai rifiuti e all’energia, su cui abbiamo riflettuto nei precedenti incontri, è quindi una straordinaria leva destinata, anche per effetto dei cambiamenti climatici in atto, a indurre processi d’innovazione e di competitività nel tessuto imprenditoriale”. Come capita sempre più spesso di verificare concretamente, l’acqua è un bene che può diventare scarso rispetto alla richiesta ma, paradossalmente, ne disperdiamo una quantità rilevante. E non è un problema solo del Sud. Anche in Veneto, sulla base dei dati disponibili per il 2015 di fonte ISTAT (dati relativi ai comuni capoluogo di provincia), le perdite ammontano al 37,8% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione, dato vicino alla media nazionale del 38,3%.

Sul fronte del prezzo del servizio, si registra nel Paese una escalation delle tariffe negli ultimi anni. A dicembre 2018 il prezzo al consumo per fornitura dell’acqua in Italia sale del 3,6% rispetto ad un anno prima, a fronte del +1,6% registrato nell’Eurozona. La crescita negli ultimi anni è tumultuosa: tra il 2012 e il 2018 le tariffe in Italia sono salite mediamente del 40,9% a fronte del +15,5% dell’Eurozona, mentre negli ultimi dieci anni sono quasi raddoppiate, con un aumento del 71% a fronte del 31,9% della media Ue”.

Il convegno. “Contrastare l’inefficienza delle infrastrutture e promuovere l’uso razionale della risorsa acqua per presidiare il contenimento dei costi diretti e indiretti connessi, ma anche favorire processi di ricerca, innovazione e crescita nelle imprese. Queste la nostra mission come sistema veneto di Confartigianato -afferma Bonomo-. A partire dalla economia circolare di cui le testimonianze di impresa che ospitiamo al nostro seminario danno dimostrazione concreta: Marco Attisani di Watly, Cosimo Calciano di Revotree e Paolo Montalbetti di Ricotteria Elda, tre storie d’impresa che hanno saputo coniugare con successo ambiente e business, con soluzioni avanzate e innovazione nell’ambito della manifattura e dei servizi, tre esempi da seguire. Senza dimenticare però il quadro normativo che ci verrà illustrato da Ermete Realacci, Fondazione Symbola, Nicola Dell’Acqua, Regione Veneto Direzione Area tutela e Sviluppo del Territorio e Giancarlo De Carlo, Viveracqua. “Interventi -conclude- che ci aiuteranno a capire lo stato dell’arte, la programmazione regionale degli inventimenti e soprattutto rischi ed opportunità della proposta di legge sulla disciplina delle gestioni idriche, prima firmataria Federica Daga dei Cinque Stelle, che approderà nell’aula di Montecitorio il 25 marzo prossimo. Una legge di riforma che, se dovesse passare così come è scritta, fa correre al nostro Paese il rischio che si trasformi in un inatteso macigno sui conti pubblici. Il 97 per cento della popolazione è servito da società a maggioranza o interamente pubbliche (99,7% in Veneto), il ritorno alla gestione diretta comporterebbe la revoca delle concessioni con un costo stimato di 15 miliardi senza contare il ripetersi dello “scenario Tav”: il fuggi fuggi da un Paese che non rispetta i contratti”.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Imprese Veneto

Irrigazione agricole, nuove misure Ue per il riutilizzo dell’acqua

L’Europarlamento ha approvato una serie di proposte legislative che puntano a ridurre la forte pressione a cui sono sottoposte le risorse idriche nell’UE. I cambiamenti climatici, le condizioni meteorologiche imprevedibili e la siccità contribuiscono, infatti, all’esaurimento delle riserve d’acqua necessarie per lo sviluppo urbano e l’agricoltura. Garantire un ampio riutilizzo delle acque reflue trattate potrebbe, come accennato, limitare l’estrazione dai corpi idrici e dalle acque sotterranee.

Il quadro della situazione. A causa della siccità del 2017 il settore agricolo italiano ha subito perdite per 2 miliardi di euro. Con l’obiettivo di rafforzare sempre più l’economia circolare, il Parlamento europeo ha approvato una serie di proposte legislative finalizzate a contrastare la riduzione della disponibilità d’acqua attraverso il riutilizzo delle acque reflue per l’irrigazione agricola. La nuova legge definisce gli standard minimi di qualità da rispettare per il riutilizzo dell’acqua destinata all’irrigazione agricola e stabilisce gli obblighi per gli operatori della produzione, della distribuzione e dello stoccaggio, nonché le misure di gestione del rischio.

