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Dal 7 all’11 aprile a Verona è di scena Vinitaly 2011

Con un export 2010 di 3,9 miliardi di euro, oltre 20 milioni di ettolitri e più di 2,5 miliardi di bottiglie tricolori stappate nel mondo, il vino italiano si conferma prima voce dell’export agroalimentare nazionale spingendo il settore oltre la crisi globale dell’ultimo anno. Un vero e proprio boom che registra una performance positiva anche in termini di valore: +11,7% sul 2009.

È questo lo scenario del mercato che preannuncia la 45^ edizione di Vinitaly (Veronafiere, 7-11 aprile; www.vinitaly.com), il Salone internazionale del vino e dei distillati che, con i suoi 4.000 espositori provenienti da tutto il mondo, richiama in media ogni anno oltre 150 mila visitatori specializzati, di cui più di un terzo da 114 Paesi. In mostra a Vinitaly tutto l’universo enologico, in rappresentanza di un settore che vale complessivamente per il nostro Paese 13,5 miliardi di euro di fatturato (2010), a cui si aggiungono ulteriori 2 miliardi di indotto, e che occupa 1,2 milioni di addetti nelle 770 mila aziende sparse su tutto il territorio nazionale.

A trainare l’export è il mercato americano, dove l’Italia è il primo esportatore di vino sia in termini di valore che di quantità: circa il 33% del vino consumato negli Usa, per un valore di circa 827,3 milioni di euro, è made in Italy. Buoni risultati anche in Russia (+59,6% l’export nel 2010) dove il valore delle nostre esportazioni ha superato i 100 milioni di euro, in Canada e in Svizzera (rispettivamente +28,6% e +12,5%), anche se la Germania rimane il nostro primo importatore con quasi 850,6 milioni di euro.

Mercati emergenti. La promozione e la valorizzazione del ‘sistema Italia’ nel mondo è tra i punti cardine della manifestazione che, con il Vinitaly in the World, porta il meglio dell’enologia nazionale nei principali Paesi esteri, soprattutto extra Ue, che condensano il 23% dell’esportazioni nazionali. Tra i mercati emergenti, soprattutto quello cinese che ha registrato un +109% lo scorso anno, con un raddoppio del valore del vino italiano, facendo diventare la città di Hong Kong il centro per la distribuzione e il commercio del vino in Asia. Proprio a questo importante hub del mercato asiatico, Vinitaly dedica uno dei suoi focus internazionali in calendario durante la rassegna.

(fonte Veronafiere)

Vino italiano, come sarà il 2011, inchiesta Vinitaly-Winenews

Come sarà il 2011 per il vino italiano? La risposta arriva da un’inchiesta Vinitaly-Winenews condotta fra le 50 aziende più rappresentative del made in Italy in bottiglia e presenti a Verona per il prossimo Vinitaly (7-11 aprile; http://www.vinitaly.com), l’evento di riferimento del panorama enologico internazionale. Le 50 cantine interpellate, tra le più importanti del Belpaese, chiudono un buon 2010, con fatturati cresciuti dell’8% ed export che corre a due cifre (+14%), e confermano un sentimentm positivo per il 2011.

Le imprese del vino, dunque, ritrovano fiducia e cominciano a non vedere così lontani scenari analoghi a quelli pre-crisi. La chiusura del 2010 ha confermato una ritrovata vitalità commerciale delle aziende tricolore del comparto, che hanno registrato (75% del campione) una crescita del proprio fatturato da un minimo del 2% ad un massimo del 25%. A tirare la volata sono decisamente le esportazioni, in crescita per il 90% delle aziende interpellate, con percentuali che vanno dal 3% fino al 50%. Il 15% delle aziende ha dichiarato una stabilità del proprio fatturato nel 2010, e sono relativamente poche (10%) quelle che hanno, invece, visto decrescere i propri introiti.

Sul fronte dell’export 2010, soltanto il 10% del campione ha rilevato il proprio andamento delle esportazioni stabile. Le aziende vitivinicole italiane ritrovano fiducia dopo due anni (2008-2009) di contrazione, sia nei fatturati che nella forza penetrativa sui mercati esteri, che tornano oggi a confermare il loro ruolo di principale sbocco commerciale per le etichette tricolori. Il 75% delle aziende dichiara un sentiment abbastanza positivo sull’anno appena cominciato, ulteriormente “rinforzato” da un 15% che lo prevede positivo, contro un 10% che, invece, lo percepisce ancora negativo. Il 2011 si presenta, dunque, come un anno che potrebbe sancire il definitivo recupero del trend di crescita innescato nel 2007.

Ma se guardiamo al comparto del vino, l’empasse economica mondiale ha posto di fronte agli imprenditori vitivinicoli criticità decisamente meno gravi di quanto si siano presentate in altri comparti e, agendo quasi esclusivamente sulla leva dei prezzi, un punto di assestamento è stato trovato abbastanza velocemente. Non senza, peraltro, il lavoro fondamentale e puntuale delle aziende sul loro core business ormai sempre più conclamato e cioè quello dei mercati esteri, dove accanto ad una ripresa di quelli storici e più maturi (Usa e Germania su tutti) sono cominciate operazioni interessanti anche sui cosiddetti mercati “emergenti” (Cina, ma anche Russia ed Estremo Oriente in genere).

I “talloni di Achille”. Si tratta di strategie che necessariamente hanno interessato soprattutto le aziende dal forte “peso economico specifico” e dalle capacità imprenditoriali più sviluppate. Realtà produttive che ancora restano tendenzialmente limitate rispetto al panorama complessivo del mondo vitivinicolo del Belpaese, caratterizzato da un patrimonio di imprese polverizzato e da fatturati ancora piuttosto deboli. Ma è improprio parlare di una situazione ormai risolta, tanto che gli imprenditori del vino italiano non hanno nascosto alcuni “tallone di Achille” che continuano a rappresentare potenziali minacce: al primo posto ci sono le incognite economiche (per il 46%), al secondo la debolezza dei consumi (forse l’unica criticità che rimanda al mercato interno, notoriamente quello più avaro di soddisfazioni, anche grazie ad un clima “neoproibizionista” che di certo non aiuta), ex-aequo con la perdita di competitività internazionale, al terzo (15%) la concorrenza degli altri Paesi produttori. Indicazioni che, evidentemente, rimandano tutte ai possibili problemi che possono generarsi soprattutto nei mercati esteri, come a ribadire ancora una volta che la strada del successo del vino italiano è sempre più misurata da ciò che accade fuori dai confini.

(fonte Veronafiere)

Dal cavatappi vintage al decanter di design, gli oggetti del desiderio degli eno-appassionati ad Enolitech/Vinitaly 2011

Cavatappi Swaroski

Non vanno solo a caccia dell’etichetta introvabile o della cantina di tendenza: tra gli eno-appassionati italiani cresce la febbre degli accessori, quel vastissimo universo di strumenti che ruotano intorno al mondo del vino. Dai cavatappi vintage ai decanter di design, passando per il termometro wireless, tutte le novità del settore saranno protagoniste al 14° Enolitech (Verona 7-11 aprile 2011 in contemporanea con Vinitaly, Sol e Agrifood Club – http://www.enolitech.it), appuntamento imperdibile per i wine lover, che qui trovano tutti gli oggetti per coltivare la propria passione.

L’interesse per il mercato degli accessori è in costante crescita: secondo uno studio Vinitaly l’eno-appassionato spende circa 150 euro per la sua attrezzatura “minima”, che comprende salvagoccia, cavatappi professionale, termometro per il vino, decanter e una coppia di bicchieri da vino a stelo lungo. Una cifra che può arrivare anche a 1.500 euro aggiungendo un versa-vino, un imbuto per decanter, o i più costosi frigo-cantina e armadi climatizzati. Una passione, quella per gli accessori, che sta contagiando anche gli estimatori dell’olio extravergine di oliva, un prodotto che sta riscuotendo sempre più successo nel mondo.

Tutti gli ultimi trend degli accessori per il vino e l’olio saranno presenti ad Enolitech: a partire dai decanter di grande impatto scenografico, fino ai termometri per il vino di ultima generazione con tecnologia wireless; una sonda applicata alla bottiglia (anche in frigo) dotata di display Lcd e collegata ad un’unità base in grado di ricevere il segnale fino a 25 metri di distanza, consentirà di visualizzare la temperatura ottimale.

L’interesse intorno al mercato degli accessori è in grande crescita anche in quei Paesi che negli ultimi anni stanno scoprendo il vino: a partire dalla Cina, che si configura come mercato di conquista non solo per le cantine, ma anche per le aziende che producono accessori di lusso. Tanto che uno dei colossi internazionali del settore ha appena annunciato la sua campagna d’Oriente, che prevede campagne di formazione e workshop per spiegare agli appassionati cinesi l’utilità del giusto bicchiere.

Ad Enolitech, vetrina per gli operatori, non solo accessori ma anche tutte le attrezzature che ruotano attorno alla filiera del vino e dell’olio di oliva: dalle macchine per ottimizzare le operazioni di campagna, alla gestione della trasformazione; dai nuovi impianti per la produzione di energia da vinaccioli e dai residui della spremitura delle olive fino alla commercializzazione e al packaging di vino e olio.

(fonte VeronaFiere)

Invito stampa de L’Informatore Agrario a Vinitaly 2011 per il convegno sui vini a ridotto tenore di alcol

Negli ultimi anni la gradazione alcolica dei vini italiani è tendenzialmente aumentata, nel contempo il consumo medio di vino in Italia è sceso sotto i 40 litri pro capite ed è cresciuta la tendenza a «bere responsabilmente». In questo scenario apparentemente discordante quali sono le opportunità di mercato per i vini a ridotto tenore alcolico e le tecniche più avanzate per ottenerli? È l’argomento di attualità del convegno «Vini a ridotto tenore di alcol, un’opportunità di mercato», organizzato da L’Informatore Agrario con Veronafiere a Vinitaly giovedì 7 aprile alle 14.30 in sala Rossini.

«L’innalzamento del grado alcolico è in parte dovuto ai mutamenti climatici, alla tendenza dei produttori a ridurre le rese in vigneto per migliorare la qualità dei vini e all’orientamento delle guide di settore a premiare vini strutturati – spiega Clementina Palese, giornalista de L’Informatore Agrario, motivando la scelta del tema. In parallelo, cresce all’estero la domanda di vini a ridotto tenore di alcol e alcuni Paesi, come Francia, Germania e California (Stati Uniti), si sono già attivati per proporre vini parzialmente a ridotta gradazione alcolica».

A confronto mondo della ricerca e mondo produttivo. «In particolare il convegno de L’Informatore Agrario – sottolinea Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario – mette a confronto il mondo della ricerca e il mondo produttivo per valutare le opportunità di mercato offerte dai vini a ridotto tenore alcolico e le tecniche per ottenerli, sia in vigneto, sia in cantina, considerando che la riduzione del grado alcolico è prevista dalla normativa vigente».

In vigneto molto si può fare per ottenere uve di qualità pur con tenore zuccherino contenuto, sia adottando tecniche consolidate, sia ricorrendo a interventi innovativi in corso di sperimentazione. Anche in cantina le possibilità di intervento sono diverse, dalla diminuzione delle rese in alcol della fermentazione alcolica alla modificazione della composizione dei mosti, fino alla dealcolizzazione.

L’evento è suddiviso in due momenti. Alle 15, primo piano sulle norme internazionali che condizionano la dealcolizzazione, nell’intervento di Eugenio Pomarici, del Dipartimento di economia e politica agraria dell’Università di Napoli Federico II. Antonio Seccia, del Dipartimento di scienze agro-ambientali e territoriali dell’Università di Bari, approfondirà il mercato dei vini parzialmente dealcolizzati. Nella seconda parte del convegno verrà affrontata la gestione agronomica per armonizzare maturazione tecnologica e polifenolica da Leonardo Valenti e Isabella Ghiglieno, del Dipartimento di produzione vegetale dell’Università di Milano, con un approfondimento sulle cinetiche di maturazione di Sangiovese e Sagrantino, mentre Alberto Palliotti, del Dipartimento scienze agrarie e ambientali dell’Università di Perugia, illustrerà un trattamento sperimentale per il controllo dell’accumulo di zuccheri. Roberto Ferrarini, del  Dipartimento di biotecnologie dell’Università di Verona, spiegherà le tecniche di dealcolizzazione dei vini, mentre Luigi Moio, del Dipartimento di scienza degli alimenti dell’Università di Napoli Federico II, si concentrerà sulle caratteristiche sensoriali di questi vini.

Utili per conquistare nuovi segmenti di mercato? In conclusione i vini a ridotto tenore alcolico, nell’ambito dei limiti di legge relativi alla definizione di vino, potrebbero essere utili per avvicinare i consumatori al «bere quotidiano» e per assecondare e conquistare nuovi segmenti della domanda sui mercati emergenti. Strada già intrapresa, con modalità e prodotti diversi da alcune aziende vitivinicole italiane. Per info: Monica Sommacampagna, Ufficio Stampa Edizioni L’Informatore Agrario cel. 335.6244116, mail monica@sommacampagna.com

(fonte Edizioni Informatore Agrario)

Uva, scoperto il gene dell’aromaticità delle uve

I ricercatori dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige hanno scoperto il gene che determina l’aromaticità delle uve e sviluppato un metodo basato sul Dna che stabilisce con molta precisione se una vite può produrre uve aromatiche oppure neutre. Le numerose piantine ottenute da seme nei programmi di miglioramento genetico potranno così essere selezionate senza dover aspettare che la vite entri in produzione.

Si tratta del gene DXS e il gruppo di genomica applicata del Centro ricerca e innovazione ha associato le sue variazioni alle caratteristiche aromatiche di 150 vitigni che producono uve a diversa intensità aromatica contenute nella collezione dell’Istituto Nazionale di ricerca agronomica di Montpellier. La ricerca, pubblicata recentemente sulla rivista BMC Plant Biology dal giovane ricercatore Francesco Emanuelli e altri membri del gruppo, ha evidenziato che il cambiamento di un amminoacido nella proteina codificata dal gene è responsabile dell’accumulo di monoterpeni nella bacca di uva e dunque della comparsa del tipico aroma moscato nelle piante che portano la variazione genetica.

Un’applicazione immediata di questo risultato sarà la valutazione precoce di nuove varietà prodotte dalle attività di miglioramento genetico classico e, infatti, i ricercatori hanno già sviluppato un metodo rapido per lo screening dei semenzali. La coordinatrice del gruppo genomica applicata alla vite, Stella Grando, spiega che il test del Dna estratto da un piccolo lembo fogliare della piantina appena germinata, indica con precisione se l’uva di quella pianta avrà l’aroma moscato o meno. Combinato con altri test molecolari che predicono, per esempio, il colore e la resistenza a certe malattie, questo approccio permette di scartare la maggior parte delle piante ottenute dagli incroci ai primissimi stadi di sviluppo, concentrando l’attenzione sugli individui che garantiscono le combinazioni dei caratteri desiderati per le varietà del futuro, con una notevole riduzione di costi, spazi e tempi.

Anche nei cloni aromatici di certe cultivar coltivate in Trentino come Traminer e Chardonnay si è potuto dimostrare che è importante la forma del gene DXS. Oltre a questi risultati, il confronto delle sequenze genomiche ha suggerito l’ipotesi che i vitigni Moscati discendano da una pianta in cui in passato è comparsa casualmente la mutazione del gene DXS.

(fonte Istituto Agrario San Michele all’Adige)

Italia unita nel segno del vino

Quaranta vitigni autoctoni per realizzare un vino rosso e uno bianco che siano la summa delle 20 regioni del Belpaese, e che rappresenteranno ufficialmente la ricorrenza della fondazione dello Stato italiano anche all’estero, a partire dalla presentazione ufficiale della “Bottiglia dei 150 anni dell’Unità d’Italia” al prossimo Vinitaly del 7-11 aprile 2011 a Verona.

Un vino dall’alto valore simbolico, che verrà donato alle massime autorità internazionali. Il progetto, nato da un’idea del Presidente di Veronafiere, Ettore Riello, e lanciata durante l’edizione 2010 di Vinitaly, nell’ambito della storica visita del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, e subito accolta dal Quirinale con grande entusiasmo ed inserita tra gli eventi ufficiali maggiormente significativi per l’anno delle celebrazioni.  Uno strumento di promozione per sottolineare nel mondo le peculiarità della vitivinicoltura italiana, presente in ognuna delle 20 regioni italiane e per questo ricca di differenze, ma capace di dare vita un sistema produttivo espressione dell’eccellenza italiana nel mondo.

Coinvolta nel progetto Assoenologi, per la creazione del blend di 20 vitigni a bacca rossa e 20 a bacca bianca, uno per ogni regione, scelti in base alla rappresentatività dagli Assessorati regionali all’agricoltura. Al lavoro nei mesi scorsi un’apposita commissione di enologi presieduta da Giancarlo Prevarin. Panel leadear Riccardo Cotarella, che ha creato i blend, fissando la percentuale di ognuno dei vini prescelti.

Le uve dei 20 vitigni autoctoni a bacca rossa per il “vino rosso d’Italia”: Petit rouge (Valle d’Aosta), Barbera (Piemonte), Croatina (Lombardia), Rossese di Dolceacqua (Liguria), Raboso (Veneto), Teroldego (Trentino-Alto Adige), Refosco dal peduncolo rosso (Friuli-Venezia Giulia), Sangiovese (Emilia-Romagnae Toscna), Cesanese di Affile (Lazio), Sagrantino (Umbria), Lacrima (Marche), Montepulciano (Abruzzo), Tintilia (Molise), Negroamaro (Puglia), Aglianico (Campania),  Aglianico del Vulture (Basilicata), Gaglioppo (Calabria), Nero d’Avola (Sicilia) e Carignano (Sardegna) ottenuti in annate comprese tra il 2005 e il 2009, anche affinati in legno.

Le uve dei 20 vitigni autoctoni a bacca bianca per il “vino bianco d’Italia”: Prié blanc (Valle d’Aosta), Cortese (Piemonte), Trebbiano di Lugana (Lombardia), Vermentino (Liguria e Sardegna), Garganega (Veneto), Weissburgunder (Trentino-Alto Adige), Friulano (Friuli-Venezia Giulia), Pignoletto (Emilia-Romagna), Vernaccia di San Gimignano (Toscana), Grechetto (Umbria), Malvasia (Lazio), Verdicchio (Marche),  Trebbiano (Abruzzo), Falanghina (Molise), Fiano (Campania e Puglia), Greco (Basilicata), Greco bianco (Calabria), Grillo (Sicilia)  della vendemmia 2009 non passati in legno.

Uniche anche le bottiglie che conterranno i vini, appositamente ideate e disegnate da Aldo Cibic, architetto e designer di fama mondiale, sotto la direzione creativa di Riccardo Facci, fondatore dell’agenzia creativa Facci & Pollini. Dopo un paio di mesi di affinamento in bottiglia, il vino dei 150 anni verrà consegnato al Presidente della Repubblica.

(fonte Veronafiere)

Vino come spezia, scoperti 4 vitigni con lo stesso aroma del pepe

Un team di ricercatori dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige ha scoperto che in alcuni vini è presente il principale aroma del pepe nero: il rotundone. Il composto, che si trova in buone quantità anche in alcune spezie, quali rosmarino e maggiorana, è stato identificato in concentrazioni elevatissime nei vini Groppello, Vespolina, Schioppettino e Grüner Veltliner. I risultati sono stati pubblicati questo mese sulla prestigiosa rivista internazionale “Rapid Communications in Mass Spectrometry”.

Il gruppo di ricerca, coordinato da Fulvio Mattivi in collaborazione con gli scienziati Daniele Nanni dell’ Università di Bologna e Leonardo Valenti dell’Università di Milano, ha sintetizzato il rotundone in laboratorio e messo a punto un metodo rapido e accurato per il suo dosaggio nei vini. Un risultato utile per comprendere il ruolo e gestire la presenza nel vino di un composto di straordinaria importanza sensoriale. “La molecola è stata individuata due anni fa da un team di ricercatori australiani nel vino Syrah –spiega Fulvio Mattivi, responsabile del Dipartimento Qualità Alimentare e Nutrizione del Centro ricerca e innovazione-, dove determina appunto la tipica nota speziata di pepe. I risultati preliminari di una larga indagine tutt’ora in corso su vini italiani, austriaci e spagnoli supportano l’idea che il rotundone sia un componente semi-ubiquitario dell’aroma del vino, e che un numero consistente di vitigni autoctoni ed antichi, tra i quali il Groppello di Revò in Trentino che risulta essere uno dei maggiormente speziati, sono caratterizzati dalla presenza di questo aroma a concentrazioni di forte impatto sensoriale”.

Nei vini Schioppettino e Vespolina sono state trovate concentrazioni di rotundone fino a 560 ng/L (nanogrammi per litro) che superano di 35 volte la soglia sensoriale, mentre nei vini bianchi Grüner Veltliner il rotundone è presente con concentrazioni fino a 17 volte la soglia di percezione. Il Groppello di Revò è un vitigno a bacca nera, con grappolo compatto, oggi coltivato da pochi appassionati coltivatori in valle di Non. Lo Schioppettino è una varietà nativa dei Colli Orientali del Friuli, utilizzata nella produzione di vini con una fortissima personalità, caratterizzati da fragranze speziate e con uno speciale sentore di pepe bianco. La Vespolina è una varietà di uva rossa autoctona coltivata nelle province di Novara, Varese e Pavia. Utilizzata nella produzione di vini rossi di alta qualità, particolarmente “pepati”, e impiegati sia in uvaggi con altre varietà quali Nebbiolo, Bonarda e Croatina per la produzione di vini DOC e DOCG, che da soli per la produzione di vini e con un intenso aroma speziato . Il Grüner Veltliner è considerata la bandiera della viticoltura austriaca, dove rappresenta il 33% dell’intera produzione viticola. E’ coltivata anche in Europa Centrale e nel Nord Italia, in Val d’Isarco, complessivamente su circa 24.500 ettari e le sue uve sono impiegate per produrre rinomati vini bianchi secchi, fruttati e speziati con sentore di pepe.

(fonte Istituto Agrario San Michele all’Adige)

23 gennaio 2011: a Zermeghedo (VI) i “Picai del Recioto”. Precede la spremitura un convegno moderato da Mimmo Vita, presidente Unaga.

Torna domenica 23 gennaio a Zermeghedo (VI), a partire dalle ore 15, l’annuale appuntamento con la pigiatura pubblica del Recioto di Gambellara DOCG. In piazza Regaù , da un antico torchio in legno, scenderanno le prime gocce dell’annata 2010 del mosto, che successivamente fermenterà fino alla prossima primavera, prima di diventare ufficialmente Recioto di Gambellara, unica DOCG del territorio vicentino. L’uva di tutti i produttori della denominazione verrà portata in piazza da figuranti a bordo di trattori d’epoca, dopo un lungo appassimento sotto forma di picai.

A moderare il convegno, il presidente di Unaga Mimmo Vita. Al mattino, la manifestazione di piazza sarà preceduta da un convegno dal titolo “Energie rinnovabili dall’agricoltura: Zermeghedo esempio regionale”. Interverranno Giuseppe Castaman , Sindaco di Zermeghedo, Antonio Tonello, Presidente dell’Associazione Strada del Recioto e dei vini Gambellara DOC, Giuseppe Zonin, Presidente del Consorzio Tutela Vini DOC Gambellara, Laura Realdon, Presidente di Energeica Srl, Ivan Boaretti, Amministratore di Demetra Energy Spa, Paolo Pizzolato, Amministratore unico di Veneto Agricoltura. Modererà il giornalista Mimmo Vita.

Una manifestazione itinerante. “Continuiamo  sulla strada della promozione di tutto il territorio della nostra denominazione – dichiara Antonio Tonello, presidente della Strada del Recioto e dei vini Gambellara DOC – come dimostra questa manifestazione, che abbiamo voluto itinerante proprio per  valorizzare, di anno in anno, i quattro comuni della DOC Gambellara”. La settima edizione de “I Picai del Recioto: Prima pigiatura pubblica della Garganega” è organizzata dalla Strada del Recioto e dei vini Gambellara DOC, in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini DOC Gambellara e l’amministrazione comunale e la Pro Loco di Zermeghedo, con il contributo di Banca Popolare di Vicenza, Energeica srl, Demetra Energy e Medio Chiampo spa, e con la partecipazione di Veneto Agricoltura.

Prime valutazioni 2010 settore agroalimentare veneto: molte luci e qualche ombra

Vigneto a Conegliano (TV)

La parola d’ordine è garantire l’occupazione, la produttività e il reddito delle imprese agricole, passando per la sburocratizzazione amministrativa del settore. Lo ha detto ieri, mercoledì 19 gennaio, a Legnaro (Pd) Franco Manzato, Assessore regionale all’Agricoltura, introducendo le “Prime valutazioni 2010 sull’andamento del settore agroalimentare veneto”, rapporto elaborato come ogni anno da Veneto Agricoltura.

Agricoltura veneta in ripresa. Manzato ha anche sottolineato che, nonostante le difficoltà di bilancio, l’attenzione della Regione Veneto per il settore primario non verrà meno e i dati 2010 che ne evidenziano una leggera ripresa sono di grande conforto per il lavoro che si sta facendo. Anche Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura, ha evidenziato che i dati 2010 relativi il settore primario fanno ben sperare. L’agricoltura veneta si incardina infatti in un sistema economico generale che posiziona la nostra Regione tra le locomotive del treno-Italia.

I dati presentati da Veneto Agricoltura. Rispetto ai risultati negativi del 2009 (contrazione del fatturato pari al –8,4%), l’agricoltura veneta ha registrato nel 2010 un significativo recupero del valore della produzione che ha raggiunto i 4,8 miliardi di euro (+7%) per effetto della ripresa dei mercati. Nei dettagli, invece, va sottolineato che nella nostra regione il 2010 ha registrato una fisiologica diminuzione del numero di imprese attive (77.500 unità –2,6% sul 2009). Invece, è continuato a crescere il numero di imprese del comparto alimentare salite a oltre 7.600 aziende (+2% rispetto al 2009) mentre contemporaneamente è calato del 12% il deficit della bilancia commerciale dei prodotti agroalimentari. Questo risultato scaturisce da un aumento delle esportazioni (+12%) che risulta essere più che proporzionale rispetto a quello delle importazioni (+7%). Il saldo negativo è pertanto sceso a circa 635 milioni di euro (nello stesso periodo del 2009 era di circa 720 milioni).

Esaminando i singoli comparti, bene il vino che per l’annata 2010 ha confermato il Veneto regione leader nazionale con una produzione di 1,1 milioni di tonnellate di uva (+ 2%) per 8,2 milioni di ettolitri di vino. I prezzi delle uve sono tornati a crescere con un aumento medio del 14% ma con punte del 30-40%. Non si può dire altrettanto per il latte, per il cui comparto la campagna 2010/11 è iniziata con 4.278 allevamenti, 135 in meno rispetto alla precedente campagna, mentre la quota totale di produzione assegnata di 11,62 milioni di quintali è in diminuzione di circa 5.600 quintali (- 2%) sull’anno precedente. Il Veneto mantiene comunque il suo peso a livello nazionale intorno al 10,4% e Vicenza rimane l’area a più alta produzione di latte della regione registrando il 31% del totale delle aziende. Il prezzo del latte crudo si è mantenuto basso per i primi sei mesi mentre ha recuperato da giugno in poi.

Carne bovina: la produzione veneta è stimata attorno alle 210.000 tonnellate, in linea con quella dell’anno precedente, ma con quotazioni in calo, aggravate dall’aumento dei costi di produzione nel secondo semestre, dovuti specialmente alle spese di alimentazione degli animali. Come se non bastasse, il quadro si incupisce in quanto le stime sui consumi nazionali stanno fornendo segnali fortemente negativi. Infatti, i dati ISMEA sui consumi delle famiglie stimano, per il 2010, una contrazione del consumo di carne bovina intorno al -3,5% (5% per il bovino adulto, categoria importante in Veneto). Infine, l’importazione di carne dall’estero, in particolare quella fresca o refrigerata, è aumentata nei primi sei mesi del 2010 del 5%.

Polli, suini e prodotti ittici. Diverso il discorso per il comparto avicolo che dovrebbe far segnare la miglior performance degli ultimi anni con un aumento della produzione di carne di circa il 5%, pari a circa 1,2 milioni di tonnellate di prodotto a peso morto). Stagnazione invece per il comparto suinicolo, in generale crisi. La produzione di carne suina è stimata in circa 140.000 tonnellate, analoga a quella del 2009. Anche la pesca non va bene: i dati relativi ai primi cinque mesi del 2010 indicano una produzione in significativo calo (-17% in quantità e -22% in valore).

Migliori notizie dalle colture erbacee che hanno registrato nel 2010 una produzione simile a quella dell’anno precedente ma con prezzi in notevole aumento, soprattutto per i cereali. Il mais si conferma la coltura più estesa in Veneto con una superficie di circa 275.000 ettari (-1% sul 2009) e una produzione di oltre 2,2 milioni di tonnellate (-2%). Il prezzo medio annuo si è attestato sui 168,8 euro/t, in crescita del 40% rispetto all’anno precedente. In diminuzione, ben più netta però rispetto al mais, anche la superficie coltivata a frumento tenero (92.000 ettari, -8%), sostenuta però da un buon aumento della resa di oltre il 5%. Ciò ha permesso di contenere il calo produttivo al 3% per una produzione complessiva di 545.000 tonellate. Il prezzo medio annuo, pari a 182 euro/t, è risultato in aumento del 15% rispetto alla quotazione media del 2009.

Annata positiva anche per le colture industriali, barbabietola da zucchero a parte. Aumenta considerevolmente la produzione di soia (272.000 tonnellate, +22% rispetto all’anno precedente). Positiva poi l’annata del tabacco con una crescita sia degli investimenti (8.500 ha, +12%) che della resa (+12%) e una produzione finale stimata in circa 32.700 tonnellate (+25%).

Calano infine le superfici investite a orticole scese a 32.600 ettari (-1%). La risalita delle quotazioni ha comunque consentito al comparto di aumentare il valore della produzione di circa il 10%. Specificatamente alla produzione di radicchio, va sottolineato che nel 2010 gli ettari coltivati sono rimasti invariati rispetto all’anno precedente (8.400 ha) segnando un incremento in provincia di Venezia (1.900 ha, +17) a cui si contrappone una riduzione di superfici coltivate in provincia di Padova (2000 ha, -14%). Il miglioramento della resa ha consentito di ottenere una produzione complessiva di radicchio di circa 119.500 tonnellate di prodotto (+11% rispetto al 2009). Resta simile a quella del 2009 la produzione del comparto frutticolo, che comunque registra per alcune colture delle buone performance con notevoli aumenti delle quotazioni: pesche e nettarine (+48%), ciliegie (+14%), actinidia (11%). Nel 2010 si è interrotto invece il trend di crescita della superficie destinata al florovivaismo (3.200 ha, -1% rispetto al 2009). La provincia di Padova ha confermato la sua leadership concentrando il 33% degli ettari (1.050) coltivati a livello regionale. Complessivamente nel Veneto si sono prodotte 1,48 miliardi di piante (+7%).

(fonte Veneto Agricoltura)

Dal vigneto, non solo uva ma anche compost per i campi e biomassa

L’innovazione nel vigneto è possibile? Si. Riguarda solo la produzione di vino? No. La sostenibilità del vigneto con l’utilizzo dei sottoprodotti di potatura e il mantenimento delle proprietà del suolo è uno dei temi che più interessano il mondo del vino oggi. E saranno questi i temi al centro di un meeting venerdì 21 gennaio 2011 presso l’Azienda Agricola Cescon Giuseppe e Antonella a Fossalta Maggiore di Chiarano (TV).

Il tema è oggetto di un preciso progetto avviato da CRA-VIT di Conegliano. Si parlerà in particolare del compost ottenuto dai tralci di potatura (sarmenti) da utilizzare come ammendante dei suoli, dell’utilizzo della massa legnosa a fini energetici e, per questo, della qualità dei fumi prodotti in termini di sicurezza per la salute pubblica. In definitiva verrà presa in esame l’intera filiera, dalla raccolta allo stoccaggio dei tralci, dalla loro combustione fino alle ceneri. Il progetto, che ha coinvolto anche Veneto Agricoltura, sarà presentato, tra gli altri, da Giustino Mezzalira, Federico Correale e Loris Agostinetto, tecnici dell’Azienda Regionale (PD) e da Diego Tomasi del CRA-VIT.

(fonte Veneto Agricoltura)