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7-9 aprile, Chioggia (Venezia) sceglie il suo miglior “cicchetto 2025”

Chioggia, in provincia di Venezia, si prepara ad accogliere la quarta edizione di “Cicchettando per Ciosa”, il concorso gastronomico che celebra l’arte del cicchetto, tipico stuzzichino della tradizione veneta (nella foto il momento della presentazione alla stampa).

L’evento, che negli anni ha riscosso un crescente successo, è mirato a promuovere la cultura gastronomica di Chioggia, rafforzando il legame tra ristorazione e prodotti locali e a far conoscere l’eccellenza della cucina chioggiotta a un pubblico sempre più ampio. Dal 7 al 9 aprile, quindi, la giuria lavorerà per nominare il cicchetto più buono del 2025, coinvolgendo una ventina di ristoranti e bàcari chioggiotti. All’apertura della stagione turistica si potranno degustare i cicchetti proposti, tra cui naturalmente quello vincitore. La serata finale, in cui verrà decretato il vincitore, si terrà mercoledì 9 aprile alle ore 20.00 all’Enaip Veneto di Chioggia. Quale sarà il locale che conquisterà il titolo di miglior cicchetto dell’edizione 2025? Non resta che attendere la serata conclusiva per scoprirlo!

Il format del concorso

Durante le tre giornate dell’evento, una giuria di esperti visiterà i locali partecipanti per degustare e valutare i cicchetti in gara. Ogni proposta sarà giudicata in base a un regolamento che premia l’utilizzo di prodotti ittici e ortofrutticoli del territorio. Tra gli ingredienti protagonisti figurano alici, fasolari, radicchio di Chioggia, moleche e altre specialità locali, per un totale di circa quaranta prodotti tipici.

La giuria

La giuria sarà composta da otto membri, selezionati tra esperti del settore gastronomico e rappresentanti istituzionali: presidente di giuria; direttore Enaip Veneto Chioggia; uno studente di Enaip Veneto Chioggia; un giornalista specializzato in enogastronomia; un rappresentante di Assocuochi Serenissima; un rappresentante dell’Associazione Italiana Sommelier; un rappresentante dell’Associazione Riva Vena; un rappresentante del Consorzio di Promozione Turistica Lidi di Chioggia. I giurati valuteranno i cicchetti secondo precisi criteri, assegnando un punteggio sulla base della qualità degli ingredienti, dell’originalità della ricetta e della presentazione del piatto.

Le dichiarazioni

Luigi Ranzato, vice presidente dell’Associazione Riva Vena:”Riva Vena era il cuore pulsante delle attività commerciali, una zona ‘viva’. Poi c’è stato il lento degrado e il successivo abbandono da parte dei commercianti. Abbiamo voluto ridare un grande slancio in questi ultimi quattro anni: sono stati aperti molti bàcari e ristorantini e altre attività commerciali. Ora è uno spettacolo, Riva Vena è diventata come i Navigli di Milano, un brulicare di gente a passeggio a degustare i cicchetti.”

Stefano Cicigoi, direttore di Enaip Veneto Chioggia:”La scuola che dirigo è orgogliosa di essere tra i promotori dell’evento sin dall’origine. La partecipazione in ‘Cicchettando per Ciosa’ permette alla Scuola di Formazione Professionale, specializzata nel settore ristorativo, di radicarsi ancor di più nel tessuto imprenditoriale e nella tradizione culinaria chioggiotta. Inoltre, valorizza la nostra vocazione nel far crescere gli studenti che si inseriranno professionalmente nel settore nei prossimi mesi, ricordando che saranno direttamente coinvolti sia nelle verifiche presso i partecipanti che nell’evento finale di proclamazione, che si svolgerà nella sede di Enaip.”

Felice Tiozzo, presidente della giuria:”In quattro anni abbiamo fatto passi da gigante come giuria, puntando sempre più a selezionare i migliori cicchetti che, seguendo il regolamento, rappresentino i prodotti e la qualità del territorio. Dobbiamo continuare su questa strada, essere sempre più originali e portare avanti il progetto puntando sulla cordialità e sul giusto prezzo, così da lasciare un segno indelebile a chi visita Chioggia e farlo ritornare con entusiasmo.”

Giuliano Boscolo Cegio, presidente di Associazione Federalberghi C.D.S.: “Sin da subito ci siamo impegnati con determinazione per supportare lo sviluppo economico di Riva Vena, un’area che rappresenta un punto nevralgico per la crescita turistica e commerciale di Chioggia. Grazie alla creazione di protocolli di collaborazione tra i gestori dei bacari e gli albergatori, siamo riusciti a unire le forze per sviluppare un’offerta turistica che promuove la gastronomia locale e le tradizioni tipiche chioggiotte. L’obiettivo è quello di attrarre un turismo sempre più variegato, sia nazionale che internazionale, facendo leva su ciò che rende unica questa zona. Lo sviluppo di Riva Vena sta avendo un impatto positivo sull’economia locale, con un ritorno tangibile non solo in termini di presenze turistiche, ma anche di nuove opportunità per gli imprenditori e i residenti. Sempre più turisti da ogni parte del mondo sono attratti dalla bellezza e dalle tradizioni di Chioggia, e la sua Riva Vena è ormai diventata un punto di riferimento per chi cerca autenticità, storia e buona cucina. Questo è solo l’inizio, e siamo convinti che, con il continuo impegno di tutti, Chioggia avrà ancora molto da offrire al turismo globale”.

Elena Boscolo Nata, presidente del Consorzio di Promozione Turistica Lidi Di Chioggia: “Negli anni è sempre stato difficile eleggere il vincitore, in quanto il grado di qualità gastronomica presentata è aumentata a dismisura. La promozione del territorio, infatti, avviene anche attraverso il “ricordo” di un’esperienza vissuta, in questo caso quella gastronomica. Il passaparola dell’aver trascorso una vacanza piacevole è l’elemento fondamentale e la migliore forma di pubblicità di una località.”