In pratica, l’acqua recuperata (ovvero le acque reflue urbane trattate in un impianto di bonifica) sarà utilizzata per irrigare colture alimentari e non alimentari. La Commissione dovrà valutare entro cinque anni se l’acqua recuperata possa essere utilizzata anche in altri modi come, per esempio, per scopi ricreativi e ambientali, a condizione che la salute umana, gli animali e l’ambiente siano completamente protetti. Nel corso del dibattito, è stato evidenziato che potenzialmente potrebbero essere riutilizzati ben 6,6 miliardi di metri cubi di acqua all’anno entro il 2025, rispetto agli attuali 1,1 miliardi di metri cubi. Ciò richiederebbe un investimento inferiore ai 700 milioni di euro, consentendo di riutilizzare più della metà dell’attuale volume di acqua proveniente dagli impianti di trattamento delle acque reflue dell’UE teoricamente disponibili per l’irrigazione, evitando più del 5% di estrazione diretta dai corpi idrici e dalle acque sotterranee.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Ambiente, Coldiretti e Anbi Veneto riuniscono il 7 marzo a Mestre (VE) gli amministratori dei Consorzi di bonifica del Veneto per parlare di autonomia finanziaria, autogoverno e sussidarietà orizzontale. A moderare la tavola rotonda il presidente Argav Fabrizio Stelluto.

Il biglietto da visita del sistema consortile veneto è fatto di una serie di numeri non indifferenti, a cominciare dai 12mila kmq di territorio servito (il 60% della Regione), dai quasi 5milioni di cittadini assistiti (l’89% della popolazione), 26mila km di canali irrigui e di scolo, circa 400 idrovore (delle 700 totali in Italia). Un esempio nazionale per professionalità, capacità d’intervento, progettualità e innovazione: il tutto sostanziato ulteriormente da conti in ordine, sprechi azzerati e senza oneri sul bilancio regionale.

Relatori della tavola rotonda. Con questa premessa, Coldiretti e Anbi Veneto convocano tutti gli amministratori dei Consorzi di bonifica per parlare di autogoverno, autonomia finanziaria e sussidarietà orizzontale quale modello virtuoso di gestione del territorio. L’appuntamento è per giovedì 7 marzo alle ore 10 a Mestre (VE) nella sala dell’hotel Laguna Palace (via Ancona 2). A confrontarsi sulle esperienze maturate, risultati raggiunti e sulle sfide di una realtà efficiente da sempre a  servizio della collettività, degli agricoltori e del paesaggio rurale ci saranno: Massimo Gargano, direttore Anbi, Giuseppe Romano, presidente Anbi Veneto, Maria Rosa Pavanello, presidente dell’Anci Veneto, Onofrio Rota, segretario Generale Fai Cisl, Claudio Martino, avvocato dello Studio Legale Compagno. Dopo l’introduzione di Andrea Crestani direttore di Anbi Veneto, i lavori saranno aperti da Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto e chiusi da Pietro Piccioni, direttore regionale. La moderazione della tavola rotonda è affidata al presidente Argav, il giornalista Fabrizio Stelluto.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Bando VeGAL per mezzo milione di Euro per le attività extra-agricole, oggi la presentazione

VeGAL organizza oggi, martedì 5 marzo alle ore 14:30, nella sua sede di Portogruaro in via Cimetta 1, l’incontro di presentazione di un nuovo bando PSL Leader 2014-2020 relativo al Progetto Chiave Itinerari, Intervento 6.4.2 “Creazione e sviluppo di attività extra-agricole nelle aree rurali”.

Il bando mette a disposizione dei potenziali beneficiari (microimprese e piccole imprese, artigianali e turistiche, persone fisiche) una dotazione finanziaria di 552.840,83€. La spesa ammessa è compresa tra i 15mila e i 140mila euro. Gli investimenti ammissibili possono riguardare, a titolo esemplificativo, la ristrutturazione e l’ammodernamento di beni immobili, la sistemazione delle aree esterne, l’acquisto di macchinari, attrezzature, programmi informatici, brevetti, licenze e molto altro. Molte sono le iniziative imprenditoriali che potrebbero essere finanziate: B&B, locande di fiume, bacari fluviali, osterie, locali storici, alberghi diffusi, bike hotel, attività artigianali e della moda.

