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Ambiente. Nella riserva naturale di Bosco Nordio a Chioggia (Ve) aumenta il numero delle testuggini, presenti anche famiglie di tassi

Bosco Nordio (Chioggia, Ve), la Riserva Naturale Integrale gestita da Veneto Agricoltura, vero relitto dell’antico manto boscato che ricopriva l’entroterra dell’alto Adriatico, svolge molte funzioni con la sua presenza. Certamente quella ambientale e forestale, ma anche didattica, viste le strutture presenti adatte per questa funzione (diorami, sale per attività di educazione naturalistica, cartellonistica, percorsi didattici anche in bosco) che ogni anno vengono utilizzate da numerose scolaresche e gruppi. Non basta, Bosco Nordio è anche un laboratorio di studio frequentato in continuazione da studiosi per conoscere ancora meglio l’ecologia dei componenti di questo unico fazzoletto boscato litoraneo.

Testuggini terrestri. Un esempio viene dalle tesi discusse la scorsa settimana, realizzate da due studenti del corso di laurea in Scienze Naturali dell’Università di Padova, su due importanti componenti della fauna della Riserva. Il primo, Marco Romani, ha effettuato un censimento della popolazione di Testuggine di Hermann (Testudo hermanni), una specie inserita negli elenchi della Direttiva “Habitat”, quindi protetta a livello comunitario. I risultati del lavoro segnalano che questa testuggine terrestre è presente a Bosco Nordio con una popolazione in buona salute, che dai dati raccolti sembra anche in incremento numerico (stimati 78 animali contro i 71 censiti sei anni fa). Il censimento del giovane laureato si inserisce nelle azioni previste dal Piano di Gestione della Riserva, con l’obiettivo di valutare lo stato della popolazione e definire il metodo più efficace per monitorare questo rettile.

Tassi e tane. Emanuele Cecchetto invece, sotto la guida della dottoressa Arianna Spada (Associazione Faunisti Veneti) e del professore Carlo Biancardi (Universidad de la República del Uruguay), ha studiato il Tasso (Meles meles), un mammifero di media taglia dalle abitudini prevalentemente notturne, censendo 19 tane, di cui 5 utilizzate durante l’autunno di quest’anno. Il neodottore ha realizzato attraverso il suo metodico lavoro, un’interessante mappa della localizzazione delle tane, utile per programmare la attività gestionali (ad esempio le visite da parte del pubblico) evitando disturbo agli animali selvatici presenti. Inoltre Cecchetto ha effettuato una serie di misurazioni sulle tane, per verificare le preferenze del Tasso nello scavo di questi rifugi, che vengono utilizzati da vere e proprie “famiglie” per molti anni.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Bassa padovana, nuovi bandi in arrivo per imprese agricole, reti d’impresa, attività artigianali, turismo e servizi. Domande entro il 20 febbraio 2018, a gennaio prossimo gli incontri informativi.

Il GAL Patavino ha pubblicato tre bandi che riservano quasi 1 milione di euro per progetti strategici dedicati all’innovazione, alla diversificazione delle imprese agricole e all’imprenditorialità in generale. C’è tempo fino al 20 febbraio per fare domanda di contributo. A gennaio sarà possibile partecipare agli incontri informativi, realizzati in collaborazione con Avepa Padova.

Bando 6.4.1, Sviluppo della diversificazione delle imprese agricole. Gli imprenditori agricoli possono chiedere un contributo a fondo perduto pari al 40% della spesa ammissibile (35% nel caso di attrezzature) per investimenti che diversifichino la loro attività. Qualche esempio: la creazione e lo sviluppo di pratiche di agricoltura sociale, fattoria didattica e ospitalità agrituristica; la trasformazione di prodotti agricoli in prodotti non agricoli; servizi ambientali per la cura e manutenzione di spazi non agricoli.

Bando 6.4.2, Sviluppo di attività extra-agricole. Le microimprese e le piccole imprese (persone fisiche e società) non operanti nel settore agricolo possono chiedere un contributo a fondo perduto pari al 40% (35% nel caso di attrezzature). Gli investimenti per cui chiedere il sostegno devono riferirsi alla creazione o allo sviluppo di attività artigianali, turistiche e di servizio. Non tutte le imprese sono ammissibili: solo quelle che presentano un codice ATECO tra quelli elencati nel bando.

