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L’associazione “Il mondo di Tommaso” di Vittorio Veneto (TV) lancia la quarta edizione del concorso “L’uomo e gli alberi. Un rapporto per la vita”, rivolto a giovani fino a 35 anni d’età, iscrizioni entro il 30 giugno 2022 

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L’associazione “Il Mondo di Tommaso” di Vittorio Veneto (TV) promuove la quarta edizione del concorso Butterfly Effect Project, “L’uomo e gli alberi. Un rapporto per la vita”. Si può partecipare fino a 35 anni d’età, anche organizzati in gruppi che hanno in atto un progetto di riforestazione.

Scopo del concorso è comunicare l’importanza degli alberi nel rallentamento del cambiamento climatico e stimolare a portare un progetto di riforestazione, piantare nuovi alberi e soprattutto averne cura. Gli alberi aumentano la ricchezza e la bellezza del territorio e ci insegnano che vivere nel rispetto della natura migliora la qualità della vita. Negli ultimi 15.000 anni, la terra è passata da 6.000 miliardi di alberi a 3.000. Dovremmo quindi piantarne almeno 1.000 miliardi: diminuiscono la CO2, emettono ossigeno e regolano l’umidità.

La nostra vita nel pianeta non può prescindere dal rapporto con gli alberi: l’invito è piantarne il più possibile, ma anche fare pulizia dei boschi, aver cura dei territori, usar bene la risorsa acqua. Quindi portare un progetto di riforestazione già avviato, piantare nuovi alberi e averne cura. Col concorso si può essere finanziati attraverso i premi: 5 da 1.000 € a 5 progetti avviati e presentati da un video (può aiutare il libro di Stefano Mancuso “La nazione delle piante”): 3 per progetti sul territorio italiano, 2 in ambito internazionale. Modulo d’iscrizione al link: https://www.ilmondoditommaso.org/it/butterfly-effect-project-2022. Chiusura delle iscrizioni: 30 giugno, invio degli elaborati entro il 31 luglio 2022. Per altre informazioni: info@ilmondoditommaso.org oppure Claudio Corazza 338 6213782 Eleonora Saccon 340 8755953.

Fonte: Tera e acqua aprile/maggio 2022

Partita la raccolta delle fragole, qualità e prezzi buoni. Nel Basso ed Est Veronese, l’80 per cento della produzione veneta. In Polesine, coltura emergente.

fragole venete

Tornano le “rosse” del Veneto, con una qualità eccellente e una buona quantità. Il freddo non ha frenato la maturazione delle fragole, consentendo nei giorni scorsi la partenza regolare nel Basso ed Est Veronese, dove si concentra l’80 per cento della produzione regionale, così come nelle campagne del resto del Veneto. La domanda di prodotto sul mercato c’è, ma le note dolenti, come accade da qualche anno, giungono dal fronte della manodopera, che è carente.

Veneto al momento in vantaggio rispetto a sud Italia, Spagna e Olanda. “L’inizio della raccolta è in linea con gli altri anni e le temperature fresche stanno favorendo una maturazione equilibrata e graduale delle fragole – spiega Damiano Valerio, azienda a Raldon, referente per il prodotto di Confagricoltura Verona -. I frutti sono grandi e dolci, le varietà richieste sono la Clery, molto apprezzata dai Paesi nordici, la saporita Sibilla e l’Anthea. Molte aziende coltivano anche varietà rifiorenti come l’Elsanta, che andranno avanti fino a fine giugno. Abbiamo fatto passi da gigante sul fronte qualitativo. Utilizziamo agrofarmaci a basso impatto ambientale, che ci consentono di avere un prodotto a residuo quasi pari a zero, come attestano le analisi di cui siamo in possesso. Il mercato sta andando bene. Siamo avvantaggiati dai problemi legati al meteo sia del Sud Italia che della Spagna, che stanno producendo meno fragole rispetto ai loro standard. Anche l’Olanda è in ritardo, in quanto, data l’impennata dei costi energetici, tanti produttori hanno deciso di posticipare il periodo della coltivazione in serra”.

I prezzi per ora sono soddisfacenti, con le fragole vendute tra i 4 e i 5 euro al chilo. “È ancora presto per sapere quanto prenderemo noi produttori, ma non dovremo andare sotto ai 2,5 euro al chilo per avere una redditività in linea con le scorse annate – dice Valerio -. I costi degli imballaggi sono aumentati del 40 per cento tra nylon, cassette, cestelli, vaschette e vassoi. E abbiamo il problema dell’approvvigionamento, perché la guerra in Ucraina ha creato squilibri sul mercato e il reperimento della plastica è difficoltoso. Inoltre dobbiamo mettere nel conto il gasolio agricolo e i concimi. Infine, registriamo le consuete carenze di braccianti. Le aziende frutticole si sono attrezzate con operai romeni, indiani e pakistani, ma a breve la raccolta entrerà nel vivo e avremo necessità di manodopera, che non sarà facile reperire”.

In Polesine, coltura emergente. Dalla provincia di Rovigo una voce positiva è quella di Sofia Michieli, giovane produttrice di Confagricoltura, che ha creato una serra con un innovativo sistema fuori suolo, che razionalizza l’acqua, migliora la qualità del lavoro e consente di raddoppiare la produzione. Ogni anno sono 400 i quintali raccolti, da aprile a novembre, grazie a varietà rifiorenti che garantiscono frutti anche in autunno. “Abbiamo iniziato a raccogliere il 25 aprile e siamo fiduciosi, perché i frutti sono molto belli e non ci sono stati danni da gelate. In Polesine quella delle fragole è una coltura emergente, ma che sta appassionando molte aziende perché ci sono possibilità di crescita e sviluppo. Noi coltiviamo i frutti in regime di lotta integrata, con mezzi di lotta biologica e lancio degli insetti utili e abbiamo molti altri progetti per diventare sempre più sostenibili, ad esempio razionalizzando l’utilizzo dell’acqua. Non abbiamo risentito dei costi energetici perché le nostre serre non sono riscaldate e illuminate, e neppure del rincaro della plastica perché non la usiamo. La pandemia e il conflitto ucraino hanno creato molta incertezza sul mercato, ma l’anno scorso è stato soddisfacente per i prezzi e ci auguriamo che questo non sia da meno”.

In Italia sono 4.100 gli ettari coltivati a fragole, di cui 2.600 al Sud concentrati soprattutto tra Basilicata e Campania. In Veneto la superficie investita è di 360 ettari, concentrati per l’80% nella provincia di Verona, che conta circa 290 ettari e una raccolta annua di 50.000 quintali di prodotto.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Stagione irrigua in Veneto: derivazioni ridotte anche del 50%. Consorzi di bonifica: “A rischio 6 miliardi di euro di produzione agricola”.

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Le sporadiche piogge di questi ultimi giorni non hanno compensato il grave stato di siccità nel quale versano le campagne venete in questo inizio di stagione irrigua 2022. I dati presentati il 13 aprile scorso nel corso dell’Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici presso l’Autorità di Bacino distrettuale delle Alpi Orientali indicano uno stato di siccità conclamata, che nella scala ideata dall’Autorità stessa è salita dal livello di severità bassa al livello di severità media.

Significativi i dati medi degli ultimi 4 giorni di marzo: per il Brenta, a Bassano, si è registrata una portata pari a 16,5 mc/s, vicina il minimo storico del periodo; per il fiume Bacchiglione a Montegalda la portata media ha toccato i 7,2 mc/s, costituente minimo storico assoluto del periodo; per il fiume Astico a Pedescala la portata media è scesa a 0,4 mc/s, vicina il minimo storico del periodo. Desta allarme anche l’Adige, a rischio di intrusione del cuneo salino: le portate medie misurate a Boara Pisani nelle ultime 2 settimane oscillano tra valori di 75 e 110 mc/s e quelle dell’ultima settimana oscillano tra valori di 75 e 85 mc/s e quindi, talvolta, di poco inferiori alla soglia minima di deflusso per contrastare l’intrusione del cuneo salino.

Le riduzioni di prelievo irriguo che si profilano sono significative: dell’ordine del 50% sui bacini dell’Adige e del Piave, del 40% su quello del Brenta e del 50% sulle restanti aree irrigue regionali. Sul bacino dell’Adige potrebbero derivare ulteriori problematiche per il fatto che, in caso permanesse la presente congiuntura climatica, le portate suddette potrebbero essere raggiunte solo con l’apporto aggiuntivo di risorse invasate nei bacini montani delle Province autonome di Trento e Bolzano. A tal proposito, va evidenziato che sulla base del Decreto Legislativo 152/2006, in una scala di priorità dell’utilizzo della risorsa, al primo posto figura il potabile, al secondo l’agricoltura e di seguito tutti gli altri scopi. “Alla luce dell’attuale quadro di severità, i Consorzi di Bonifica sono impegnati nel sensibilizzare gli agricoltori sull’attuale scenario di criticità invitandoli a utilizzare software per il consiglio irriguo – tra i quali Irriframe, sistema messo a disposizione da ANBI e previsto tra le misure del Piano di Sviluppo Rurale Veneto – e a prepararsi a una possibile futura razionalizzazione della risorsa – spiega il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro. – È comunque surreale che in una regione piovosa come il Veneto, 6 miliardi di euro di produzione agricola siano a rischio perché le piogge si concentrano in determinati periodi e non scendono quando servono alle campagne. È evidente che non possiamo più perdere neanche una goccia di pioggia e che è necessario avviare un piano per la realizzazione di bacini di invaso per lo stoccaggio della risorsa.”

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Da Vinitaly 2022 parte la candidatura Unesco della lavorazione delle uve della Valpolicella

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“Parte ufficialmente da Verona, dal Vinitaly, il cammino della candidatura a Patrimonio Immateriale Unesco della tecnica di appassimento delle uve della Valpolicella. Una grande opportunità in chiave di sviluppo della denominazione e del territorio, volano per le economie locali e di valorizzazione della tradizionale, inconfondibile e inimitabile tecnica di lavorazione.” In tutti questi anni non è mai stata riconosciuta una tecnica di vinificazione, per questo è una sfida, ma questo dossier rappresenta quello che Unesco richiede”. Così il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, è intervenuto alla presentazione della candidatura Unesco ospitata nello spazio espositivo regionale a Vinitaly. Assieme a Zaia, erano presenti il vice presidente Organo Esperti Mondiali Unesco, il professor Pier Luigi Petrillo, il Rettore dell’Università degli Studi di Verona, il professor Pier Francesco Nocini, con il presidente del Consorzio Valpolicella e il presidente Strade del Vino.

Tradizione millenaria tramandata di padre in figlio. “Con il professor Petrillo ho condiviso gran parte della mia storia da Ministro, lo definisco un enfant prodige dei provvedimenti in agricoltura che mi ha fatto innamorare della partita Unesco. Tra un anno conto di tornare al Vinitaly per celebrare il decimo sito Unesco del Veneto. Per Verona intendiamo candidare anche la Pesciara di Bolca, con il suo inestimabile patrimonio di fossili marini. Tante opportunità che vanno colte e che dimostrano la capacità del Veneto di guardare al futuro”, ha proseguito Zaia. L’unicità dei vini più prestigiosi della Valpolicella deriva dalla tradizionale tecnica dell’appassimento: le migliori uve, selezionate e vendemmiate rigorosamente a mano vengono messe a riposare sulle tradizionali “Arele” (graticci di canna di palude anticamente utilizzati per l’allevamento di bachi da seta) o in moderne cassette, all’interno dei cosiddetti “fruttai”; questo periodo dura circa tre mesi e in questa fase, di fondamentale importanza, le uve perdono tra il 30% e il 50% del proprio peso, concentrando gli aromi e tutti quegli elementi che rendono riconoscibili e inimitabili i grandi rossi del territorio.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Venerdì 29 aprile 2022, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) corso di formazione giornalisti dedicato ai capisaldi della tutela ambientale in Veneto

Parco Colli Euganei

Venerdì 29 aprile, dalle ore 18.30 alle ore 20.30,  i soci Argav si incontreranno al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) per il corso di formazione per giornalisti “50 anni e non sentirli: i capisaldi della tutela ambientale nel Veneto”. L’incontro è aperto anche al pubblico (su prenotazione), nel rispetto delle normative anti Covid. Per l’attribuzione ai giornalisti dei crediti formativi è obbligatoria l’iscrizione sul sito www.formazionegiornalisti.it.

L’incontro ripercorrerà la storia della legge 1097/71 “Romanato – Fracanzani”, la prima varata dal Parlamento italiano in materia di tutela ambientale, che salvò dalla distruzione i Colli Euganei e fu frutto di una battaglia civile esemplare. Racconterà inoltre la nascita della rete ambientalista Wigwam, fondata 50 anni fa e quindi tra le prime eminentemente ecologiste, nate in Italia a nel mondo; unica con origine in Veneto, tra quelle riconosciute con decreto ministeriale, quale associazione di tutela ambientale a valenza nazionale.

Programma. Ore 18.30 – Saluti: Ordine Giornalisti Veneto/Sindacato Giornalisti Veneto Fabrizio Stelluto, presidente Argav. Relatori: Renato Malaman, giornalista, “Dallo sfruttamento alla tutela: mezzo secolo fa una legge audace fermò le cave e avviò la valorizzazione degli Euganei”; Gianluigi Ceruti, avvocato, “Dalla legge 1097/71 per la tutela dei Colli Euganei alla legge quadro 394/91 sulle aree protette italiane”; Efrem Tassinato, giornalista, fondatore e presidente Wigwam Clubs Italia, “Nel 1971-72 piantammo foreste e germogliarono coscienze. Non ci siamo mai fermati, siamo i Wigwam”. Coordinatrice: Marina Meneguzzi, giornalista, direttivo Argav.

Convivio finale. Al corso seguirà il consueto momento conviviale, anticipato (ore 20.30 ca.) dagli interventi di Federico Capovilla di “Verza Salumi e Aurum Verza” – Cogollo del Cengio, che presenterà la produzione dei salumi artigianali dell’Alto Astico e Posina, nonchè il nuovo prodotto “Il Cengio” e la nuova linea Aurum Verza, unica al mondo. Simone Dal Cotivo del birrificio artigianale “Il Birrone”  – Isola Vicentina, che illustrerà la storia e le caratteristiche della produzione e parlerà di un mondo di “birre felici”.

Direttivo Argav. Si riunirà prima del corso di formazione, a partire dalle ore 16.30.

Russia-Ucraina. Dal blocco dell’export del legname all’opportunità di valorizzare il patrimonio di pioppi e boschi veneti

boschi tronchi

Gli effetti del conflitto russo-ucraino avranno ripercussioni nel lungo periodo anche per quanto riguarda la filiera foresta-legno. A causa del blocco alle esportazioni di tronchi dalla Russia e Ucraina, si stanno infatti aggravando ulteriormente la crisi dei prezzi e lo squilibrio dei mercati internazionali. Ma è da qui che, secondo Confagricoltura Veneto, bisogna ripartire per valorizzare il patrimonio boschivo locale.

Una risorsa finora poco valorizzata. “Questo contesto, con i rapidi mutamenti del quadro geopolitico internazionale e gli ingenti aumenti energetici, è l’occasione per far tornare centrale la risorsa legno italiana nelle politiche di approvvigionamento di materie prime – sottolinea Gian Luigi Pippa, presidente del settore Risorse boschive e coltivazioni legnose di Confagricoltura Veneto -. La pioppicoltura nella pianura padana è la punta di diamante della produzione legnosa a uso industriale in Italia, vale a dire per compensati, imballaggi, carta e pannelli. Tuttavia occorre una programmazione seria per incrementare gli impianti e ridurre la dipendenza dall’estero. Ci vogliono, infatti, dieci anni per avere un pioppo maturo e perciò servirebbero contratti di filiera e politiche economiche orientate allo sviluppo del settore. In Veneto c’è stata una buona crescita di pioppeti, negli ultimi anni, dovuta alla forte richiesta di compensato in tutto il mondo e quindi di pioppi maturi. Abbiamo anche avviato un campo sperimentale per la selezione di piante resistenti, al fine di ottenere materiale resistente alle avversità e ai cambiamenti climatici. Da parte nostra, dunque, c’è il massimo sforzo per valorizzare la filiera. Ma l’attuale situazione d’incertezza richiede, anche da parte della politica, strategie capaci di ridurre la forte dipendenza di legname dall’estero”.

Oggi in Veneto ci sono circa 3.000 ettari di pioppi. La provincia di Rovigo è capofila con 700 ettari, seguita da Padova, Verona e Venezia che veleggiano a quota 600. Vicenza e Treviso sono fanalini di coda con numeri meno significativi. Il Veneto vanta però anche un grande patrimonio boschivo, che copre il 25 per cento del territorio regionale. “Nel Bellunese noi siamo stati capofila di un progetto di certificazione del legname, arrivando a ottenere il marchio di Gestione forestale sostenibile per 23.000 ettari di bosco dal Comelico al Cadore e altrettanti nell’Altopiano di Asiago – sottolinea Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno -. Un importante passo verso la creazione di filiere forestali d’eccellenza, che valorizzino il territorio montano e consentano di creare ricchezza. Ma bisogna fare di più per riequilibrare un mercato del legname caratterizzato da uno squilibrio tra domanda e offerta. Un problema strutturale della filiera foresta-legno che si conferma nel Veneto e in particolare nei boschi bellunesi, nonostante il settore industriale (legno-arredo) rimanga tra quelli di punta nell’economia regionale con 12.000 imprese, 70.000 addetti ed esportazioni per un valore superiore ai 2,2 miliardi di euro”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Anche in Trentino si salvano gli anfibi con l’iniziativa “Save the prince” 

foto Matteo Trentin

(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav. Foto Matteo Trentin) Se doveste passare in queste settimane in tarda serata sulla vecchia provinciale che costeggia il Lago di Levico (TN), potreste notare qualcosa di strano. La stessa cosa, poi, accade sulla provinciale che dai camping di Levico porta a Tenna, o nei pressi del Lago Costa di Pergine o in località “Paluatti”, nei pressi della Riserva Naturale Provinciale e Oasi WWF di Inghiaie oppure sulla strada provinciale del Tesino a Pradellano per rimanere in Valsugana, ma anche nel pinetano a Valt o al Lago di Serraia, oppure al Lago di Santa Colomba.

Dovreste, infatti, vedere delle persone a lato strada con tanto di giubbotto catarifrangente, torcia elettrica o frontalino, un secchio e magari un block notes. Sono i volontari di tutte le età, in tutto quasi quaranta, che partecipano all’iniziativa “Save the prince”, cioè “il principe” e in particolare “il principe ranocchio”, quello della favola dei fratelli Grimm. Il progetto, infatti, è un’iniziativa di salvataggio e protezione degli anfibi, una categoria di animali particolarmente colpita da declini ed estinzioni e con specie che vivono anche in Trentino inserite nelle liste di quelle considerate a rischio, come il rospo comune o il tritone alpestre. Una ricchezza di biodiversità che è sempre più in pericolo e che è necessario conservare per preservare sia questi animali sia l’intero equilibrio naturale che solo questa ricchezza e varietà di specie può garantire.

“Save the prince” è un progetto sovraregionale vede coinvolti territori lombardi ma soprattutto veneti e trentino e proprio in queste settimane i volontari sono impegnati praticamente tutte le sere. Come ci dice Aaron Iemma, presidente dell’Associazione per il WWF Trentino e coordinatore del progetto, è infatti generalmente tra fine marzo e fine aprile che rane e rospi lasciano i rifugi in cui hanno trascorso l’inverno per spostarsi nelle zone di deposizione delle uova, coprendo tragitti che possono arrivare a qualche chilometro per raggiungere le aree umide, gli stagni, le paludi e i laghetti dove nasceranno i girini. L’itinerario di avvicinamento prevede molto spesso l’attraversamento di strade anche piuttosto trafficate e in questi casi si assiste a una vera e propria strage con innumerevoli rane e rospi schiacciati dal passaggio delle automobili. Particolarmente negativo è lo schiacciamento delle femmine perché con la morte di ognuna vengono distrutte centinaia di uova minando così gravemente la possibilità di perpetuazione della specie.

Per quanto riguarda il Trentino, la Provincia autonoma di Trento è intervenuta negli ultimi anni con azioni estremamente valide, posizionando delle barriere in plastica a lato delle strade più trafficate dalle automobili e più utilizzate dagli anfibi, per impedirne l’attraversamento cercando di convogliare gli animali nei “rospidotti” appositamente realizzati: dei veri e propri sottopassaggi che dovrebbero consentire a rane e rospi di attraversare la strada e dirigersi in sicurezza verso le zone di deposizione. Non è però detto che questi utili accorgimenti funzionino sempre al meglio, per cui è indispensabile l’intervento dei “salvatori” per raccogliere gli animali e portarli al sicuro oltre l’altro lato della strada. L’intervento di salvataggio è anche l’occasione per monitorare la consistenza delle popolazioni di anfibi, registrando le specie presenti, il numero di maschi e femmine e anche il numero di soggetti schiacciati; tutti dati utili per tenere sott’occhio l’evoluzione delle comunità di Anfibi e che si trovano riassunti sul sito internet del progetto all’indirizzo savetheprince.net.

La migrazione verso i luoghi di deposizione delle uova non è l’unico momento di pericolo per gli animali: una volta deposto, maschi e femmine tornano da dove sono venuti in quella che viene chiamata “migrazione di ritorno”; un viaggio un pochino meno rischioso perché gli individui sono più reattivi e quindi più veloci grazie al fatto che si sono nutriti (si alimentano infatti solo dopo la deposizione) e le femmine sono anche sgravate dal peso delle uova. Questa è anche una migrazione più diluita nel tempo, a differenza di quella di andata che vede fino a centinaia di individui spostarsi contemporaneamente. Se transitate, dunque, in questo periodo in zone di “passaggio anfibi”, rallentate e fate attenzione, sia a rane e rospi… che ai volontari e! Se poi volete unirvi al gruppo, potete contattare l’Associazione per il WWF Trentino a questo indirizzo di posta elettronica: trentino@wwf.it

In occasione della Giornata della Terra (22 aprile), sabato 23 aprile 2022 il webinar “Veneto, giovani e ambiente. Che futuro intravvediamo?”., patrocinato da Argav e organizzato da Unione Cattolica Stampa Italiana, presieduta da Mimmo Vita, presidente Cts Unaga

Webinar Ucsi Veneto

Sabato 23 aprile p.v. dalle ore 10.00 alle ore 12.00, in occasione della Giornata della Terra (prevista quest’anno venerdì 22 aprile), Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) Veneto, presieduta da Mimmo Vita, socio Argav e presidente del Comitato tecnico scientifico di Unaga, ha organizzato il webinar “Veneto, giovani e ambiente. Che futuro intravvediamo?”cui Argav ha concesso il patrocinio.

Il programma. Alle ore 10.00 Saluti del presidente UCSI Veneto, Mimmo Vita; ore 10.10 Roberta Carlucci, giornalista freelance e Luca Ciciriello, giornalista di Teledehon; ore 10.40 Alberto Laggia, giornalista di Famiglia Cristiana; ore 11.10 Antonio De Lorenzi, ingegnere ricercatore del Consorzio RFX; 11.45 domande e risposte; 12.00 saluti finali. A moderare l’incontro, Maria Giovanna Romanelli.

Micro birrifici artigianali: una realtà che in Veneto vale 100 milioni di euro

Trbicchiere birra

L’argomento “microbirrifici” è di grande attualità sia perché durante la bella stagione il consumo di birra cresce fortemente, sia perché anche in Italia il numero degli estimatori di birra artigianale sta crescendo in maniera esponenziale. Quello dei micro birrifici è dunque un tema di grande interesse, in particolare per gli operatori del mondo agricolo, visto che la produzione artigianale di birra presenta dei legami sempre più stretti con l’attività agricola. Non a caso negli ultimi anni, in questo settore, le normative nazionali e regionali hanno favorito i piccoli produttori, soprattutto quelli che utilizzano materia prima agricola autoprodotta.

Il comparto in cifre. A fine 2020 erano ben 128 le imprese attive in questo settore nel Veneto. Per il 37% si tratta di birrifici, mentre i brew pub, cioè locali che producono e vendono direttamente la birra, e i beer firm, cioè aziende che producono birra a proprio marchio ma che usano impianti di terzi, rappresentano in entrambi i casi il 12%. Un dato sorprendente riguarda gli agribirrifici, cioè quei produttori di birra che sono anche imprenditori agricoli in quanto si auto producono una parte delle materie prime utilizzate. Questo gruppo rappresenta quasi il 39% delle realtà attive nel Veneto; si tratta di una percentuale davvero sorprendente, considerato che questi imprenditori realizzano oltre il 60% della produzione artigianale di birra a livello veneto. Sulla base dei dati raccolti da Veneto Agricoltura, si stima che complessivamente la partita dei micro birrifici veneti valga circa 100mila ettolitri di birra, per un fatturato complessivo di 100 milioni di euro, con buone prospettive di un ulteriore sviluppo e incremento.

ziAziende e imprenditori. Nel Veneto, il comparto dei micro birrifici è costituito prevalentemente da società di capitali (40%), condotte per lo più da due o tre soci, e in misura minore da ditte individuali (31% circa) o società di persone (29%). I titolari o i soci delle imprese produttrici di birra artigianale risultano essere prevalentemente maschi (84,8%), dato che le donne rappresentano solo il 15,2%. L’età media degli imprenditori birrai è relativamente bassa (45 anni): il 29% ha meno di 39 anni e il 33% ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. La loro scolarizzazione è medio-alta, dato che oltre il 50% ha conseguito un diploma di scuola media superiore e oltre il 30% anche la laurea. Nel complesso, si stima che il comparto della produzione artigianale di birra nel Veneto impieghi quasi 500 addetti, il 62% a tempo pieno, il 27% a tempo parziale e circa l’11% in maniera stagionale.

Le birre venete. La gamma di produzione è ampia e diversificata: la maggior parte delle realtà artigianali produce tre o più tipologie diverse di birra. Tuttavia, in termini quantitativi, quasi i tre quarti della produzione è costituita da birre chiare a bassa fermentazione (41% del totale) e ad alta fermentazione (33%); le birre rosse (ambrate) costituiscono il 17,5% della produzione mentre sono residuali le scure o le speciali.

Il mercato. Ad oggi, i micro birrifici artigianali veneti si rivolgono per lo più al mercato regionale (55%) e nazionale (40%), mentre la quota destinata all’esportazione è inferiore al 5%. Sebbene quasi tutti i produttori vendano la birra in un loro punto vendita diretto o attraverso il canale ho.re.ca, il principale canale di sbocco della birra artigianale veneta rimane ancora quello dei grossisti/distributori. Se da un lato ciò sta ad indicare che le dimensioni raggiunte dai produttori veneti sono piuttosto ragguardevoli, dall’altro ne consegue una penalizzazione in termini di valore aggiunto ritraibile, che si viene inevitabilmente a contrarre per l’aumento degli anelli e dei passaggi lungo la filiera. Per ovviare a questo aspetto, un numero sempre maggiore di produttori si sta dotando di una “tap room” aziendale, dove i consumatori possono sorseggiare e degustare il prodotto prima di acquistarlo.

Luci e ombre. Dal report di Veneto Agricoltura emerge che negli ultimi anni il comparto regionale dei micro birrifici artigianali registra purtroppo anche alcune criticità, evidenziate dal fatto che le nuove aperture diminuiscono mentre aumentano le chiusure. L’arena competitiva sta iniziando dunque ad essere troppo affollata, mentre i vincoli burocratici e la forte concorrenza preoccupano non poco gli operatori. Una concreta semplificazione delle normative e della burocratica, un maggior sostegno pubblico e incentivi fiscali sono invece gli interventi che maggiormente vengono richiesti. Tuttavia, gli operatori del comparto stanno continuando ad investire, in particolare nell’ampliamento degli impianti di produzione, ma anche in strumenti di comunicazione e visibilità (siti internet) e innovando la gamma di prodotto e le modalità di vendita (e-commerce). In definitiva, nel Veneto il business dei micro birrifici artigianali rappresenta ancora una buona opportunità di investimento e che le capacità imprenditoriali e le strutture produttive degli operatori sono adeguate ad affrontarlo con buone possibilità di successo, tanto che la maggior parte degli operatori intravede buone se non ottime prospettive di sviluppo della loro attività nel prossimo futuro.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Banca delle Terre Agricole 2022: fino al 5 giugno in vendita 19.800 ettari di terreni

agricoltura

Dal 7 marzo scoso sono in vendita 19.800 ettari di terreni coltivabili a favore degli imprenditori agricoli italiani. Ismea, Istituzione vigilata dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ha infatti pubblicato il nuovo bando per la cessione di aree che hanno un valore di circa 312 milioni di euro. E’ possibile presentare l’offerta economica e la manifestazione di interesse per i singoli terreni distribuiti in tutta Italia entro le ore 24:00 del 5 giugno 2022.

La Banca nazionale delle Terre Agricole costituisce, in particolare, l’inventario completo dei terreni agricoli che si rendono disponibili nel nostro Paese e riveste il ruolo di strumento prezioso per agevolare l’attività dei giovani agricoltori. I giovani sotto i 41 anni, infatti, possono pagare il prezzo del terreno ratealmente, con un piano di ammortamento fino a 30 anni.
La Banca è stata istituita dalla legge 154/2016 e comprende terreni agricoli, già coltivati e in grado di produrre reddito fin da subito, assegnati da Ismea tramite una procedura di vendita all’asta semplice e trasparente. Grazie all’impegno di Ismea e del  con il quinto bando della Banca delle Terre Agricole è possibile da subito rendere operative fino a 827 aziende agricole.  Sul sito http://www.ismea.it/banca-delle-terre è possibile consultare le modalità di partecipazione, le caratteristiche dei terreni e inviare le manifestazioni di interesse.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf