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Boom degli equidi nel Nordest: + 30% negli ultimi dieci anni

Nell’ultimo decennio la presenza degli equidi ha registrato una crescita esponenziale in quasi tutte le regioni italiane. Un vero e proprio boom si è avuto nel Nordest, con un + 30%, mentre nel Centro e nel Mezzogiorno l’incremento è stato un po’ più del 20%. Un’esplosione dovuta sia alle attività legate all’universo agricolo, che ha proceduto al recupero e alla salvaguardia del patrimonio zootecnico, sia alla grande riscoperta del cavallo in ambiti come quelli dell’agriturismo, dell’ippoterapia e del turismo equestre in generale.

Sono i dati che emergono dalla ricerca “Il cavallo: una realtà poliedrica”, realizzata dall’ufficio studi di Confagricoltura Veneto e Cgia di Mestre, presentati nell’ambito di Fieracavalli 2019. In Italia, secondo i dati dell’Anagrafe degli equidi, ci sono oltre 450.000 equidi, di cui la maggior parte sono cavalli. Nell’ultimo decennio la crescita è stata pari al 25,6%: nel 2007 erano infatti 350.282. In termini assoluti il primato in Italia va alla Lombardia, dove sono presenti 56.934 equidi. Seguono Lazio (55.257), Sicilia (39.961), Piemonte (37.056), Emilia Romagna (35.374), Veneto (34.157), Toscana (27.507), Puglia (26.342), Abruzzo (22.633), Campania (16.596). In termini percentuali di crescita il primo posto è della Valle d’Aosta, con + 211,7 equidi nell’ultimo decennio, seguita da Umbria (+120,6%), Friuli Venezia Giulia (+88,8%), Veneto (+51,4%), Puglia (+51%), Lazio (+39,4%), Sicilia (+32,1%), Lombardia (+31,6%), Marche (+30,1%), Piemonte (+38,5%).

In forte aumento il numero di allevamenti di cavalli e altri equidi, con 2.884 imprese registrate nel 2018 rispetto alle 2.560 del 2008 (+ 12%). Il Nord Ovest domina con 1.130 imprese, seguito dal Nord Est con 630, dal Centro con 619 e dal Mezzogiorno con 505. La Lombardia guida la classifica con 771 allevamenti, seguono Piemonte (311), Lazio (275), Toscana (251), Emilia Romagna (194), Veneto (191), Trentino-Alto Adige (180), Sardegna (139), Sicilia (100), Campania (82). Negli ultimi 4 anni il cavallo ha guadagnato terreno anche negli agriturismi, dove le attività legate all’equitazione lo vedono sempre più protagonista con un +22,4%. Un boom che riguarda soprattutto il Sud, con 563 agriturismi con attività di turismo equestre. Comanda la classifica la Sicilia (261 agriturismi), seguita da Lombardia (200), Umbria (138), Toscana (106), Piemonte (95).

Il cavallo in Italia dà lavoro a una schiera che oscilla tra le 40.000 e le 50.000 persone, suddivise in realtà poliedriche ma con una linea ascendente soprattutto nelle attività legate all’agricoltura. Di questi, tra 8.000 e 10.000 sono artieri, stallieri e addetti all’allevamento. Sono 35.000 le aziende agricole che allevano equidi, di cui 2.884 come attività prevalente. Numero consistente anche quello dei veterinari, che si occupano di zootecnia e cavalli di equitazione, che assommano a 1.200. Sono 125.000 i proprietari di cavalli, 480 i fantini e quasi 100.000 gli atleti tesserati alla Federazione italiana sport equestri (Fise), cui vanno aggiunti 28.800 atleti tesserati alla Federazione italiana turismo (Fitecrec-Ante).In più ci sono allenatori, istruttori, giudici di gara e i lavoratori dell’indotto (vestiario, accessori cavallo, mezzi di trasporto).

Cavallo, fattore attrativo. “Sapevo che in Italia avevamo tanti cavalli, ma scoprire da quest’indagine che sono oltre 450.000 è stato sorprendente”, ha sottolineato Federico D’Incà, ministro per i rapporti con il Parlamento. “Io ho avuto una grande esperienza con i cavalli, perché nella mia famiglia li abbiamo avuti per 35 anni. Il cavallo dev’essere considerato un fattore trainante della nostra economia. Attorno a questo bellissimo animale ruotano turismo, sport, equitazione, terapie riabilitative, che danno lavoro a decine di migliaia di persone, creando un giro d’affari che ammonta ad alcuni miliardi di Pil. Servono tavoli a cui devono sedere persone competenti, con un programma sul medio-lungo periodo. Nei prossimi tre anni e mezzo di governo dobbiamo costruire politiche attive per far sì che questo universo continui a svilupparsi, occupando un posto preponderante anche in Europa”. “Le attività ippiche collocate all’interno del mondo agricolo, dall’allevamento di razze apprezzate in tutta Europa all’ippoterapia e al turismo equestre registrano un grande sviluppo e perciò va posta una crescente attenzione a questo settore – hanno spiegato Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto e Renato Mason, direttore di Cgia -. Dai dati della ricerca emerge un particolare riconoscimento alla capacità allevatoriale italiana. Nelle esportazioni, infatti, un terzo del valore è dato da cavalli riproduttori di razza pura. Nel prossimo decennio uno studio di Untwo, organismo dell’Onu, prevede un aumento degli arrivi turistici nel Sud Europa-area mediterranea pari al 20 per cento. Il cavallo potrà quindi diventare un fattore attrattivo, ma occorre mantenere standard elevati di qualità nell’intera filiera preservando e migliorando le nostre razze anche per caratterizzare il territorio e le tradizioni”. Giovanna Parmigiani, membro di giunta nazionale di Confagricoltura, ha rimarcato che “quello legato al cavallo è un settore in grande sviluppo e in grande cambiamento. Noi aziende agricole dobbiamo porci in maniera differente con i consumatori. Una volta la filosofia era di produrre tanto cibo a prezzi bassi. Adesso siamo chiamati a svolgere un ruolo ben diverso, diversificando le nostre attività e ampliando lo sguardo anche al turismo equestre e alle ippovie, che sono veicoli di conoscenza e promozione per la nostra agricoltura e i nostri prodotti”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Oggi il direttivo Argav si riunisce nel Delta del Po, all’Oasi Canneviè

Oggi, grazie all’iniziativa dei soci polesani, il direttivo Argav si riunirà, verso le 10.30, all’Oasi Canneviè a Volano Codigoro (Ferrara). Questo l’ordine del giorno: approvazione verbale precedente; comunicazioni del Presidente; comunicazione della segretaria; domande iscrizione nuovi soci; nomina candidato premio ARGAV; pranzo di Natale; prossime attività 2019; varie ed eventuali.

Realizzato un progetto collettivo nella gronda lagunare per incrementare la biodiversità presente

Il Consorzio di bonifica Bacchiglione ha redatto un progetto collettivo, “L’acqua volano per l’ambiente naturale per l’habitat di merli, usignoli e passeri nella gronda lagunare”, per la creazione di un habitat idoneo all’incremento della biodiversità in ambito rurale nella pianura veneta al fine di migliorare la qualità delle acque e sostenere la biodiversità naturalistica in aree agricole a gestione tipicamente intensiva. Gli interventi inseriti nel programma hanno previsto l’introduzione di infrastrutture verdi e di strutture funzionali all’incremento e alla valorizzazione della biodiversità naturalistica.

Sinergia d’intenti. Alla gestione operativa del progetto, di cui il Consorzio di Bonifica è capofila, hanno aderito 10 aziende agricole partner, con le quali il Consorzio ha costituito una Associazione Temporanea di Scopo finalizzata al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Inoltre sono state coinvolte nell’idea progettuale e nel percorso operativo anche le Organizzazioni Professionali Agricole di Padova e Venezia che hanno fattivamente collaborato alla buona riuscita del progetto stesso. Ha preso parte al progetto anche l’Università di Padova nella persona del prof. Maurizio Borin, direttore del Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente (DAFNAE), realizzando approfondimenti scientifici volti al miglioramento dell’esperienza, utili per la pubblicità e la divulgazione dei risultati attesi dagli interventi.

Gli obiettivi del Consorzio Bacchiglione per incrementare la biodiversità puntano a un miglioramento della salubrità dell’aria attraverso la naturale depurazione che trattiene il CO₂ in eccesso, un aumento della funzione drenate delle fossature e delle scoline riducendo i costi di gestione e la creazione di un ambiente nel quale le aziende agricole possano trarre profitto da colture no-food.

Fonte: Servizio stampa Consorzio di bonifica Bacchiglione

Che ruolo può svolgere un fiume nel paesaggio contemporaneo? Se ne parla domani, 15 novembre, a Mirano (VE).

fiume Muson

Venerdì 15 novembre alle ore 17, nel teatro di villa Belvedere a Mirano (VE), la Fondazione Benetton Studi Ricerche, in collaborazione con il Comune di Mirano, presenta i risultati del workshop annuale di progettazione, dedicato al fiume Muson e, in particolare, al paesaggio delle vie d’acqua da Mirano alla laguna di Venezia (ingresso libero).

Relatori. Luigi Latini, Università Iuav, Venezia, docente del workshop, Simonetta Zanon, Fondazione Benetton, che ha coordinato l’iniziativa, e i tre tutor Giacomo Casentini (architetto), Elena Lorenzetto (semiologa, borsista in Fondazione) e Luca Zilio (architetto, dottorando Iuav) illustreranno il lavoro svolto e le proposte avanzate, a partire da uno sguardo progettuale indirizzato all’acqua, vista come chiave di accesso alla comprensione dei luoghi e come guida per maturare una visione unitaria di quel paesaggio che ne è totalmente pervaso. Parteciperanno all’incontro il direttore della Fondazione Benetton, Marco Tamaro, e il sindaco di Mirano, Maria Rosa Pavanello. Nell’occasione, sarà proiettato il breve filmato, realizzato durante i giorni di workshop dal documentarista trevigiano Marco Zuin, che sarà presente all’incontro. Sarà inoltre illustrato e distribuito a tutti gli intervenuti il “Giornale del Workshop” curato e pubblicato dalla Fondazione.

Il workshop, organizzato dalla Fondazione Benetton nel quadro delle proprie attività di ricerca e sperimentazione sul paesaggio, si è svolto dal 18 al 22 giugno 2019 e ha coinvolto un gruppo di quindici giovani progettisti, selezionati tramite un bando pubblico, che ha lavorato al tema proposto andando ad approfondire il ruolo che un fiume può svolgere nel paesaggio contemporaneo, in particolare nel contesto della città diffusa veneta, in rapporto con il quadro sociale, culturale e territoriale. Guidato da tre docenti di fama internazionale (Thilo Folkerts, 100Landschaftsarchitektur, Berlino; Imma Jansana, Jansana-de la Villa-de Paauw Arquitectes, Barcellona; Luigi Latini, Università Iuav, Venezia),  il gruppo di lavoro ha potuto approfondire la conoscenza del sito attraverso seminari con esperti e studiosi, visite e incontri con i responsabili della sua cura e gestione, per arrivare poi a delineare alcune ipotesi progettuali per un luogo emblematico del paesaggio veneto, nella storia e nella contemporaneità. A partire dalla natura storica di un corso d’acqua che ben rappresenta la lunga vicenda delle operazioni idrauliche che caratterizzano il territorio della Repubblica Veneta e ne disegnano le forme, la riflessione progettuale ha avuto al suo centro i punti di contatto tra i conflitti e le opportunità che lo sviluppo contemporaneo ci chiama a considerare.

Il lavoro ha messo al centro la parola paesaggio, segnalando così la necessità di abbandonare punti di vista settoriali e specialistici e invece immaginare ogni proposta progettuale come frutto di un lavoro interdisciplinare coordinato, innovativo e, quando necessario, controcorrente.

Il risultato dell’esperienza sul campo corrisponde quindi a una filosofia di lavoro e a un orientamento di metodo che ha permesso di mettere a fuoco i tre temi attorno ai quali si è svolto l’esercizio progettuale: svelare il fiume, il vocabolario del fiume, riconnettere fiume e comunità. Il primo tema – svelare il fiume – è un invito a riconoscerne la presenza come primo atto progettuale, con esercizi sul campo che guardano ai modi diversi con quali il fiume si rivela ai nostri occhi, e con la strumentazione necessaria perché questo “incontro” si trasformi in paesaggi densi di relazioni e significati. Si invita dunque a guardare con nuovi occhi agli aspetti ecologici, alla presenza di manufatti idraulici ed edifici storici, agli argini in rapporto alle aree di esondazione, al paesaggio agrario, alle aree boscate.  Un secondo tema progettuale è presentato come necessità di percorrere il Muson nelle sue forme e significati mediante la scrittura di un vocabolario del fiume, oggi reso spesso invisibile da forme di rettificazione e incuria. Sono stare scritte parole – fronte, soglia, risposta, sosta, incisione – che condensano il senso di gesti progettuali disseminati lungo un corso d’acqua che diventa luogo di relazioni vitali, di connessioni ecologiche, di contatto e scambi tra diversi aspetti del territorio e della sua cultura. Il terzo tema è un invito a considerare la pratica e la filosofia del lavoro paesaggistico come strategia per riconnettere fiume e comunità. Il fiume costituisce un flusso vitale che attraversa Mirano con modalità diverse (toccando giardini storici, bacini legati allo sfruttamento dell’energia idraulica, opifici in attesa di nuovi usi ecc.) e la proposta intende stabilire un contatto diretto, perfino corporeo, sia con l’acqua, sia con il senso della memoria storica che ha il compito di stimolare nuovi immaginari, e una relazione critica con il paesaggio esistente. Per la partecipazione all’incontro di iscritti all’Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori sono previsti crediti formativi professionali.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton Studi e Ricerche

 

Premio Ecologia Laura Conti 2019 per tesi di laurea, consegna dei lavori entro il 30 novembre

L’Ecoistituto del Veneto Alex Langer e la Fondazione ICU – Istituto Consumatori Utenti ripropongono anche per il 2019 il Premio Ecologia Laura Conti dedicato alle tesi di laurea. Giunto alla ventesima edizione, il premio continua nell’obiettivo di valorizzare tesi di laurea di neo laureati, lavori spesso pregevoli ma che troppe volte rimangono negli archivi delle Università. Fondazione ICU ed Ecoistituto del Veneto hanno come fine ricerca e divulgazione, rispettivamente, delle tematiche consumeriste ed ecologiche.

Il premio riconosce con una borsa di studio le tesi migliori e le rende note attraverso la pubblicazione di testi specifici e di articoli, oltre che nell’organizzazione di convegni ed eventi di divulgazione. Il premio, inoltre, vuole stimolare l’Università ad affrontare temi utili al futuro della nostra società. Il concorso è intitolato a Laura Conti, grande divulgatrice ambientale italiana, con la quale gli organizzatori del premio hanno collaborato per quasi venti anni, considerandola maestra e compagna di strada. Le quasi tremila tesi che ad oggi hanno concorso, sono rfintracciabili come titolo ed autore nel sito www.ecoistituto-italia.org, nelle due sezioni Ecoistituto e Fondazione ICU-Istituto Consumatori Utenti.  A questo scopo, ICU edita i Libri dei Consumatori (molti dei quali frutto di rielaborazione di tesi vincitrici), che si possono richiedere gratuitamente alla Fondazione (tel/fax 041.935.666). Ecoistituto del Veneto edita le riviste Gaia (trimestrale nazionale, che ospita spesso articoli di neolaureati vincitori del Premio), Tera e Aqua (bimestrale veneto) e i Libri di Gaia.

Possono concorrere al premio tesi di laurea che trattano vari argomenti, il risparmio e lotta agli sprechi, i Parchi e l’ecoturismo, il consumo sostenibile, la mobilità intelligente, i rifiuti, le energie rinnovabili, l’educazione ambientale, la storia dei movimenti ecologisti e consumeristi la legislazione ambientale e tanti altri temi legati all’ambiente e ai consumi. Sono ammesse tesi di tutti i livelli, compresi i Master, discusse nelle Università italiane, negli anni accademici dal 2008-2009 in poi, inviate entro il 30 NOVEMBRE 2019 alla sede dell’Ecoistituto e della Fondazione ICU.

Fonte: Ecoistituto e Fondazione ICU

 

PFAS. Ministero dell’Ambiente stanzia fondi per portare acqua pulita nelle aree inquinate. Già realizzati 7,2 km di nuovi acquedotti.

Il Commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova, Nicola Dell’Acqua, che ha l’incarico di completare le opere acquedottistiche necessarie a garantire acqua libera da PFAS entro il 21 marzo 2020, informa che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha comunicato di aver disposto un finanziamento integrativo pari a 23.530.00 euro, 20 milioni per l’annualità 2019 e 3.200.00 per il 2020, destinato a completare gli interventi emergenziali necessari a realizzare la nuova rete acquedottistica nelle aree inquinate da PFAS.

Approvvigionamento idrico alternativo alle fonti contaminate. Il Ministero ha, dunque, risposto positivamente alla richiesta regionale di integrazione ai 56,8 milioni di euro già stanziati per proseguire nel lavoro avviato. Richiesta formulata in ragione dei maggiori costi emersi nel corso della progettazione e dell’esecuzione delle opere avviate per garantire la perfetta funzionalità delle interconnessioni acquedottistiche presenti nel territorio interessato. Va sottolineato che la maggiore disponibilità finanziaria della gestione commissariale consentirà di ultimare il programma emergenziale, garantendo l’approvvigionamento idrico di acqua potabile di buona qualità alle aree contaminate. Il Ministero ha disposto il finanziamento integrativo in ragione del fatto che esso consentirà di completare l’approvvigionamento idrico alternativo alle fonti contaminate per la totalità del territorio interessato.

La conclusione dei lavori emergenziali è prevista nel 2020. Per quanto riguarda la realizzazione della nuova rete acquedottistica, ad oggi il Soggetto Attuatore Acque Veronesi ha realizzato circa 7,2 km di rete su un totale di 19. Grazie alle buone condizioni meteo fino alle ultime settimane, i lavori hanno potuto procedere ad un buon ritmo, garantendo di rispettare i tempi previsti da cronoprogramma nei tre cantieri avviati in parallelo.I documenti e gli atti relativi all’emergenza PFAS sono disponibili nell’area dedicata del sito ufficiale della Regione del Veneto al seguente link

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

L’espressività dell’agricoltura nel volume “Radicchio, castagna e pesca di Verona” edito da Coldiretti Verona

da sx Gini, Cavallo, Perbellini, Cibo, Gini

Esiste un filo conduttore che lega il Trittico del Mantegna, custodito nella basilica di San Zeno, a Verona, i murales di Cibo, che sovrascrive «scritte d’odio» con prodotti agroalimentari locali, i piatti da due stelle Michelin realizzati dallo chef Giancarlo Perbellini, il vino Soave invecchiato 35 anni da Sandro Gino fino ai profumi realizzati dal figlio Francesco che rievocano l’emozione di bere un Soave, un Recioto e un Amarone. Alla base di tutto ciò c’è l’agricoltura veronese che dai tempi antichi ai giorni nostri ispira forme d’arte diverse da parte di «artisti» che, grazie all’impegno e a un approccio al lavoro, spesso fuori dagli schemi, valorizzano Verona a livello internazionale.

Un libro d’arte strumento per far conoscere il meglio delle produzioni agricole veronesi. Questo in sintesi è quanto emerso durante l’incontro «L’Agricoltura è arte» organizzato all’antica Fonderia Aperta Teatro da Coldiretti Donne Impresa Verona a cui hanno partecipato 150 persone. «Rappresentare in un testo alcune eccellenze agroalimentari tradizionali come il radicchio, la castagna e la pesca di Verona attraverso l’arte e la storia è sicuramente un modo nuovo e originale per promuoverne il consumo. Con questo documento abbiamo voluto dare uno strumento agli imprenditori agricoli per raccontare, anche in lingua inglese, a turisti e consumatori il meglio delle loro produzioni. Allo stesso tempo, abbiamo voluto chiedere ad autorevoli protagonisti un racconto sul modo in cui vengono utilizzate, trasformate e valorizzate», ha evidenziato Chiara Recchia, responsabile provinciale di Donne Impresa in apertura della serata. Nei saluti Franca Castellani, vice presidente di Coldiretti Verona, ha ricordato «La nostra provincia è una delle più importanti in Italia per produzione e per export di agroalimentare. Il merito va soprattutto agli imprenditori agricoli che, con il loro lavoro, dimostrano l’unicità del valore dei prodotti veronesi». Anche Adriano Tomba, segretario generale di Fondazione Cattolica Assicurazione, ha evidenziato la necessità di valorizzare in qualsiasi maniera «la nostra diversità e creatività, il nostro territorio e la nostra storia».

Una questione di AgriCultura. A seguire, Daniela Cavallo, architetto e docente di marketing all’Università di Verona, ha illustrato il volume «Radicchio, castagna e pesca di Verona» di cui è autrice, edito da Coldiretti Verona in collaborazione con Fondazione Cattolica Assicurazioni. «Questo opuscolo non è la fine di un progetto ma solo l’inizio, quello di aprire una nuova strada, rendere visibili quelle relazioni che da sempre abbiamo con il territorio e che ad un certo punto abbiamo dimenticato, quei legami che l’arte ben conosceva dipingendo i prodotti locali nelle chiese e nei palazzi, nelle tele, come nei colori delle facciate della città. Qui c’è Verona, soprattutto c’è un’economia sociale che dobbiamo recuperare prendendo coscienza del valore di questo territorio e della sua cultura, che è AgriCultura».

Sovrascrivere «scritte d’odio» con prodotti agroalimentari locali. Pierpaolo Spinazzè, in arte Cibo, giovane artista che vive a Verona da diversi anni, realizza murales, disegnando prodotti agroalimentari come ortofrutta, salsicce, formaggio e muffin con un linguaggio visivo semplice e ironico, trasformando l’arte in qualcosa alla portata di tutti. «Attraverso le mie opere cerco di comunicare i valori e la speranza, cerco di sensibilizzare ma anche di fare la differenza, mettendoci la faccia, scendendo in strada ogni giorno per restituire qualcosa alla comunità. Spesso vengo preso di mira in prima persona e i miei murales vengono rovinati ma io torno e tornerò sempre a rifarli, perché la speranza, l’umanità e il rispetto per l’altro non devono mai venire meno. Prendere a soggetto il cibo è un modo per valorizzare il patrimonio agroalimentare italiano e veronese proprio in una provincia che ne è così dotata».

Profumi ispirati ai vini. Giancarlo Perbellini, chef da due stelle Michelin e quattro cappelli della Guida L’Espresso, ha evidenziato quanto impegno, precisione e talento ci sia alla base del suo lavoro: «Ciò che muove il cuoco è la passione. Quando ho aperto Casa Perbellini ho voluto proporre una cucina che si identificasse con il mio pensiero. Ho anche tolto il muro che separa la sala dalla cucina per far capire che dietro a un piatto ci sono più mani e più teste, che c’è un’idea, uno studio e una vocazione». Per creare un piatto utilizza materie prime di grande qualità, anche del territorio e di stagione, che vengono interpretate per dare un’emozione. «Il mio primo pensiero non è l’estetica del piatto, pur importante, ma il gusto e le sensazioni che i sapori suscitano”. Sandro Gini, viticoltore e presidente del Consorzio del Soave ha ricordato l’importanza delle proprie radici per le produzioni del vino. La sua famiglia da 14 generazioni coltiva vigne e produce vino nelle colline di Soave. «Per raggiungere le massime espressioni gustative e organolettiche dei vini – ha detto – è fondamentale prima di tutto un grande lavoro in vigna, e poi in cantina, perché è la natura che dà la massima espressività. Ci vuole anche un pizzico di creatività per ottenere il meglio e osare, come quando parecchi anni fa ho deciso di impiantare vigne a 500 metri di altitudine, nonostante la perplessità di mio padre. Con l’innalzamento delle temperature e i cambiamenti climatici si è rivelata una scelta giusta». Francesco Gini ha invece creato un marchio di profumeria artistica e sviluppato alcune fragranze che nascono dall’ispirazione di alcuni vini prodotti dalla Cantina Gini. «Il mio intento – ha spiegato – è di cogliere l’evocazione sensoriale del mondo vinicolo nel suo percepito più ampio e svilupparlo in una identità indipendente. I tre profumi che si ispirano ai vini esprimono quindi un impatto olfattivo ed emozionale complesso e sofisticato».

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Strada di San Martino, Ippovia delle Prealpi, nuova app Veneto Sentieri: le novità regionali a Fieracavalli 2019 in fatto di turismo equestre e naturalistico

È stato presentato a Verona, in occasione di Fieracavalli, “NewPilgrimAge”, il progetto del programma Interreg Central Europe che l’Unpli Veneto, l’Unione delle Pro Loco del Veneto, sta completando e che ha per protagonista Martino di Tours, uno dei santi più conosciuti e amati d’Europa.

Strada di San Martino e Ippovia delle Prealpi. L’iniziativa ha lo scopo di valorizzare l’eredità del Santo in Europa, riscoprendo le numerose tracce che la sua figura ha lasciato nella nostra cultura, dal punto di vista religioso, ma anche folkloristico ed enogastronomico, sino ad arrivare a definire la “Via Sancti Martini”, la Strada di San Martino, già sviluppata in altri Paesi ma da noi ancora tutta da organizzare. “È un’iniziativa – ha evidenziato il presidente Zaia – che ci aiuta a ricordare che nella tradizione contadina il giorno di San Martino, l’undici novembre, segnava il passaggio dalla vecchia alla nuova annata agraria, il momento dei bilanci della stagione conclusa e della definizione dei contratti per quella successiva. Grazie al lavoro delle Pro Loco questa e tante altre preziose memorie della nostre origini e della nostra storia non vengono dimenticate. Ma con l’Unpli Veneto stiamo portando a compimento anche un altro progetto al quale stiamo lavorando da tempo – ha aggiunto Zaia – relativo all’Ippovia delle Prealpi: 357 chilometri complessivi, 12 tracciati lungo i quali sono presenti 54 malghe. Nei primi mesi del prossimo anno contiamo di presentare la nuova applicazione che si chiamerà ‘Veneto Sentieri’, che fornirà informazioni utili a quanti desiderano scoprire in sicurezza, a piedi, a cavallo o in bicicletta, alcuni dei più affascinanti scenari del Veneto, e in particolare proporrà tutti i percorsi georeferenziati”.

Percorsi green e slow. Una Mappa Parlante Interattiva, la Rete dei Centri di San Martino nel Veneto e il sito www.sanmartinoinveneto.it sono i primi risultati del progetto che ha come partner il Comune di Szombatherly (Ungheria), il Comune di Maribor (Slovenia), il Comune di Albenga (TO), il Comune di Dugo Selo (Croazia), il Centro di Ricerca Accademico della Slovenia, l’organizzazione non-profit Mindspace (Ungheria). “L’Unpli dimostra ancora una volta quanto sia prezioso il lavoro che i suoi volontari svolgono nell’ambito dell’ospitalità e della valorizzazione dei nostri territori – ha detto l’assessore regionale al Turismo Caner – e in particolare questo progetto si muove esattamente verso uno degli obiettivi che la Regione si è data per arricchire la propria offerta turistica: promuovere il Veneto come terra di viaggi interni. La nostra regione, infatti, oltre ad annoverare mete turistiche affermate, racchiude una vasta rete di itinerari inconsueti e di grande fascino, percorsi green e slow che sono imperdibili opportunità di viaggio alternativo nel territorio veneto, itinerari che ad ogni tappa permettono di godere di paesaggi e di assaporare le specialità culinarie e culturali di mete meno famose ma preziose per la loro unicità. La Via di San Martino – ha concluso Caner – rappresenterebbe un ulteriore tassello che andrebbe ad aggiungersi alle altre strade “a tema” che già esistono e che si stanno sviluppando, anche attraverso investimenti sul piano infrastrutturale. Il Veneto, infatti, è attraversato da ben 5 delle 10 ciclovie di interesse nazionale: quella ‘del Garda’, la ‘Trieste-Venezia’, l’Adriatica (che interessa tutte le regioni della costa adriatica), la ‘VenTo’ (Venezia-Torino) e la ‘Ciclovia del Sole’ che collega Verona a Firenze”.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

10 novembre, in marcia sul Monte Pizzoc, raduno di alpinisti e ambientalisti in difesa dell’antica foresta del Cansiglio

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’intervento di Toio de Savorgnani, premio Argav 2016 e di Michele Boato scritto per il periodico Tera e Aqua sull’iniziativa, anche da loro organizzata, domenica 10 novembre in Cansiglio.

Da oltre 30 lunghi anni ci si trova ogni novembre in Cansiglio per ricordare, con la nostra presenza, che l’attenzione non è calata, che siamo sempre vigili e disposti ad intervenire, che non siamo stanchi. Da quando abbiamo iniziato, nel 1988, molte cose sono cambiate: il pianeta Terra è cambiato molto più velocemente di quanto la maggioranza di noi stessi ambientalisti pensava possibile: trent’anni fa dicevamo che il nostro progresso (“progresso scorsoio” scriveva il poeta Zanzotto) era un treno senza freni, lanciato verso il baratro, ma speravamo che non fosse così. Speravamo possibile un’inversione di rotta. Invece, a 27 anni dalle Dichiarazioni di Rio sull’Ambiente e lo Sviluppo, le peggiori previsioni stanno cominciando a verificarsi: gli uragani quasi tropicali anche in Europa, di cui la tempesta Vaia del 2018 è stato un esempio, e le ultime cinque estati, le più calde da 240 anni, una di fila all’altra, ce lo ricordano drammaticamente. La neve abbondante e sicura per tutto l’inverno sta diventando un ricordo del passato, quindi, almeno per il Cansiglio e il Monte Cavallo, gli impianti di risalita, da Pian Cavallo, attraverso Forcella Palantina, sono uno scempio evitato. Inoltre, abbiamo manifestato per la demolizione della base radar militare sul Monte Pizzoc ed è accaduto; avevamo chiesto la demolizione, il recupero e la restituzione ad usi civili della base missilistica di Pian Cansiglio e si è realizzato. Ma altri pericoli sono vicini e possibili. Avevamo chiesto che l’Antica Foresta diventasse un Parco Regionale o una Riserva naturale Regionale o un’area UNESCO e non si è fatto nulla. Da anni stiamo chiedendo che nessuna parte del Cansiglio, un Bene Comune, una grande proprietà pubblica statale e regionale, venga venduta. Invece, hanno infilato l’ex Hotel San Marco, non utilizzato da vent’anni, nell’elenco nazionale dei beni alienabili; ma è solo uno stratagemma, un trucco vigliacco per partire da una constatazione di quasi buon senso (“perché continuare a tenerci un rudere fatiscente se privatizzandolo potrebbe essere restaurato e rimesso in funzione?“) per iniziare la svendita. Una delle foreste pubbliche più antiche d’Italia, più di mille anni di storia, messa sul mercato della speculazione privata proprio da chi si riempie la bocca di slogan retorici come “orgoglio veneto, identità veneta, la Serenissima”…Per l’ex Marco siamo già al terzo bando andato a vuoto, nessuno lo ha voluto: forse la nostra continua presenza, decine di articoli sulla stampa, manifestazioni continue delle associazioni ambientaliste (anche con l’appoggio di Radio Gamma 5), un lungo digiuno al quale hanno aderito in più di 100 tra noi, hanno fatto desistere gli acquirenti, in attesa di tempi migliori. Due anni fa, appena una settimana dopo una nostra manifestazione, hanno bruciato parte del Rifugio Casa Vallorch, un incendio doloso mai rivendicato da alcuno, tipo intimidazione mafiosa. Ecco perché, dopo oltre 30 anni, i motivi per ritrovarci ancora non mancano, per ribadire che impegnarci in prima persona per salvare anche una piccola foresta (rispetto alla Madre Terra) significa fare qualcosa di importante per tutto il pianeta. Se dappertutto ci si mobilitasse per proteggere il proprio “piccolo” territorio, sarebbe l’inizio dell’inversione di tendenza. Come dice la giovane Greta, gli stati non fanno nulla di concreto e producono solo proclami che poi non rispettano o rimandano a tempi troppo lunghi, allora è compito di tutti noi, della “gente comune”, di scendere in campo e far valere le proprie ragioni per difendere il futuro della Terra, cioè il nostro futuro, partendo dai singoli luoghi in pericolo.

Itinerario di domenica 10 novembre. Ad un anno dalla Tempesta Vaia in Cansiglio è ancora emergenza e l’accesso a Casera Palantina dalla tradizionale partenza in Pian Canaie è tuttora chiuso per l’asportazione degli alberi caduti. L’anno scorso siamo rimasti nella Piana e anche quest’anno rimaniamo nella parte meno colpita della Foresta, attorno alla cima del monte Pizzoc. Dalla strada provinciale 422, proveniente da Vittorio Veneto, dopo il passo della Crosetta si prende a sinistra la strada in salita con indicazione Pizzoc. Dopo circa 2 km girare a sinistra, indicazione Cadolten e a meno di 1 km si parcheggia davanti all’ex casa forestale. Raduno dalle 9.30 alle 10 a Cadolten. Partenza a piedi lungo la strada bianca. Dopo la chiesa di S. Floriano si imbocca a dx il sentiero 981 e poi il sentiero Berry (percorso dai partigiani durante la Resistenza), fino a Casere Croce in Pian de Geisa e si continua fino alla strada asfaltata per il Pizzoc. Alle 12 raduno sulla cima, ora Piazza della Pace, un tempo sede della base radar militare demolita dopo anni di manifestazioni. Pranzo al sacco, interventi, musica, ricordando le azioni del passato (impianti della Palantina, demolizione delle basi militari, contro l’impianto eolico, Riserva regionale, Unesco..) e del presente: NO alla vendita dell’ex albergo San Marco o di altre parti del Cansiglio. Chi ha problemi può arrivare al raduno in auto. In caso di maltempo, sotto la cima c’è il Rifugio “Città di Vittorio Veneto”. Il nuovo gestore dà tutta la sua disponibilità: possiamo pranzare al sacco, sui tavoli davanti al rifugio e usare i servizi. All’interno, per chi lo vuole, caffè, panini, ecc… Alle ore 14, tempo permettendo, si prosegue lungo il sentiero di cresta, con splendido panorama sulla pianura fino alla laguna e alle Dolomiti. Dall’Oselada si scende lungo il Vallon de le Ortighe fino alla strada forestale del Taffarel (sentiero H1) e sul sentiero H torniamo al parcheggio, alle 15,30-16. Alla fine foto di gruppo, come le altre volte, davanti al San Marco con lo striscione IL CANSIGLIO NON È IN VENDITA. A Sarmede (TV) è aperta la mostra dell’illustrazione per l’infanzia, ormai alla 32° edizione. Se c’è ghiaccio sulla strada, non potremo salire e comunicheremo un percorso accessibile alternativo (al bivio del- la SP 422, prima di salire al Pizzoc) uno/due giorni prima, via mail. Info 346.6139393 (Toio).

 

Oggi, venerdì 8 novembre, alle 17 all’Ortomercato di Brondolo (VE) si parla della creazione di itinerari turistici nell’area di produzione del radicchio di Chioggia Igp

Alle 17 di oggi, venerdì 8 novembre, nella sala convegni dell’Ortomercato di Chioggia, in località Brondolo, avrà luogo il workshop “Gli itinerari del radicchio di Chioggia Igp, il prodotto promuove il territorio, prospettive per arricchire e diversificare l’offerta turistica locale”, organizzato dal Consorzio di tutela radicchio di Chioggia Igp.

Il fattore enogastronomico è sempre più importante nel determinare le scelte turistiche: motiva un viaggiatore su due (48%) a venire in Italia (Ispos-Enit 2017) ed è prioritario anche per i turisti italiani, visto che quasi due su tre (63%) ritengono importante la presenza di un’offerta legata al cibo per scegliere i propri viaggi (I° rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2018 Università di Bergamo). L’enogastronomia accresce, dunque, il ruolo che i prodotti a marchio hanno nel loro territorio di appartenenza e aumenta anche l’impegno dei Consorzi nel portare avanti progettualità che vanno dall’educazione alimentare alla valorizzazione delle vere eccellenze del mondo rurale. Un processo che trova nel legame tra “beni culturali” e prodotti Dop/Igp un connubio strategico per lo sviluppo di interi territori attraverso il “turismo lento”. Per questo il focus del workshop sarà sulla creazione di itinerari turistici all’interno dell’area di produzione del radicchio di Chioggia Igp, come elementi per accrescere l’informazione legata alla produzione e alla trasformazione del radicchio e come proposta per integrare l’offerta turistica della laguna Sud e del Delta del Po veneto.

Relatori. Al workshop sono previsti gli interventi di: Giuseppe Boscolo Palo, presidente del Consorzio di tutela del radicchio di Chioggia Igp, Luca Mari, marketing e project manager Cso Italy, Elena Viani, ricercatrice dell’Università di Bergamo, relatrice del I° rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2018, Albergo Negro, commissario straordinario di Veneto Agricoltura, Mauro Gambin, direttore del magazine Con i piedi per terra, Isabella Penzo, assessore al Turismo del comune di Chioggia, Daniele Grossato, vice sindaco e assessore al Turismo del comune di Rosolina, Massimiliano Boscolo Marchi, azienda De Bei, conclusioni di Gianluca Forcolin, vice presidente della Regione Veneto. Modera Claudia Vigato. Per ulteriori informazioni e accrediti cell. 373.517581 email: redazione@speakoutmedia.it

Fonte: Speakoutmedia