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Dazi, Vinitaly: confermati oltre 3mila buyer americani a Verona alla 57esima edizione del Salone internazionale dei vini e distillati (6-9 aprile 2025). E da oggi sino a domenica, c’è Vinitaly and the City


I dazi del 20% al vino italiano ed europeo annunciati ieri sera dal presidente Trump non fermano gli operatori Usa in partenza per Verona. Sono oltre 3.000 i buyer americani confermati alla 57^ edizione di Vinitaly (Veronafiere, 6-9 aprile): un dato che replica il primato dell’anno scorso. “La presenza degli operatori statunitensi è una notizia incoraggiante per le aziende e per Vinitaly – commenta Adolfo Rebughini, direttore generale di Veronafiere -. Si apre uno scenario incerto che impatterà sulla geografia del nostro export. Condividiamo le preoccupazioni del settore e per questo mettiamo a disposizione delle organizzazioni la piattaforma di Vinitaly per facilitare eventuali accordi diretti tra imprese, associazioni italiane e importatori-distributori del nostro primo mercato di destinazione extra Ue”.

Nella delegazione complessiva dei 3mila operatori Usa a Vinitaly, sono presenti anche i 120 top buyer statunitensi (10% del contingente totale del piano di incoming 2025) selezionati, invitati e ospitati da Veronafiere e ICE, provenienti prevalentemente da Texas, Midwest, California, Florida e New York. Sul fronte del programma, oltre agli incontri b2b in fiera, gli operatori americani saranno protagonisti di una serata di networking a loro dedicata (martedì 8 aprile, Palazzo della Gran Guardia) in cui sarà presentata anche la prossima edizione di Vinitaly.USA (Chicago, 5-6 ottobre 2025).

Vinitaly and the City

Da oggi  a domenica 6 aprile torna anche l’anima pop di Vinitaly che, ogni anno, trasforma Verona nella capitale dei wine lover e degli appassionati di tutta Italia. Il fuori salone del Salone si estende nel suggestivo triangolo che comprende Piazza dei Signori (con la Loggia di Fra Giocondo e la Loggia Antica), Cortile Mercato Vecchio e Cortile del Tribunale, luoghi simbolo della città patrimonio Unesco. Vinitaly and the City è aperto con il seguente orario: venerdì 4 aprile dalle 18 alle 23, sabato 5 e domenica 6 dalle 15 alle 23. I carnet degustazioni sono acquistabili on line durante i giorni dell’evento e alle casse di Piazza dei Signori a 20 euro. Vinitaly and the City è organizzato da Veronafiere in collaborazione con Comune di Verona, Provincia di Verona e Fondazione Cariverona.

Un’Italia enogastronomica in miniatura

Con un itinerario che collega simbolicamente l’Italia dalla capitale del vino scaligera alla punta dello Stivale, Vinitaly and the City vedrà protagonista il vino in tutte le sue sfaccettature. In Piazza dei Signori è il Consorzio Tutela Doc delle Venezie a presidiare la Loggia di Fra’ Giocondo, mentre l’Area Mixology nella Loggia Antica vedrà brand come Bartenders, Molinari, Marcati, Nespresso, Italian Wine Brands, San Pellegrino, 9 di Dante, Fiol, Martini e Campari presentare i nuovi trend della miscelazione. La Lounge Banca Passadore, al centro della piazza, fa invece da baricentro per l’esperienza di una degustazione immersa nell’arte e nella storia. Il viaggio prosegue nel Cortile Mercato Vecchio con le proposte della Regione Calabria e della Regione Sardegna, mentre al Cortile del Tribunale è possibile degustare, oltre alla selezione di etichette dalla Guida Vini d’Italia 2025 del Gambero Rosso (di cui molte premiate con i Tre Bicchieri), anche i vini della Regione Campania e dell’Enoteca Esselunga. Qui si trovano anche i piatti firmati dalla Fiera del Riso come i tradizionali Riso all’isolana e all’Amarone della Valpolicella DOCG, oltre a quelli alle Mele della Val di Non e Prosecco Doc e agli Arancini di riso. Completa il tour – non solo enogastronomico ma anche culturale – la Lounge Affreschi, che ospiterà l’Assessorato dei Beni Culturali e Identità Siciliane per la promozione di Agrigento Capitale della Cultura 2025 e dei parchi archeologici siciliani. Svetta infine sulla Torre dei Lamberti il Consorzio Tutela Lugana Doc.

Fonte: servizio stampa Veronafiere

5 e 6 aprile, a Vittorio Veneto (Treviso) e in Pian Cansiglio (Belluno) due incontri per ascoltare il grido d’aiuto che si leva dall’Amazzonia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’invito dell’ambientalista Toio de Savorgnani, premio Argav 2016, a partecipare agli incontri in programma sabato 5 aprile a Vittorio Veneto (Treviso) e il 6 aprile in Pian Cansiglio (Belluno).

Per il secondo anno consecutivo l’associazione “Il Mondo di Tommaso” propone una serie di eventi per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della protezione della più grande foresta pluviale del mondo e sulla necessità di sostenere i popoli indigeni , i veri e propri Guardiani della Foresta.

Tutto è iniziato nel 2023 con la partecipazione a Cansiglio Invita, organizzato dal Tesaf, Dipartimento e Territorio dell’Università e Sistemi Agroforestali, dell’Università di Padova, quando in Cansiglio arrivarono Raffaele Luise, giornalista vaticanista, autore di Amazzonia, viaggio al tempo della fine,con la prefazione di papa Francesco, e lo sciamano amazzonico Marcos. Poi lo scorso anno, il primo evento autonomo col messaggio di Un grido dall’Amazzonia, sono arrivati a Venezia, Vittorio Veneto e nella Foresta del Cansiglio, oltre a Raffaele Luise, anche Davi Kopenawa, rappresentante del popolo Yanomami detto il Dalai Lama dell’Amazzonia, assieme a Carlo Zaquini, un coraggioso missionario laico della Consolata che da oltre 60 anni dedica la sua vita alla difesa delle popolazioni native.

Kopenawa lo scorso hanno si fece portavoce della necessità di far finire il taglio illegale della foresta, di arginare l’invasione dei garimperos, i cercatori d’oro che inquinano l’acqua con il mercurio, avvelenando tutto l’ambiente, piante, animali e umani, ma anche i garimperos sono dei disperati che tentano la fortuna per sopravvivere; infatti nella grande foresta la gran parte di loro sparisce nel nulla e muore. Kopenawa era venuto a chiedere la costruzione di scuole indigene e a ribadire che l’Amazzonia può sopravvivere se i popoli indigeni non vengono decimati ed espulsi, quindi ha ricordato la necessità di un lavoro comune nel nome della sopravvivenza della’Umanità intera. Kopenawa è stato ricevuto anche da papa Francesco al quale ha chiesto l’interessamento per sbloccare la costruzione delle scuole indigene, ferme da anni. E così è stato, in pochi mesi ne sono state finite un paio ed altre 14 sono in costruzione, ma ne servirebbero moltissime altre.

Il Mondo di Tommaso si propone di sostenere concretamente progetti di aiuto a questi gruppi umani ancestrali, aiutandoli a mantenere lingua, cultura e tradizioni e quindi l’associazione aiuterà concretamente Kopenawa nella costruzione di una scuola nella Foresta. Carlo Zaquini, in 60 anni di presenza all’interno dell’Amazzonia, ha fatto conoscere al mondo l’esistenza del popolo Yanomami, prima sconosciuto, e ha raccolto una quantità impressionante di oggetti, documenti, testimonianze, desiderando da sempre di dar vita ad un centro di documentazione indigena e Il Mondo di Tommaso sarà al suo fianco in questo progetto.

Ma l’associazione aiuterà anche le comunità Yanomami, così come loro stessi indicheranno e con le modalità da loro proposte. Gli aiuti de Il Mondo di Tommaso sia alle comunità indigene che al centro di documentazione di Zaquini stanno già cominciando ad arrivare, ma sono una goccia in uno smisurato mare di necessità ed emergenze. Lo avevamo affermato fin dall’inizio: così come il colibrì che porta nel becco una goccia d’acqua alla volta per spegnere il grande incendio della foresta, cioè un contributo apparentemente nullo ed invisibile, noi facciamo la nostra parte, nella speranza di essere sempre più numerosi ed incisivi.

Primo appuntamento SABATO 5 APRILE al Parco Fenderl, via S. Gottardo a Vittorio Veneto (Treviso), inizio alle ore 16, moderato dal giornalista Rai Angelo Squizzato, che introdurrà il giornalista e scrittore Raffaele Luise. Seguirà padre Jaimes Patias, direttore della comunicazione dell’Istituto Missioni della Consolata a cui si aggiungerà la testimonianza di Sonia Dalle Ave e di Gianni Boldrini, vissuti per 40 anni in un villaggio indigeno in Amazzonia. La scrittrice Anna Vullo presenterà il suo libro “Noi soli nella giungla”, storia vera di 4 bambini sopravissuti da soli per 40 giorni nelle foresta colombiana dopo un incidente aereo. Seguirà la scrittrice e forestale Paola Favero (ex responsabile per il Corpo Forestale delle foreste di Cansiglio e Somadida) con il suo testo “La Foresta racconta”. Interventi di Michele Boato e Toio de Savorgnani. Alle ore 17 collegamento in videoconferenza dal Brasile con Davi Kopenawa, portavoce del popolo indigeno Yanomami e di Carlo Zaquini. Alle ore 18.30 proiezione del documentario “Il nostro viaggio in Brasile” con i racconti di carlo Zaquini. Alle 19.30 buffet con pizze bio. Alle 21 concerto di chiusura della giornata dell’Orchestra forte con 50 giovani studenti di musica.

DOMENICA 6 APRILE ore 9, appuntamento al Rifugio Alpino Vallorch in Pian Cansiglio (Belluno). Escursione in Foresta accompagnati da Sandro Carniel oceanografo, Luigi Casan lova presidente di Mountain Wilderness, Luis Carlos Barbato agronomo, Alessandro Cagnati glaciologo, Paola Favero forestale, Toio de Savorgnani ambientalista, Damiano Fina danzatore butho, Massimiliano Varusio violoncello, Nelso Salton contrabbasso, Sandro del Duca flauto, Federica Lotti flauto e alcune danzatrici. Alle 13 pranzo al Rifugio Vallorch , In caso di maltempo l’incontro avverrà presso l’Hangar Cansiglio. Per informazioni info@ilmondoditommaso.org oppure Claudio 338 6213782.

Con il progetto “Rinasco”, promosso dall’Università di Padova, i Colli Euganei investono in natura, ricerca e innovazione

Si è svolto lo scorso 14 marzo al MuCE – Museo dei Colli Euganei di Galzignano Terme (Padova), il primo incontro del progetto Rinasco (Rigenerare Insieme Natura Ambiente Salute Consapevolmente), promosso dall’Università degli Studi di Padova, come progetto di terza missione, con il coinvolgimento di sei dipartimenti dell’ateneo patavino dal Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione (BCA), capofila del progetto, ai dipartimenti di Agronomia, animali, alimenti, risorse naturali e ambiente; Medicina animale, produzione e salute; Territorio e sistemi agroforestali; Neuroscienze; Scienze cardio-toraco-vascolari e sanità pubblica.

L’incontro ha permesso di mettere il focus su natura, ricerca e innovazione nell’area dei Colli, proponendo un nuovo sguardo che sia non solo centrato sulla scoperta delle tantissime meraviglie di un territorio di recente nomina come riserva MAB Unesco, ma che divenga un esempio per contatto tra la ricerca e le istanze e le necessità del territorio. Per questo l’incontro è stato strutturato in una tavola rotonda che ha permesso di svolgere un primo incontro di animazione territoriale.

I Colli Euganei si sono infatti presentati come un luogo fragile e di ricca biodiversità, attrattivo per il turismo e lungimirante nelle iniziative svolte dagli enti pubblici e dalle imprese private, ma con importanti necessità, come un rilancio nella ricerca delle discipline della salute, della ricerca sulle specie animali dei Colli Euganei, sul contatto tra agricoltura e ambiente, sull’impatto del turismo sul contesto ambientale circostante e sulla sua importanza per trasmettere una sensibilità verso l’ambiente, di cui l’uomo è esso stesso espressione: i diversi partner del progetto sono l’Ente Parco Regionale dei Colli Euganei, il Comune di Galzignano Terme con il MuCE – Museo dei Colli Euganei, il Galzignano Terme & Golf Resort e il Golf Club Montecchia, il Giardino Monumentale di Valsanzibio, le scuole del territorio, rappresentate dall’IC Carrarese Euganeo e dall’IC Lozzo Atestino, unitamente ai medici di medicina generale come il dott. Fiorenzo Toffanin.

Accanto alle discussioni degli adulti, il Museo di Medicina Veterinaria ha proposto negli spazi del MuCE un pomeriggio con la scienza che è andato tutto esaurito, un’iniziativa dedicata agli animali dei Colli, dal titolo “Qua la zampa!” per portare la riflessione sulla natura anche ai più piccoli, giocando con la ricerca. Un nuovo modo di intendere l’ambiente, la vita e il benessere è in arrivo sui Colli Euganei.

“L’incontro di Rinasco con i partner è il primo passo di un nuovo modo di costruire insieme il paesaggio dei Colli Euganei, unendo ricerca a vita quotidiana, il sogno alla concretezza del presente, un obiettivo che è proprio della Terza Missione dell’Ateneo Patavino – riflette la prof.ssa Antonella Peruffo, curatrice dell’incontro e docente del dipartimento BCA, capofila del progetto.m “Un percorso che vede tante discipline insieme non poteva che approdare anche sui Colli Euganei, dove sono presenti imprese del benessere e del turismo termale, luoghi di contatto tra arte e natura, professionisti che operano per il benessere e la salute insieme alla comunità che vive sui Colli.” – propone Lucia Bailoni, professore ordinario del dipartimento BCA, capofila del progetto.

“L’attività di creare momenti di “gioco con la scienza” è ormai pratica consolidata nel contesto dell’ateneo patavino, come mostrano gli eventi della Notte Europea dei Ricercatori, di University Kids, Science4All e le tante iniziative messe in campo anche dal Museo di Veterinaria insieme con gli altri musei dell’ateneo patavino. Questa volta andiamo sui Colli Euganei, portando il museo direttamente alle famiglie, grazie ad una collaborazione con il MuCE – Museo dei Colli Euganei” dice Giuseppe Palmisano, conservatore del Museo di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Padova.

Fonte: servizio stampa MuCE

Lotta al granchio blu , turismo slow, hub per le tartarughe e ostrica rosa: l’Università di Padova e imprese locali in rete per un progetto che ridisegna il Delta del Po

Un territorio unico dalla straordinaria biodiversità, fuori dai circuiti turistici e oggetto di una riscoperta come meta di un viaggio lento, a contatto con la natura: il Delta del Po, la più vasta zona umida italiana, è una delle aree in cui il cambiamento climatico sta imprimendo gli effetti più evidenti. Una zona naturalistica oggi al centro di un progetto innovativo che mette in connessione in modo nuovo il mondo dell’università e della ricerca e gli attori del territorio, aziende d’eccellenza in primis: “Le Mappe del Delta” è un percorso che nasce dal Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione (BCA) dell’Università di Padova in collaborazione con Parco Naturale Regionale Veneto del Delta del Po e Fondazione Goletta L.A.B. nell’ambito della terza missione, ovvero delle iniziative dedicate alla diffusione dell’attività di ricerca oltre i confini del contesto accademico. L’intero progetto è curato da Studio Bleu, realtà specializzata nella comunicazione della scienza, attraverso progetti che la rendono accessibile a pubblici diversi.

Progetti che intercettano la dimensione del turismo slow, cui il territorio con i suoi 80mila ettari e una popolazione di “appena” 73mila abitanti, con la sua ricchezza di ecosistemi e fauna dentro e fuori dall’acqua, è naturalmente vocato. Fra ambienti umidi e valli da pesca, lagune e canneti, dune e barene, fra tartarughe, fenicotteri e delfini, senza dimenticare le tante specie di uccelli, il Delta del Po si presta al cicloturismo, ma anche all’ippoturismo e al birdwatching oltre ovviamente alla navigazione turistica su piccole imbarcazioni, spesso con la guida esperta di pescatori del posto che conoscono ogni sfumatura del paesaggio e che ne leggono le trasformazioni intervenute nel corso dei decenni.

Nella prima fase docenti, ricercatori e personale tecnico del dipartimento, guide naturalistiche del Parco, imprenditori agricoli e ittici alla guida di realtà di eccellenza del territorio si sono messi in gioco per disegnare insieme nuovi percorsi. Alle attività di formazione per migliorare la comunicazione della propria ricerca e alle occasioni di dialogo e networking con stakeholder del territorio si sono affiancati tavoli di lavoro tematici per intercettare e attivare possibili progetti condivisi di ricerca e innovazione. Dalle produzioni alimentari d’eccellenza – fra cui le vongole minacciate dal granchio blu e l’ostrica rosa prodotta nella sacca di Scardovari, ma anche il riso e il miele del Parco del Delta – all’avifauna – con le quasi 400 specie di uccelli censite – fino alla tutela della fauna selvatica e allo sviluppo di nuova offerta turistica ad essa connessa: molti i temi al centro dell’incontro fra ricercatori dell’ateneo e territorio, qui di seguito soltanto alcuni esempi.

Le vongole minacciate e l’ostrica rosa sostenibile “allevata” con le maree

Lo studio dei ricercatori indaga la composizione del microbioma delle vongole, utile a identificarne la provenienza. La Laguna di Caleri, situata tra il Po di Levante e l’Adige, oltre a rappresentare un’area con una grandissima biodiversità, è un “laboratorio di ricerca a cielo aperto” per progetti sviluppati con gli allevatori di vongole. Al centro delle ricerche anche la modalità di produzione dell’ostrica rosa, allevata con un metodo innovativo, sostenibile e unico basato sulla marea solare ideato e brevettato da Florent Tarbouriech e importato in Italia, in collaborazione con l’itticoltore francese, da Alessio Greguoldo: le ostriche sono incollate una ad una, a mano, su corde a loro volta collegate ad un argano che le solleva dall’acqua riproducendo l’effetto delle maree atlantiche. La frequenza degli innalzamenti, stabilita grazie a un timer alimentato da pannelli fotovoltaici, permette di gestire la crescita del prodotto. Aziende e Università sono inoltre impegnate insieme nello studio di soluzioni che possano difendere la produzione di molluschi – vongole e ostriche rosa – dalla specie aliena invasiva.

Il riso Igp e l’aumento del cuneo salino

Oggetto della ricerca del dipartimento BCA, anche la produzione biologica di frumenti nel territorio, di erba medica destinata all’alimentazione sana e sostenibile degli animali e del riso del Delta Igp, che si caratterizza per i chicchi di grandi dimensioni, per l’alto valore nutrizionale e per la modalità di coltivazione a tre metri sotto il livello del mare. Una produzione, quella del riso, che nasce da piccole realtà, quasi sempre familiari, che hanno adottato modelli di economia circolare: un’eccellenza anche in questo caso minacciata da fenomeni connessi al cambiamento climatico, dall’aumento del cuneo salino – ovvero il movimento sotterraneo dell’acqua del mare verso l’entroterra – fino alla presenza sempre più impattante delle nutrie che distruggono gli argini.

Mieli rari: la ricerca contro le frodi alimentari
Il miele di barena, prodotto dalle api a partire dalla pianta di limonium che cresce in ambienti ostili, ma anche quello di lavanda e di erba medica, sono prodotti rari e tipici del territorio. La collaborazione fra i ricercatori del dipartimento e gli apicoltori del Delta del Po, che nell’ex scuola elementare di Ca’ Cappellino a Porto Viro ospita anche un museo dedicato proprio al nettare degli dei, è attualmente incentrata sul supporto allo sviluppo di una filiera corta e sicura e sulla messa a punto di strumenti di analisi sempre più sofisticati per garantire l’origine geografica e botanica dei mieli, scongiurando il rischio di frodi alimentari.

Un hub per la fauna selvatica

La valorizzazione del territorio come scrigno di biodiversità, il turismo slow e la tutela dell’avifauna e della fauna selvatica sono temi che percorrono diversi progetti che coinvolgono il Parco Regionale e il dipartimento BCA. È il caso ad esempio della Goletta Catholica, nota per essere stata la prima Goletta Verde di Legambiente, usata in passato per i monitoraggi della qualità delle acque e oggi – restaurata, riallestita e ormeggiata ad Albarella – utilizzata soprattutto per attività realizzate grazie alla collaborazione tra i fondatori di Fondazione Goletta L.A.B. – Fondazione Cariparo, Ente Parco del Delta del Po, Legambiente e Università degli Studi di Padova (Dipartimento BCA): al monitoraggio dei cetacei e dei delfini si affiancano le attività con le scuole a bordo della goletta ormeggiata. All’orizzonte un altro progetto ambizioso: nel territorio Dipartimento e Parco stanno lavorando alla nascita di un hub dedicato alla conservazione e al recupero della fauna selvatica, un laboratorio di ricerca per gli studenti dei corsi di medicina veterinaria e Animal care, ma anche uno spazio in cui proporre attività di divulgazione aperte a cittadini, turisti e scuole, coinvolti in attività su temi legati alla convivenza uomo-animale, all’impatto del cambiamento climatico e alla conservazione della biodiversità. L’hub sarà composto da due strutture fisicamente separate ma integrate: il centro di custodia situato nell’area dell’Ex Ceac, già in fase di ristrutturazione, e il centro “Bonello” gestito da Veneto Agricoltura.

Podcast e mappe per raccontare in modo nuovo il territorio
Il progetto prevede anche un’attività di comunicazione per raccontare in modo nuovo il Delta, fra gli output figurano infatti quattro podcast con le voci di chi vive e chi studia questo territorio unico, sospeso fra terra, acqua e mare e tre originali mappe che sviluppano il racconto del progetto attraverso tre itinerari – dal Giardino botanico di Porto caleri al museo delle api di Ca’ Cappellino, dal centro di interesse archeologico di San Basilio all’Oasi di Ca’ Mello, la Sacca degli Scardovari – e propongono una narrazione turistica-scientifica ricca di suggestioni che incrocia il racconto degli aspetti naturalistici con la valorizzazione dell’attività di ricerca scientifica e delle eccellenze dell’agricoltura e del panorama ittico del territorio. Mappe e podcast verranno presentati in occasione di un evento in programma nel territorio la prossima primavera.

La fase finale di lancio e disseminazione del progetto, attualmente in corso, si inserisce in un nuovo progetto di terza missione dell’Università – RINASCO – Rigenerare Insieme Natura Ambiente Salute Consapevolmente – iniziativa che coinvolge sei dipartimenti di Università di Padova (BCA, MAPS – Medicina Animale Produzioni e Salute, TESAF – Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-forestali, DAFNAE – Diparimento di Agronomia, animali, alimenti, risorse naturali e ambiente, DCTV – Dipartimento di Scienze Cardio-toracico vascolari e sanità pubblica, DNS – Dipartimento di neuroscienze).