Fonte: servizio stampa “Cicchettando per Cosa”

6 aprile, soci Argav in Polesine per ammirare i “tulipani di Anna”

Grazie all’interessamento di Giorgio Pavan, componente del direttivo Argav, domenica 6 aprile i soci Argav visiteranno la piantagione di tulipani dell’azienda agricola di Anna Maria Mantovani a Fiesso Umbertiano (Rovigo). Si tratta di uno spettacolo unico, grazie alla piantumazione di 13.000 bulbi di 23 varietà floricole.

Il programma

Ore 9.45 Appuntamento davanti al municipio di Fiesso Umbertiano, rore 10.00 arrivo in azienda e visita guidata a “I tulipani di Anna”, ore 12.00 ca. Pranzo al sacco (in loco sarà presente un furgone per lo ”street food”). Nel pomeriggio saremo accompagnati dal prof. Alberto Bononi in visita ai luoghi più significativi di Fiesso Umbertiano, tra cui la sede municipale, Villa Morosini Vendramin Calergi, che conserva degli affreschi del pittore rodigino Mattia Bortoloni (1696-1750). Ulteriori informazioni itulipanidianna.tilda.ws

Tanti verdi appuntamenti al Giardino vegetazionale di Astego (Treviso) e all’Orto botanico di Padova

Con l’arrivo della bella stagione, il Giardino vegetazionale Astego, che i soci Argav hanno visitato nei mesi scorsi (vedi articolo a fondo pagina), apre ufficialmente al pubblico con l’organizzazione tutte le domeniche di aprile, alle ore 10:30, di una serie di visite guidate in cui le guide di Salvatica, l’associazione che gestisce il verde sito di Veneto Agricoltura, dialogano con un ospite. Gli eventi sono a partecipazione libera inclusi nel costo del biglietto d’ingresso.

Domenica 6 aprile ore 10:30: visita guidata al giardino con Erica Boschiero, cantautrice

Domenica 13 aprile ore 10:30: visita guidata al giardino con Davide Pettenella, docente di politica ed economia forestale, dipartimento Tesaf, Università di Padova

Lunedì 21 aprile ore 10:30: visita guidata al giardino con Miro Graziotin, tipografo narrabondo

Domenica 27 aprile ore 10:30: visita guidata al giardino con Cesare Lasen, biologo esperto in flora, fitogeografia e fitosociologia

Domenica 4 maggio ore 10:30: visita guidata al giardino con Andrea Morello, presidente Sea Shepherd Italia

Fino a metà aprile, visite guidate anche all’Orto botanico di Padova

Con l’arrivo della primavera, anche l’Orto botanico ha inaugurato il ciclo di visite guidate stagionali, un’opportunità per osservare da vicino il risveglio della natura e i primi cambiamenti che accompagnano il mutare delle stagioni. I visitatori sono guidati alla scoperta delle collezioni botaniche, esplorando i colori e le fioriture che caratterizzano questo periodo dell’anno. Un’occasione per approfondire il legame tra piante, ambiente e cambiamenti stagionali, valorizzando la biodiversità. Le visite si svolgono ogni fine settimana fino a metà aprile. Per ulteriori informazioni sulle modalità di partecipazione e calendario completo, si può visitare la pagina web dedicata all’iniziativa: https://ortobotanico1545.it/visite-guidate-stagionali/

Fonte: Selvatica/Orto botanico di Padova

Giardino Vegetazionale Astego: un luogo didattico di immersione nella natura. Giovedì 27 giugno, Veneto Agricoltura ne festeggia l’anniversario con una visita guidata in gruppo

Dazi, Vinitaly: confermati oltre 3mila buyer americani a Verona alla 57esima edizione del Salone internazionale dei vini e distillati (6-9 aprile 2025). E da oggi sino a domenica, c’è Vinitaly and the City


I dazi del 20% al vino italiano ed europeo annunciati ieri sera dal presidente Trump non fermano gli operatori Usa in partenza per Verona. Sono oltre 3.000 i buyer americani confermati alla 57^ edizione di Vinitaly (Veronafiere, 6-9 aprile): un dato che replica il primato dell’anno scorso. “La presenza degli operatori statunitensi è una notizia incoraggiante per le aziende e per Vinitaly – commenta Adolfo Rebughini, direttore generale di Veronafiere -. Si apre uno scenario incerto che impatterà sulla geografia del nostro export. Condividiamo le preoccupazioni del settore e per questo mettiamo a disposizione delle organizzazioni la piattaforma di Vinitaly per facilitare eventuali accordi diretti tra imprese, associazioni italiane e importatori-distributori del nostro primo mercato di destinazione extra Ue”.

Nella delegazione complessiva dei 3mila operatori Usa a Vinitaly, sono presenti anche i 120 top buyer statunitensi (10% del contingente totale del piano di incoming 2025) selezionati, invitati e ospitati da Veronafiere e ICE, provenienti prevalentemente da Texas, Midwest, California, Florida e New York. Sul fronte del programma, oltre agli incontri b2b in fiera, gli operatori americani saranno protagonisti di una serata di networking a loro dedicata (martedì 8 aprile, Palazzo della Gran Guardia) in cui sarà presentata anche la prossima edizione di Vinitaly.USA (Chicago, 5-6 ottobre 2025).

Vinitaly and the City

Da oggi  a domenica 6 aprile torna anche l’anima pop di Vinitaly che, ogni anno, trasforma Verona nella capitale dei wine lover e degli appassionati di tutta Italia. Il fuori salone del Salone si estende nel suggestivo triangolo che comprende Piazza dei Signori (con la Loggia di Fra Giocondo e la Loggia Antica), Cortile Mercato Vecchio e Cortile del Tribunale, luoghi simbolo della città patrimonio Unesco. Vinitaly and the City è aperto con il seguente orario: venerdì 4 aprile dalle 18 alle 23, sabato 5 e domenica 6 dalle 15 alle 23. I carnet degustazioni sono acquistabili on line durante i giorni dell’evento e alle casse di Piazza dei Signori a 20 euro. Vinitaly and the City è organizzato da Veronafiere in collaborazione con Comune di Verona, Provincia di Verona e Fondazione Cariverona.

Un’Italia enogastronomica in miniatura

Con un itinerario che collega simbolicamente l’Italia dalla capitale del vino scaligera alla punta dello Stivale, Vinitaly and the City vedrà protagonista il vino in tutte le sue sfaccettature. In Piazza dei Signori è il Consorzio Tutela Doc delle Venezie a presidiare la Loggia di Fra’ Giocondo, mentre l’Area Mixology nella Loggia Antica vedrà brand come Bartenders, Molinari, Marcati, Nespresso, Italian Wine Brands, San Pellegrino, 9 di Dante, Fiol, Martini e Campari presentare i nuovi trend della miscelazione. La Lounge Banca Passadore, al centro della piazza, fa invece da baricentro per l’esperienza di una degustazione immersa nell’arte e nella storia. Il viaggio prosegue nel Cortile Mercato Vecchio con le proposte della Regione Calabria e della Regione Sardegna, mentre al Cortile del Tribunale è possibile degustare, oltre alla selezione di etichette dalla Guida Vini d’Italia 2025 del Gambero Rosso (di cui molte premiate con i Tre Bicchieri), anche i vini della Regione Campania e dell’Enoteca Esselunga. Qui si trovano anche i piatti firmati dalla Fiera del Riso come i tradizionali Riso all’isolana e all’Amarone della Valpolicella DOCG, oltre a quelli alle Mele della Val di Non e Prosecco Doc e agli Arancini di riso. Completa il tour – non solo enogastronomico ma anche culturale – la Lounge Affreschi, che ospiterà l’Assessorato dei Beni Culturali e Identità Siciliane per la promozione di Agrigento Capitale della Cultura 2025 e dei parchi archeologici siciliani. Svetta infine sulla Torre dei Lamberti il Consorzio Tutela Lugana Doc.

Fonte: servizio stampa Veronafiere

5 e 6 aprile, a Vittorio Veneto (Treviso) e in Pian Cansiglio (Belluno) due incontri per ascoltare il grido d’aiuto che si leva dall’Amazzonia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’invito dell’ambientalista Toio de Savorgnani, premio Argav 2016, a partecipare agli incontri in programma sabato 5 aprile a Vittorio Veneto (Treviso) e il 6 aprile in Pian Cansiglio (Belluno).

Per il secondo anno consecutivo l’associazione “Il Mondo di Tommaso” propone una serie di eventi per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della protezione della più grande foresta pluviale del mondo e sulla necessità di sostenere i popoli indigeni , i veri e propri Guardiani della Foresta.

Tutto è iniziato nel 2023 con la partecipazione a Cansiglio Invita, organizzato dal Tesaf, Dipartimento e Territorio dell’Università e Sistemi Agroforestali, dell’Università di Padova, quando in Cansiglio arrivarono Raffaele Luise, giornalista vaticanista, autore di Amazzonia, viaggio al tempo della fine,con la prefazione di papa Francesco, e lo sciamano amazzonico Marcos. Poi lo scorso anno, il primo evento autonomo col messaggio di Un grido dall’Amazzonia, sono arrivati a Venezia, Vittorio Veneto e nella Foresta del Cansiglio, oltre a Raffaele Luise, anche Davi Kopenawa, rappresentante del popolo Yanomami detto il Dalai Lama dell’Amazzonia, assieme a Carlo Zaquini, un coraggioso missionario laico della Consolata che da oltre 60 anni dedica la sua vita alla difesa delle popolazioni native.

Kopenawa lo scorso hanno si fece portavoce della necessità di far finire il taglio illegale della foresta, di arginare l’invasione dei garimperos, i cercatori d’oro che inquinano l’acqua con il mercurio, avvelenando tutto l’ambiente, piante, animali e umani, ma anche i garimperos sono dei disperati che tentano la fortuna per sopravvivere; infatti nella grande foresta la gran parte di loro sparisce nel nulla e muore. Kopenawa era venuto a chiedere la costruzione di scuole indigene e a ribadire che l’Amazzonia può sopravvivere se i popoli indigeni non vengono decimati ed espulsi, quindi ha ricordato la necessità di un lavoro comune nel nome della sopravvivenza della’Umanità intera. Kopenawa è stato ricevuto anche da papa Francesco al quale ha chiesto l’interessamento per sbloccare la costruzione delle scuole indigene, ferme da anni. E così è stato, in pochi mesi ne sono state finite un paio ed altre 14 sono in costruzione, ma ne servirebbero moltissime altre.

Il Mondo di Tommaso si propone di sostenere concretamente progetti di aiuto a questi gruppi umani ancestrali, aiutandoli a mantenere lingua, cultura e tradizioni e quindi l’associazione aiuterà concretamente Kopenawa nella costruzione di una scuola nella Foresta. Carlo Zaquini, in 60 anni di presenza all’interno dell’Amazzonia, ha fatto conoscere al mondo l’esistenza del popolo Yanomami, prima sconosciuto, e ha raccolto una quantità impressionante di oggetti, documenti, testimonianze, desiderando da sempre di dar vita ad un centro di documentazione indigena e Il Mondo di Tommaso sarà al suo fianco in questo progetto.

Ma l’associazione aiuterà anche le comunità Yanomami, così come loro stessi indicheranno e con le modalità da loro proposte. Gli aiuti de Il Mondo di Tommaso sia alle comunità indigene che al centro di documentazione di Zaquini stanno già cominciando ad arrivare, ma sono una goccia in uno smisurato mare di necessità ed emergenze. Lo avevamo affermato fin dall’inizio: così come il colibrì che porta nel becco una goccia d’acqua alla volta per spegnere il grande incendio della foresta, cioè un contributo apparentemente nullo ed invisibile, noi facciamo la nostra parte, nella speranza di essere sempre più numerosi ed incisivi.

Primo appuntamento SABATO 5 APRILE al Parco Fenderl, via S. Gottardo a Vittorio Veneto (Treviso), inizio alle ore 16, moderato dal giornalista Rai Angelo Squizzato, che introdurrà il giornalista e scrittore Raffaele Luise. Seguirà padre Jaimes Patias, direttore della comunicazione dell’Istituto Missioni della Consolata a cui si aggiungerà la testimonianza di Sonia Dalle Ave e di Gianni Boldrini, vissuti per 40 anni in un villaggio indigeno in Amazzonia. La scrittrice Anna Vullo presenterà il suo libro “Noi soli nella giungla”, storia vera di 4 bambini sopravissuti da soli per 40 giorni nelle foresta colombiana dopo un incidente aereo. Seguirà la scrittrice e forestale Paola Favero (ex responsabile per il Corpo Forestale delle foreste di Cansiglio e Somadida) con il suo testo “La Foresta racconta”. Interventi di Michele Boato e Toio de Savorgnani. Alle ore 17 collegamento in videoconferenza dal Brasile con Davi Kopenawa, portavoce del popolo indigeno Yanomami e di Carlo Zaquini. Alle ore 18.30 proiezione del documentario “Il nostro viaggio in Brasile” con i racconti di carlo Zaquini. Alle 19.30 buffet con pizze bio. Alle 21 concerto di chiusura della giornata dell’Orchestra forte con 50 giovani studenti di musica.

DOMENICA 6 APRILE ore 9, appuntamento al Rifugio Alpino Vallorch in Pian Cansiglio (Belluno). Escursione in Foresta accompagnati da Sandro Carniel oceanografo, Luigi Casan lova presidente di Mountain Wilderness, Luis Carlos Barbato agronomo, Alessandro Cagnati glaciologo, Paola Favero forestale, Toio de Savorgnani ambientalista, Damiano Fina danzatore butho, Massimiliano Varusio violoncello, Nelso Salton contrabbasso, Sandro del Duca flauto, Federica Lotti flauto e alcune danzatrici. Alle 13 pranzo al Rifugio Vallorch , In caso di maltempo l’incontro avverrà presso l’Hangar Cansiglio. Per informazioni info@ilmondoditommaso.org oppure Claudio 338 6213782.

Con il progetto “Rinasco”, promosso dall’Università di Padova, i Colli Euganei investono in natura, ricerca e innovazione

Si è svolto lo scorso 14 marzo al MuCE – Museo dei Colli Euganei di Galzignano Terme (Padova), il primo incontro del progetto Rinasco (Rigenerare Insieme Natura Ambiente Salute Consapevolmente), promosso dall’Università degli Studi di Padova, come progetto di terza missione, con il coinvolgimento di sei dipartimenti dell’ateneo patavino dal Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione (BCA), capofila del progetto, ai dipartimenti di Agronomia, animali, alimenti, risorse naturali e ambiente; Medicina animale, produzione e salute; Territorio e sistemi agroforestali; Neuroscienze; Scienze cardio-toraco-vascolari e sanità pubblica.

L’incontro ha permesso di mettere il focus su natura, ricerca e innovazione nell’area dei Colli, proponendo un nuovo sguardo che sia non solo centrato sulla scoperta delle tantissime meraviglie di un territorio di recente nomina come riserva MAB Unesco, ma che divenga un esempio per contatto tra la ricerca e le istanze e le necessità del territorio. Per questo l’incontro è stato strutturato in una tavola rotonda che ha permesso di svolgere un primo incontro di animazione territoriale.

I Colli Euganei si sono infatti presentati come un luogo fragile e di ricca biodiversità, attrattivo per il turismo e lungimirante nelle iniziative svolte dagli enti pubblici e dalle imprese private, ma con importanti necessità, come un rilancio nella ricerca delle discipline della salute, della ricerca sulle specie animali dei Colli Euganei, sul contatto tra agricoltura e ambiente, sull’impatto del turismo sul contesto ambientale circostante e sulla sua importanza per trasmettere una sensibilità verso l’ambiente, di cui l’uomo è esso stesso espressione: i diversi partner del progetto sono l’Ente Parco Regionale dei Colli Euganei, il Comune di Galzignano Terme con il MuCE – Museo dei Colli Euganei, il Galzignano Terme & Golf Resort e il Golf Club Montecchia, il Giardino Monumentale di Valsanzibio, le scuole del territorio, rappresentate dall’IC Carrarese Euganeo e dall’IC Lozzo Atestino, unitamente ai medici di medicina generale come il dott. Fiorenzo Toffanin.

Accanto alle discussioni degli adulti, il Museo di Medicina Veterinaria ha proposto negli spazi del MuCE un pomeriggio con la scienza che è andato tutto esaurito, un’iniziativa dedicata agli animali dei Colli, dal titolo “Qua la zampa!” per portare la riflessione sulla natura anche ai più piccoli, giocando con la ricerca. Un nuovo modo di intendere l’ambiente, la vita e il benessere è in arrivo sui Colli Euganei.

“L’incontro di Rinasco con i partner è il primo passo di un nuovo modo di costruire insieme il paesaggio dei Colli Euganei, unendo ricerca a vita quotidiana, il sogno alla concretezza del presente, un obiettivo che è proprio della Terza Missione dell’Ateneo Patavino – riflette la prof.ssa Antonella Peruffo, curatrice dell’incontro e docente del dipartimento BCA, capofila del progetto.m “Un percorso che vede tante discipline insieme non poteva che approdare anche sui Colli Euganei, dove sono presenti imprese del benessere e del turismo termale, luoghi di contatto tra arte e natura, professionisti che operano per il benessere e la salute insieme alla comunità che vive sui Colli.” – propone Lucia Bailoni, professore ordinario del dipartimento BCA, capofila del progetto.

“L’attività di creare momenti di “gioco con la scienza” è ormai pratica consolidata nel contesto dell’ateneo patavino, come mostrano gli eventi della Notte Europea dei Ricercatori, di University Kids, Science4All e le tante iniziative messe in campo anche dal Museo di Veterinaria insieme con gli altri musei dell’ateneo patavino. Questa volta andiamo sui Colli Euganei, portando il museo direttamente alle famiglie, grazie ad una collaborazione con il MuCE – Museo dei Colli Euganei” dice Giuseppe Palmisano, conservatore del Museo di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Padova.

Fonte: servizio stampa MuCE

Lotta al granchio blu , turismo slow, hub per le tartarughe e ostrica rosa: l’Università di Padova e imprese locali in rete per un progetto che ridisegna il Delta del Po

Un territorio unico dalla straordinaria biodiversità, fuori dai circuiti turistici e oggetto di una riscoperta come meta di un viaggio lento, a contatto con la natura: il Delta del Po, la più vasta zona umida italiana, è una delle aree in cui il cambiamento climatico sta imprimendo gli effetti più evidenti. Una zona naturalistica oggi al centro di un progetto innovativo che mette in connessione in modo nuovo il mondo dell’università e della ricerca e gli attori del territorio, aziende d’eccellenza in primis: “Le Mappe del Delta” è un percorso che nasce dal Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione (BCA) dell’Università di Padova in collaborazione con Parco Naturale Regionale Veneto del Delta del Po e Fondazione Goletta L.A.B. nell’ambito della terza missione, ovvero delle iniziative dedicate alla diffusione dell’attività di ricerca oltre i confini del contesto accademico. L’intero progetto è curato da Studio Bleu, realtà specializzata nella comunicazione della scienza, attraverso progetti che la rendono accessibile a pubblici diversi.

Progetti che intercettano la dimensione del turismo slow, cui il territorio con i suoi 80mila ettari e una popolazione di “appena” 73mila abitanti, con la sua ricchezza di ecosistemi e fauna dentro e fuori dall’acqua, è naturalmente vocato. Fra ambienti umidi e valli da pesca, lagune e canneti, dune e barene, fra tartarughe, fenicotteri e delfini, senza dimenticare le tante specie di uccelli, il Delta del Po si presta al cicloturismo, ma anche all’ippoturismo e al birdwatching oltre ovviamente alla navigazione turistica su piccole imbarcazioni, spesso con la guida esperta di pescatori del posto che conoscono ogni sfumatura del paesaggio e che ne leggono le trasformazioni intervenute nel corso dei decenni.

Nella prima fase docenti, ricercatori e personale tecnico del dipartimento, guide naturalistiche del Parco, imprenditori agricoli e ittici alla guida di realtà di eccellenza del territorio si sono messi in gioco per disegnare insieme nuovi percorsi. Alle attività di formazione per migliorare la comunicazione della propria ricerca e alle occasioni di dialogo e networking con stakeholder del territorio si sono affiancati tavoli di lavoro tematici per intercettare e attivare possibili progetti condivisi di ricerca e innovazione. Dalle produzioni alimentari d’eccellenza – fra cui le vongole minacciate dal granchio blu e l’ostrica rosa prodotta nella sacca di Scardovari, ma anche il riso e il miele del Parco del Delta – all’avifauna – con le quasi 400 specie di uccelli censite – fino alla tutela della fauna selvatica e allo sviluppo di nuova offerta turistica ad essa connessa: molti i temi al centro dell’incontro fra ricercatori dell’ateneo e territorio, qui di seguito soltanto alcuni esempi.

Le vongole minacciate e l’ostrica rosa sostenibile “allevata” con le maree

Lo studio dei ricercatori indaga la composizione del microbioma delle vongole, utile a identificarne la provenienza. La Laguna di Caleri, situata tra il Po di Levante e l’Adige, oltre a rappresentare un’area con una grandissima biodiversità, è un “laboratorio di ricerca a cielo aperto” per progetti sviluppati con gli allevatori di vongole. Al centro delle ricerche anche la modalità di produzione dell’ostrica rosa, allevata con un metodo innovativo, sostenibile e unico basato sulla marea solare ideato e brevettato da Florent Tarbouriech e importato in Italia, in collaborazione con l’itticoltore francese, da Alessio Greguoldo: le ostriche sono incollate una ad una, a mano, su corde a loro volta collegate ad un argano che le solleva dall’acqua riproducendo l’effetto delle maree atlantiche. La frequenza degli innalzamenti, stabilita grazie a un timer alimentato da pannelli fotovoltaici, permette di gestire la crescita del prodotto. Aziende e Università sono inoltre impegnate insieme nello studio di soluzioni che possano difendere la produzione di molluschi – vongole e ostriche rosa – dalla specie aliena invasiva.

Il riso Igp e l’aumento del cuneo salino

Oggetto della ricerca del dipartimento BCA, anche la produzione biologica di frumenti nel territorio, di erba medica destinata all’alimentazione sana e sostenibile degli animali e del riso del Delta Igp, che si caratterizza per i chicchi di grandi dimensioni, per l’alto valore nutrizionale e per la modalità di coltivazione a tre metri sotto il livello del mare. Una produzione, quella del riso, che nasce da piccole realtà, quasi sempre familiari, che hanno adottato modelli di economia circolare: un’eccellenza anche in questo caso minacciata da fenomeni connessi al cambiamento climatico, dall’aumento del cuneo salino – ovvero il movimento sotterraneo dell’acqua del mare verso l’entroterra – fino alla presenza sempre più impattante delle nutrie che distruggono gli argini.

Mieli rari: la ricerca contro le frodi alimentari
Il miele di barena, prodotto dalle api a partire dalla pianta di limonium che cresce in ambienti ostili, ma anche quello di lavanda e di erba medica, sono prodotti rari e tipici del territorio. La collaborazione fra i ricercatori del dipartimento e gli apicoltori del Delta del Po, che nell’ex scuola elementare di Ca’ Cappellino a Porto Viro ospita anche un museo dedicato proprio al nettare degli dei, è attualmente incentrata sul supporto allo sviluppo di una filiera corta e sicura e sulla messa a punto di strumenti di analisi sempre più sofisticati per garantire l’origine geografica e botanica dei mieli, scongiurando il rischio di frodi alimentari.

Un hub per la fauna selvatica

La valorizzazione del territorio come scrigno di biodiversità, il turismo slow e la tutela dell’avifauna e della fauna selvatica sono temi che percorrono diversi progetti che coinvolgono il Parco Regionale e il dipartimento BCA. È il caso ad esempio della Goletta Catholica, nota per essere stata la prima Goletta Verde di Legambiente, usata in passato per i monitoraggi della qualità delle acque e oggi – restaurata, riallestita e ormeggiata ad Albarella – utilizzata soprattutto per attività realizzate grazie alla collaborazione tra i fondatori di Fondazione Goletta L.A.B. – Fondazione Cariparo, Ente Parco del Delta del Po, Legambiente e Università degli Studi di Padova (Dipartimento BCA): al monitoraggio dei cetacei e dei delfini si affiancano le attività con le scuole a bordo della goletta ormeggiata. All’orizzonte un altro progetto ambizioso: nel territorio Dipartimento e Parco stanno lavorando alla nascita di un hub dedicato alla conservazione e al recupero della fauna selvatica, un laboratorio di ricerca per gli studenti dei corsi di medicina veterinaria e Animal care, ma anche uno spazio in cui proporre attività di divulgazione aperte a cittadini, turisti e scuole, coinvolti in attività su temi legati alla convivenza uomo-animale, all’impatto del cambiamento climatico e alla conservazione della biodiversità. L’hub sarà composto da due strutture fisicamente separate ma integrate: il centro di custodia situato nell’area dell’Ex Ceac, già in fase di ristrutturazione, e il centro “Bonello” gestito da Veneto Agricoltura.

Podcast e mappe per raccontare in modo nuovo il territorio
Il progetto prevede anche un’attività di comunicazione per raccontare in modo nuovo il Delta, fra gli output figurano infatti quattro podcast con le voci di chi vive e chi studia questo territorio unico, sospeso fra terra, acqua e mare e tre originali mappe che sviluppano il racconto del progetto attraverso tre itinerari – dal Giardino botanico di Porto caleri al museo delle api di Ca’ Cappellino, dal centro di interesse archeologico di San Basilio all’Oasi di Ca’ Mello, la Sacca degli Scardovari – e propongono una narrazione turistica-scientifica ricca di suggestioni che incrocia il racconto degli aspetti naturalistici con la valorizzazione dell’attività di ricerca scientifica e delle eccellenze dell’agricoltura e del panorama ittico del territorio. Mappe e podcast verranno presentati in occasione di un evento in programma nel territorio la prossima primavera.

La fase finale di lancio e disseminazione del progetto, attualmente in corso, si inserisce in un nuovo progetto di terza missione dell’Università – RINASCO – Rigenerare Insieme Natura Ambiente Salute Consapevolmente – iniziativa che coinvolge sei dipartimenti di Università di Padova (BCA, MAPS – Medicina Animale Produzioni e Salute, TESAF – Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-forestali, DAFNAE – Diparimento di Agronomia, animali, alimenti, risorse naturali e ambiente, DCTV – Dipartimento di Scienze Cardio-toracico vascolari e sanità pubblica, DNS – Dipartimento di neuroscienze).

Scarsità di risorsa nivale e temperature sopra la media le caratteristiche meteorologiche di febbraio 2025 in Veneto

“Col mese di febbraio si conclude l’inverno meteorologico 2024-25: perdura la preoccupante situazione della carenza di risorsa nivale, Arpav ci dice che all’appello mancano, da inizio stagione, circa 130 cm di neve fresca sulle dolomiti e 100 cm sulle Prealpi. In ottica di stagione irrigua alle porte non può che essere un elemento di preoccupazione associato a temperature miti non solo in quota”. A dirlo è Silvio Parizzi, direttore Anbi Veneto.

Pioggia e neve

Le precipitazioni a scala regionale si sono attestate su 59 mm, rispetto alla media del periodo 1994-2024 di 61 mm (-4%) per un apporto meteorico totale di circa 1062 milioni di m3 di acqua. Dall’inizio della stagione invernale il deficit di precipitazione nevosa è ancora del 34% nelle Dolomiti e del 38% nelle Prealpi. Dati: ARPAV. La quantità di neve caduta è stata nella norma ma inferiore alla media degli ultimi 10 anni.

Temperatura

L’inverno meteorologico (dicembre-gennaio-febbraio) è stato, in quota, mite, con un valore oltre la norma ma più fresco dei caldi inverni degli anni 2024, 2020, 2016, 2007, 1993 e 1992 (periodo di osservazione 1991-2025). È il sesto inverno più caldo dal 1992 ad oggi con un’anomalia di +1.5 °C rispetto alla media 1991-2020 (Arpav). Febbraio è stato più caldo del normale mediamente di + 1.6 °C: le minime registrano un’anomalia di +2.3 °C, le massime +0.9 ° (Arpav).

Risorse nivali

Il mese di febbraio è stato mite oltre la norma, soprattutto nella prima e nella terza decade del mese.
Il giorno più freddo è risultato il 14 febbraio, il più caldo il 5 febbraio. Sono caduti mediamente 50-65 cm a 2000 m nelle Dolomiti e 65- 85 cm di neve a 1600 m nelle Prealpi. La risorsa idrica nivale al 28 febbraio è inferiore alla norma: indicativamente è di 166 Mm3 nel bacino del Piave, 84 Mm3 nel bacino del Cordevole e di 114 Mm3 nel bacino del Brenta (dai Arpav).

Situazione dei corsi d’acqua/Acque sotterranee

Le portate sono in generale calo a fine mese rispetto alla situazione di fine gennaio. Solo Adige e Po mantengono valori superiori alle medie storiche del periodo. La tendenza delle falde è ancora in calo, anche se i valori si mantengono prossimi alle medie di lungo periodo.

Fonte: Anbi Veneto

Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards 2025, selezionate le idee food in quota più innovative, sabato 29 marzo i tre vincitori

La giuria di esperti e giornalisti in seno al Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards 2025 ha scelto le migliori proposte delle tre categorie in concorso, “Attrezzatura e abbigliamento da montagna”, “Servizi e App” ed “Enogastronomia della montagna”. “Tante le proposte giunte per questa sesta edizione della manifestazione, progetto curatoriale del Lagazuoi EXPO Dolomiti, focalizzato sulle idee innovative e sostenibili legate al mondo della montagna.

I componenti della giuria

A presiedere la giuria, per la categoria “Enogastronomia della montagna”, l’Ingegnere Stefano Illing (nella foto in alto), che ha portato il punto di vista e l’esperienza di chi vive e lavora in montagna. Gli altri componenti sono: Bruno Gambacorta, giornalista Rai, ideatore, autore e conduttore di Eat Parade il primo telegiornale italiano dedicato all’enogastronomia; Alberto Lupini, direttore del network Italia a Tavola; Filippo Polidori, “food guru” e AD Polidori & Partners; Ludovica Rubbini, general manager e titolare del SanBrite, stella rossa e verde Michelin e Matteo Stoppa, Executive Manager BPER Banca Private Cesare Ponti.

I finalisti per la categoria “Enogastronomia di montagna”, di cui Argav è partner

Tre i progetti candidati legati al food che hanno convinto la giuria (in ordine alfabetico): l’apicoltura nomade e biologica, l’azienda apistica di Christian Forte a 1440 metri in provincia di Belluno, che ha selezionato api regine carniche per produrre pregiati mieli unifloreali biologici; Is Femminas, ristorante sardo tutto al femminile che ripropone ricette della tradizione utilizzando prodotti provenienti da Seulo, borgo a 797 metri di altezza con la particolarità di essere uno dei pochi luoghi al mondo dove si vive più a lungo in salute; Refill & Taste, il progetto della Strada dei Formaggi delle Dolomiti, promuove un consumo consapevole dell’acqua attraverso l’App internazionale Refill, che mappa circa 120 punti di rifornimento delle valli dolomitiche. L’iniziativa si integra con Cheesenic con l’abbinamento di un cestino di prodotti locali delle strutture aderenti.

Prossimi passi

Sabato 29 marzo alle 14.30, nel contesto dell’avveniristico Lagazuoi Expo Dolomiti, situato a 2.732 metri sopra Cortina d’Ampezzo, saranno svelati i nomi dei tre vincitori assoluti. Con la premiazione ufficiale, sarà inaugurata la mostra permanente, visitabile fino a marzo 2026, dedicata ai vincitori e ai finalisti di questa edizione.

Fonte: servizio stampa Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards 2025

I Pfas modificano i livelli di calcio nel corpo: studio dell’Università di Padova e Ospedale di Vicenza, finanziato da Regione Veneto, conferma allerta sulla salute pubblica

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Università di Padova e dall’Ospedale di Vicenza, grazie ad un finanziamento regionale dal Consorzio per la ricerca sanitaria (Coris) della Regione Veneto, ha messo in luce come l’esposizione prolungata ai Pfas possa alterare il metabolismo osseo modificando i livelli di calcio. Pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Chemosphere, lo studio ha coinvolto 1.174 adulti provenienti dall’area rossa del Veneto, da decenni interessata da contaminazione delle acque potabili.

Inquinati perenni

I Pfas, utilizzati in numerosi prodotti industriali e di consumo, sono al centro di crescente preoccupazione per la salute pubblica. “Una delle più frequenti manifestazioni cliniche riscontrate in soggetti esposti anche a bassi livelli di Pfas è l’osteoporosi, una maggior fragilità dell’osso tipica dell’invecchiamento ma che si può già manifestare in giovane età laddove si sia esposti anche a basse concentrazioni di queste sostanze”, spiega il professor Carlo Foresta (nella foto in alto), coordinatore dello studio. Precedenti studi dell’equipe del professor Foresta avevano infatti dimostrato, tra i primi a livello internazionale, una riduzione della densità ossea già clinicamente rilevata in diciottenni dell’area rossa del Veneto. “Successivamente abbiamo spiegato questo effetto dimostrando un’attività negativa dei Pfas sul recettore della vitamina D, ormone che favorisce la calcificazione dell’osso e l’assorbimento intestinale del calcio dalla dieta, nonché un deposito di queste sostanze nell’idrossiapatite, la principale componente inorganica dello scheletro dove lega il calcio stesso favorendo la solidità ossea”, prosegue Foresta.
In questo studio, i ricercatori hanno quindi misurato i livelli di Pfas, calcio, vitamina D e paratormone nel sangue di 655 uomini e 519 donne di età compresa tra i 20 e i 69 anni dell’area rossa del Veneto e hanno scoperto che soggetti con concentrazioni più elevate di Pfas presentavano anche livelli di calcio aumentati. Lo studio ha coinvolto ricercatori tra Padova, Vicenza e Napoli ed è il risultato di quattro anni di lavoro.

“Un aumento del calcio circolante può essere dovuto a un aumentato assorbimento intestinale mediato dalla vitamina D, a un aumento del paratormone, oppure a un maggior rilascio di calcio dai siti di deposito. E il più grande deposito di calcio del corpo umano è proprio lo scheletro”, spiega il professor Andrea Di Nisio, primo autore dello studio. “Poiché nel nostro studio vitamina D e paratormone non sono modificati, i nostri risultati dimostrano che l’aumento di calcio, anche se ancora entro il range di normalità, può essere segno di un’interferenza dei Pfas a livello dell’osso, dove, ricordiamo, essi si accumulano in abbondanza. Un recente studio ha infatti dimostrato che i Pfas inducono un aumento dell’attività degli osteoclasti, le cellule dello scheletro deputate al riassorbimento di tessuto osseo, con conseguente liberazione di calcio e riduzione della densità dell’osso.”

Presenza dei Pfas a livello nazionale

Questo studio si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso l’impatto ambientale dei Pfas, anche alla luce delle recenti evidenze della presenza di questi inquinanti su tutto il territorio nazionale. La contaminazione delle acque nel Veneto, iniziata diversi decenni fa, ha reso evidente come un problema localizzato possa trasformarsi in una questione di salute pubblica, sollecitando ulteriori ricerche e interventi preventivi. “I nostri risultati ci spingono a riflettere su come un’esposizione prolungata a Pfas, anche se invisibile, possa avere ripercussioni sulla salute a lungo termine”, conclude il professor Foresta. “Abbiamo dimostrato che la ben nota associazione tra Pfas e osteoporosi, ormai dimostrata a livello internazionale, non è tanto mediata da una riduzione di vitamina D, quanto da un’azione diretta dei Pfas sull’osso con conseguente liberazione di calcio”.

Nel dettaglio

Finanziato nel 2021, approvato dal comitato etico nel 2022, lo studio ha visto da fine 2022 a giugno 2023 la reclutazione dei pazienti, tutti residenti nei comuni dell’area rossa della provincia di Vicenza. L’ospedale di vicenza ha effettuato i prelievi e raccolto i questionari anamnestici, l’Arpav ha fatto i dosaggi dei Pfas. L’obiettivo di questo studio era di valutare la possibile associazione tra l’esposizione ambientale ai Pfas e i livelli di vitamina D (VitD), calcio sierico e ormone paratiroideo (PTH) in soggetti residenti in un’area ad alta esposizione della Regione Veneto in Italia. In questo studio osservazionale trasversale, 1174 soggetti che avevano precedentemente aderito al Piano di Sorveglianza Regionale 2016-2018 per i livelli plasmatici di Pfas sono stati richiamati nel 2023 e valutati per dati demografici, antropometrici e analisi del sangue. I dati sulle abitudini alimentari e l’integrazione di VitD sono stati ottenuti tramite un questionario dedicato. Le concentrazioni sieriche di Pfas, calcio, 25-idrossi-vitamina D (25OH-VitD) e PTH sono state determinate da campioni di sangue. L’acido perfluoroottanoico (PFOA), il perfluoroottanosolfonato (PFOS) e l’acido perfluoroesansolfonico (PFHxS) sono stati gli unici tre Pfas, su 12, quantificabili in almeno il 90% dei campioni e considerati per ulteriori analisi. I modelli additivi generalizzati, utilizzando la regressione lineare e le spline di piastra sottile di smoothing, hanno rilevato un’associazione positiva tra il calcio sierico e tutti i Pfas considerati (Pfoa: β = 0.03; IC 95% 0.01–0.06; PFOS: β = 0.06; IC 95% 0.02–0.09, PFHxS: β = 0.04; IC 95% 0.01–0.06). L’analisi dei gradi di libertà stimati (EDF) ha mostrato l’associazione approssimativamente lineare tra il calcio sierico con Pfoa (EDF = 1.89) e PFHxS (EDF = 1.21), ma non per PFOS (EDF = 3.69). Diversamente, i livelli di Pfas non hanno mostrato alcuna associazione con la 25-idrossi-vitamina D o il PTH, ad eccezione della 25OH-D trasformata in logaritmo naturale e del PFOS (β = 0.04; IC 95% 0.00–0.08). Le analisi stratificate hanno confermato l’associazione positiva tra tutti i Pfas considerati e il calcio nei soggetti che non assumevano integratori di VitD. I risultati mostrano che alti livelli di esposizione ai Pfas possono interferire con il metabolismo del calcio, indipendentemente dallo stile di vita e dai fattori dietetici. Ulteriori chiarimenti sui meccanismi alla base della rottura dell’omeostasi del calcio, inclusi i legami multipli-equilibrio con l’albumina sierica, devono ancora essere affrontati

Il gruppo di lavoro
I ricercatori che hanno partecipato al lavoro sono stati Andrea Di Nisio, Luca De Toni, Cristina Canova, Mirko Berti, Achille Di Falco, Rinaldo Zolin, Anna Maria Bettega, Iva Sabovic, Alberto Ferlin, Carlo Foresta. Le strutture di ricerca coinvolte sono state il Dipartimento di Medicina, Unità Operativa di Andrologia e Medicina della Riproduzione Umana, Università di Padova; l’Unità di Biostatistica, Epidemiologia e Sanità Pubblica, Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica, Università di Padova; l’Unità di Epidemiologia, Ospedale di Vicenza, ULSS 8 Berica e Dipartimento di Psicologia e Scienze della Salute, Università Digitale Pegaso di Napoli.

Fonte: servizio stampa progetto di studio Pfas Università di Padova/Ospedale di Vicenza