Bando 16.2.1, Progetti pilota e sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie. Un gruppo di soggetti (imprese agricole, pubblici e privati) in cooperazione tra loro possono richiedere un contributo a fondo perduto al 100%. Il sostegno è riservato alla realizzazione di progetti pilota, progetti dimostrativi, e progetti che favoriscano lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie
nel settore agricolo, agroalimentare e forestale.

Informazioni. I bandi sono disponibili sul sito web www.galpatavino.it ma possono essere richiesti anche all’indirizzo mail info@galpatavino.it. A partire dall’8 gennaio 2018, gli uffici del GAL a Monselice (Pd) sono a disposizione per ulteriori info al telefono 0429/784872 (lun-ven 8.30-13.00, 14.30-18.00).

Fonte: Servizio Stampa Gal Patavino

Capannoni dismessi, da vuoti inutili a risorse utili: nel Veneto, seconda regione in Italia per suolo consumato, l’indagine di Confartigianato traccia il percorso da seguire per rimediare alla situazione

presentazione dell’indagine, da sx Della Puppa, Bonomo, Giacomin, Barel

Capannoni dismessi, il Veneto ne è disseminato, ma quanti sono esattamente? A quanto potrebbe ammontare il loro valore complessivo? Quanti sono quelli recuperabili? E come? Ed il loro valore immobiliare e quello dell’indotto economico potenziale? A queste e molte altre domande risponde la prima vera ricerca originale sul fenomeno, promossa da Confartigianato Imprese Veneto, in collaborazione con IUAV e Regione del Veneto e realizzata da Smart Land (società di ricerca specializzata nel settore) che, per la prima volta, ha adottato un sistema misto di rilevazione con l’utilizzo statistico dei PAT (Piani Assetto Territorio) forniti dalla Regione, che hanno dato il dimensionamento delle superfici e le indicazioni sulla destinazione d’uso, sovrapposti ai dati catastali, che hanno dato indicazioni sulla numerosità, ed indagini originali attraverso gli strumenti forniti da google street view.

In Veneto circa 45 mila edifici inutilizzati, residenziali e non. Partiamo dal valore complessivo che viene stimato in una cifra da capogiro: un miliardo e 200 milioni di euro. Un grande patrimonio inutilizzato al quale sommare altri 2,7 miliardi di valore dei capannoni disponibili sul mercato ma non utilizzati, per un totale patrimoniale sulla carta di 3,9 miliardi di risorse non utilizzate (valori basati sulle quotazioni medie al m2 di fonte Agenzia delle Entrate abbattute in percentuale per tener conto dello stato d’uso e di conservazione dei capannoni). In totale, in Veneto ci sono quasi 45 mila edifici inutilizzati, sia residenziali che non residenziali, pari al 3,7% del totale regionale. Focalizzandosi sui capannoni, secondo i dati catastali 2016 (dato più aggiornato di quello del censimento Istat del 2011) in Veneto ci sono 92 mila capannoni (8% del totale degli edifici) di cui 10.610 quelli dismessi (12% del totale dei capannoni). Su questi si è focalizzata l’indagine, riuscendo a distinguere tra quelli inutilizzabili (da rottamare) che sono ben 4.570 (un 43% che si trova in mediocri o pessime condizioni di conservazione e ad oggi non sono utilizzabili, pari ad una superficie di poco inferiore a 12 milioni di metri quadrati abbandonati, una perdita di valore non solo economica ma anche di qualità del territorio e del paesaggio) e quelli utilizzabili. Questi rappresentano il 57% dei capannoni dismessi e sono ulteriormente suddivisibili tra quelli, 3.155 (30% del dismesso) che sono sul mercato (in vendita o affitto) ed i 2.885 (27% del dismesso) che non sono immessi sul mercato.