La pubblicazione dell’avviso del bando, sul BUR Veneto, è prevista per venerdì 8 marzo 2019.  Ai partecipanti alla presentazione verrà rilasciato l’attestato di partecipazione che consente di ottenere un punteggio previsto dal bando. Il testo integrale del bando è scaricabile on line dal sito internet di VeGAL (www.vegal.net).

Fonte: Servizio stampa VeGAL

Influenza aviaria, quella del 2016-17 è stata la più vasta in Europa da un decennio a questa parte. Sviluppato da IZSVe nuovo approccio epidemiologico per l’eradicazione in tempo reale.

L’ondata epidemica di influenza aviaria del 2016-2017 è stata la più vasta degli ultimi dieci anni in Europa. Questa volta a colpire è stato il ceppo H5N8 ad alta patogenicità (HPAI), che ha causato più di 1.200 focolai negli allevamenti domestici, con mortalità e danni economici elevatissimi, e coinvolto migliaia di volatili selvatici.

L’Italia è stata fortemente coinvolta con 2,7 milioni di volatili interessati in 83 focolai di infezione, concentrati nelle regioni a più alta densità di popolazione avicola, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Rispetto al resto d’Europa, la situazione italiana ha presentato una caratteristica singolare. Infatti la dinamica di diffusione del virus è avvenuta in due ondate: la prima tra dicembre 2016 e maggio 2017, la seconda tra luglio e dicembre 2017, quest’ultima ben più violenta con 67 focolai (80% del totale). Si è trattato di un fenomeno molto complesso dal punto di vista sanitario che ha richiesto ingenti risorse economiche: solo in Italia le spese di eradicazione si sono aggirate intorno ai 40 milioni di euro. Uno dei problemi maggiori in casi come questo è la tempestività degli interventi per il contenimento dell’epidemia e la capacità di implementare una strategia di risposta rapida ed efficace.

Nuovo approccio. Per migliorare la gestione dell’emergenza un team di epidemiologi e virologi dell’IZSVe ha sviluppato un approccio epidemiologico basato sull’integrazione di dati epidemiologici e biomolecolari, che ha permesso di conoscere l’origine e le modalità di diffusione del virus e di orientare la strategia di eradicazione “in tempo reale”. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Le informazioni raccolte “sul campo” come risultato delle indagini epidemiologiche (specie colpite, distribuzione geografica degli allevamenti, movimentazioni di persone e animali, caratteristiche ambientali, ecc.) sono state combinate con l’analisi dei dati genetici effettuata nei laboratori di virologia e biologia molecolare, allo scopo di monitorare l’evoluzione della situazione e individuare, giorno per giorno, le cause e le vie di diffusione dell’infezione. Solitamente il confronto fra dati epidemiologici e biomolecolari viene fatto a epidemia conclusa; qui invece l’identificazione delle modalità di diffusione del virus è avvenuta durante l’epidemia, tramite lo studio del “contact network”, consentendo alle autorità sanitarie di predisporre azioni correttive e misure di prevenzione più efficaci per contenere la diffusione dell’infezione negli allevamenti.

Potenziato il sistema di prevenzione. L’analisi filogenetica ha rivelato che la rete dei rapporti di “parentela genetica” tra i virus era confrontabile con quella degli allevamenti infetti: quello che era un sospetto epidemiologico è stato confermato dalla similarità genetica dei virus isolati dai diversi focolai. L’integrazione di evidenze epidemiologiche con i risultati di analisi genetiche e bioinformatiche ha permesso di avere un quadro più dettagliato dell’epidemia di H5N8 HPAI in Italia e di potenziare il sistema di prevenzione, identificando le aree in cui rendere più precise le misure di controllo e rafforzare la biosicurezza.

Fonte: IZSVe

Viticoltura: nel 2020 la Regione Veneto mette a bando 13,3 milioni per la ristrutturazione dei vigneti

Ammontano a 13,3 milioni di euro i contributi disponibili per i viticoltori che provvedono alla riconversione e ristrutturazione dei vigneti. La Giunta regionale del Veneto ha definito modalità di bando e dotazione finanziaria per questa misura cardine del piano nazionale di sostegno al settore vitivinicolo. Il provvedimento passa ora all’esame della competente commissione consiliare, prima della sua definitiva approvazione e pubblicazione.

Potranno concorrere ai contributi le spese sostenute dai viticoltori veneti per la riconversione varietale, la ristrutturazione mediante diversa collocazione o modifica della forma di allevamento, il miglioramento delle tecniche di gestione dei vigneti per renderli, ove possibile, idonei alla meccanizzazione ispirandosi ai principi della viticoltura sostenibile.

Le domande dovranno essere presentate ad Avepa entro il 30 aprile mentre la conclusione delle operazioni e la presentazione della domanda di saldo dovrà avvenire entro il 30 maggio 2021. “Abbiamo provveduto a rideterminare la dotazione finanziaria disponibile – spiega l’assessore all’agricoltura Pan – in modo da coprire gli impegni presi per liquidare i saldi delle annualità precedenti. Anche per quest’anno è previsto il finanziamento dell’80 % come anticipo, su fideiussione, e il restante 20% a saldo, a valere sui fondi previsti dalle dotazioni comunitarie dei successivi esercizi finanziari”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Pericoli chimici negli alimenti, secondo la Corte dei conti europea il sistema di sicurezza alimentare Ue è sottoposto a forti pressioni

Premessa. La politica dell’Unione Europea in materia di sicurezza alimentare mira ad assicurare un livello elevato di tutela della vita e della salute umana e a proteggere i cittadini europei da tre tipi di pericoli che gli alimenti possono comportare: fisici, biologici e chimici. Un modello di sicurezza questo, guardato con rispetto in tutto il mondo, ma che è attualmente sottoposto a forti pressioni per quanto riguarda il pericolo chimico, secondo la Corte dei conti europea.

Ritardi istituzionali. Il quadro giuridico disciplinante le sostanze chimiche in alimenti, mangimi, vegetali e animali vivi è tuttora in corso di elaborazione – afferma la Corte – e non ha ancora raggiunto il livello di attuazione previsto dalla legislazione dell’UE sulla produzione di alimenti. Inoltre, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che fornisce consulenza scientifica per la definizione delle politiche europee, ha accumulato un arretrato di lavoro in relazione alle sostanze chimiche. Ciò incide negativamente sul corretto funzionamento di parti del sistema e sulla sostenibilità del modello nel suo insieme.“La sicurezza alimentare è un tema altamente prioritario per l’UE; ha un impatto su tutti i cittadini ed è strettamente collegata al commercio”, ha dichiarato Janusz Wojciechowski, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “L’attuale sistema dell’UE deve però far fronte ad una serie di incongruenze e di problematiche”.

Affiancare controlli pubblici/privati. In alcuni Stati membri, i controlli per alcuni gruppi di sostanze chimiche sono più frequenti che per altri e il relativo quadro normativo è talmente esteso che le autorità pubbliche trovano difficile adempiere a tutti i propri compiti. A giudizio della Corte, i controlli eseguiti da organismi pubblici possono costituire solo una piccola parte di tutti i controlli effettuati e la credibilità del modello UE può essere preservata al meglio affiancando ai sistemi di controllo pubblici quelli del settore privato. Tuttavia, solo di recente si è iniziato ad esplorare le sinergie tra i due sistemi. L’UE ha limitato l’uso di determinati antiparassitari sulla base di criteri di pericolo. Ciononostante, spiega la Corte, i residui di questi stessi antiparassitari potrebbero essere tollerati in prodotti importati nell’UE se una valutazione del rischio ha indicato che non vi sono rischi per i consumatori. La Corte ha inoltre rilevato limiti nel sistema di controllo, giacché gli Stati membri hanno difficoltà nello stabilire quali misure esecutive adottare in caso di mancato rispetto delle norme.

Raccomandazioni. La Corte raccomanda alla Commissione europea di valutare potenziali modifiche alla normativa che disciplina i pericoli chimici, alla luce della capacità di applicarla in modo uniforme; stimolare ulteriormente la complementarità, in modo che le autorità pubbliche degli Stati membri possano fare maggiore affidamento sui controlli svolti dal settore privato; spiegare quali misure intende adottare per i residui di antiparassitari presenti negli alimenti, al fine di mantenere lo stesso livello di garanzia sia per gli alimenti prodotti nell’UE che per quelli importati, senza violare le norme dell’OMC; fornire agli Stati membri ulteriori istruzioni sull’applicazione di misure esecutive e rafforzare le proprie procedure atte a monitorare la conformità con la legislazione alimentare dell’UE.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

La rucola protegge dagli additivi chimici delle bottigliette di plastica, a rivelarlo uno studio sperimentale italo-tusino presentato il 2 marzo ad Abano Terme (PD) al convegno di Medicina della Riproduzione

Il problema è noto: è l’utilizzo del bisfenolo-A (BPA), un additivo chimico di origine sintetica che migliora le caratteristiche meccaniche dei materiali che le aziende usano per le bottigliette di plastica, le capsule da caffè, i rivestimenti per alimenti. Dopo un lungo contatto o a seguito di alte temperature il BPA può essere rilasciato nell’alimento ed assunto per ingestione. Gli effetti di questo inquinante ambientale sull’uomo sono studiati da anni. Ad esempio, nel maschio adulto il BPA sembrerebbe capace di compromettere la vitalità degli spermatozoi e di rallentare la loro motilità. Tale evidenze hanno spinto numerose istituzioni di nazioni europee a bandire il BPA dai prodotti per uso pediatrico.