Scarsità di risorsa nivale e temperature sopra la media le caratteristiche meteorologiche di febbraio 2025 in Veneto

“Col mese di febbraio si conclude l’inverno meteorologico 2024-25: perdura la preoccupante situazione della carenza di risorsa nivale, Arpav ci dice che all’appello mancano, da inizio stagione, circa 130 cm di neve fresca sulle dolomiti e 100 cm sulle Prealpi. In ottica di stagione irrigua alle porte non può che essere un elemento di preoccupazione associato a temperature miti non solo in quota”. A dirlo è Silvio Parizzi, direttore Anbi Veneto.

Pioggia e neve

Le precipitazioni a scala regionale si sono attestate su 59 mm, rispetto alla media del periodo 1994-2024 di 61 mm (-4%) per un apporto meteorico totale di circa 1062 milioni di m3 di acqua. Dall’inizio della stagione invernale il deficit di precipitazione nevosa è ancora del 34% nelle Dolomiti e del 38% nelle Prealpi. Dati: ARPAV. La quantità di neve caduta è stata nella norma ma inferiore alla media degli ultimi 10 anni.

Temperatura

L’inverno meteorologico (dicembre-gennaio-febbraio) è stato, in quota, mite, con un valore oltre la norma ma più fresco dei caldi inverni degli anni 2024, 2020, 2016, 2007, 1993 e 1992 (periodo di osservazione 1991-2025). È il sesto inverno più caldo dal 1992 ad oggi con un’anomalia di +1.5 °C rispetto alla media 1991-2020 (Arpav). Febbraio è stato più caldo del normale mediamente di + 1.6 °C: le minime registrano un’anomalia di +2.3 °C, le massime +0.9 ° (Arpav).

Risorse nivali

Il mese di febbraio è stato mite oltre la norma, soprattutto nella prima e nella terza decade del mese.
Il giorno più freddo è risultato il 14 febbraio, il più caldo il 5 febbraio. Sono caduti mediamente 50-65 cm a 2000 m nelle Dolomiti e 65- 85 cm di neve a 1600 m nelle Prealpi. La risorsa idrica nivale al 28 febbraio è inferiore alla norma: indicativamente è di 166 Mm3 nel bacino del Piave, 84 Mm3 nel bacino del Cordevole e di 114 Mm3 nel bacino del Brenta (dai Arpav).

Situazione dei corsi d’acqua/Acque sotterranee

Le portate sono in generale calo a fine mese rispetto alla situazione di fine gennaio. Solo Adige e Po mantengono valori superiori alle medie storiche del periodo. La tendenza delle falde è ancora in calo, anche se i valori si mantengono prossimi alle medie di lungo periodo.

Fonte: Anbi Veneto

Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards 2025, selezionate le idee food in quota più innovative, sabato 29 marzo i tre vincitori

La giuria di esperti e giornalisti in seno al Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards 2025 ha scelto le migliori proposte delle tre categorie in concorso, “Attrezzatura e abbigliamento da montagna”, “Servizi e App” ed “Enogastronomia della montagna”. “Tante le proposte giunte per questa sesta edizione della manifestazione, progetto curatoriale del Lagazuoi EXPO Dolomiti, focalizzato sulle idee innovative e sostenibili legate al mondo della montagna.

I componenti della giuria

A presiedere la giuria, per la categoria “Enogastronomia della montagna”, l’Ingegnere Stefano Illing (nella foto in alto), che ha portato il punto di vista e l’esperienza di chi vive e lavora in montagna. Gli altri componenti sono: Bruno Gambacorta, giornalista Rai, ideatore, autore e conduttore di Eat Parade il primo telegiornale italiano dedicato all’enogastronomia; Alberto Lupini, direttore del network Italia a Tavola; Filippo Polidori, “food guru” e AD Polidori & Partners; Ludovica Rubbini, general manager e titolare del SanBrite, stella rossa e verde Michelin e Matteo Stoppa, Executive Manager BPER Banca Private Cesare Ponti.

I finalisti per la categoria “Enogastronomia di montagna”, di cui Argav è partner

Tre i progetti candidati legati al food che hanno convinto la giuria (in ordine alfabetico): l’apicoltura nomade e biologica, l’azienda apistica di Christian Forte a 1440 metri in provincia di Belluno, che ha selezionato api regine carniche per produrre pregiati mieli unifloreali biologici; Is Femminas, ristorante sardo tutto al femminile che ripropone ricette della tradizione utilizzando prodotti provenienti da Seulo, borgo a 797 metri di altezza con la particolarità di essere uno dei pochi luoghi al mondo dove si vive più a lungo in salute; Refill & Taste, il progetto della Strada dei Formaggi delle Dolomiti, promuove un consumo consapevole dell’acqua attraverso l’App internazionale Refill, che mappa circa 120 punti di rifornimento delle valli dolomitiche. L’iniziativa si integra con Cheesenic con l’abbinamento di un cestino di prodotti locali delle strutture aderenti.

Prossimi passi

Sabato 29 marzo alle 14.30, nel contesto dell’avveniristico Lagazuoi Expo Dolomiti, situato a 2.732 metri sopra Cortina d’Ampezzo, saranno svelati i nomi dei tre vincitori assoluti. Con la premiazione ufficiale, sarà inaugurata la mostra permanente, visitabile fino a marzo 2026, dedicata ai vincitori e ai finalisti di questa edizione.

Fonte: servizio stampa Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards 2025

I Pfas modificano i livelli di calcio nel corpo: studio dell’Università di Padova e Ospedale di Vicenza, finanziato da Regione Veneto, conferma allerta sulla salute pubblica

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Università di Padova e dall’Ospedale di Vicenza, grazie ad un finanziamento regionale dal Consorzio per la ricerca sanitaria (Coris) della Regione Veneto, ha messo in luce come l’esposizione prolungata ai Pfas possa alterare il metabolismo osseo modificando i livelli di calcio. Pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Chemosphere, lo studio ha coinvolto 1.174 adulti provenienti dall’area rossa del Veneto, da decenni interessata da contaminazione delle acque potabili.

Inquinati perenni

I Pfas, utilizzati in numerosi prodotti industriali e di consumo, sono al centro di crescente preoccupazione per la salute pubblica. “Una delle più frequenti manifestazioni cliniche riscontrate in soggetti esposti anche a bassi livelli di Pfas è l’osteoporosi, una maggior fragilità dell’osso tipica dell’invecchiamento ma che si può già manifestare in giovane età laddove si sia esposti anche a basse concentrazioni di queste sostanze”, spiega il professor Carlo Foresta (nella foto in alto), coordinatore dello studio. Precedenti studi dell’equipe del professor Foresta avevano infatti dimostrato, tra i primi a livello internazionale, una riduzione della densità ossea già clinicamente rilevata in diciottenni dell’area rossa del Veneto. “Successivamente abbiamo spiegato questo effetto dimostrando un’attività negativa dei Pfas sul recettore della vitamina D, ormone che favorisce la calcificazione dell’osso e l’assorbimento intestinale del calcio dalla dieta, nonché un deposito di queste sostanze nell’idrossiapatite, la principale componente inorganica dello scheletro dove lega il calcio stesso favorendo la solidità ossea”, prosegue Foresta.
In questo studio, i ricercatori hanno quindi misurato i livelli di Pfas, calcio, vitamina D e paratormone nel sangue di 655 uomini e 519 donne di età compresa tra i 20 e i 69 anni dell’area rossa del Veneto e hanno scoperto che soggetti con concentrazioni più elevate di Pfas presentavano anche livelli di calcio aumentati. Lo studio ha coinvolto ricercatori tra Padova, Vicenza e Napoli ed è il risultato di quattro anni di lavoro.

“Un aumento del calcio circolante può essere dovuto a un aumentato assorbimento intestinale mediato dalla vitamina D, a un aumento del paratormone, oppure a un maggior rilascio di calcio dai siti di deposito. E il più grande deposito di calcio del corpo umano è proprio lo scheletro”, spiega il professor Andrea Di Nisio, primo autore dello studio. “Poiché nel nostro studio vitamina D e paratormone non sono modificati, i nostri risultati dimostrano che l’aumento di calcio, anche se ancora entro il range di normalità, può essere segno di un’interferenza dei Pfas a livello dell’osso, dove, ricordiamo, essi si accumulano in abbondanza. Un recente studio ha infatti dimostrato che i Pfas inducono un aumento dell’attività degli osteoclasti, le cellule dello scheletro deputate al riassorbimento di tessuto osseo, con conseguente liberazione di calcio e riduzione della densità dell’osso.”

Presenza dei Pfas a livello nazionale

Questo studio si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso l’impatto ambientale dei Pfas, anche alla luce delle recenti evidenze della presenza di questi inquinanti su tutto il territorio nazionale. La contaminazione delle acque nel Veneto, iniziata diversi decenni fa, ha reso evidente come un problema localizzato possa trasformarsi in una questione di salute pubblica, sollecitando ulteriori ricerche e interventi preventivi. “I nostri risultati ci spingono a riflettere su come un’esposizione prolungata a Pfas, anche se invisibile, possa avere ripercussioni sulla salute a lungo termine”, conclude il professor Foresta. “Abbiamo dimostrato che la ben nota associazione tra Pfas e osteoporosi, ormai dimostrata a livello internazionale, non è tanto mediata da una riduzione di vitamina D, quanto da un’azione diretta dei Pfas sull’osso con conseguente liberazione di calcio”.

Nel dettaglio

Finanziato nel 2021, approvato dal comitato etico nel 2022, lo studio ha visto da fine 2022 a giugno 2023 la reclutazione dei pazienti, tutti residenti nei comuni dell’area rossa della provincia di Vicenza. L’ospedale di vicenza ha effettuato i prelievi e raccolto i questionari anamnestici, l’Arpav ha fatto i dosaggi dei Pfas. L’obiettivo di questo studio era di valutare la possibile associazione tra l’esposizione ambientale ai Pfas e i livelli di vitamina D (VitD), calcio sierico e ormone paratiroideo (PTH) in soggetti residenti in un’area ad alta esposizione della Regione Veneto in Italia. In questo studio osservazionale trasversale, 1174 soggetti che avevano precedentemente aderito al Piano di Sorveglianza Regionale 2016-2018 per i livelli plasmatici di Pfas sono stati richiamati nel 2023 e valutati per dati demografici, antropometrici e analisi del sangue. I dati sulle abitudini alimentari e l’integrazione di VitD sono stati ottenuti tramite un questionario dedicato. Le concentrazioni sieriche di Pfas, calcio, 25-idrossi-vitamina D (25OH-VitD) e PTH sono state determinate da campioni di sangue. L’acido perfluoroottanoico (PFOA), il perfluoroottanosolfonato (PFOS) e l’acido perfluoroesansolfonico (PFHxS) sono stati gli unici tre Pfas, su 12, quantificabili in almeno il 90% dei campioni e considerati per ulteriori analisi. I modelli additivi generalizzati, utilizzando la regressione lineare e le spline di piastra sottile di smoothing, hanno rilevato un’associazione positiva tra il calcio sierico e tutti i Pfas considerati (Pfoa: β = 0.03; IC 95% 0.01–0.06; PFOS: β = 0.06; IC 95% 0.02–0.09, PFHxS: β = 0.04; IC 95% 0.01–0.06). L’analisi dei gradi di libertà stimati (EDF) ha mostrato l’associazione approssimativamente lineare tra il calcio sierico con Pfoa (EDF = 1.89) e PFHxS (EDF = 1.21), ma non per PFOS (EDF = 3.69). Diversamente, i livelli di Pfas non hanno mostrato alcuna associazione con la 25-idrossi-vitamina D o il PTH, ad eccezione della 25OH-D trasformata in logaritmo naturale e del PFOS (β = 0.04; IC 95% 0.00–0.08). Le analisi stratificate hanno confermato l’associazione positiva tra tutti i Pfas considerati e il calcio nei soggetti che non assumevano integratori di VitD. I risultati mostrano che alti livelli di esposizione ai Pfas possono interferire con il metabolismo del calcio, indipendentemente dallo stile di vita e dai fattori dietetici. Ulteriori chiarimenti sui meccanismi alla base della rottura dell’omeostasi del calcio, inclusi i legami multipli-equilibrio con l’albumina sierica, devono ancora essere affrontati

Il gruppo di lavoro
I ricercatori che hanno partecipato al lavoro sono stati Andrea Di Nisio, Luca De Toni, Cristina Canova, Mirko Berti, Achille Di Falco, Rinaldo Zolin, Anna Maria Bettega, Iva Sabovic, Alberto Ferlin, Carlo Foresta. Le strutture di ricerca coinvolte sono state il Dipartimento di Medicina, Unità Operativa di Andrologia e Medicina della Riproduzione Umana, Università di Padova; l’Unità di Biostatistica, Epidemiologia e Sanità Pubblica, Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica, Università di Padova; l’Unità di Epidemiologia, Ospedale di Vicenza, ULSS 8 Berica e Dipartimento di Psicologia e Scienze della Salute, Università Digitale Pegaso di Napoli.

Fonte: servizio stampa progetto di studio Pfas Università di Padova/Ospedale di Vicenza

#coltiviamoilrispetto, il progetto Donne Coldiretti che unisce impresa, solidarietà e cultura per la parità di genere, dà i suoi frutti grazie ai “prodotti gentili”. A breve, la creazione di una rete di fattorie della tenerezza per contrastare la violenza di genere

È passato poco più di un anno dalla firma del Protocollo di intesa tra Donne Coldiretti e l’On. Martina Semenzato, Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere. Da questa collaborazione è nato #COLTIVIAMOILRISPETTO, un progetto partito dal Veneto come risposta concreta alla tragica scomparsa di Giulia Cecchettin, che ha profondamente scosso le coscienze di tutto il Paese.

Prodotti gentili e fattorie della tenerezza

L’iniziativa promuove i “prodotti gentili” nei mercati di Campagna Amica e mira a creare una rete nazionale di fattorie della tenerezza impegnate nell’integrazione lavorativa e nel sostegno delle vittime di violenza. Un progetto che non si ferma solo all’assistenza, ma investe anche nel cambiamento culturale attraverso l’istituzione di premi di tesi destinati a giovani studentesse e studenti universitari per la ricerca di nuovi linguaggi educativi e comunicativi con cui diffondere principi di rispetto e uguaglianza.

Risultati tangibili

I numeri raccontano un successo: sono 12.150 gli euro raccolti in tutta la regione nello scorso anno grazie alla vendita dei prodotti gentili nei sette mercati a km 0, animati ogni quarto sabato del mese dalla presenza di volontarie e imprenditrici agricole che hanno organizzato eventi dando vita a relazioni pubbliche, raccogliendo anche testimonianze riservate di persone in difficoltà. Consumatori e agricoltori si sono uniti per sostenere azioni concrete contro la violenza di genere, dimostrando come il mondo rurale possa essere motore di solidarietà e cambiamento. Il progetto ha già portato risultati tangibili: le donne di Coldiretti Padova consegneranno ad aprile la prima borsa di studio universitaria. In una sorta di filo rosso che collega le sette province, durante la conferenza stampa di presentazione organizzata nella Sala Berengo dell’Università Ca’ Foscari Venezia, Tiziana Lippiello, rettrice del primo ateneo italiano a ottenere la certificazione per la parità di genere Uni/PdR 125:2022, il presidente di Coldiretti Veneto Carlo Salvan, l’On. Martina Semenzato, la docente Sara De Vido, delegata della Rettrice ai giorni della Memoria, del Ricordo e alla Parità di Genere ed Ermelinda Damiano, presidente del Consiglio comunale di Venezia, hanno sottoscritto l’istituzione di tre premi di tesi da 2 mila euro ciascuno a favore di studentesse/studenti iscritte/iscritti a Ca’ Foscari che redigano una tesi di laurea magistrale sul tema della prevenzione della violenza di genere, con particolare riferimento ai seguenti ambiti: Linguistica – Linguaggio di genere; Diritti umani – Contrasto alla violenza di genere nei confronti delle donne; Finanza – Educazione Economica e Finanziaria finalizzata alla creazione dell’indipendenza economica della donna. La rettrice Tiziana Lippiello ha così commentato: “Desidero ringraziare vivamente Coldiretti per aver voluto sostenere lo studio e la ricerca di giovani studiose e studiosi sul tema della violenza di genere. Un obiettivo che è un impegno concreto di Ca’ Foscari, da anni in prima linea con iniziative didattiche, scientifiche e culturali e servizi specifici volti a promuovere equità, inclusione, dialogo e contribuire a contrastare la violenza sulle donne. L’istituzione di questi premi di tesi è un’ulteriore importante azione educativa e di sensibilizzazione su questi temi”. La restante parte dei fondi raccolti nel 2024 è stata così ripartita: 2.000 euro al Centro antiviolenza del Comune di Venezia, realtà storica con oltre 30 anni di attività; 2.000 euro allastruttura di riabilitazione “Le Farfalle” di Portogruaro (VE), specializzata nel recupero psico-fisico per soggetti con disturbi alimentari; 2.000 euro alla Cooperativa sociale “Iside” di Mestre (VE), impegnata nell’accoglienza e supporto delle donne vittime di violenza.

Puntare sull’imprenditoria femminile

“L’impegno di Coldiretti va nella direzione di riconoscere all’agricoltura il suo ruolo sociale, capace di produrre non solo cibo, ma anche valori – ha detto Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto – sono pienamente convinto che uno degli obiettivi fondamentali per il nostro settore sia puntare con decisione sull’imprenditoria femminile, valorizzando il ruolo centrale che le donne svolgono in agricoltura e nel saper portare punti di vista coraggiosi e innovativi. La loro capacità di portare nuove idee, di promuovere modelli di sviluppo sostenibili e di rispondere ai bisogni sociali rende l’agricoltura non solo un motore economico, ma anche un esempio di welfare territoriale. Credo quindi sia essenziale che Coldiretti Donne si affermi sempre di più come interlocutore autorevole su temi socio-economici, creando un collegamento concreto tra il nostro settore e la società nel suo complesso, coinvolgendo cittadini e consumatori nei percorsi proposti da Coldiretti; potremo cosi costruire un futuro migliore per l’intera società”.

Una donna che sa gestire il proprio denaro è una donna più forte

“E’ una giornata importante perché dedicata a un progetto speciale, realizzato da donne del fare e che fanno impresa e creano lavoro. Parliamo di progetti concreti e che rientrano in quegli “impegni” del Protocollo d’intesa che ho avuto l’onore di firmare da Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere insieme a Donne Coldiretti e Campagna Amica, vale a dire la creazione di una rete di fattorie della tenerezza che dal Nord al Sud del Paese aprono le porte alle donne vittime di violenza per accoglierle, ma anche per offrire opportunità di lavoro e quindi di riscatto sociale. Perché il 62% delle donne vittime di violenza non hanno un’indipendenza economica risultano non avere né lavoro, né un conto corrente. Tuttavia, ancora oggi, molte donne non hanno accesso a queste conoscenze, specialmente nelle fasce sociali più vulnerabili. Per questo motivo dobbiamo promuovere percorsi di educazione finanziaria nelle scuole e nei luoghi di lavoro, ma anche attraverso iniziative rivolte alle donne adulte. La formazione finanziaria non è solo uno strumento tecnico, ma un atto di emancipazione. La capacità di gestire le proprie risorse economiche è una competenza imprescindibile per costruire una vita autonoma. Una donna che sa gestire il proprio denaro è una donna più forte, più libera e più sicura di sé. Ricordiamolo! La rete è fondamentale: tutte insieme per ridare speranza”, “, ha affermato l’On. Martina Semenzato.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

21-23 marzo 2025, ad Alvito (Frosinone), il corso di formazione “Il giornalista e la consapevolezza ambientale” organizzato da Greenaccord, iscrizioni in piattaforma

È cresciuta negli ultimi anni la consapevolezza ambientale del giornalista? O sono ancora i cataclismi a dominare l’informazione? Si scoprirà questo e molto altro al XIX Forum dell’informazione cattolica per la Custodia del Creato, organizzato dall’associazione culturale Greenaccord. L’evento, previsto dal 21 al 23 marzo 2025 al teatro comunale di Alvito (Frosinone), in piazza Marconi 3, avrà come focus la montagna, i parchi e la Carta di Pescasseroli (L’Aquila, Abruzzo), la Carta deontologica che contiene norme e principi per una corretta comunicazione dei temi ambientali. Approvata nel 2023 dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, su proposta degli Ordini regionali di Abruzzo, Lazio e Molise, è ancora poco conosciuta. Il corso prevede 14 crediti, di cui due deontologici per i giornalisti, iscrizioni in piattaforma.

«Abbiamo voluto dedicare questo forum alle montagne perché sono un indicatore della salute generale del pianeta – spiega il presidente di Greenaccord, Alfonso Cauteruccio –. Spopolamento dei territori montani significa anche mancanza di manutenzione, la qual cosa si ripercuote anche su chi sta a valle. Ma per continuare a vivere nelle terre alte, servono servizi pubblici, una sanità garantita, connessioni efficienti. Abbiamo poi scelto di inserire un panel dedicato alla Carta di Pescasseroli, perché riteniamo che l’Ordine dei giornalisti abbia dimostrato grande sensibilità nel redigere una carta deontologica per una corretta comunicazione ambientale. Il giornalismo ha, infatti, un ruolo centrale nell’informare, creare una coscienza collettiva e guidare il cambiamento verso un futuro sostenibile». Per informazioni e iscrizioni: segreteria.greenaccord@gmail.com

Fonte: servizio stampa Greenaccord

21 marzo 2025, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) incontro Argav dedicato al cammino “La via degli dei”. Al termine, terzo tempo enogastronomico con gli specialisti di mozzarelle in carrozza e Vespaiolo

Camminare immersi nella natura fa bene alla salute e rafforza lo spirito. Per questi e mille altri motivi, i cammini – siano essi a carattere spirituale, naturalistico o sportivo -, sono aumentati in maniera esponenziale nel corso degli ultimi anni, non solo in Italia.

Uno dei cammini più frequentati è “La via degli dei”, antico sentiero che attraversa l’Appennino Tosco-Emiliano collegando Bologna a Firenze. A parlarne, con video e immagini, venerdì 21 marzo dalle 18.30 alle 20.30 al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) sarà il vice presidente Argav Renzo Michieletto insieme a due suoi amici di Mestre (Venezia), che la scorsa estate hanno sperimentato questo percorso. A introdurre la serata sarà il presidente Argav Fabrizio Stelluto.

Al termine dell’incontro, si terrà il consueto “terzo tempo” organizzato per la serata dal consigliere Argav Gian Omar Bison. Saranno quindi ospiti Laura Torchiaro e Marco di Nicola, rispettivamente titolare e direttore commerciale di Cocai Food, specialisti della mozzarella in carrozza (http://www.cocai.food), Thomas Conzato, vignaiolo esploratore di Breganze e (Vicenza) e Bernardo Pasquali, giornalista ed esperto gastronomo. Partecipazione su prenotazione fino a esaurimento posti whatsapp 333-3938555, email arzerello@wigwam.it