Inizio di un percorso da fare. “Entriamo in un tema fondamentale e lo facciamo con una indagine che è il necessario inizio di un percorso di riflessione e studio sul riutilizzo flessibile dei capannoni, o sulla loro eventuale demolizione“, afferma Agostino Bonomo, presidente Confartigianato Imprese Veneto. Che continua: “Vogliamo individuare, insieme ad esperti di vari ambiti, delle soluzioni per affrontare e superare questa situazione. Nel concreto oggi sappiamo, ad esempio, che del 57% di fabbricati dismessi, 3.155 possono essere oggetto di agevolazioni per la riconversione e trasformazione ad esempio mediante cambi di destinazione d’uso, riduzione degli oneri, sostegno al frazionamento, sostegno ad affitti agevolati. E 2.885 possono avere riutilizzi alternativi come: leasing del lastrico solare, incentivi agli usi temporanei degli spazi etc”. “Si tratta di un progetto di ampio respiro, sul medio-lungo termine – aggiunge il leader degli artigiani veneti – che deve essere accompagnato da adeguati strumenti di supporto finanziario, mettendo in sinergia risorse pubbliche e private. La ricerca è entrata anche nell’ambito del valore potenziale dato dalla valorizzazione degli immobili recuperabili. La riconversione e il riutilizzo di questo patrimonio, riqualificandolo e intervenendo con azioni ad hoc, potrebbe portare alla creazione di un indotto pari a 7,9 miliardi. Un ottimo motivo per impegnarci tutti per migliorare la qualità delle aree industriali, soprattutto in collaborazione con gli Enti locali. Anche la demolizione dei manufatti irrecuperabili e il recupero globale di aree abbandonate è un valore attraverso, ad esempio, le potenzialità della legge regionale 11 del 2004 sui crediti edilizi, con recupero di suolo e “trasferimento” della volumetria demolita in altri luoghi, così da ridurre la perdita di valore dei manufatti esistenti e renderli commerciabili”.

Risultati più eclatanti della ricerca: in Veneto ci sono 5.679 aree produttive con una media di 10 aree produttive per comune e una superficie totale di 41.295 ettari. La provincia di Treviso è quella con più aree produttive per comune, pari a 14 con una superficie media di 5,4 ettari. Vicenza è la provincia con il valore più alto di capannoni, pari al 22% del totale regionale, e di capannoni dismessi, pari al 20% del totale regionale. L’area centrale del Veneto è quella con il numero più elevato di capannoni dismessi ma nella mappa è ben visibile tutta l’incidenza dell’area produttiva e della pedemontana. In Veneto le stime dell’indagine contano ben 135 comuni con una percentuale di capannoni dismessi sul totale del patrimonio inutilizzato (residenziale e non residenziale) superiore al 35%. In questo quadro, negli ultimi anni le compravendite di capannoni sono crollate (-41% rispetto al 2006) ma nonostante questo crollo la quotazione di mercato ha perso solo il 3,6% di valore, passando da 500 a 482 euro/mq, un valore che in molti casi si può ritenere comunque non appetibile. Rispetto alla media nazionale c’è un incremento del valore medio delle quotazioni dei capannoni in Veneto che si scontra con un uso più flessibile e un riuso economicamente appetibile di queste risorse oggi inutilizzate.

“Vogliamo un Veneto più consu(meno) e meno consu(mone) -conclude Bonomo –. Non a caso oggi ci siamo trovati a Padova (il comune veneto con il consumo di suolo più elevato con il 49,2%) in un Veneto che è la seconda regione in Italia per incidenza della superficie di territorio consumato, pari al 12,21% del territorio regionale, dove il 54% dei comuni superano la media regionale di consumo di suolo e il 22% dei comuni supera il 20% di territorio consumato. Come? Innanzi tutto con le sinergie, partendo dal protocollo di intesa tra noi, IUAV e Regione Veneto che prende il via con questa prima mappatura e che proseguirà con la medesima metodologia a livello territoriale al fine di portare Comune per Comune a capire cosa c’è e cosa farne. Lanciamo una campagna “del diversamente capannone” per accompagnare i territori a trasformare edifici brutti che non portano ricchezza in nuovi luoghi anche del terziario (scuole, biblioteche etc) con un po’ di fantasia (ci sono già start up in questo ambito). Infine a partire dalla recente legge regionale sul contenimento del consumo di suolo, che offre ottime opportunità, invitiamo la Regione Veneto a redigere un decalogo di indicazioni concrete da fornire ai comuni che devono attivarsi per procedere, con politiche specifiche di intervento anche nella logica “win win” (tutti vincono) di collaborazione pubblico/privato, a “portare a terra” gli obiettivi della legge. E sempre alla Regione ci appelliamo affinché colmi, al più presto, il ritardo nel riordino delle aree attrezzate con gli APEA (aree produttive ecologicamente attrezzate) e APSEA (aree produttive socialmente e ecologicamente attrezzate) già attivi su altre aree del Paese. A questo link, potete consultare la sintesi dell’indagine.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Spesa alimentare degli italiani, il 10 per cento è riservata ai prodotti a Denominazione

Gli Uffici studi di Confagricoltura Veneto e Cgia di Mestre (Ve) hanno monitorato le tendenze dei consumatori in vista delle feste natalizie, che vedranno in gran parte tavole imbandite con i prodotti a denominazione. Se dell’hi-tech si può fare a meno, infatti, non potrà esserci festa senza i prodotti della nostra tradizione e dell’alta qualità che oggi le aziende agricole e le filiere agroalimentari sono in grado di fornire per la disponibilità di tutte le tasche degli italiani.

Al top in Europa. Dagli ultimi dati aggiornati all’11 dicembre scorso, l’Italia si pone al top nell’Ue con 294 prodotti di qualità registrati (Dop, Igp, Stg), c che incidono per oltre il 21 per cento del totale dei “prodotti di qualità registrati” in Europa. In termini assoluti, seguono con 245 prodotti registrati la Francia, con 195 la Spagna, con 138 il Portogallo e con 105 la Grecia.

Veneto secondo sul podio italiano. A livello territoriale, sul gradino più alto del podio del food di qualità presente in Italia si pone l’Emilia Romagna con 43 prodotti (18 Dop e 25 Igp), segue il Veneto con 36 prodotti (18 Dop e 18 Igp), la Lombardia con 34 (20 Dop e 14 Igp), la Toscana con 31 (16 Dop e 15 Igp) e la Sicilia con 30 (17 Dop e 13 Igp). Tra il food di qualità prodotto dalle nostre imprese agricole l’ortofrutta, i cereali, i formaggi e gli oli-grassi rappresentano oltre il 70% del totale. Gli ortofrutticoli, con 110 prodotti, costituiscono il 37,4% del totale, i 53 formaggi incidono il 18%, gli oli e grassi il 15,6% e le carni il 13%.

Il 10 per cento della spesa alimentare degli italiani è riservato ai prodotti a denominazione. Secondo gli ultimi dati resi disponibili da Ismea e Fondazione Qualivita, gli Uffici studi di Confagricoltura Veneto e Cgia hanno constatato che il valore economico dei prodotti agroalimentari italiani ammonta a circa 6,3 miliardi di euro; mentre il valore al consumo di questi prodotti è di circa 13,3 miliardi di euro, pari al 10% della spesa complessiva destinata dalle famiglie italiane ai generi alimentari. Nei mercati internazionali, invece, il volume d’affari conseguito con l’export del food italiano Dop e Igp ha superato i 3 miliardi di euro.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

In Veneto l’autonomia piace anche nella birra…boom di presenze all’evento di Treviso “Birrai indipendenti”

Riscontro di pubblico e soddisfazione per la prima edizione di “Birrai indipendenti”, la tre giorni dedicata alla birra artigianale veneta promossa lo scorso weekend al PalaTreviso in piazza Borsa dalla Categoria Birrai di Confartigianato con il supporto di EBAV (Ente Bilaterale Artigianato Veneto). Sono circa 25.000 i visitatori che hanno preso parte all’iniziativa. L’evento faceva parte della rassegna “Treviso Cuor di Natale” promossa dal Comune di Treviso. Parte dell’incasso è stato devoluto all’AREP (Associazione Rieducativa Ente Privato onlus) di Villorba (Tv).

Erano 7 i mastri birrai che hanno portato a conoscere le loro produzioni. Dalle classiche pils o lager, ma rigorosamente venete, passando per le ambrate, le super gettonate IPA, fino alle birre speciali come quelle natalizie. C’erano oltre 40 tipologie di birre da degustare da Micro Birrificio Casa Veccia – Ivan Borsato Birraio di Camalò (TV), la Birra Mrsez di Miane (TV), Birra La Rü di Cornuda, la Birra Camerini di Piazzola sul Brenta (PD), il Birrone di Isola Vicentina (VI), la Birracrua di Vicenza, l’Artigianale del Grillo di San Pietro di Cadore (BL). Ad accompagnare la degustazione, i piatti e le specialità del ristorante Bosketto, specializzato nella carne alla griglia, la cucina gourmet di Gustolia e i piatti della tradizione di Alle Castrette. Durante la tre giorni, gli speaker Mirko e Piero hanno intrattenuto il pubblico con battute e interviste ai vari protagonisti che hanno permesso di conoscere da vicino il mondo dei birrai artigianali.

Destinato a diventare un appuntamento fisso. “Era una scommessa e possiamo dire di averla vinta – commenta soddisfatto Ivan Borsato, presidente della Categoria Birrai di Confartigianato Veneto -, gli artigiani della birra che si sono messi in gioco offrono prodotti di qualità che sono stati assolutamente apprezzati dal pubblico. Abbiamo calcolato un’affluenza media di circa 1.000 persone all’ora e tenendo conto del periodo, siamo davvero soddisfatti. Abbiamo potuto dichiarare la nostra indipendenza dal mercato e dall’omologazione del gusto, facendo capire l’importanza della nostra eccellenza e il profondo legame con il territorio. Scommessa vinta dunque ma non ci fermiamo: vogliamo fare in modo che questo diventi un appuntamento annuale, possiamo senza dubbio migliorare alcuni aspetti e non vediamo l’ora di metterci al lavoro per continuare a promuovere la birra indipendente”.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Veneto

Vendemmia 2017, produzione in calo e i prezzi salgono

La vendemmia 2017 per tutto il territorio nazionale è stata caratterizzata da un clima sfavorevole, con gelate primaverili e torride temperature estive accompagnate dalla siccità, che ha influito negativamente sulla quantità vitivinicola italiana. Il calo della produzione di vino prevista per l’Italia (stime Assoenologi) sarà di oltre 15 milioni di ettolitri rispetto al 2016, pari a un -28% medio, con punte anche del -45% per Toscana, Lazio, Umbria e Sardegna. Per il Veneto la diminuzione si dovrebbe attestare ad un -20% netto, pari ad una produzione complessiva di circa 8,1 milioni di ettolitri.

Le quotazioni delle uve in Veneto dell’ultima vendemmia sono quasi tutte in rialzo rispetto al 2016, anche in conseguenza del forte calo di produzione registrato e anche per la decisa spinta in avanti dell’export del vino regionale. Le rilevazioni effettuate presso le Borse Merci delle Camere di Commercio di Verona, Treviso e Padova, segnalano un rialzo medio del prezzo delle uve venete pari al +22,6% per tutte le tipologie presenti in Veneto. Considerando le singole province, Verona evidenzia un aumento del +12%, mentre sono più consistenti quelli rilevati per Treviso (+27,5%) e Padova (+28,5). Verona presenta un prezzo medio di uva raccolta di 0,77 euro/kg; anche Padova si mantiene intorno agli 0,69 euro/kg mentre Treviso si attesta a 1,06 euro/kg, mantenendo così la leadership regionale del prezzo delle uve.

Continua il “fenomeno” Prosecco, con crescite esponenziali per superfici interessate dalla Glera, principale cultivar della Denominazione, della relativa produzione e del vero e proprio boom dell’export per questa tipologia di spumante. Infatti, a Treviso risultano tutte in crescita le quotazioni delle uve Glera rispetto al 2016, ma in misura diversa a seconda della tipologia: infatti, si va dal +16% netto del Cartizze Docg, al +18,3% del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene Docg, per finire al +24,4% del Prosecco Doc. Per la provincia di Padova il prezzo medio della Glera atta a Prosecco Doc è salito nell’ultimo anno del +12,2%.

Per le varie tipologie di uve Doc veronesi, quelle utilizzate per la produzione dei vini rossi hanno avuto quotazioni in aumento (Bardolino +23,5%, Valdadige rosso +11,1%), o stabili (Valpolicella, Amarone e Recioto). Per i bianchi, risultano in lieve salita il prezzo del Lugana (+5,4%) e del Valdadige bianco (+11,1%), mentre è più consistente la crescita delle altre Denominazioni (Custoza +21,0%, Durello +38,9% e Soave +42,9%).

Nel trevigiano sono ottimi i rialzi rilevati per le quotazioni delle uve raccolte da impianti di pianura, con aumenti compresi in un range tra il +23,8% rilevato per il Raboso e il +60% raggiunto dal Tai Igt. Per le cultivar coltivate in collina ed utilizzate nelle più preziose Docg, vanno rimarcati gli aumenti del prezzo al kg fatti registrare dal Pinot Bianco e Chardonnay atto al taglio coi Docg (+27,1%) e del Pinot Grigio Doc (+39,1%).

Anche la piazza di Padova fa segnare degli ottimi incrementi delle quotazioni medie, con rialzi dei prezzi registrati per il Cabernet (+71,4%) e, ancor di più, per le varietà generiche bianche (+83,3%) e rosse (+83,7%). Per le cultivar che rientrano nella Denominazione Colli Euganei Doc è consistente la crescita delle quotazioni medie di Moscato (+36,0%), Merlot (+36,5%), Pinot Bianco e Chardonnay Doc (+52,6%).  Invece, per le Denominazioni garantite, le uve della varietà Friulara Docg Bagnoli presentano l’unica variazione negativa delle quotazioni rispetto al 2016 (-18,3%), mentre di contro quelle delle uve utilizzate per il Colli Euganei Fior d’Arancio Docg sono in crescita del +26,1%.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Abbinamenti cibo-vino, a prevalere è sempre la ricerca della piacevolezza, se ne è parlato all’incontro in cantina Argav-Arte&Vino a Villa Sandi

15 dicembre, il gruppo dei soci Argav in visita a Villa Sandi

(di Gian Omar Bison, consigliere Argav) Una chiusura col botto! La quarta ed ultima uscita 2017 “in cantina” dell’Argav (dopo Venissa, Vignalta e Aldegheri) che si è svolta venerdì 15 dicembre scorso nelle sale dell’azienda vitivinicola Villa Sandi a Crocetta del Montello (Tv), è stata molto significativa sotto il profilo didattico e formativo. Promossa in collaborazione con “Arte e Vino”, presente col presidente Carmen Terranegra e guidata nella parte seminariale dedicata all’abbinamento vino-cibo da Ottavio Venditto, migliore sommelier AIS d’Italia 2014, la giornata è iniziata con la presentazione dell’azienda e i saluti del presidente Giancarlo Moretti Polegato che si è intrattenuto a parlare del futuro vitivinicolo del Paese e in particolare del fenomeno Prosecco.

foto Gian Omar Bison

A Vinitaly 2018 avremo un unico padiglione per la Doc e le Docg Prosecco? Su tutto, ha evidenziato Polegato, è necessario che i Consorzi della Doc e delle due Docg (Conegliano Valdobbiadene e Asolo) sviluppino un lavoro sinergico ed efficace per quanto possibile, per guardare alla competizione internazionale in maniera coordinata ed omogenea, da portatori di interessi comuni. Ed ha sottolineato che sarebbe auspicabile che una delle evidenze di questo nuovo e funzionale gioco di squadra si possa vedere già nella prossima edizione del Vinitaly con il “prosecco” promosso e proposto in un unico padiglione.

Ruolo dei media, fondamentale il rispetto della deontologia professionale e della formazione. La riflessione si è poi spinta sul ruolo dell’informazione e della comunicazione delle eccellenze agroalimentari del “Made in Italy”, vino in primis, e su quanto la serietà e la professionalità dei giornalisti possa incidere sulla competizione stessa, informando e influenzando i lettori e i consumatori in maniera piò o meno appropriata, completa oltre che autorevole nella selezione delle fonti e nella raccolta e divulgazione delle notizie. Ma anche sull’opportunità della formazione specifica, tematica, come colonna portante, anche per i giornalisti, di una vera deontologia professionale. Una riflessione, amara da questo punto di vista, è stata fatta sulla notizia discutibile data recentemente dalla stampa inglese sulla presunta correlazione tra il consumo di prosecco e la salute dei denti.

Abbinamenti, a prevalere su tutto è sempre la ricerca della piacevolezza. A seguire la visita alla Villa (edificio di stile palladiano risalente al 1622) e alla cantina, con i suoi quasi due chilometri di ex camminamenti militari risalenti alla prima guerra mondiale che univano il comando “Villa Sandi” al fronte sul Piave, recuperati e restaurati. E con essi i chilometri di scaffali e barricaie e le milioni di bottiglie. La lezione con Ottavio Venditto si è soffermata sugli abbinamenti, più o meno appropriati, da fare col cibo. Non solo vino (si è parlato anche di birra oltre che di acqua e distillati) ma con un’unica, grande certezza: davanti a tutto ci sta sempre la curiosità e la ricerca della piacevolezza e quindi la soggettività di chi cerca soddisfazione organolettica. E proprio per questo si può dire che esistono parametri di valutazione sensoriale codificati, esistono schede di valutazione, ma non esiste l’abbinamento sbagliato in assoluto. Bisogna conoscere e sperimentare. Certamente analizzare un cibo per capirne la portata in termini di intensità olfattiva, persistenza aromatica e complessità, oltre che di struttura più o meno robusta da pareggiare, canalizza già di per sé la ricerca, a meno che non si parli di abbinamento per valorizzazione di un cibo o di un vino. E finisce per lasciare sul campo un parterre di vini con caratteristiche sovrapponibili al cibo scomposto ed esaminato.

In degustazione, piacevole oltre che magistralmente guidata da Ottavio, Valdobbiadene Prosecco Superiore Millesimato Docg, Opere Riserva (spumante metodo classico 60% Pinot nero e 40% Chardonnay), Marinali Bianco 2015 (Manzoni bianco 6.0.13) e Còrpore (100% Merlot).

Il video dell’incontro è opera del consigliere Argav Renzo Michieletto

Natale all’Orto botanico di Padova: dal 20 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018 in programma visite guidate gratuite, spettacoli teatrali, cori, cinema d’autore musicato dal vivo

L’Orto botanico di Padova propone nel periodo natalizio una serie di visite gratuite ed un calendario di eventi che andranno ad impreziosire l’offerta del sito, dal 1997 iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco (World Heritage List) come bene culturale.

Si inizia mercoledì 20 dicembre 2017 con il teatro e l’improvvisazione, a cura dell’associazione culturale CambiScena. Due squadre di attori si sfideranno a colpi di teatro per conquistare il favore del pubblico, in una serata che, nel biglietto di ingresso, include la partecipazione allo spettacolo e la visita serale delle serre del Giardino della biodiversità. Apertura biglietteria ore 19.30, con ingresso da Prato della Valle 57C (intero 10 euro, ridotto 7 euro studenti universitari.

Hortus Bells. Sabato 23 dicembre, dalle 15, quattro cori si esibiranno dal vivo, tra classico e pop, per respirare l’atmosfera di Natale passeggiando nel più antico Orto botanico del mondo. I protagonisti: Ensemble La Rose, Vox Inside, Note Innate, PopChords (attività compresa nel biglietto di ingresso all’Orto).

Cinema e musica. Venerdì 5 gennaio e sabato 6 gennaio 2018, sono in programma due appuntamenti con il cinema d’autore musicato dal vivo, a cura di CUC CinemaUno. “Charlot soldato” (5 gennaio, ore 21), è uno dei film di maggior successo del periodo muto di Charlie Chaplin, realizzato sul finire della Prima guerra mondiale, il cui centenario ricorre nel 2018. con una nuova colonna sonora eseguita dal vivo da Alberto Polese (direzione e cornetta), Paolo Valentini (chitarra), Flavio Costa (tastiere) e Ilaria Polese (violino). Accesso da Prato della Valle 57C, biglietto unico 5 euro, con prenotazione consigliata. Sabato 6 gennaio, dalle 15.30, una selezione di cartoni animati premiati nei festival internazionali per tutte le età, accompagnati dalla musica eseguita dal vivo dai ragazzi dell’Orchestra Tapioco, diretti da Alberto Polese e Paolo Valentini. Attività compresa nel biglietto di ingresso all’Orto, su prenotazione.

Visite guidate gratuite. Saranno effettuate sabato 23 e domenica 24, martedì 26, sabato 30, domenica 31 dicembre, sabato 6 e domenica 7 gennaio. Attività compresa nel biglietto di ingresso all’Orto, per il quale restano valide le consuete riduzioni e gratuità. La partenza delle visite è a orario fisso, alle 11 e alle 15, ad eccezione del 24 e del 31 dicembre, nelle cui date è confermata la sola partenza del mattino. Limitata disponibilità di posti (max 30 persone), prenotazione consigliata tel. 049 8273939.

Fonte: Orto Botanico di Padova

 

 

 

Psr, Veneto primo per volume e velocità di spesa, già pronti 12 bandi per altri 70 mln, dai fondi europei risorse per aviaria, Pfas, contrasto animali nocivi

da sx, Signora, Pan, Contarin e Tomasutti

Al giro di boa del ciclo settennale di impegno dei fondi europei del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 la Regione Veneto è ai primi posti in classifica per risorse impegnate, pagamenti effettuati e tempi di spesa: dai 1.169 milioni del “pacchetto” complessivo del Psr veneto, gli aiuti già concessi superano i 600 milioni, sono 338 i milioni impegnati (pari a circa il 30% del totale), 27 mila le domande finanziate, con tempi medi di pagamento di 45 giorni. Su un totale di 120 mila aziende attive in Veneto nel settore agricolo, in pratica una su 5 ha beneficiato degli aiuti del Psr.

Aumentate le risorse, affinato bandi e obiettivi, dimezzati tempi di impegno e pagamento, potenziata la comunicazione. “Il Programma di sviluppo rurale è il grande volano di sviluppo e di innovazione per la nostra agricoltura”, ha sottolineato l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan, tracciando il bilancio di metà settennato, insieme a Fabrizio Stella, direttore di Avepa (l’ente pagatore), a Franco Contarin, responsabile della gestione del Psr, Walter Signora, direttore dell’unità organizzativa regionale. “Rispetto alla programmazione precedente 2007-2013, abbiamo aumentato le risorse, affinato bandi e obiettivi, dimezzato i tempi di impegno e di pagamento e potenziato la comunicazione: oltre mille imprenditori sono stati protagonisti in queste settimane dei ‘dialoghi’ sul Psr, condotti nelle sette province venete, per far conoscere agli agricoltori opportunità e risultati del programma”.

Per il 2018 sono giù pronti altri 12 bandi, finanziati con 70 milioni: sono rivolti a sostenere i giovani in agricoltura (13 milioni), la capacità di investimento delle aziende del primario (40 milioni), i progetti di cooperazione in ambito agroclimatico e ambientale (5 milioni), nonché progetti di rete per fattorie sociali e fattorie didattiche (2 milioni). “La Regione Veneto sta investendo, e in modo significativo, nel ricambio generazionale, nell’innovazione, nell’agricoltura in montagna, nella tutela dell’ambiente e nella funzione sociale delle aziende agricole – ha ricordato Pan – articolando i bandi in ragione delle molteplici esigenze del settore primario. I fondi del Psr intervengono anche per fronteggiare le grandi emergenze del settore primario: l’influenza aviaria (5 milioni per migliorare gli allevamenti), i Pfas (3 milioni per portare acqua pulita ai 1500 allevamenti della ‘zona rossa’), la cimice asiatica, la vespa velutina e la drosophila suzuki, il moscerino della frutta che ha messo in ginocchio i produttori di ciliegie, albicocche e pesche di Verona, Vicenza e Padova. Con la risorse del Psr la Regione sostiene programmi sperimentali di ricerca delle università di Padova e di Verona per individuare parassitoidi e metodiche biologiche di contrasto”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

Premio Argav 2017, oggi nel Padovano la consegna del riconoscimento al naturalista Paolo Fontana

Oggi, domenica 17 dicembre, i soci Argav si ritroveranno alle 10.30 nel centro congressi del ristorante La Bulesca a Selvazzano Dentro (PD) per l’annuale incontro di fine anno, con la relazione del presidente Fabrizio Stelluto. Al termine, verso le 11.30, avrà luogo la consegna del premio Argav 2017 al naturalista Paolo Fontana, presidente WBA e ricercatore alla Fondazione Edmund Mach. L’incontro si concluderà con il tradizionale pranzo di Natale.