Di fatto, quasi tutti siamo stati esposti a questa contaminazione. Di qui lo studio congiunto che ha visto la collaborazione tra il gruppo del professor Carlo Foresta dell’Università degli Studi di Padova, e quello del professor Kais Rtibi del dipartimento di Fisiologia funzionale e valorizzazione delle risorse biologiche dell’università di Jendouba, in Tunisia. I ricercatori italo-tunisini, coordinati dal professor Carlo Foresta e dai dottori Luca De Toni e Iva Sabović, dopo una analisi chimica molto precisa dei composti contenuti nell’Eruca sativa (quella che tutti conosciamo come “rucola”), condotta nei laboratori dell’università di Jendouba, hanno riscontrato che in questa pianta sono contenute quantità molto elevate di antiossidanti capaci di inattivare i, che alterano le più importanti funzioni cellulari inducendone la morte (apoptosi). Il BPA influenza negativamente le funzioni cellulari, inducendo un’incrementata produzione di “radicali liberi”.

Il convegno aponense. I ricercatori hanno eseguito sperimentazioni su spermatozoi umani esponendoli dapprima a dosi tossiche di BPA, e successivamente al trattamento con l’estratto di rucola a concentrazioni crescenti. L’estratto di rucola si è dimostrato capace di contrastare già a bassissimi dosaggi gli effetti tossici del BPA sulle cellule spermatiche, proprio attraverso l’azione antiossidante. Lo studio sperimentale sarà presentato ad Abano Terme (PD) nel corso del trentaquattresimo convegno di Medicina della Riproduzione, sabato 2 marzo alle ore 16.30, ed è stato recentemente pubblicato dalla prestigiosa rivista internazionale di tossicologia sperimentale “Reproductive Toxicology”, una bibbia per gli addetti ai lavori.

Una ricerca destinata a generare anche importanti ricadute cliniche. Le evidenza il gruppo di studiosi: “Prima fra tutte, ricordiamo l’importanza di una dieta ricca di vegetali nella prevenzione delle patologie del tratto riproduttivo maschile e, a tale proposito, sono in corso studi volti ad identificare la corretta dose giornaliera di rucola”, spiegano. “Inoltre, l’estratto di rucola può rappresentare un vero e proprio presidio nutraceutico per il trattamento dell’infertilità maschile o nella preparazione degli spermatozoi durante le tecniche di procreazione medicalmente assistita: stiamo definendo i quantitativi e le percentuali specifiche”.

Fonte: servizio stampa convegno Medicina della Riproduzione

8 artisti per 8 opere, un concorso di “Land art” a Bosco Nordio a Sant’Anna di Chioggia (Ve) per interpretare il valore della riserva, adesioni di partecipazione entro le ore 17 del 22 marzo 2019

Artisti nel bosco, ecco un bel concorso. Nell’ambito del progetto Interreg V-B AdrionImpreco – common strategies and best practices to improve the transnational protection of ecosystem integrity and services” (Veneto Agricoltura è partner) verrà realizzato, nella riserva naturale integraledi Bosco Nordio di Veneto Agricoltura a Sant’Anna di Chioggia (VE), un percorso di “Land Art” mirato a valorizzare i servizi ecosistemici offerti dall’area protetta.

Otto Artisti per otto opere che andranno ad interpretare, con un linguaggio capace di parlare anche alle emozioni e ai sensi, e non solo alla mente, i temi che meglio interpretano il valore della riserva: un bosco vivo e diverso, la vita nascosta della riserva – Comunicare il valore e la ricchezza di biodiversità della riserva; ambienti preziosi, la ricchezza del bosco naturale – Comunicare l’importanza della riserva come luogo dove si svolgono attività di studio e ricerca ambientali; laboratorio verde, Bosco Nordio fra ricerca e benessere – Favorire la rigenerazione psico-fisica di chi visita la riserva. Si può aderire alla “chiamata” entro le ore 17 del 22 marzo 2019,  ulteriori informazioni al seguente link

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura