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Task force anti-Ogm: Galan esca dall’ambiguità

”Il Ministro delle Politiche Agricole Giancarlo Galan deve chiaramente dire da che parte sta nella vicenda degli Ogm e uscire dalle sabbie mobili dell’ambiguita”’. Lo sostiene la ”Task force per una Italia libera da Ogm” composta da 27 organizzazioni del mondo produttivo, del consumo e dell’ambiente, come riporta una nota della Coldiretti.

Un vuoto politico che ostacola lo sviluppo delle filiere Made in Italy
. ”Questa – prosegue il comunicato – e’ la domanda a cui Galan sfugge: gli Ogm sono un modello economicamente vantaggioso per la valorizzazione del nostro patrimonio agroalimentare oppure una soluzione incompatibile all’affermazione di prodotti competitivi? Se Galan e’ favorevole agli Ogm si assuma, da Ministro, la responsabilita’ di modificare la legge in Parlamento altrimenti cominci ad occuparsi dei problemi veri e smetta di alimentare confusione, come sulla ricerca che, come si a bene, in Italia non e’ stata mai vietata. I sotterfugi e le ipocrisie a cui il Ministro ha fatto continuamente ricorso nascondono un vuoto politico che rischia di compromettere gravemente la direzione e la coerenza dei progetti di sviluppo delle filiere autenticamente Made in Italy”.

Il rispetto della legge. ”Nel caso dei campi di mais seminati illegalmente in Friuli le omissioni – conclude la Task force – si sono tradotte in una grave responsabilita’ politica, e a pensare che qui neanche si e’ trattato di Ogm si’ o no, ma semplicemente di pronunciarsi sul rispetto di una legge dello Stato”.

(fonte Asca)

Entrato in vigore il decreto che salva dalle trivellazioni offshore

Pelagos

E’ in vigore da ieri, giovedì 26 agosto,  il decreto del Ministero dell’Ambiente, sulle trivellazioni offshore che salverà Pelagos, il santuario internazionale dei mammiferi marini, dal rischio trivellazioni per l’estrazione di gas e petrolio a sud dell’Isola d’Elba, tra Pianosa e Montecristo.La concessione di ricerca “Elba Sud” di 643 km2, rilasciata alla Puma Petroleum della multinazionale australiana Key Petroleum Ltd, ricadrebbe infatti nel pieno della zona protetta che include al suo interno le aree protette di Bergeggi, Cinque Terre, Portofino, Secche della Meloria, Asinara, i parchi nazionali dell’Arcipelago toscano e dell’Arcipelago della Maddalena e che, a tutti gli effetti ex legem, rappresenta un’area protetta per scopi di tutela ambientale, in virtù della legge nazionale istitutiva del santuario (la l. 426/98) realizzata in attuazione di accordi e convenzioni internazionali.

Non garantite zone non vincolate come il Canale di Sicilia e il mare di Pantelleria. “Il decreto pubblicato mercoledì 11 agosto sul supplemento ordinario della G.U. – ha dichiarato il vicepresidente nazionale di Legambiente Sebastiano Venneri – vieta le attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale ma purtroppo non garantisce tutte le zone non vincolate come il Canale di Sicilia e il mare di Pantelleria per esempio, dove è appunto in corso una mobilitazione dei barcaioli insieme ai turisti e a molti residenti per dire no alle trivellazioni. Chiediamo quindi al ministro Stefania Prestigiacomo di pronunciarsi con chiarezza per impedire scempi e disastri ambientali anche nelle aree costiere e marine non protette ma ugualmente pregiate e preziose per un corretto sviluppo turistico-economico del Belpaese”.

(fonte Legambiente)

Incendi in Italia: positivo primo bilancio estivo

foto CfS

Un’estate all’insegna del calo degli incendi boschivi in Italia: secondo il CfS (Corpo Forestale dello Stato), il numero dei roghi e’ sceso di oltre il 30% rispetto al 2009.Confermata cosi’ una tendenza gia’ emersa la scorsa estate. In netto calo anche la superficie totale bruciata, -40%. Dati decisamente positivi, che si spiegano con le ‘condizioni climatiche favorevoli’, con l’attivita’ di prevenzione e anche di intelligence, delle squadre speciali della Forestale che dall’1/1 ha denunciato 90 persone e ne ha arrestate 6.

(fonte Ansa)

L’orsa Jurka va in Germania

L’orsa Jurka è stata trasferita dal centro vivaistico forestale del Casteler, dove si trovava dall’aprile 2008, al “Parco alternativo della Foresta Nera per orsi e lupi“, situato a Schmiedsberg in Schapbach. L’orsa, addormentata e visitata dai veterinari, è apparsa in ottime condizioni, il suo peso è di circa 150 kg.

ll soggiorno trentino. Jurka era tenuta in cattività al Casteler – centro vivaistico provinciale, all’interno di uno spazio di circa 8mila metri quadri di bosco e prato, a causa dell’irrequietezza che aveva manifestato in natura. In questi mesi l’orsa non ha causato nessun problema e, al contrario, si è comportata in modo piuttosto tranquillo; ottima anche la sua salute: è leggermente ingrassata e ha raggiunto i 150 kg di peso, nonostante una dieta composta per il 90% di frutta e verdura. Lo spostamento nel parco della Foresta Nera consentirà a Jurka di muoversi all’interno di una vasta area forestata di circa 7 ettari, in contatto anche con altri orsi.

Jurka ora è libera. L’iniziativa è nata in seguito ad una richiesta della “Fondazione per orsi” di Worbis in Germania che, con il supporto dell’Associazione ambientalista per la protezione degli animali “No alla Caccia”, ha offerto alla Provincia autonoma di Trento la disponibilità ad ospitare Jurka in questo grande parco tedesco, il cui allestimento è stato da poco ultimato. L’area, situata in una valletta boscata attraversata da un ruscello, è destinata proprio all’accoglienza di orsi provenienti dalla cattività, al fine di migliorarne le condizioni di vita ed allo stesso tempo attivare iniziative di formazione e di didattica sulla conservazione dei grandi carnivori. Lo spostamento dell’animale ha visto il coinvolgimento del Ministero delle Foreste di Roma e Verona e delle corrispondenti autorità tedesche. Le spese relative al trasporto e al mantenimento dell’orsa, in futuro, saranno a carico della Fondazione.

(fonte Provincia di Trento)

Rinnovabili: nel prossimo triennio, -20% di incentivi

”Si andra’ verso il taglio degli incentivi alle rinnovabili da qui al 2020. Prevediamo un -20% nel prossimo triennio”. Lo ha detto Roberto Menia, sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, parlando dal palco di Cortina InConTra.
”I dettagli di questo calo – ha aggiunto – li negozieremo con gli operatori. Ma l’importante e’ che il sistema Paese si avvalga in tutte le sue componenti dello sviluppo delle rinnovabili, anche cioe’ nel rendersi autonomo nella produzione degli apparati e degli impianti”. Menia ha ricordato che il governo ”nel suo piano di azione nazionale per le energie rinnovabili approvato a giugno ha previsto che il mix energetico italiano riduca il ricorso alle fonti fossili dall’attuale 80% al 50%. Nel restante 50%, a regime, una meta’ sara’ costituita da fonti rinnovabili e l’altra da energia nucleare”.

(fonte Ansa)

Green economy: con l’elettricità dai campi si abbatte la bolletta energetica nazionale, ma servono certezze per investire

La bilancia commerciale italiana dell’energia segna un deficit che negli ultimi tre anni ha oscillato tra i 42 ed i 60 miliardi di euro (con un picco dell’import, nel 2008, di 76 miliardi di euro, pari al 5% del Pil) senza il quale avremmo un avanzo commerciale di 40 miliardi di euro. “Per abbattere i costi della bolletta energetica l’agricoltura può dare un grosso contributo, perché il settore è al passo con i tempi nella scommessa sulla “green economy”, dice il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni intervenendo al dibattito “L’economia (sostenibile) è green” nell’ambito di “Cortina InConTra”.

1/L e richieste del mondo agricolo. “Un Impegno che gli agricoltori italiani sono pronti ad assolvere a patto di garantire loro un orizzonte di certezze e di stabilità attraverso politiche idonee”, sottolinea Federico Vecchioni, elencando le richieste del mondo agricolo, che partono da una maggiore considerazione delle potenzialità delle biomasse e del biogas, da valorizzare, al pari delle altre energie da fonti rinnovabili, in un quadro stabile in cui le incentivazioni siano mantenute per tre anni (sino a tutto il 2012) non siano modificate una volta concesse. Sempre in tema di incentivi serve una loro equilibrata ridefinizione, che confermi l’orientamento politico a favore della produzione di energia elettrica nelle aziende agricole sino ad 1 MW per la generazione distribuita, con uno snellimento delle autorizzazioni ed il potenziamento della rete elettrica.

2/Le richieste del mondo agricolo. Poi va prevista una corretta classificazione dei materiali utilizzabili, per facilitare l’uso, a fini energetici, dei residui e dei sottoprodotti dell’attività agricola ed agroindustriale, spesso classificati impropriamente come rifiuti. Va anche ulteriormente favorito il biometano per compensare la minor competitività rispetto al gas di origine fossile e in questo senso il Piano di Azione Nazionale delinea una strategia appropriata anche se manca una soluzione al problema delle reti (i costi di connessione sono a carico del cliente). Occorre, inoltre, trovare una soluzione del problema degli impianti a biogas agricoli realizzati “ante 2008”, che paradossalmente godono di agevolazioni inferiori a quelle ora vigenti. E infine è essenziale un sostegno alle biomasse nel settore dei trasporti che sia equamente suddiviso nella filiera.

(fonte Confagricoltura)

Onu: bocciati in biodiversità i Paesi del mondo

Tutti bocciati in biodiversità i Paesi del mondo. A pronunciare la sentenza è Ahmed Djoghlaf, segretario esecutivo della Convenzione Onu sulla Biodiversità, che durante una conferenza ai Kew Gardens di Londra ha accusato i governi di non fare abbastanza, ammonendoli sul fatto che se non si interviene ora si rischia di dover spendere molto di più fra qualche anno.

Raggiunto presto il punto di non ritorno. “Quello a cui assistiamo oggi è un totale disastro – afferma Djoglaf ripreso dal Guardian – nessun Paese ha raggiunto i propri obiettivi su questo tema, e stiamo perdendo biodiversità ad un tasso senza precedenti. Se continuiamo così il punto di non ritorno verrà raggiunto molto presto”. Secondo le cifre fornite dagli scienziati, il pianeta perde dalle 150 alle 200 specie di piante o animali ogni giorno, un’estinzione 1.000 volte superiore a quella naturale. Secondo l’esperto non c’é ‘concorrenza’ tra la tutela delle specie e la lotta ai cambiamenti climatici: “sono problemi strettamente legati, e non si può risolvere l’uno senza affrontare anche l’altro – spiega Djoghlaf -, invece la biodiversità è materia sempre dei ministri con meno fondi e i governi non la mettono mai ai primi posti delle loro politiche.

Piani di salvaguardia lasciati sulle scrivanie dei Ministri. Molti piani sono stati elaborati su questo tema all’inizio degli anni ’90 – sottolinea il segretario – ma sono ancora sulle scrivanie dei ministri. I vari Paesi sono legalmente obbligati ad agire, ma solo 140 hanno una qualche bozza di piano, e solo 16 lo hanno rivisto dal 1993”.

In Italia, a rischio animali simbolo come la rondine. Fra gli inadempienti c’é anche l’Italia, che aspetta una legge quadro sulla biodiversità da 16 anni, come denunciano molte associazioni ambientaliste.Una strategia è stata presentata dal ministro Stefania Prestigiacomo lo scorso maggio, e dovrebbe essere adottata formalmente entro il 2010. Nel frattempo le notizie sulle specie italiane non sono confortanti: secondo l’annuario dei dati ambientali dell’Ispra in pericolo di estinzione nel nostro paese ci sono il 40% delle piante, il 15% dei mammiferi, il 23% degli uccelli e il 66% dei rettili, e stanno scomparendo anche animali simbolo come la rondine.

I prossimi incontri. A fine anno a Nagoya, in Giappone, ci sarà una grande conferenza dei Paesi aderenti alla convenzione Onu sulla biodiversità, preceduta a ottobre da un rapporto sugli effetti economici della perdita di animali e piante, che dimostrerà come proteggere le specie adesso sia in realtà un guadagno. Una delle conclusioni sarà che salvare i benefici derivanti dalla biodiversità, dall’impollinazione alla scoperta di nuovi farmaci, costerà da 10 a 100 volte di più che salvare piante e animali che ora li forniscono.

(fonte Ansa)

Ue: sospese in parte norme salva foche

Il bando europeo all’import dei prodotti di foca, che sarebbe dovuto entrare in vigore lo scorso 20 agosto, è stato  ”temporaneamente e parzialmente” sospeso, almeno per alcune organizzazioni di Inuit che hanno presentato ricorso alla Corte di giustizia Ue: lo ha detto la Commissione europea, spiegando che la Corte di giustizia ha deciso di sospendere ”temporaneamente e parzialmente” l’entrata in vigore del divieto per analizzare un ricorso presentato dalla popolazione Inuit, fortemente contraria al bando che la Ue vuole imporre.

Bando sospeso per il Inuit. ”Il bando all’import dei prodotti di foca entra in vigore ma non si applica a chi ha presentato ricorso alla Corte di giustizia, perche’ il presidente del tribunale Ue ha deciso di sospenderlo parzialmente, per analizzare il ricorso e potersi pronunciare sulla questione in via definitiva”, ha spiegato Maria Kokkonen, una portavoce di Bruxelles. Il tribunale, ha precisato, deve ancora ascoltare tutte le parti coinvolte, cioe’ Commissione europea, Parlamento e Consiglio, che hanno tempo fino al 7 settembre per presentare la loro posizione. Dopo aver sentito tutti, ”la Corte decidera’ se dare sospensione temporanea al regolamento approvato dalla Ue che vieta l’importazione di prodotti di foca o derivati, fatta eccezione per prodotti non commerciali”, ha concluso.

Tensioni Ue-Canada. Il bando approvato dalla Ue lo scorso anno, che adesso entra ”parzialmente” in vigore, e’ stato al centro delle tensioni tra Ue e Canada. Il Canada sostiene il commercio dei prodotti di foca, e si batte, anche alla Wto, per abolire ogni restrizione che la Ue vuole imporre. La notizia della sospensione del bando da parte della Corte di giustizia Ue era stata diffusa ieri proprio dalla stampa canadese e dalla maggiore associazione Inuit, che avevano dato grande risalto a quella che considerano una vittoria degli Inuit.

(fonte Ansa)

Approvato il programma della Conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale del Veneto

Proporre e definire una “posizione veneta” matura e condivisa rispetto all’evoluzione della politica agricola dell’Unione europea (I° e II° Pilastro) dopo il 2013. E’ questo lo scopo della Conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale del Veneto, secondo il programma approvato dalla Giunta regionale il 27 luglio, con la deliberazione n. 1930.

L’avvio previsto per il prossimo mese di ottobre a Legnaro (PD). La Conferenza prevede un percorso guidato di approfondimento e confronto sul futuro del mondo rurale veneto, per verificare le opportunità di sviluppo del settore e le strategie “di accompagnamento” che potranno essere adottate nel periodo di programmazione 2014-2020. Il seminario di apertura, in programma il prossimo 1 ottobre a Legnaro (PD), avrà il compito di presentare i primi orientamenti dell’UE e un’agenda di possibili priorità attraverso le quali avviare la discussione sul futuro dell’agricoltura veneta. L’iniziativa, coordinata dalla Regione del Veneto, è organizzata in collaborazione con l’Azienda regionale Veneto Agricoltura e prevede il supporto dell’INEA attraverso un apposito accordo di programma.

Previsti anche cinque seminari tecnici e una consultazione on-line. L’incontro di presentazione e di lancio della Conferenza segnerà l’inizio del percorso progettato per definire e condividere con gli operatori, i principali portatori di interesse e la collettività, le priorità strategiche del sistema agricolo veneto, nel contesto delle prospettive delineate in sede comunitaria e in funzione del programma di governo della Regione. Dopo la giornata di apertura, sono previsti cinque seminari tematici, ciascuno dei quali affronterà una delle specifiche priorità emergenti: 8 ottobre (Innovazione, informazione e filiera della conoscenza); 22 ottobre (Globalizzazione dei mercati e nuovi strumenti d’intervento); 5 novembre (Sistemi agricoli e forestali, ambiente e produzione di beni pubblici); 19 novembre (Qualità dei prodotti e sostenibilità); 3 dicembre (Governance e federalismo per l’agricoltura e le aree rurali). In parallelo ai seminari tematici verrà avviata anche una consultazione “on-line” aperta a tutti coloro che vorranno presentare contributi e proposte per delineare e definire l’Agenda delle priorità strategiche per il sistema agricolo, forestale e rurale del Veneto, che sarà l’oggetto della Conferenza nell’ambito del congresso finale previsto a febbraio 2011.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

La Direttiva Nitrati sul web

Sul sito internet della Regione del Veneto è consultabile una dettagliatissima scheda dedicata all’importante direttiva europea. La pratica della fertilizzazione dei terreni agricoli, effettuata attraverso lo spandimento degli effluenti provenienti dalle aziende zootecniche e dalle piccole aziende agroalimentari, è oggetto di una specifica regolamentazione volta a salvaguardare le acque sotterranee e superficiali dall’inquinamento causato, in primo luogo, dai nitrati presenti nei reflui.

Nella scheda informativa, anche le zone vulnerabili del Veneto. La Direttiva comunitaria 91/676/CEE ha dettato i principi fondamentali a cui si è uniformata la successiva normativa nazionale, ovvero il Decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 e il Decreto ministeriale 7 aprile 2006. Gli uffici competenti regionali hanno predisposto su questo argomento una esauriente e dettagliata scheda informativa che fornisce chiare informazioni sulle modalità di applicazione della direttiva, le zone vulnerabili del Veneto, il programma di azione e la disciplina regionale, gli adempimenti per  le aziende agricole, ecc. Si tratta di informazioni di grande importanza per gli operatori agricoli, in particolare per coloro che stanno attuando determinate Misure del PSR 2007/2013.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)