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Corso gratuito on line sulla resilienza dei territori Mediterranei

Diamo notizia di un’iniziativa utile a implementare buone pratiche per la resilienza dei territori agricoli e forestali ai rischi climatici. Si tratta di ResAlliance, progetto finanziato dal programma Horizon Europe, dedicato a rafforzare la resilienza dei paesaggi nella regione mediterranea identificando le principali sfide ambientali  e promuovendo soluzioni nei settori forestale e agricolo.

Come parte di questa iniziativa, è stato lanciato il MOOC “Resilience for Mediterranean Landscapes” – un corso online gratuito (in inglese) pensato per fornire a professionisti della silvicoltura e dell’agricoltura, decisori politici, studenti e portatori di interesse le conoscenze e gli strumenti necessari per affrontare queste urgenti sfide.

Il corso è condotto dai migliori ricercatori di 16 istituzioni europee con un approccio pratico (saranno presentati casi studio reali da Spagna, Italia, Grecia, Portogallo e Cipro), disponibile on-demand, sempre accessibile, con scenari e soluzioni concrete a livello locale.

Iscriversi è semplice e gratuito: basta registrarsi alla LandNet, lpiattaforma per i portatori di interesse, e accedere alla pagina “Course” utilizzando le credenziali della LandNet.

27 giugno, al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova), il corso Odg Veneto in collaborazione con Argav su cambiamenti climatici e salute umana

Il cambiamento climatico è una realtà che sta trasformando il volto anche del nostro territorio. A questo riguardo, venerdì 27 giugno, dalle 18.30 alle 20.30, si svolgerà al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova) il corso di formazione giornalisti organizzato da Odg Veneto in collaborazione con Argav dedicato a “Cambiamenti climatici e salute umana”.
Relatori  del corso, moderato dal presidente Argav Fabrizio Stelluto, saranno Giuseppe Pomarico, geologo esperto in climatologia applicata e Riccardo Panigada, giornalista scientifico, esperto di biomedicina, socio Argav. Iscrizione al corso piattaforma formazione giornalisti (2 crediti).

Il corso si propone di illustrare in modo rigoroso, ma accessibile, gli impatti concreti dei cambiamenti climatici sui mesoclimi del Nord-Est italiano, attraverso l’analisi di dati aggiornati, scenari previsionali e casi di studio emblematici. Particolare attenzione sarà data alle proiezioni regionali con un focus sull’agricoltura, sulla gestione delle risorse idriche e sulla risposta degli ecosistemi locali anche attraverso l’analisi di due casi simbolo del Nord-Est (Venezia e Marmolada); saranno illustrati i principali mutamenti registrati nella distribuzione delle piogge e nelle temperature.

Infatti, il nostro cervello inizia a soffrire al di sopra di un intervallo compreso tra i 23 e i 27 gradi centigradi e un ulteriore aumento della temperatura ambientale potrebbe anche interrompere la capacità dell’organismo di regolare la temperatura endocranica; il sonno e le capacità cognitive superiori possono, però, iniziare a soffrire in modo rilevante anche a temperature inferiori.

Questi e diversi altri cambiamenti metabolici, ma anche organici, dovuti all’eccessivo calore ambientale, che determinano rischi notevoli sia per l’integrità del Sistema nervoso centrale, sia per la nostra stabilità psichica e comportamentale, e che possono perfino aumentare le probabilità di contrarre infezioni encefaliche, saranno trattati il 27 giugno da Riccardo Panigada, socio Argav, giornalista scientifico particolarmente esperto di tematiche inerenti alla biomedicina.

Non sono più solo evidenze empiriche e osservazioni statistiche dell’epidemiologia a rilevare la correlazione tra certi squilibri metabolici e disturbi del comportamento, ma ormai molti autorevoli studi di gruppi di ricerca appartenenti a università di prestigio internazionale, dimostrano quanto effettivamente l’esposizione prolungata a temperature superiori a quelle adeguate all’organismo umano possano determinare scompensi, oltre che fastidiosi, anche notevolmente pericolosi. Ovvero la conferma arriva dalle più recenti rilevanze emerse da evidenze strumentali e di laboratorio, ottenute da scienziati impegnati nei campi delle neuroscienze, dell’endocrinologia, e dell’immunologia, poste in relazione a osservazioni della psicologia clinica.

