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il caldo risveglia la cimice asiatica, agricoltori in allarme nella Bassa Padovana. Reti anti-insetto al momento l’unica soluzione, ma pochi agricoltori hanno usufruito dei contributi regionali per prenderle.

Le temperature in rialzo svegliano le cimici, in particolare la specie asiatica che già lo scorso anno ha causato danni alle coltivazioni. Gli agricoltori sono già in allarme in tutta la provincia di Padova, in particolare nella Bassa Padovana, dove si concentra la maggior produzione di frutta, su tutte le mele e le pere, molto gradite dall’insetto alieno.

Inverno mite. Se il maltempo e le temperature al di sotto della media di questa “maledetta primavera” ha tenuto, fino ad ora, a bada la diffusione delle cimici, Coldiretti Padova ricorda che ci siamo lasciati alle spalle un inverno mite e secco, durante il quale le temperature minime sono scese rare volte al di sotto dello zero. Condizioni ideali dunque per la sopravvivenza delle cimici che hanno svernato in luoghi riparati e protetti. La cimice asiatica, poi, ha anche una maggiore resistenza alle basse temperature e riesce a sfruttare ogni anfratto per superare l’inverno.

Ogni femmina depone 400 uova per volta. Già con il caldo fuori stagione tra marzo e la prima metà di aprile si erano notate le prime forme di mobilità delle cimici: intorno ai 20 gradi infatti l’insetto cammina e inizia a spostarsi. Con l’affermarsi di temperature più elevate gli insetti si sposteranno dunque in campagna, per alimentarsi e riprodursi. “La cimice asiatica è infatti altamente infestante e priva di nemici naturali. – ricorda Paolo Minella, responsabile ambiente di Coldiretti Padova – Ogni femmina in questa stagione depone fino a 400 uova per volta. L’insetto prende di mira mele, pere, pesche, albicocche, kiwi e molte altre coltivazioni sul territorio. Con le sue punture rovina i frutti rendendoli inutilizzabili, col rischio di compromettere seriamente parte del raccolto. L’anno scorso nella nostra provincia abbiamo subito perdite del 40 per cento sulla produzione di pere e del 30 per cento sulle mele”. L’attenzione è massima dunque nei 700 ettari in cui si coltivano mele e pere, soprattutto lungo il corso dell’Adige, ma anche per altre colture come le ciliegie, già finite sotto attacco in questi giorni, e il grano in fase di maturazione.

Le reti anti insetto rimangono una delle principali forme di difesa e di contenimento per proteggere soprattutto le piante da frutto anche se, ricordano gli esperti, difficilmente si riesce a salvare dalla cimice più del 70 per cento del raccolto. E’ anche per questo, oltre che per i costi dei nuovi impianti particolarmente elevati, che pochi produttori hanno presentato la domanda di partecipazione al bando regionale che ha stanziato un contributo per le reti anti insetto.

A Castelbaldo i produttori riuniti nella Cooperativa Frutta sono in preallarme ormai da mesi: “Quest’anno ci aspettiamo un massiccio attacco da parte di questo micidiale insetto – spiega il presidente Graziano Balbo – che non ha antagonisti naturali. Chi è dotato delle reti qualcosa riesce a salvare ma ovviamente il problema rimane. Per contrastare la proliferazione dell’insetto alieno è importante proseguire a marcia spedita con la ricerca di insetti antagonisti e di molecole per interventi a basso impatto ambientale, attività già avviata dall’Università di Padova. Ed è proprio ai ricercatori dell’Ateneo che i nostri produttori, insieme a Coldiretti, confermano la propria disponibilità a mettere a disposizione terreni con frutteti e seminativi per condurre la necessaria sperimentazione sul campo. Le nostre aziende sono aperte e a disposizione della comunità scientifica”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Report sulle marinerie dell’Alto Adriatico: un quarto della flotta veneta è Polesana

Nel 2018 la flotta marittima polesana schierava ben 170 pescherecci, ovvero un quarto circa dell’intera flotta veneta. Si tratta di una cifra in leggero aumento se riferita allo scorso anno (+0,6%), ma in forte calo rispetto al picco registrato nel 2009 (-8,1%). Va comunque rilevato che stazza e potenza motore sono aumentati nel corso dell’ultimo decennio.

La flotta del Polesine si caratterizza per la sua artigianalità, visto che il 67% circa delle imbarcazioni presenta una lunghezza inferiore ai 12 metri che, sommate alle tante barche e barchini di V categoria utilizzate negli impianti di molluschicoltura, rispecchiano appieno le caratteristiche produttive dell’area del Delta del Po. Sono questi i primi dati che emergono dal Report dell’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura, appena pubblicato, dedicato alla filiera ittica delle tre marinerie polesane, vale a dire Pila-Porto Tolle, Porto Viro e Scardovari.

In dettaglio, i dati salienti. Con 2.080 imprese impegnate nella produzione primaria, registrate alla Camera del Commercio, nel rodigino sono presenti quasi il 68% delle aziende del settore ittico regionale. Più specificatamente, rispetto al 2009, il numero delle imprese della pesca marittima (731 unità) è rimasto pressoché invariato, mentre quello delle imprese operanti nell’acquacoltura (1.349 unità) è cresciuto dell’11%. Considerando anche le aziende operanti nelle attività a valle del settore ittico, come quelle della trasformazione, conservazione e del commercio dei prodotti alieutici, nella provincia di Rovigo sono attive complessivamente 2.481 imprese.

Nell’area del Delta del Po sono attivi tre mercati ittici, vale a dire Pila-Porto Tolle, Porto Viro e Scardovari, che si differenziano per tipologia di prodotto commercializzato. Infatti, se a Pila-Porto Tolle a prevalere è il pesce azzurro, a Porto Viro nel corso degli anni ci si è specializzati nell’attività di pesca nelle acque dolci e salmastre, mentre a Scardovari è predominante la produzione di mitili e vongole. Vale la pena sottolineare che tutti i mercati ittici di quest’area accentrano l’offerta di prodotti ittici provenienti esclusivamente dalla flotta locale.

Produzione dei singoli mercati ittici. Nel 2018 a Pila-Porto Tolle sono state pescate 5.933 tonnellate di pesce, per il 50% costituite da pesce azzurro, in calo rispetto all’anno precedente (-23,9%). Il fatturato complessivo è stato di circa 12 milioni di euro che, in linea con la perdita di quantitativo, è sceso del -22,1% rispetto al 2017. La produzione di Porto Viro ha sfiorato le 372 tonnellate (-8,2%), mentre il relativo fatturato è stato di circa 0,9 milioni di euro (-3,7%), pescato che per il 60% è rappresentato da cefalame vario. A Scardovari, invece, i quantitativi pescati nel 2018 sono stati poco inferiori alle 285 tonnellate (+13,1%), mentre gli introiti registrati si sono fermati a circa 0,8 milioni di euro, con pannocchie, granchi e cefali a rappresentare il grosso della produzione.

Produzione dei molluschi bivalvi. In Polesine operano 20 draghe idrauliche, appartenenti al Co.Ge.Vo. di Chioggia, tutte dedite alla pesca esclusiva delle vongole di mare (Chamelea gallina). Nel 2018 è stata registrata una produzione di circa 540 tonnellate, cifra che fa scaturire una perdita nell’anno del -26,1%. Il vero fiore all’occhiello dell’area del Delta del Po è la venericoltura effettuata in laguna nella Sacca di Scardovari, che ha raggiunto una produzione di circa 12.500 tonnellate. Si tratta di una produzione che, a differenza di quella dell’area della laguna veneziana, costituisce il grosso dei volumi di vongole veraci e filippine prodotte nel Veneto. In Polesine, alla tradizionale mitilicoltura su pali in laguna, si associa una importante attività svolta in alto mare (off-shore), che ha visto crescere il numero di impianti di mitili long line. Purtroppo, però, sia la mitilicoltura a mare che quella lagunare presentano quantitativi di produzione in diminuzione, rispettivamente del -15,6% e -15,4%. Report completo a questo link

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Made in Italy: Uecoop, bene Coop contro mire francesi su grana

“Bene il fronte delle cooperative per contrastare l’offerta francese per il controllo dei formaggi italiani”. E’ quanto afferma Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, in relazione alla vendita del colosso dei formaggi Nuova Castelli per il quale sarebbe scesa in campo anche la Granarolo, una delle più grandi e storiche cooperative italiane in opposizione all’offerta della francese Lactalis della famiglia Besnier, che già controlla Parmalat e tutti i marchi ad essa collegati.

In gioco c’è il futuro di un’azienda come il Gruppo Castelli che garantisce il lavoro a mille famiglie, produce dal Parmigiano al Grana, dal Gorgonzola al Taleggio fino alla Mozzarella di Bufala e al Pecorino Toscano e che tra i suoi mercati esteri di riferimento oltre a Gran Bretagna, Russia e Germania annovera proprio anche la Francia. “Il mondo cooperativo – spiega Uecoop – è un protagonista storico del comparto lattiero caseario italiano dove gestisce l’80% del latte che serve per la produzione dei formaggi Dop ed è in grado di schierare manager e piani di sviluppo seri. Nell’agroalimentare italiano operano oltre 5.200 cooperative con un fatturato complessivo di 36 miliardi di euro che rappresentano circa il 25% del fatturato agroalimentare italiano“.

Rischio delocalizzazione. “Il mondo cooperativo –aggiunge Uecoop – è presente in ogni settore del cibo Made in Italy, dal latte ai formaggi, dalla carne ai cereali, dall’ortofrutta all’olio e al vino creando filiere virtuose in grado di generare sviluppo economico e occupazione sui territori di riferimento, mentre con le multinazionali straniere – conclude Uecoop – il rischio è sempre quello della delocalizzazione produttiva, gestionale o finanziaria, come si è visto quando Parmalat è finita nelle mani dei francesi.

Fonte: servizio stampa Ue.Coop.Veneto

 

Ambiente. Nel romanzo “Il fiume sono io” di Tasinato anticipato il disastro Pfas

Perché ad un certo punto della storia un fiume scompare dalle mappe geografiche? Che cosa accade ai suoi abitanti, a chi lo frequenta, alle comunità attorno?  E’ un’indagine narrativa che ha come cuore la Rabiosa (oggi Fratta-Gorzone), il fiume mortalmente inquinato dal distretto conciario di Chiampo-Arzignano e poi interessato dal cantiere dell’Autostrada Valdastico Sud quella raccontata da Alessandro Tasinato nel suo libro “Il fiume sono io” (Bottega Errante Edizioni).

Un romanzo, il suo, che anticipa uno dei peggiori disastri ambientali italiani degli ultimi anni, e lo fa attraverso il racconto, delicato e intimo, del mondo di Nino Franzin, il protagonista, che vive la giovinezza in simbiosi con la Rabiosa. Gli studi, la laurea, il miraggio di un’importante carriera lo costringono a dare le spalle all’acqua. Saranno le coincidenze della vita a fargli incontrare di nuovo il destino di un fiume che non c’è più.

Biografia. Alessandro Tasinato (Este-PD 1974) è dottore in scienze ambientali. Ha svolto indagini sui cicli produttivi della chimica, del cloro, del petrolio e dei rifiuti dei grandi impianti industriali e si è occupato di energia, fonti rinnovabili e cambiamenti climatici.Per la Bassa Padovana è stato tra i promotori del Parlamento per la salvaguardia del fiume Fratta-Gorzone e ha scritto articoli per la rivista “Con i Piedi per terra”. Nel 2017 ha fondato I.D.E.A. associazione per la divulgazione dell’etica ambientale. Il fiume sono io è il duo primo romanzo.

Fonte: Associazione intercomunale Brenta Sicuro

Maltempo in Veneto, campi allagati per mais, frumento e soia, ortofrutticoli in difficoltà , ciliegie ko. Vigneti in ritardo di tre settimane, focus sulla situazione il 13 giugno a Conegliano (TV) al Trittico Vitivinicolo.

Un mese di maggio estremamente piovoso, accompagnato da temperature al di sotto della media, sta causando anche nel Veneto gravi danni all’agricoltura, tanto che i tecnici di Veneto Agricoltura segnalano che nei diversi comparti gli operatori sono alle prese con difficoltà di ogni tipo.

I dati. Del resto, basta dare uno sguardo ai dati forniti da ARPAV – Servizio Meteorologico  di Teolo per comprendere la gravità della situazione: nel corso dei primi 19 giorni di maggio nel Veneto sono caduti mediamente 161,7 mm di pioggia, contro una precipitazione media registrata nel periodo 1994-2018 nell’intero stesso mese di 120 mm. Stiamo dunque parlando di un +30%, percentuale che sale addirittura al +50% se il calcolo della media lo fermiamo al 19 maggio (83,4 mm). Le precipitazioni più abbondanti sono state registrate nell’area compresa tra le Prealpi e la pianura settentrionale della regione, dove sono caduti dai 200 ai 360 mm di pioggia. Per quanto riguardano invece le temperature, quelle registrate dal 1° al 19 maggio risultano essere le più basse dal 1992, ovvero da quando l’ARPAV effettua questo servizio.

A giugno il primo focus sulla vendemmia 2019. Analizzando brevemente lo stato delle diverse colture di fronte a questo andamento climatico primaverile anomalo, relativamente ai vigneti, le strutture di Veneto Agricoltura, Regione e CREA sono alle prese con un monitoraggio costante di tutte le aree vocate regionali. Tutto ciò anche in funzione del primo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto in programma il prossimo 13 giugno a Conegliano, appuntamento che ogni anno fornisce ai viticoltori indispensabili indicazioni di carattere tecnico-operativo. Vediamole.

Da un primo riscontro in vigneto, risulta che l’apparato radicale delle viti é quasi ovunque ancora inattivo a causa del terreno troppo umido. Inoltre, la vegetazione delle piante soffre per le basse temperature fin qui registrate, al punto che lo stato fenologico delle viti é in ritardo di 15/18 giorni rispetto alla data di germogliamento.

Passando alle grandi colture, la fioritura del frumento, seminato in autunno, è in grande ritardo proprio a causa delle basse temperature e della scarsità di giornate di sole. Anche il mais, seminato a marzo, stenta a crescere per gli stessi motivi ed è concreto il rischio, se la situazione meteo non cambierà a breve, che gli agricoltori si vedano costretti a riseminare a causa dell’asfissia delle piantine che stanno “annegando” nei campi allagati. I coltivatori che per loro fortuna non si sono ritrovati i campi completamente invasi dall’acqua hanno, comunque, grosse difficoltà a svolgere le normali operazioni di diserbo e sarchiatura necessarie in questo periodo dell’anno. La semina della soia, che normalmente si fa nella prima decade di maggio, al momento è saltata proprio a causa dell’impraticabilità dei terreni. Inoltre è da tener conto che, dal momento in cui le condizioni meteo volgeranno al bello, bisognerà attendere ancora una settimana/dieci giorni prima di poter avviare le operazioni nei campi, ritardando ulteriormente la programmazione aziendale.

Anche l’ortofrutta sta pagando un prezzo altissimo dovuto alle abbondanti precipitazioni e alle basse temperature di questa strana primavera. La persistenza del maltempo rende infatti difficile lo svolgimento delle operazioni di intervento a protezione delle colture. Le ciliegie, per esempio, risultano ovunque ko. I frutti si presentano pieni d’acqua e assaliti da malattie fungine. Come non bastasse, l’area di Marostica (Vi), famosa per le ciliegie IGP, è stata interessata da una forte grandinata che ha notevolmente ridotto la produzione. Comunque tutti i fruttiferi, che in questo periodo dovrebbero essere nel pieno dello sviluppo vegetativo, si trovano in grosse difficoltà, come pure il comparto degli ortaggi in pieno campo per il quale le semine e i trapianti risultano essere in grandissimo ritardo.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Firmata in Veneto l’intesa per contrastare il capolarato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura

Ieri a Venezia a Palazzo Balbi è avvenuta la firma del protocollo d’intesa per contrastare il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura tra Regione Veneto, Veneto Lavoro, Agenzia nazionale per le politiche del lavoro, Ispettorato interregionale del lavoro, Inps, Inail, sindacati, associazioni datoriali e rappresentanze delle cooperative del mondo agricolo. Il protocollo siglato è il risultato del tavolo costituitosi a luglio 2018 per favorire l’incontro trasparente tra domanda e offerta di lavoro in campagna.

Daniele Salvagno

Commento Coldiretti Veneto. “Il documento prevede azioni finalizzate a rafforzare le condizioni di legalità, nonché di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro, compresa la circolazione di corrette informazioni per la tutela dei diritti dei lavoratori, con particolare riferimento alle persone vittime di grave sfruttamento. Rilevante la condivisione dei dati statistici, in modalità aggregata, al fine di rendere maggiormente efficace ed efficiente le attività di controllo. Fondamentale sarà il supporto di Veneto Lavoro attraverso una attività di monitoraggio, indagini e confronti nonché la realizzazione di report specifici”, ha commentato al riguardo Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto”.

Luigi Bassani

Commento Confagricoltura Veneto. “Concordiamo con il presidente Luca Zaia che il fenomeno in Veneto è ancora contenuto rispetto ad altre regioni italiane e che il provvedimento punta soprattutto alla prevenzione del fenomeno. Tuttavia occorre un impegno da parte di tutti per scongiurare forme di sfruttamento e illegalità che rischiano di prendere sempre più piede nelle campagne. E dicendo tutti ci riferiamo anche al commercio e ai consumatori. Il caporalato si combatte anche a tavola e facendo la spesa, con una consapevolezza negli acquisti: quando si comprano ortaggi a 20 centesimi il chilo o l’olio a 3 euro bisogna porsi la domanda come sia stato possibile ribassare i prezzi in maniera così consistente”, ha detto invece Luigi Bassani, direttore di Confagricoltura Veneto.

Enti bilaterali. Bassani, come presidente di Agribi, ente bilaterale per l’agricoltura di Verona di cui fanno parte Confagricoltura, Cia agricoltori italiani e Coldiretti come associazioni agricole e i sindacati Cgil, Cisl e Uil, rimarca anche l’importanza degli enti bilaterali per l’agricoltura nel contrasto alla piaga, un aspetto evidenziato nel protocollo d’intesa: “Da anni lavoriamo sul fronte della sicurezza dei lavoratori incentivando le visite mediche e i comportamenti virtuosi nelle aziende agricole. Ora stiamo perfezionando alcuni aspetti tecnici che ci permetteranno di costituire una cabina di regia con Inps e Inail per monitorare il mercato del lavoro e favorire buone pratiche nell’incontro tra domanda e offerta a presidio della legalità”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto

Tutela prodotti Dop, “qualsiasi evocazione” in etichetta diventa illegittima se può confondere, in Spagna una case history

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha sentenziato che l’utilizzo di segni figurativi che evocano l’area geografica alla quale è collegata una denominazione d’origine protetta (DOP) può costituire un’evocazione illegittima di quest’ultima. Una sentenza che, pur non coinvolgendo direttamente prodotti Made in Italy, è certamente significativa anche per la tutela dei marchi protetti italiani.

Il caso spagnolo. La “Industrial Quesera Cuquerella SL” commercializza tre dei suoi formaggi utilizzando etichette che contengono il disegno di un cavaliere che assomiglia alle raffigurazioni abituali di Don Chisciotte della Mancia, di un cavallo magro e di paesaggi con mulini a vento e pecore. In etichetta anche i termini “Quesos Rocinante”, cioè “Formaggi Ronzinante”. Ma i formaggi in questione non sono compresi nella denominazione di origine protetta (DOP) “queso manchego”, che protegge i formaggi lavorati nella regione La Mancia (Spagna) con latte di pecora e nel rispetto dei requisiti del disciplinare di tale DOP. Per questo la “Fundación Consejo Regulador de la Denominación de Origen Protegida Queso Manchego”, incaricata della gestione e della protezione della DOP, è ricorsa ai giudici ritenendo che tali etichette e tali termini costituiscano un’evocazione illegittima di detta DOP, ai sensi del regolamento relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli e alimentari.

La Corte di giustizia europea rimanda ai tribunali locali di decidere se si confondono i consumatori. È stata la Corte Suprema spagnola a sollecitare il pronunciamento della Corte di giustizia europea e questa ha sentenziato che il regolamento europeo prevede una protezione delle denominazioni registrate contro “qualsiasi evocazione”: l’utilizzo del termine “qualsiasi” rispecchia la volontà di proteggere le denominazioni registrate, considerando che un’evocazione si produca mediante un elemento denominativo o un elemento figurativo. La Corte ha aggiunto che l’obiettivo è quello di garantire che il consumatore disponga di un’informazione chiara, succinta e credibile sull’origine del prodotto e che l’utilizzo di segni figurativi che evocano l’area geografica alla quale è collegata una denominazione d’origine può costituire un’evocazione della medesima anche nel caso in cui i segni figurativi siano utilizzati da un produttore stabilito in tale regione, ma i cui prodotti, simili o comparabili a quelli protetti da tale denominazione d’origine, non sono protetti da quest’ultima. Spetta al giudice nazionale assicurarsi che tali segni figurativi siano in grado di creare una vicinanza concettuale con la DOP di modo che il consumatore abbia direttamente in mente, come immagine di riferimento, il prodotto che beneficia di tale DOP.

Fonte: Garantitaly.it

21 maggio 2019, al teatro comunale di Belluno si premia la miglior foto del concorso “Il dolore della nostra Terra” promosso da Wigwam e dal liceo statale Renier. Nella giuria tecnica, anche il presidente Argav Fabrizio Stelluto.

Contribuiamo a salvare il pianeta ma con un atto concreto, magari piccolo, ma tangibile!” Questo è il senso dell’iniziativa di Wigwam, rete associativa non profit per lo sviluppo equo, solidale e sostenibile delle Comunità Locali e del liceo statale G. Renier, lanciata un paio di mesi fa e che si concluderà con la premiazione delle migliori istantanee su “Il dolore della nostra Terra”, al teatro comunale di Belluno il 21 maggio 2019.

Un percorso di “coscientizzazione ecologica”. Un concorso fotografico, nato da un’idea messa a punto con gli studenti delle classi 2CL e 2AES ed esteso poi a tutti gli indirizzi dell’Istituto che rappresenta il maggior polo scolastico del bellunese. Esso, giunge al termine di un percorso di coscientizzazione ecologica, realizzato da Rete Wigwam, insieme ad ACLI di Belluno e Regione Veneto, cui poi è stato innestato il progetto nazionale di educazione ambientale promosso da Ministero dell’Ambiente e MIUR. Il concorso fotografico ha impegnato i giovani come esploratori del loro territorio individuandone e fissandone con immagini i punti di sofferenza. Uno stimolo affinché, inizino a prendere coscienza sulla necessità che ognuno faccia la propria parte per la salvaguardia degli equilibri ecologici di cui l’umanità intera è parte.

I soggetti degli scatti riguardano gli aspetti di degrado ambientale (abbandono di rifiuti; inquinamento di terra, acqua, aria; edilizia che rovina il paesaggio, ecc.) nel territorio della provincia di Belluno. Le immagini finaliste, sono visionabili nel profilo Instagram “Wigwam_save_the_planet”. Le prime tre classificate, saranno premiate domani, martedì 21 maggio, nell’ambito dell’evento di fine anno scolastico “Talento Renier”. La classificazione è stata determinata dal numero di like totalizzati dalle immagini sul profilo social, cui si è aggiunto il punteggio di una giuria tecnica, formata da Efrem Tassinato, presidente nazionale di Wigwam, da Marina Iarabek e Doriana Castellaz, componenti dello staff di direzione del Liceo Renier, da Ilario Tancon, presidente dell’Associazione Stampa Bellunese e da Fabrizio Stelluto presidente di ARGAV, l’Associazione regionale dei giornalisti agroalimentari ed ambientali del Veneto e Trentino Alto Adige.

Fonte: Servizio stampa Rete Wigwam

Fauna selvatica, gli agricoltori chiedono piani di gestione mirata per contenere i danni

Gli agricoltori CIA consegnano la loro proposta di contenimento della fauna selvatica all’assessore all’Agricoltura e Caccia Pan

Cervi, caprioli, cinghiali, cormorani, volpi, lepri, storni stanno proliferando anche in Veneto in modo incontrollato e causano gravi danni all’agricoltura e all’ambiente: dobbiamo cambiare approccio e passare da un regime di protezione assoluta ad uno di gestione controllata mirata”. E’ quanto ha ribadito l’assessore all’agricoltura e alla caccia della Regione Veneto accogliendo i rappresentanti regionali della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) che hanno illustrato a palazzo Balbi i contenuti della loro richiesta di riforma della legge nazionale 157/1992 “per una corretta gestione della fauna selvatica”.

Proposta che sarà presentata ai Ministeri di Agricoltura e Ambiente. L’organizzazione di imprenditori agricoli chiede una inversione di rotta nella legislazione nazionale, per cambiare il regime di protezione di cui gode la fauna selvatica e introdurre una gestione regolata per tutte le specie che causano danni all’ambiente e alle attività dell’uomo. Si prevede, inoltre, il risarcimento totale dei danni diretti e indiretti subiti da agricoltori e allevatori. “Una proposta condivisibile e realistica”, l’ha definita il titolare delle politiche agricole e venatorie del Veneto, che si è dichiarato pronto a condividerla con gli assessori all’agricoltura e all’ambiente delle altre Regioni e a presentarla ai due ministeri interessati, Agricoltura e Ambiente.

Piani di selezione mirati già in essere in Veneto per nutrie e cinghiali. “Solo lo scorso anno la Regione Veneto– ha reso noto l’assessore – ha ricevuto richieste di risarcimento per i danni causati dalla fauna selvatica per oltre un milione e 200 mila euro e ne ha liquidato 814 mila euro. Sono risorse pubbliche, peraltro insufficienti a garantire a tutti un risarcimento integrale dei danni che potrebbero essere spese per scopi più utili, se si adottassero politiche mirate di controllo delle specie più nocive. Le Regioni hanno poteri limitati, perché la fauna selvatica è patrimonio statale protetto. Tuttavia, al momento, è possibile agire con lo strumento delle deroghe alla legge 157 e dei piani di selezione mirati, purchè approvati dell’Ispra e del ministero per l’Ambiente. Il Veneto è riuscito ad ottenere il via libera al piano regionale di eradicazione della nutria nel 2016 e, l’anno successivo, al piano di contenimento dei cinghiali, perché ha fatto perno sulla figura degli operatori volontari selezionati e formati che operano sotto le direttive della vigilanza provinciale e regionale. Solo nel 2018 sono circa 5500 i cinghiali abbattuti, grazie agli operatori abilitati e agli agenti provinciali. Quest’anno sperimenteremo anche la collaborazione diretta con il mondo venatorio per contenere la popolazione dei cinghiali nell’area naturalistica del Baldo e del Veronese”.

Le prossime azioni. “Il Veneto – ha aggiunto l’assessore – sta chiedendo l’autorizzazione ministeriale e dell’Ispra anche per un piano di controllo dei cormorani, che hanno messo in ginocchio le valli da pesca in laguna e nel delta del Po. Servirebbe, inoltre, potenziare i piani di selezione per cervi, camosci e caprioli, che si spingono ormai fino al litorale causando gravi danni a colture e vegetazione di macchia, nonché per storni, gabbiani e volpi. Quanto al lupo, specie protetta a livello europeo stiamo chiedendo da mesi, senza esito alcuno, un incontro con il ministro dell’ambiente per discutere la possibilità di deroghe mirate al piano di protezione. Ma la vera urgenza è quella di una svolta culturale, a livello legislativo, amministrativo e di opinione pubblica per superare il rigido concetto di protezione e adottare quello di gestione dinamica, consapevole e ben gestita della fauna selvatica, sotto il controllo e in stretta alleanza con il corpo forestale dello Stato e nella prospettiva di un coordinamento regionale di polizia faunistico-venatoria”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

19 maggio 2019, a Lazise (VR) il Festival delle Dop del Veneto

Tutti i prodotti dell’agroalimentare veneto riconosciuti dai marchi d’origine dell’Unione Europea (Dop – Igp – Stg; e relativamente ai vini, Doc – Docg- Igt) saranno i protagonisti domenica 19 maggio a Lazise (Vr) alla 6^ edizione del Festival delle DOP venete, evento (ore 10:00 – 20:00, ingresso gratuito) promosso da Regione e Veneto Agricoltura, in collaborazione con il Comune di Lazise, l’Istituto Alberghiero “Carnacina” di Bardolino, i Consorzi di tutela veneti e del marchio regionale Qualità Verificata.

In vetrina, ma anche in vendita, le tante eccellenze riconosciute dai marchi europei a Denominazione d’Origine. Per l’intera giornata, presso la Dogana Veneta, storico edificio affacciato sul Lago di Garda appartenuto alla Repubblica Serenissima, i protagonisti saranno infatti loro: dal Riso Nano Vialone Veronese al Riso del Delta del Po, dagli Asparagi di Cimadolmo, Bassano e Badoere all’Olio Extravergine di Oliva del Garda e del Veneto (Valpolicella, Euganei/Berici, Grappa) e poi ancora l’Aglio Bianco Polesano, il Radicchio di Chioggia, l’Insalata di Lusia, le Ciliegie di Marostica, la Pesca Verona, le Cozze di Scardovari, il Prosciutto Veneto Berico-Euganeo, il Fagiolo di Lamon, le Carni e la Patata Qualità Verificata, i numerosi vini (Bardolino, Prosecco, Asolo Montello, Vini delle Venezie, Breganze, Colli Vicentini, ecc.), tutti i formaggi veneti a Denominazione (Asiago, Grana Padano, Montasio, Provolone Valpadana, Taleggio, Piave, Monte Veronese, Casatella, Latteria Soligo).

Degustazioni gratuite. Fiore all’occhiello della kermesse saranno comunque le degustazioni gratuite, otto in tutto, quattro per tipologia in aree e orari diversi. Quattro degustazioni guidate a cura dell’Istituto Alberghiero Carnacina di Bardolino (alle ore 11:00, 13:00, 15:00 e 17:00) prevedono la trasformazione in delicati assaggi di riso, asparagi, formaggi e altri prodotti ancora; le altre quattro degustazioni, sempre guidate e gratuite, saranno a cura di Caseus Veneti (alle ore 11:30, 12:30, 14:30 e 15:30) e ovviamente dedicate ai formaggi, che verranno abbinati ad alcuni vini del Consorzio della DOC Bardolino. Nello specifico saranno presentati il Grana Padano in abbinamento con il Chiaretto Spumante, la Casatella Trevigiana (Chiaretto), Asiago (Chiaretto Spumante), Piave (Bardolino Superiore), Montasio (Bardolino), Monte Veronese (Chiaretto), Provolone Valpadana (Bardolino), Mozzarella (Chiaretto Nello spazio riservato ai Consorzi di tutela dei vini, unitamente ad UVIVE, sarà possibile, infine, degustare il meglio della produzione enologica veneta.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura