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A Conche (Padova) la festa dell’Asparago (fino all’11 maggio) sposa la magica atmosfera della Valle Millecampi e dei casoni della Fogolana

L’arrivo della primavera a Codevigo vede l’apertura dei suggestivi casoni della Fogolana. Quest’ultima rappresenta l’unico sbocco al mare della provincia di Padova. Ebbene, fino all’11 maggio, in occasione della 35esima Festa dell’Asparago di Conche, frazione della cittadina, sarà possibile effettuare un tour in trenino, organizzato dal Comune e la Pro Loco di Codevigo in collaborazione con il Gruppo culturale e ricreativo di Conche, per vedere il casone Grande e visitare l’attigua Valle Millecampi, oltre 1600 ettari di grande valenza ambientale e naturalistica (ulteriori informazioni Ufficio Turismo, Comune di Codevigo, turismo@comune.codevigo.pd.it)

L’asparago bianco di Conche

Non è solo una delizia del palato: è il frutto di un’agricoltura attenta, di una tradizione che affonda le radici nella terra sabbiosa e fertile del litorale padovano, di un sapere contadino tramandato e oggi reinterpretato in chiave contemporanea. La tradizionale Festa dell’Asparago di Conche è organizzata dal Gruppo culturale di Conche e dalla Cooperativa agricola prodotti ortofrutticoli (C.A.P.O.) di Conche che avvalora i prodotti tipici locali coltivati nel Territorio (ulteriori informazioni consultando la pagina https://www.facebook.com/gruppoculturaleconche.it/?locale=it_IT

Codevigo non è solo asparago

È paesaggio da scoprire, biodiversità lagunare da proteggere, memoria da raccontare, sapori da gustare. È un territorio che ha scelto di investire in un modello di turismo sostenibile ed esperienziale, fondato sulla lentezza, sull’autenticità e sul benessere delle persone. l potenziamento della rete delle piste ciclabili, per favorire la mobilità dolce e la scoperta del territorio a ritmo lento; l’attivazione e l’utilizzo dei casoni della Fogolana, che richiamano le antiche abitazioni contadine, come luoghi di accoglienza, esposizione, narrazione e incontro tra residenti, visitatori e turisti; la creazione di percorsi esperienziali legati al cibo, alla natura e alla memoria storica, in grado di coinvolgere famiglie, viaggiatori e scuole; il lancio di iniziative culturali legate alla figura di Alvise Cornaro, grande umanista del Rinascimento, che proprio a Codevigo visse parte della sua vita e maturò la sua rivoluzionaria visione sulla “Vita Sobria”, con l’avvio di un progetto di restauro del palazzetto di Alvise Cornaro di proprietà del Comune di Codevigo.

Alvise Cornaro (1484-1566)

Umanista, scrittore e mecenate, parlava di un’alimentazione equilibrata, di attività fisica quotidiana, di rapporto armonico con l’ambiente come strumento di salute e longevità. Un pensiero attualissimo, se si pensa che in tempi in cui la vita media si aggirava attorno ai 50 anni, Cornaro teorizzava con convinzione la possibilità di vivere sani e attivi fino a 90 o 100 anni (a quell’epoca obiettivi quasi irraggiungibili), semplicemente modificando lo stile di vita. Un messaggio che oggi torna con forza e che il Comune di Codevigo vuole rilanciare, legandolo al proprio paesaggio, alla propria cucina e al proprio modo di accogliere.

I Casoni della Fogolana

Sono di recente realizzazione e richiamano nella forma le tipiche abitazioni di terra e di valle della zona lagunare. Sorgono in un’ampia area adibita a Parcoattraversata da un canale artificiale di fitodepurazione, pensato per un percorso in canoa. Il casone Grande con il suo grande camino è il punto ristoro e di accoglienza, e ben si presta a diventare luogo di educazione naturalistica-ambientale. Completano l’opera i tre casoni piccoli che saranno presto riaperti per l’accoglienza ricettiva.

Fonte: Servizio stampa Ufficio turismo Comune di Codevigo

Rubrica Verde a Nordest “Pensieri obliqui” del presidente Argav Fabrizio Stelluto: si parla di “territori alti” e dei premi Lagazuoi Wima 2025

Alex Vantini è il nuovo presidente di Anbi veneto

Alex Vantini, presidente del Consorzio di bonifica Veronese, è il nuovo presidente di ANBI Veneto, l’associazione regionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue, per il quinquennio 2025-2029. A eleggerlo per acclamazione è stata l’assemblea dei presidenti dei Consorzi di bonifica del Veneto riunitasi lo scorso 17 aprile nella sede dell’associazione a Venezia. L’assemblea, contestualmente, ha eletto il vicepresidente di ANBI Veneto: è Roberto Branco, presidente al secondo mandato del consorzio di Bonifica Adige Po.

Chi è Alex Vantini

Imprenditore agricolo, 34 anni, residente a Verona, Alex Vantini riveste anche il ruolo di vicepresidente di Coldiretti Veneto e presidente di Coldiretti Verona. Lo scorso gennaio è stato confermato ai vertici del Consorzio di bonifica Veronese che aveva guidato nel precedente mandato, dal 2020 al 2024. Si completa la governance di ANBI Veneto che ha visto a gennaio insediarsi il nuovo direttore, Silvio Parizzi. Vantini succede a Francesco Cazzaro, già presidente del consorzio di bonifica Acque Risorgive.

Obiettivo del neo presidente

Efficientamento nella distribuzione della risorsa, nuove infrastrutture, invasi multifunzione, contrasto alla desertificazione del suolo e alle specie aliene rappresentano alcune delle sfide più importanti che caratterizzeranno l’operato dei consorzi di bonifica nei prossimi anni. “Serve pianificazione, meno burocrazia e ovviamente servono risorse – afferma il nuovo presidente di ANBI Veneto Alex Vantini -. I Consorzi di bonifica della nostra regione rappresentano un’eccellenza a livello nazionale ma i tempi lenti della burocrazia sono un freno all’azione fondamentale di adattamento al clima che cambia. A tal proposito – continua Vantini – sarà importante operare in stretta collaborazione con comparto agricolo, Regione del Veneto, comuni, mondo dell’università e della ricerca, in coordinamento con ANBI nazionale. Ringrazio Francesco Cazzaro per l’importante lavoro svolto in questi anni.” Sia Alex Vantini che Roberto Branco (nella foto in alto) manterranno il loro ruolo nei rispettivi Consorzi di bonifica, aventi sede rispettivamente a Verona e Rovigo.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

 

Difficoltà con la soia, il Veneto si butta sul mais

Soia sempre più in affanno in Veneto, regione dove si concentra la massima produzione in Italia della leguminosa, utilizzata sia per l’alimentazione animale che per quella umana. La sindrome dello stelo verde, conseguenza dei cambiamenti climatici, e la carenza di semi stanno causando la perdita di interesse degli agricoltori, che quest’anno sono più orientati a seminare mais.

“Negli ultimi anni si è accentuato il mal verde, come è chiamato in gergo dai produttori – spiega Paolo Baretta, presidente della sezione proteoleaginose di Confagricoltura Veneto, coltivatore di mais e soia tra Codevigo (Padova) e Chioggia -. La siccità fa sì che le piante mantengano le foglie verdi per difendersi dallo stress climatico, impedendo la formazione del baccello. L’anno scorso siamo arrivati a perdite fino al 40%. Abbiamo constatato che con la seconda semina, che avviene in giugno, dopo la trebbiatura del frumento e della colza, si corrono meno rischi. Quindi la tendenza sarà sempre più quella di posticipare la coltivazione, in attesa che l’innovazione ci dia una mano con sementi più resistenti, come già avviene in Sudamerica”.

In Veneto la superficie coltivata a soia è in calo del 10 per cento ogni anno e si attesta intorno a 120.000 ettari (dati 2023 Veneto Agricoltura), con capofila Padova, Venezia e Rovigo, che insieme concentrano circa il 70% di superfici regionali. I prezzi sono in ribasso, con il grande punto interrogativo sulla guerra dei dazi, che potrebbe portare la Cina – che la utilizza molto anche per l’alimentazione umana – a comprare la soia in Europa anziché dagli Stati Uniti.

Non è un buon momento neppure per le altre proteoleaginose: “La colza aveva preso piede, ma tra primavere piovose e repentini sbalzi di temperatura è sempre un terno al lotto – dice Baretta -. Idem per il pisello proteico. Il girasole, invece, potrebbe essere un’opportunità, ma in Veneto abbiamo perso una struttura di trasformazione e perciò siamo in difficoltà”.

Il risultato è che molti agricoltori si stanno buttando sul mais. “Nel Basso Padovano, nel Veneziano e in Polesine si sta già seminando, anche perché c’è un incremento di richiesta sia di trinciato, destinato alla produzione di energia per biogas, sia di granella per l’alimentazione dei bovini. Anche il mais bianco, ad uso alimentare per la farina da polenta, l’olio e la pasta, ha un buon mercato. Chiaramente ha bisogno di terreni irrigui, perché soffre molto la siccità”.

Il Veneto è il primo produttore di mais in Italia, anche se negli ultimi vent’anni ha perso il 50% della superficie, in linea con altre regioni top della coltura come Lombardia e Piemonte. “Tra siccità ed eventi estremi il calo di produttività negli ultimi anni è stato pesante – ricorda la polesana Chiara Dossi, presidente del settore Cereali alimentari di Confagricoltura Veneto -. “Però è un prodotto richiesto dal mercato e ci stanno proponendo contratti interessanti soprattutto per il mais bianco destinato all’alimentazione. Sulle previsioni, comunque, siamo sempre più cauti: tra eventi meteo estremi e scombussolamenti di geopolitica per i seminativi sono anni difficili. L’unica cosa da fare è differenziare il più possibile ed essere sempre vigili sull’andamento del mercato”.

La superficie investita in mais in Veneto nella scorsa stagione è stata di oltre 120.000 ettari, con Venezia, Padova, Rovigo e Verona che si dividono complessivamente il 70 per cento della superficie. Il resto viene coltivato tra Treviso, Vicenza e Belluno.

Fonte: servizio stampa Confagricoltura Veneto

Cittadini ricercatori con la “Citizen science”

(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) L’appuntamento del “Lunedì” di marzo della Rete di Riserve del Fiume Brenta ha visto a Tenna (Trento) una serata estremamente interessante, oltre che partecipata, a tema “citizen science” con un occhio di riguardo al mondo degli insetti impollinatori. Relatori due esperti del MUSE-Museo delle scienze di Trento: la naturalista Chiara Fedrigotti e l’entomologo Nicola Orempuller (nella foto).

Chiara Fedrigotti, che cos’è la “citizen science” e quando nasce?

La “citizen science”, o se vogliamo la “scienza dei cittadini” – anche se la traduzione rende meno – descrive in estrema sintesi il coinvolgimento attivo del pubblico non esperto nelle attività di ricerca al fine di generare nuova conoscenza scientifica. I ricercatori, gli scienziati fanno un grandissimo lavoro, ma in molti casi la possibilità di poter contare su un supporto esterno può aiutarci a raccogliere un maggior numero di dati, velocizzando i tempi della scoperta e migliorando anche la consapevolezza dei cittadini rispetto a determinati temi.
E anche se un tempo non la chiamavano così, la storia della scienza è disseminata di esperienze simili: nel 1715, ad esempio, l’astronomo inglese Edmund Halley (quello della cometa…) lanciò un appello tramite un volantino invitando i curiosi a segnare l’orario preciso di inizio e di fine di un’eclisse solare prevista per il 22 aprile di quell’anno comunicandogli poi i dati registrati. Un secolo dopo, con l’obiettivo di studiare la Corrente del Golfo, il National Geodetic Survey rilasciò in mare migliaia di messaggi in bottiglia, chiedendo ai cittadini di restituire lo stesso messaggio al mittente indicando luogo e giorno del ritrovamento.

Per quanto riguarda la “citizen science” moderna, invece?

Il termine compare curiosamente per la prima volta alla fine degli anni Settanta in un articolo dedicato agli avvistamenti di UFO. Pochi anni dopo, lo stesso termine viene ripreso per descrivere un’attività svolta da 225 volontari americani, coinvolti nella raccolta di campioni di pioggia per lo studio del fenomeno delle piogge acide. Negli ultimi anni poi Internet ha moltiplicato le opportunità con l’avvio di numerosissimi progetti, in svariati settori, che si basano su App tramite le quali ognuno può caricare i dati raccolti. “Zooniverse” (www.zooniverse.org) è il sito anglo-americano dove trovano spazio molti di questi progetti di ricerca, sia su tematiche scientifiche nel senso stretto che umanistiche. Altri esempi sono “Naturkalender” (naturkalender.at), una App che permette di registrare il comportamento di piante e animali nel corso dell’anno, oppure “GLOBE Observer” (observer.globe.gov) che invita a fare osservazioni sulla copertura nuvolosa, sugli habitat delle zanzare, su alberi, erba ed edifici che ci circondano. Italiana è la App “Perdita della notte” legata alla visibilità delle stelle e all’inquinamento luminoso. Ma potremmo elencarne tantissime altre…

Cosa porta con sé la “citizen science”?

Premettendo che la “scienza dei cittadini” può prevedere il coinvolgimento della gente a vari livelli, da un livello-base ad un’attività molto intensa, in ogni caso porta con sé vantaggi di quattro tipi: naturalmente scientifici, perché permette agli studiosi di avere molti dati a disposizione, ma anche sociali perché i cittadini operano spesso assieme, educativi perché fa conoscere aspetti diversi del nostro mondo e infine politici…rispetto a quest’ultimo punto emblematico è il caso dei progetti di citizen science dedicati al monitoraggio dei rifiuti in plastica lungo le coste che ha permesso di valutare l’impatto delle direttive europee riguardanti la regolamentazione delle plastiche mono-uso (borse, cotton fioc, bottigliette, ecc.)

Nicola Orempuller è entomologo del MUSE particolarmente interessato agli insetti impollinatori. Alcune attività di “citizen science” riguardano questo ambito, vero?

Certo. Il mondo degli insetti impollinatori è ancora molto poco conosciuto e l’aiuto che può dare il cittadino è grandissimo. Al termine “impollinatore” associamo l’ape…E sbagliamo. O perlomeno non siamo completi, anche perché spesso pensiamo all’ape da miele, che è solo una delle circa 500 specie di api che abbiamo in Trentino; 1.050 sono le specie in Italia e circa 2.000 in Europa. Ma oltre alle api fra gli impollinatori ci sono altri imenotteri (un ordine che comprende circa 120.000 specie!) come le vespe e le formiche, ma anche ditteri come le mosche, coleotteri come le coccinelle e lepidotteri come le farfalle. Tutti insetti fondamentali per l‘impollinazione e quindi anche per la vita dell’uomo perché senza impollinazione non avremmo la maggior parte della frutta e della verdura.

Un mondo quindi estremamente variegato e sorprendente.

Parlando solo delle api troviamo forme, dimensioni, colori, abitudini molto varie fra le specie, che si differenziano per la vita sociale o solitaria, per il tipo di nidificazione (l’80% delle specie nidifica nel terreno), per la lunghezza della “lingua”, per le scelte dei fiori, per le modalità di trasporto del polline.In Italia ad esempio andiamo da quelle che raggiungono appena i 3 millimetri di lunghezza alle stupende api legnaiole che arrivano fino a 3 centimetri; ci sono quelle con gli occhi azzurri o verdi o zebrati.

E come stanno le api oggi?

Per quanto riguarda l’Italia possiamo stimare che un 40% delle specie di api siano a rischio mentre per un 10% non abbiamo informazioni sufficienti e qui torna ad essere importante l’aiuto dei cittadini. Il declino della presenza di insetti – la cosiddetta entomofauna – è ormai dato per assodato e il problema è particolarmente forte per gli impollinatori che si stanno riducendo in maniera preoccupante a causa della perdita e dello sfruttamento del suolo, del cambiamento climatico, dell’uso di pesticidi e anche a causa dell’arrivo di specie aliene.

Ma allora cosa possiamo fare?

Dobbiamo agire in diverse direzioni: è sicuramente utile predisporre i cosiddetti “hotel degli insetti”, le casette dove api e simili possono fare il nido, ma sarebbe anche opportuno non far diventare i nostri giardini troppo “giardini”, lasciando invece delle zone dove l’erba cresca spontaneamente, magari anche con dei pezzi di legno e delle zone con terra nuda, perché qui gli insetti possono trovare rifugio e siti di nidificazione. Ho accennato all’importanza degli “hotel” per gli insetti, ma sono fondamentali anche i “ristoranti”, quindi piantare o far crescere spontaneamente piante nettarifere. E poi naturalmente ridurre l’uso di pesticidi.

In tutto questo come può essere utile la scienza dei cittadini nel mondo degli insetti?

Come detto le specie di insetti impollinatori sono moltissime e, rimanendo solo alle api, del 10% delle specie non si hanno dati. Quindi l’aiuto del cittadino nel fornire informazioni sulla presenza di questi importantissimi e utilissimi animali è fondamentale. Gli impollinatori sono oggetto di numerose iniziative “di citizen science”, la più famosa delle quali è forse “X-Pollination” (crosspollination.it), un progetto italiano che vede il MUSE-Museo delle scienze quale partner e che, tra l’altro, mira a raccogliere quanti più dati possibile su distribuzione e abbondanza di questi preziosi animali. Alcuni altri esempi sono “Life4pollinators” (life4pollinators.eu) è un altro progetto finanziato dall’UE che punta alla creazione di un circolo virtuoso che porti a cambiamenti progressivi nelle pratiche antropiche che rappresentano le principali minacce per gli impollinatori. “Beewatching” (beewatching.it) insegna a riconoscere e fotografare le api dando la possibilità a chiunque di collaborare a creare una grande mappa delle api italiane.
Ricordo poi “BUG’s hotel ITA” (bugshotelita.it), una rete di appassionati al mondo naturale, accomunati dalla voglia di installare, gestire e manutenere gli hotel per insetti. Per il Trentino, o meglio per la città di Trento, il nuovo progetto del MUSE “Act4bees” che partirà a breve è finalizzato allo studio della biodiversità degli insetti impollinatori (api, in particolare), degli habitat idonei alla loro sopravvivenza e della qualità ambientale attraverso l’analisi dei pollini raccolti da Apis mellifera. Ma per raggiungere il risultato è necessario l’aiuto dei cittadini.

E proprio per avvicinare le persone al mondo degli insetti, in particolare quelli impollinatori, la Rete di Riserve del fiume Brenta ha fatto seguire alla serata del “Lunedì della Rete” una coinvolgente mattinata nei prati della riserva di Alberè di Tenna dove grandi e piccoli hanno potuto avvicinarsi a questo mondo, superando anche certe paure, e sperimentare in prima persona le tecniche di raccolta dati che da inviare poi al mondo scientifico tramite le specifiche App.

Fonte: articolo già pubblicato dal collegato Orsingher su Il Cinque di aprile 2024

27 aprile, a Baver (Treviso) incontro su “Eno-geografie, dialogo fra un geografo d’acqua e un vignaiolo sotto il livello del mare”

Domenica 27 Aprile p.v. a Baver (Pianzano-Treviso), nella locanda alla Nave, sala Daniele Botteon, alle 17, si svolgerà l’incontro “Eno-geografie, dialogo fra un geografo d’acqua e un vignaiolo sotto il livello del mare”, organizzato in collaborazione con Libreria IL PUNTO – Vittorio Veneto (TV)

Un racconto che fluisce e intreccia la ricerca geografica e un’idea di fare vino

Uno scambio che unisce l’esperienza di un geografo e quella di un vignaiolo accomunati dalla passione e dall’interesse per un paesaggio delicato e fragile come quello tra i margini settentrionali della laguna di Venezia e la foce del fiume Sile o Piave vecchia. Una geografia d’acqua completamente plasmata dall’abitare, che porta con sé i segni delle continue trasformazioni. Questo paesaggio è da considerarsi come un cyborg idraulico, un ibrido di naturale-tecnicità, in cui un evento ha effetti sull’intero sistema ed è proprio il concetto di sistema che emerge chiaramente e che lo studio delle acque ci consegna come insegnamento.
Con “cyborg-paesaggi” si intendono quei territori in cui i limiti tra natura e cultura, acqua e terra, assenze e presenze, affollamento e desolazione sono precari e incerti, nonché continuamente da negoziare e da discutere. Tutto il territorio che sta alle spalle della laguna è paesaggio di bonifica ed è uno degli esempi più riusciti di “cyborg-paesaggio”. Se un ingranaggio della macchina-paesaggio si rompe o si inceppa, in poco tempo la stabilità artificiale che rende possibile separare l’acqua dalla terra si interrompe e l’equilibrio cessa.
Abitare e coltivare queste terre incerte è una sfida, e la geografia in questo aiuta, perché è immaginazione, collocandosi tra il piacere della (ri)scoperta e quello di poter andare oltre l’esistente e immaginare ciò che potrebbe essere possibile, cioè dei futuri possibili.

Interventi

Francesco Visentin, geografo all’Università degli Studi di Udine e autore del libro Geografie d’acqua: paesaggi ibridi – Marsilio Editori; Marco Billotto, vignaiolo, azienda agricola Vigne Salse, Musile di Piave (VE); Introduce: Paolo Dal Cin, sommelier Fisar, ViniDiTerritori.

Fonte: Associazione culturale Borgo Baver Odv

Arrivano le zanzare, previsto un ciclo di incontri nel Padovano, provincia fra le aree ad alto rischio di trasmissione del virus West Nile

Arrivano le prime zanzare, scatta la prevenzione. Le zanzare sono da sempre conosciute come insetti fastidiosi e molesti, ma ancora più importante è la loro capacità di trasmettere malattie all’uomo, anche pericolose, come la febbre del Nilo Occidentale (West Nile). La pianura padana è un habitat ideale per le zanzare, favorevole alla diffusione del virus West Nile. I dati epidemiologici degli ultimi anni indicano che la provincia di Padova è fra le aree ad alto rischio di trasmissione del virus West Nile (WNV), con numerosi casi registrati nelle zanzare, negli animali e nell’uomo.

La circolazione virale fra le zanzare ha un andamento ciclico che può cambiare di anno in anno e che dipende da molti fattori, su tutti i cambiamenti climatici. L’alternanza di piogge abbondanti e periodi di siccità, durante il periodo primaverile-estivo, infatti può incidere sulla diffusione di patogeni trasmessi da vettori e aumentare la probabilità di trasmissione all’uomo. A casa o all’aria aperta, soprattutto nei mesi più caldi, è importante quindi evitare le punture di zanzara e ridurre il rischio di infezioni, in particolare per le categorie di persone più fragili come anziani e soggetti immunocompromessi.

Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) e Provincia di Padova scendono in campo insieme per combattere le zanzare e lo fanno con un decalogo anti-zanzara e un ciclo di incontri in alcuni comuni del Padovano, per sensibilizzare la popolazione sui rischi per la salute.Gli incontri saranno tenuti dagli esperti del Laboratorio di entomologia sanitaria e patogeni trasmessi da vettori dell’IZSVe, Fabrizio Montarsi, biologo-entomologo, e Federica Gobbo, medico veterinario. L’iniziativa mette al centro la corretta informazione e l’adozione di comportamenti adeguati: dallo svuotamento dei sottovasi all’utilizzo dei repellenti, dall’installazione di zanzariere alle finestre all’utilizzo di larvicidi nei tombini.

Incontri
Giovedì 24 aprile – Padova, Sala Paladin, Palazzo Moroni, Via del Municipio 1, ore 17:00
Giovedì 8 maggio – Conselve, Sala Dante, Piazza Dante, ore 17:00
Giovedì 15 maggio – Camposampiero, Sala Filarmonica, Piazza Vittoria, 10, ore 17:00
Giovedì 22 maggio – Monselice, Sala Consigliare, Piazza San Marco, ore 17:00
Giovedì 29 maggio – Piove di Sacco, Auditorium, Via Ortazzi, ore 17:00
Giovedì 5 giugno – Cittadella, Villa Rina, Via Riva del Grappa 89, ore 17:00
Giovedì 12 giugno – Montagnana, Sala Veneziana di Castel San Zeno, P.zza Trieste 15, ore 17:00

“Dobbiamo puntare sulla prevenzione del rischio e lavorare sui comportamenti dei singoli cittadini” dichiara la direttrice generale dell’IZSVe Antonia Ricci. “È molto importante che le persone siano informate sui rischi e sappiano come difendersi dalle zanzare. Evitare una puntura significa proteggersi da malattie anche gravi, in alcuni casi può salvarci la vita. La comunicazione del rischio è uno strumento fondamentale per la prevenzione e la collaborazione con la Provincia di Padova su questo fronte contribuirà a tutelare ancora di più la salute delle nostre comunità.”

“In Azienda Ospedaliera lo scorso anno hanno avuto accesso 61 pazienti di cui ricoverati 28 affetti da forma neuroinvasiva di West Nile e 5 da febbre West Nile” dichiara Serena Marinello, medico presso la UOC Malattie infettive e tropicali, Azienda Ospedaliera di Padova. “La terapia migliore contro la West Nile è la prevenzione attuata a livello regionale e soggettiva. Oggi è di fondamentale importanza nella lotta alle zoonosi adottare un approccio multidisciplinare e multisettoriale, capace di coinvolgere in un’ottica ‘One Health’ non solo medici e veterinari ma anche le altre figure professionali che possano contribuire alle attività di prevenzione. Al fine di consentire un adeguato monitoraggio degli arbovirus nel territorio regionale, è altrettanto fondamentale procedere all’integrazione dei sistemi di sorveglianza entomologica, animale e umana.”

Il consigliere provinciale Vincenzo Gottardo propone ai sindaci della Provincia di adottare una specifica ordinanza relativa alla prevenzione e il controllo delle malattie trasmesse da insetti vettori, con particolare riferimento alla zanzara tigre e alla zanzara comune. Il provvedimento, valido da maggio a novembre, mira a ridurre il rischio di diffusione di malattie infettive trasmissibili attraverso la puntura di questi insetti, garantendo la tutela della salute pubblica. “L’ordinanza – afferma il consigliere Vincenzo Gottardo – dispone una serie di misure per la limitazione della proliferazione delle zanzare, coinvolgendo cittadini, enti pubblici e privati, nonché imprese e responsabili di aree particolarmente critiche, come cantieri, aree dismesse, piazzali di deposito e parcheggi. Tra le principali prescrizioni richieste ai cittadini vi è il divieto di abbandonare oggetti e contenitori che possano raccogliere acqua piovana, l’obbligo di svuotare settimanalmente eventuali contenitori di acqua o di chiuderli ermeticamente e la pulizia dei tombini per evitare ristagni idrici. Inoltre, è previsto l’utilizzo di prodotti antilarvali per il trattamento dell’acqua stagnante, così come l’introduzione di pesci predatori delle larve nelle fontane e nei laghetti ornamentali.  Analoghi obblighi sono richiesti per i proprietari di edifici, orti e appezzamenti di terreno, che dovranno garantire la manutenzione degli impianti idrici e di scarico, oltre alla gestione corretta dei contenitori per l’irrigazione. I gestori di depositi e attività produttive, così come i responsabili di cantieri e aziende agricole, dovranno adottare misure specifiche per evitare la formazione di focolai larvali. In particolare, dovranno assicurare lo stato di efficienza degli impianti idrici e di scarico, evitare il ristagno di acqua nei tombini, coprire o svuotare periodicamente contenitori di acqua utilizzati per l’irrigazione e garantire la corretta gestione dei materiali stoccati all’aperto. I gestori di depositi di copertoni dovranno adottare misure per evitare l’accumulo di acqua nei pneumatici, mentre i responsabili dei cantieri dovranno assicurarsi che i materiali di costruzione non favoriscano la formazione di ristagni. Il provvedimento stabilisce che la lotta agli esemplari adulti avverrà solo in casi straordinari e su specifico intervento pubblico, limitando l’immissione di sostanze chimiche nell’ambiente per ridurre il rischio per la salute pubblica.”

Decalogo anti-zanzara
1. Proteggersi dalla puntura delle zanzare con repellenti registrati e di comprovata efficacia, seguendo attentamente le istruzioni riportate sul prodotto.
2. Eliminare i contenitori che possono accumulare acqua anche in piccole quantità, come secchi e sottovasi, e ricordarsi di tenerli sempre capovolti.
3. Evitare il ristagno di acqua nei sottovasi oppure svuotarli almeno una volta alla settimana: le uova di zanzara non si sviluppano e le larve vengono eliminate.
4. Coprire con zanzariere o teli di plastica vasche e bidoni senza lasciare fessure: così si impedisce alle femmine di deporre le uova.
5. Mettere i pesci in fontane e vasche all’aperto: si nutrono delle larve di zanzare.
6. Utilizzare zanzariere alle finestre.
7. L’aria condizionata tiene lontano le zanzare.
8. Trattare i tombini privati e le vasche all’aperto con larvicidi, seguendo le istruzioni in etichetta.
9. Indossare vestiti preferibilmente di colore chiaro, senza lasciare aree estese del corpo scoperte.
10. In ambienti chiusi o riparati si possono usare diffusori di insetticidi, ma ricordatevi di aerare il locale prima di soggiornarvi

Fonte: servizio stampa IZSVe

Papa Francesco è tornato alla casa del Padre

Papa Francesco si è spento a 88 anni, ieri mattina alle 7.35 del Lunedì dell’Angelo. Nel giorno di Pasqua, aveva salutato “Urbi et Orbi” tutti i fedeli (e non), scegliendo ancora una volta di “immergersi” tra le persone semplici che amava con un giro in papa mobile.

Nonostante la consapevolezza della sua fragilità fisica, la repentina dipartita ha lasciato tutti attoniti, consci di rimanere “orfani” di una figura che nei suoi 12 anni di pontificato ha lasciato orme indelebili.

Argav omaggia la sua memoria con la vignetta di Marco De Angelis, socio Arga Lazio.

Insediato il nuovo Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Veneto 2025-2028, tra i consiglieri eletti il presidente Argav Fabrizio Stelluto

Si è insediato lo scorso 14 aprile nella sede di Mestre (Venezia) il nuovo consiglio regionale dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, che ha rinnovato le cariche istituzionali per il triennio 2025-2028. E’ stato eletto presidente Andrea Buoso, 60 anni, giornalista professionista della redazione veneta dell’Agenzia Ansa; vicepresidente è Elena Magro, pubblicista, direttrice di Assonautica Venezia, Ufficio Stampa di Assonautica Italiana e Compagnia della Vela. Segretaria è stata eletta Roberta De Rossi, giornalista professionista de La Nuova Venezia. Tesoriera è Nicoletta Martelletto, caporedattrice de Il Giornale di Vicenza. Completano il Consiglio Carlo Napoleone Mion, Camilla Ferro, Alberto Laggia, Tommaso Quaggio e Fabrizio Stelluto, quest’ultimo presidente Argav. Il collegio dei revisori dei conti è formato da Federica Repetto (presidente), Silvia Quaranta e Monica Broggio.

Il consiglio ha subito posto l’attenzione al tema del rilancio della formazione e dell’elaborazione culturale giornalistica, approvando la costituzione di un gruppo di lavoro formato da Martelletto, Ferro, Laggia e Mion, per l’elaborazione di progetti e coordinamento con la Scuola di formazione “Buzzati”.

Il direttivo e i soci Argav porgono i più sinceri auguri di buon lavoro alle colleghe e ai colleghi chiamati a dirigere l’ente, e in particolare al presidente Fabrizio Stelluto.

Taglieri, quale tipologia è meglio usare per assicurare igiene e sicurezza degli alimenti?

I taglieri sono fra gli utensili più utilizzati nelle nostre cucine. Pratici e funzionali, professionali o di design, possono essere fatti di materiali differenti, ciascuno con ricadute importanti sull’igiene e la sicurezza degli alimenti. I diversi materiali possono infatti favorire o meno la proliferazione microbica o il rilascio di materiali sugli alimenti, a seconda delle caratteristiche specifiche di ciascun materiale, delle modalità con cui vengono usati o lavati, o delle conseguenze della loro usura. Scopri pro e contro dei diversi materiali dei taglieri dal punto di vista della sicurezza alimentare in questo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.