In provincia di Padova, cinque nuove aree verdi frutto del bando “Un nuovo parco per il tuo Comune”

Este, Montegrotto Terme, Piove di Sacco, Massanzago, San Giorgio in Bosco: sono i cinque Comuni vincitori del bando “Un nuovo parco nel tuo Comune”, l’iniziativa proposta lo scorso mese di marzo dalla Provincia di Padova per rafforzare le azioni di contrasto all’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità dell’aria. Decisiva la partecipazione di Veneto Agricoltura che fornirà le piantine forestali per i parchi in questione.

Il bando, rivolto ai Comuni, ha registrato una partecipazione significativa, segno di un crescente interesse verso politiche ambientali attive e condivise. Sono stati 14 le municipalità che hanno partecipato alla gara; relativamente agli altri Comuni in graduatoria (ma non beneficiari), il bando prevede la possibilità, nel caso di successivi finanziamenti o rinunce, di essere comunque considerati per future assegnazioni.

Attraverso l’ampliamento delle aree verdi nei territori comunali, l’obiettivo dell’iniziativa era di aggiungere alle misure già attive per il contenimento degli inquinanti, un’ulteriore azione: la realizzazione di nuovi parchi urbani capaci di incidere in modo benefico sulla qualità dell’aria a livello locale. Contestualmente, attraverso l’aumento del numero di alberi sul territorio, si ricaverà una riduzione del rumore, la protezione di risorse idriche sotterranee e un contributo alla conservazione della biodiversità. Ogni parco avrà una superficie pari a cinque mila metri quadrati e sarà realizzato secondo modelli progettuali sostenibili, con la messa a dimora di 612 piante autoctone, tra alberi e arbusti. Almeno il 30% degli esemplari piantati avrà un’altezza di oltre tre metri, mentre le restanti saranno giovani piante selezionate per la loro capacità di adattamento e resistenza.

Il progetto si inserisce in un percorso intrapreso dalle amministrazioni a partire dal 2021, a seguito della condanna inflitta all’Italia, con particolare riferimento alle regioni del Nord, dalla Corte di Giustizia Europea per i ripetuti superamenti dei limiti di PM10 nell’area della Pianura Padana. Un contesto ambientale complesso, caratterizzato da alcuni fattori che gravano come ad esempio la particolare conformazione orografica e la geografia antropica della regione caratterizzata da un’intensa attività produttiva. In linea con il Green Deal europeo e l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030, la Provincia di Padova ha avviato un piano d’azione condiviso con il Comune di Padova per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. L’incremento della superficie arborea è stato individuato come uno degli strumenti efficaci e immediatamente attuabili per dare seguito a questo impegno.

Oltre alla capacità di assorbire anidride carbonica e rilasciare ossigeno, le aree verdi contribuiscono a mitigare le ondate di calore, a ridurre il rischio idrogeologico e a migliorare il benessere psico-fisico della popolazione. La vicinanza con la natura stimola inoltre comportamenti virtuosi e orientati alla salvaguardia e al rispetto del bene comune, inteso sia come comunità umana, sia come spazio pubblico.

Al progetto “Un nuovo parco nel tuo Comune” collaborano Provincia di Padova, ETRA S.p.A. società benefit, AcegasApsAmga S.p.A. e acquevenete S.p.A. Inoltre, ci sono due partecipazioni di tipo “tecnico”: Veneto Agricoltura fornirà le essenze per la realizzazione dei parchi e il “Modulo d’impianto”, fornendo supporto tecnico ai Comuni con il Distretto del Florovivaismo di Saonara che provvederà all’intera realizzazione delle aree verdi.

Valentino Turetta, consigliere della Provincia di Padova con delega all’Ambiente: «Piantare alberi non è solo un gesto simbolico, ma una misura reale ed efficace riconosciuta anche dall’Unione Europea, che ha fissato l’obiettivo ambizioso di tre miliardi di nuovi alberi entro il 2030».

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

Nel cuore del Parco regionale Veneto del Delta del Po, lo storico borgo d’acque di Loreo dà vita a due importanti eventi enogastronomici: “Terra e Mare” (16 giugno) e la “Sagra del pane” (18-22 giugno)

(di Marina Meneguzzi, consigliere Argav). Innovazione e tradizione si incontrano a Loreo, borgo d’acque di origine millenaria dal prestigioso passato – fu importante porto fluviale della Serenissima e suo baluardo nei confronti dei rivali ferraresi Estensi, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista artistico-culturale – e un futuro che guarda al turismo esperienziale. Due golosi appuntamenti enogastronomici si avvicenderanno infatti nei prossimi giorni.

Si inizia lunedì 16 giugno, a partire dalle ore 19 con “Terra e Mare”, serata che si svolgerà nelle sale del Comune di Loreo e che avrà come protagonista l’ostrica rosa (nel guscio) del Delta del Po allevata da alcuni anni a questa parte con il metodo a sospensione Tarbouriech nella sacca di Scardovari; il prelibato mollusco sarà servito in abbinamento al Prosecco Docg, prodotto nelle colline trevigiane Patrimonio Unesco, e al “vulcanico” Serprino dei Colli Euganei (Padova), Riserva mondiale della biodiversità (Mab) Unesco, come dal resto è dal 2015 (quest’anno in via di richiesta di rinnovo) lo stesso Parco regionale veneto del Delta del Po, insieme a una parte di quello emiliano. A guidare i partecipanti nella voluttuosa degustazione sarà un noto volto televisivo, il giornalista Gioacchino Bonsignore, che cura la rubrica culinaria “Gusto” del TG5. Lo speciale evento vedrà co-protagonisti i sapori gastronomici di Loreo, con le aziende del territorio che presenteranno salumi, formaggi, miele, confetture e, naturalmente, il famoso “pane di Loreo”.

Quest’ultimo, un pane biscottato (cotto cioè 2 volte), la cui origine si perde nella memoria storica locale, sarà invece il principale protagonista della Sagra che si svolgerà a Loreo per la 24 edizione dal 18 al 22 giugno. Una festa questa molto sentita dai loredani (così si chiamano gli abitanti nonostante il nome del paese derivi da Lauretum per l’abbondante presenza al tempo della fondazione di alberi di lauro), che vede partecipare ogni giorno 3-4 mila persone. Questo panbiscotto è infatti diventato un po’ un simbolo affettivo paesano dopo la grande migrazione che vide i polesani, e dunque anche molti loredani, andare all’estero e nelle regioni “più ricche” del Nord Italia dopo la tragica alluvione del 1951. Al tempo, il panettiere Giorgio Bellato, emigrato in Piemonte, vi esportò la tradizione del panbiscotto, e quindi per molti emigranti polesani il panbiscotto di Loreo divenne ricordo tangibile della proprie radici. Oggi la tradizione continua a Loreo grazie alla storica bottega “Panificio Domeneghetti”, condotto da Roberto e dai due giovani figli, unici custodi (diventerà un Presidio Slow Food?) di questo prodotto che continua a identificare il territorio e la sua autenticità. Ricco il programma della Sagra tra cui segnaliamo il Trofeo del salame, che eleggerà il miglior salume rigorosamente fatto dalle famiglie del posto, il mercato dei prodotti tipici con assaggi gratuiti lungo i portici (in tutto 440 metri), la battitura del grano, l’esposizione di animali e mezzi agricoli storici con la rievocazione della trebbiatura con mezzi d’epoca, il taglio del panino fatto dal panificio Domeneghetti, laboratorio del pane e un dibattito con esperti nutrizionisti sulle salutari proprietà del pane (per ulteriori informazioni chiamate la Pro Loco di Loreo, tel. 329-121 7153 oppure consultate la loro pagina facebook https://www.facebook.com/profile.php?id=61573166957749).

I due eventi enogastromici sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa organizzata dal nostro socio e consigliere Maurizio Drago (nella foto in alto terzo da sinistra), condotta dalla scrittrice Elisa Giacometti (nella foto in alto sesta da sinistra) a cui hanno partecipato il sindaco Moreno Gasparini (nella foto in alto quinto da sinistra), anche presidente del Parco regionale veneto del Delta del Po, principale promotore in particolare di “Terra e Mare”. “La serata unirà e darà valore a territori che esprimono culture enogastromiche straordinarie, e sarà il primo di futuri eventi che vorremmo organizzare per far conoscere prodotti agroalimentari di eccellenza”, ha affermato Gasparini, ringraziando tutti coloro che daranno vita all’iniziativa , in primis i tanti volontari che con passione rendono possibile la realizzazione di tanti eventi che animano il territorio di Loreo. A presentare la “Sagra del Pane” è stato il presidente della Pro Loco, Diego Siviero (nella foto in alto quarto da sinistra), mentre Franco Frizzarin (nella foto in alto ottavo da sinistra), manager del Distretto del Commercio di Loreo, ha ribadito l’importante lavoro fatto dall’amministrazione comunale per posizionare la cittadina nel circuito del turismo attento al territorio. “Il fenomeno dell’overtourism offre a Loreo, orgogliosamente parte di quello che viene definito a torto “turismo minore”, nuove opportunità di visita legate sia a fattori ambientali – il Delta del Po e le opere legate alla bonifica – , sia alle testimonianze storico-culturali presenti nel borgo”, ha affermato Frizzarin.

Da vedere a Loreo c’è infatti l’Oratorio della Santissima Trinità (a partire dal 1613), sede della Confraternita dei Flagellanti o dei Fradei, una delle più antiche d’Italia, e che tutt’oggi, in occasione della Santissima Trinità (domenica 15 giugno) richiama ogni anno molti “fradèi” provenienti da tutta Italia e molti fedeli che partecipano a una speciale processione di preghiera in notturna. Alll’interno dell’Oratorio si può ammirare un affresco manierista (XVI secolo) attribuito alla scuola di Giovanni Bellini raffigurante la “Vergine, Gesù e Santi” proveniente dal Palazzo del Municipio, e da cui fu tradotto nel 1904. C’è poi il Duomo di Santa Maria Assunta. altro simbolo della cittadina. Sorto nel 1094, dopo varie vicissitudini fu riconsacrato nel 1539. Nel XVII secolo venne costruita l’attuale facciata barocca progettata, così come l’interno dell’edificio, dall’architetto veneziano Baldassarre Longhena (1598-1682) ),  e nel 1675, da chiesa parrocchiale, assunse il titolo di duomo. Nel 1739 vi venne traslata l’immagine della Madonna della Carità, oggetto di venerazione da parte dei fedeli per le grazie ricevute fin dal 1736, assumendo da quel momento il titolo di Santuario. Tra le preziose testimonianze artistiche presenti c’è un coro ligneo settecentesco molto ben conservato e un organo a canne di fine Settecento perfettamente funzionante realizzato dall’organaro Gaetano Callido. Nelle sale della Torre Civica c’è invece l’Antiquarium, aperto al pubblico in determinate occasioni di festa, che racconta la storia del territorio attraverso reperti archeologici provenienti da scavi locali. Una chicca sono le ex carceri, costruite nell’Ottocento durante la dominazione austro-ungarica del Regno Lombardo-Veneto e che oggi ospitano la biblioteca. Oltre a conservare i graffiti (partite di tris, date varie) incise sul pavimento delle celle dai prigionieri, l’edificio ha le pareti un po’ inclinate su un lato, e ciò determina una singolare sensazione di vertigini nel salire le scale e nel muoversi tra una sala e l’altra.

12-15 giugno, il Festival Cansiglio InVita tutti per approfondire, secondo un approccio “One health”, i temi legati all’ambiente e alla salute planetaria

Dal 12 al 15 giugno 2025 il Festival Cansiglio InVita accoglie cittadine e cittadini, ricercatori e ricercatrici, e stakeholder (portatori di interesse) del territorio per approfondire i legami che uniscono la salute degli esseri umani con quella degli animali, degli ecosistemi e del pianeta.Tutte le attività sono gratuite. Mentre alcune saranno ad accesso libero, per quelle a numero chiuso è richiesta la registrazione, attraverso il sito http://www.cansiglioinvita.it

Il Festival è un’occasione di conoscenza e scoperta sul campo, dedicata ai temi ambientali e alla salute planetaria, frutto di quell’equilibrio necessario tra le componenti ambientali, sociali e culturali che compongono il nostro “sistema Terra”. Quattro giornate in cui si alterneranno momenti dedicati alla ricerca e al dibattito scientifico, occasioni di divulgazione e attività esperienziali aperte al pubblico, tutte diffuse in diversi siti della Foresta del Cansiglio (Prealpi Venete e Friulane).

Si inizia la sera del 12 giugno con una proiezione a tema per poi proseguire nei giorni successivi con un calendario fitto di attività: un convegno scientifico interdisciplinare che esplora il legame esistente tra benessere, animali e cura dell’ambiente, laboratori e attività nella natura per persone di tutte le età e per gruppi con condizioni e patologie specifiche, esperienze guidate immersive e di forest bathing nel cuore della Foresta del Cansiglio, uno spazio di meditazione permanente e molto altro.

Giunto alla sua terza edizione, il Festival è promosso e organizzato dal Dipartimento TESAF (Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università degli Studi di Padova), il Gruppo di Azione Locale (GAL) Prealpi e Dolomiti, l’associazione no-profit Società Selvatica ETS, e l’AUSF Padova (Associazione Universitaria Studenti Forestali), con il patrocinio e il supporto di numerosi enti e organizzazioni del Cansiglio e di altre zone. La manifestazione si inserisce nella cornice più ampia del Progetto RINASCO – Rigenerare Insieme Natura Ambiente Salute COnsapevolmente, un progetto di Terza Missione dell’Università di Padova che mira a valorizzare la conoscenza scientifica sull’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale.

Il progetto RINASCO coinvolge sei dipartimenti dell’Università di Padova: BCA (Biomedicina Comparata e Alimentazione), MAPS (Medicina Animale, Produzioni e Salute), TESAF (Territorio e Sistemi Agro-Forestali), DAFNAE (Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente), DCTV (Scienze Cardio-Toraco Vascolari e Sanità Pubblica) e DNS (Neuroscienze).
Il Festival è co-finanziato dall’Unione Europea attraverso il progetto internazionale Interreg Italia – Österreich CONNATURALP, che mira a promuovere un approccio integrato per la protezione e la promozione della salute degli ecosistemi e degli esseri umani, per tutelare entrambe. Il progetto coinvolge il GAL Prealpi e Dolomiti, l’Università di Padova con i Dipartimenti TESAF e di Psicologia Generale, l’Università Paracelso di Salisburgo, l’Università di Trieste, l’UNESCO Biosfera Lungau Park, l’IPA Terre di Asolo e Monte Grappa, il Parco Nazionale degli Alti Tauri e l’Associazione ANGOLO OdV.

Fonte: Agripolis Università di Padova

Nasce Agricoltura e Innovazione, il podcast di Co.Di.Pr.A., un viaggio tra tecnologia, gestione del rischio e nuove opportunità per il mondo agricolo

Un nuovo spazio di approfondimento dedicato al futuro dell’agricoltura: è online il primo episodio di “Agricoltura e Innovazione”, il podcast lanciato da Co.Di.Pr.A. Trento in collaborazione con Agriduemila Hub Innovation. Un progetto pensato per raccontare come tecnologia, ricerca e strumenti innovativi stanno rivoluzionando la gestione del rischio in agricoltura. Il primo podcast è già disponibile gratuitamente sul canale YouTube e Spotify del Consorzio e sulle principali piattaforme di streaming audio. Gli episodi successivi saranno rilasciati con cadenza settimanale.

In ogni episodio, una voce guida porterà gli ascoltatori alla scoperta delle novità più importanti, con un linguaggio semplice e accessibile, ma sempre preciso e aggiornato. Si parlerà di conoscenza e misurazione dei rischi e delle incertezze, pianificazione di azioni di adattamento, assicurazioni agevolate, fondi mutualistici, strategie di stabilizzazione del reddito, ma anche di progetti sperimentali e loro applicazione in campo, soluzioni di agricoltura di precisione e di nuovi strumenti digitali al servizio delle imprese agricole. Per rendere l’esperienza ancora più accessibile e innovativa, il podcast Agricoltura e Innovazione si avvale delle più recenti tecnologie di intelligenza artificiale per la sintesi vocale, offrendo una narrazione coinvolgente che accompagna gli ascoltatori alla scoperta dei temi più attuali del mondo agricolo. Un uso concreto delle potenzialità delle nuove tecnologie a nostra disposizione.

Il primo episodio è dedicato al Piano di Gestione dei Rischi in Agricoltura 2025, un argomento chiave per tutti gli imprenditori agricoli che vogliono proteggere le proprie aziende dalle avversità climatiche e dalle fluttuazioni di mercato. “La gestione del rischio è la chiave per garantire stabilità, redditività e futuro alle nostre imprese agricole – sottolinea Giovanni Menapace, presidente di Co.Di.Pr.A. Trento – con Agricoltura e Innovazione vogliamo coinvolgere ancora più i nostri Associati in un percorso di approfondimento su temi fondamentali quali quella della prevenzione e della protezione, indispensabili per costruire un’agricoltura più forte e resiliente”.

In un settore in continua evoluzione come quello agricolo, trasferire conoscenza in modo semplice e generando curiosità ed interesse è una sfida fondamentale per accompagnare le imprese nel percorso dell’innovazione e nella costruzione di un futuro più sostenibile “proprio per questo con Agricoltura e Innovazione – racconta Marica Sartori, direttore di Co.Di.Pr.A. Trento, vogliamo coinvolgere e avvicinare ancora di più i nostri Associati al mondo della gestione del rischio e delle nuove opportunità che la tecnologia offre. Abbiamo pensato ad uno strumento utile e facilmente accessibile per informare e supportare, che possa al tempo stesso creare un rapporto di familiarità con il pubblico degli ascoltatori”.

“L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando le nostre attività e le nostre vite; nella mission di Agriduemila Hub Innovation vi è quello di favorire le ricadute delle opportunità delle nuove tecnologie sul tessuto agricolo; il progetto di raccontare le frontiere della gestione del rischio, anche sfruttando le potenzialità dell’intelligenza artificiale, centra appieno l’obiettivo e ci pone all’avanguardia nella sempre più spinta ricerca di modalità comunicative di facile accessibilità e maggiore coinvolgimento; consapevoli che quello che oggi conosciamo come “tradizione” è il conseguente frutto dell’innovazione “riuscita”– spiega Andrea Berti, Amministratore Delegato di Agriduemila Hub Innovation”.

Fonte: servizio stampa Co.Di.Pr.A.

Visita dei soci Argav al percorso giubilare di Monselice (Padova): un cammino tra storia e preghiera

(di Gianni Maragna, socio Argav) Nel cuore del Veneto, la città di Monselice, città fortificata di antica origine in provincia di Padova, custodisce uno dei percorsi giubilari più suggestivi d’Italia, un itinerario unico che fonde spiritualità, arte e storia: il “Percorso delle Sette Chiesette”. Così viene comunemente chiamato il cammino che conduce il pellegrino lungo un sentiero di fede e devozione, immerso in un contesto paesaggistico di straordinaria bellezza ai piedi dei Colli Euganei.

Tutto ebbe inizio nel 1605 quando Pietro Duodo, nobile veneziano (che aveva già fatto edificare a Monselice la propria residenza estiva, progettata dal celebre architetto Vincenzo Scamozzi) venne incaricato di mediare nel pieno della crisi tra Papato e Serenissima Repubblica. A ricompensa del suo operato, ottenne da Papa Paolo V il permesso di edificare e intitolare sette cappelle con l’intento di offrire ai fedeli un’opportunità di indulgenza plenaria simile a quella concessa a chi visitava le sette basiliche di Roma, ma restando in territorio veneto. Grazie a questo privilegio pontificio, Monselice divenne un piccolo “Giubileo permanente”, meta di pellegrinaggi e luogo di riconciliazione spirituale. Le cappelle in realtà sei: la sesta, avendo due intitolazioni (Santi Pietro e Paolo) funge infatti da sesta e settima.

Il tragitto si sviluppa lungo il colle della Rocca (ai cui piedi c’è lo splendido Castello, che merita una visita insieme alla chiesa di San Paolo, ora Museo della città, e sulla cui sommità ci sono i resti del Mastio Federiciano voluto da Federico II di Svevia), partendo dalla Pieve di Santa Giustina, costruita in stile tardo romanico con elementi del primo gotico, passando dalla porta dei Leoni. Lungo il cammino si incontrano le cappelle dedicate, ognuna delle quali conservava reliquie e preghiere associate ai luoghi santi originali (oggi le reliquie sono conservate nel duomo di Monselice).

Oltre al significato spirituale, il percorso è un viaggio attraverso l’arte e la cultura. Ogni cappella è un piccolo scrigno di architettura sacra seicentesca, armonicamente inserito nel paesaggio collinare. La salita culmina all’Oratorio di San Giorgio, che conserva le spoglie di oltre venti martiri cristiani, fra cui quella di un religioso, San Valentino (non quello patrono degli innamorati, sepolto a Terni), che viene festeggiato dai monselicensi il 14 febbraio, quando viene consegnata ai fedeli una chiavetta dorata benedetta a protezione della salute dei bambini. C’è poi la maestosa Villa Duodo, non visitabile al momento, da cui si gode una vista spettacolare sulla pianura padovana. La presenza di cippi votivi, iscrizioni e simboli sacri lungo il tragitto accompagna il pellegrino in un clima di raccoglimento, mentre il silenzio del colle e la natura circostante invitano alla meditazione.

Il percorso giubilare di Monselice non è solo un itinerario religioso: è una testimonianza viva di fede, arte e storia. Un invito a riscoprire, camminando, il senso più autentico del pellegrinaggio cristiano: il desiderio di elevarsi, dentro e fuori, per ritrovare sé stessi nella luce della preghiera e nel silenzio del sacro.

6 giugno, visita dei soci Argav alle terre del Conegliano Valdobbiadene Prosecco superiore Docg

Su iniziativa del vice presidente Argav Renzo Michieletto, venerdì 6 giugno i soci Argav visiteranno il cuore del territorio del Conegliano Valdobbiadene. A guidarci alla scoperta dell’identità e dei valori di questo territorio sarà Franco Adami, Presidente del Consorzio di Tutela Prosecco superiore Docg, Franco Adami.

Programma. Ore 10.00 – 10.30 – Ritrovo e parcheggio presso la Chiesa di Colfosco (Via S. Daniele, 1, Colfosco TV). Ore 13.15 – Pausa gourmet tra le Rive con prodotti tipici locali, ore 15.30 vsita alla cantina Montesel, per incontrare chi ogni giorno vive e interpreta il territorio attraverso il vino; ore 17.00 ca. – rientro

Bruco mangia mais, colpiti centinaia di ettari in Veneto e in Friuli

Il mais polesano e veneto è sotto attacco di un insetto, la nottua, che sta colpendo il territorio a macchia di leopardo. A renderlo noto è Coldiretti Rovigo su dati di Veneto agricoltura e dell’Agrifondo mutualistico che stanno monitorando le colture per verificare puntualmente la situazione, osservando fenomeni di fitopatie o infestazioni parassitarie. La popolazione di questo insetto, praticamente un bruco, è mista; ci sono esemplari stanziali ed altri migratori addirittura dall’Africa.

“L’allerta è stata data ufficialmente a fine aprile – spiega Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Rovigo – e in numerosi casi il danno è talmente elevato che in molte aziende è stato necessario riseminare il mais, aumentando così i costi di produzione: una novità di cui avremmo fatto volentieri a meno”.

Come suggerisce il nome, questo insetto è notturno. Si presenta sotto forma di larve chiamate anche ‘bruchi tagliatori’. In questo momento il mais è all’inizio del ciclo colturale, le piantine sono attorno a 15/20 centimetri e la nottua si ciba particolarmente della pianta giovane, partendo dalle radici e interrompendo la sua crescita, devastando interi ettari in pochi giorni. Il trattamento per debellarla non può essere preventivo e va fatto di notte quando l’insetto si occupa della sua nutrizione. “Sono in corso tentativi di difesa attiva per salvare le piante – prosegue Salvan – con gli agricoltori costretti a interventi notturni. Parallelamente, è aperta la difesa passiva tramite Agrifondo che sta già lavorando per comprendere l’entità e l’evoluzione dell’infestazione di nottue e la possibilità di intervenire nel supportare economicamente le aziende nei costi di risemina”.

“Il fenomeno ormai è molto esteso. Le denunce fatte dagli agricoltori, tra Veneto e Friuli, superano i 1000 ettari, ma il dato allarmante è che oltre 700 riguardano la sola provincia di Rovigo – commenta Salvan – dove, appunto, la coltura del mais è molto diffusa. Purtroppo le condizioni climatiche del 2025 sono state favorevoli per la proliferazione della nottua: l’inverno appena passato troppo caldo, con elevata svernata dell’insetto, una primavera con venti da Sud e successive giornate fredde, che hanno causato ritardo nella crescita della pianta, il tutto abbinato alla difficoltà operative dovute alla piovosità diffusa di questa primavera”.

“Questa situazione esaspera i nostri cerealicoltori, che intanto sostengono costi sempre più ingenti e mercati sempre più incerti che non valorizzano il nostro prodotto. Servono soluzioni concrete, sia per l’oggi che per il medio periodo: maggior supporto agli strumenti assicurativi e mutualistici, coordinamento tecnico su larga scala, ricerca e sperimentazione per dare soluzioni immediate e a partire dalle prossime semine per evitare che il problema diventi ancora più impattante. Per questo è necessario che istituzioni politiche ed enti, insieme alle organizzazioni come Coldiretti, facciano fronte comune per non arretrare ulteriormente nella superficie a mais, fondamentale per la filiera zootecnia e per le filiere anche dop. Coldiretti non esiterà – conclude Salvan – a fare quanto possibile per proteggere questo settore strategico”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Rovigo

Dalla Regione Veneto 5,5 milioni per la bonifica di siti inquinati, pubblicato il bando per Comuni e Province, richieste entro il 30 giugno

La Giunta regionale del Veneto ha approvato lo scorso 2 maggio un nuovo bando per l’anno 2025 destinato alla concessione di contributi a Comuni e Province per la bonifica e la messa in sicurezza di siti contaminati, stanziando 5,5 milioni di euro a sostegno di interventi ambientali strategici per il territorio. Il provvedimento, proposto dall’assessore all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin, mira a supportare le amministrazioni locali nel superamento di situazioni di rischio ambientale legate all’inquinamento di suolo, sottosuolo e acque.

“ I fondi che stanziamo potranno coprire fino al 100% della spesa sostenuta per interventi di bonifica, analisi di rischio e progettazione, contribuendo anche al completamento di operazioni già avviate nell’ambito del PNRR. Questo strumento è un investimento non solo sulla salute pubblica e la sicurezza ambientale, ma anche sulla rigenerazione del nostro patrimonio territoriale”, ha spiegato Bottacin. Il bando è riguarda interventi di messa in sicurezza di aree pubbliche o private che le amministrazioni interessate devono attuare su discariche, anche in gestione post mortem, nel caso in cui il soggetto gestore non sia più rintracciabile, sia fallito o non intenda intervenire.

Le richieste dovranno essere presentate entro il 30 giugno 2025, e i progetti selezionati potranno ricevere un contributo compreso tra 10.000 e 1.000.000 di euro, con la possibilità di superare tale soglia nel caso vi siano risorse residue. Le istanze che superano la media del punteggio attribuito all’insieme degli interventi potranno essere opportunamente collocate in graduatorie predisposte per singola provincia al fine di garantire una distribuzione quanto più possibile omogenea delle risorse nel territorio regionale in relazione ai singoli ambiti provinciali. “La semplice rimozione di rifiuti non costituisce invece intervento ammissibile – conclude l’Assessore -, tuttavia le corrispondenti spese potranno essere riconosciute qualora si tratti di procedura preliminare o complementare alla bonifica dell’area oggetto di contaminazione. Anche le spese di progettazione potranno essere riconosciute entro il limite del 15% della spesa complessivamente prevista per l’intervento”.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto