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Ghiacciaio della Marmolada condannato a morte

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Il ghiacciaio della Marmolada, il più grande delle Dolomiti, è ormai un ghiacciaio in coma irreversibile. Dal 1888 è arretrato di 1.200 metri e con un innalzamento della quota della fronte di 3.500 metri, e negli ultimi cinque anni ha perso ben 70 ettari di superficie  passando dai circa 170 ha del 2019 a 98 nel 2023.  A questo ritmo entro il 2040 il ghiacciaio della Marmolada non esisterà più.

Morte condivisa con altri due ghiacciai

Una condanna a morte che condivide con i due ghiacciai più grandi delle Alpi, quello dell’Adamello, situato tra Lombardia e Trentino, e quello dei Forni, in Lombardia, tutti e tre posti sotto i 3.500 metri e segnati da perdite di spessore importanti. Misure sulle condizioni superficiali dei ghiacciai indicano che il ghiacciaio della Marmolada e dei Forni hanno picchi di perdita di spessore a breve termine rispettivamente di 7 e 10 cm al giorno, mentre per il ghiacciaio dell’Adamello le misurazioni a lungo termine rilevano che la perdita di spessore derivata dalla fusione glaciale permette di camminare oggi sul ghiaccio derivato dalle nevicate degli anni ‘80.

Tappa sulla Marmolada

A fare il punto della situazione è Carovana dei ghiacciai 2024, la campagna nazionale di Legambiente in collaborazione con CIPRA Italia (Commissione internazionale per la protezione delle Alpi-Italia Apas) e con la partnership scientifica del Comitato Glaciologico Italiano, che ha concluso il suo viaggio sull’arco alpino con la sesta. La Carovana dei ghiacciai ha fatto tappa sulla Regina delle Dolomiti già nel 2020 e nel 2022 per poi tornarci nel 2024. Quello che emerge è un ghiacciaio in forte sofferenza: in 136 anni ha registrato una perdita areale superiore all’80% e una perdita volumetrica superiore al 94%. L’accelerata della fusione del ghiaccio ad alta quota sta lasciando il posto ad un deserto di roccia bianca, levigata da quello che un tempo era il grande gigante bianco, e prendono vita nuovi ecosistemi. «Le Alpi sono un luogo fondamentale a livello nazionale ed europeo, ma sono anche sempre più fragili a causa della crisi climatica che avanza. Il ghiacciaio della Marmolada ne è un esempio importante e con Carovana dei ghiacciai abbiamo raccontato la sofferenza di un ghiacciaio morente, segnato da un’accelerazione del processo di fusione che ha numeri impressionanti e che richiede risposte urgenti a partire da una governance sostenibile del territorio – ha dichiarato Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia -. Per questo abbiamo sottoscritto il Manifesto per Un’altra Marmolada per una fruizione sostenibile della montagna presentato da Climbing For Climate».

Ritrovamento di reperti e ordigni storici prima sepolti dalla neve

 «A due anni dal disastro della Marmolada, il ghiacciaio continua a fondersi a ritmi allarmanti. Il ritrovamento di corpi e l’emersione di reperti e ordigni storici in costante aumento ne sono la tragica conferma. Da oltre 50 giorni il termometro non scende sotto zero sulla cima della Marmolada. L’ultimo dato con segno negativo, -0,9 gradi, è stato osservato a Punta Penia (3.343 metri d’altezza) il 5 luglio scorso. Il riscaldamento globale sta mettendo a rischio la sopravvivenza della Marmolada, destinata a scomparire entro i prossimi trent’anni se non prima. Nonostante le naturali fluttuazioni climatiche che fanno esultare qualcuno per qualche saltuario grado in meno, la situazione è tutt’altro che normale ed occorre reagire in frettafrenando le emissioni di CO2, se vogliamo salvare il ghiacciaio» hanno commentato Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto e Andrea Pugliese,  presidente di Legambiente Trento.

Altre minacce rappresentate da microplastiche e rifiuti

Sulla Marmolada preoccupa anche l’inquinamento da microplastiche legato anche ai teli geotermici che per Legambiente sono solo un accanimento terapeutico. Attualmente ci sono 4 ettari di teli sul ghiacciaio, un numero che è raddoppiato rispetto all’inizio e l’Università di Padova a luglio ha fatto un primo campionato dell’acqua fusa del ghiacciaio. C’è poi la questione dei rifiuti abbandonati in quota, di ieri e di oggi. Sono circa 400 quelli trovati e raccolti sulla Marmolada dal team di Carovana dei ghiacciai e dai volontari che il 6 settembre, nel primo giorno di tappa, nell’attività di Clean up organizzata in vista di Puliamo il Mondo, la campagna di volontariato ambientale di Legambiente in programma in tutta Italia da oggi fino al 22 settembre.  Infine, c’è la questione della post gestione degli impianti chiusi e da smantellare come quello a Pian dei Fiacconi. L’impianto di risalita, chiuso nel 2019, è stato travolto dalla valanga del 2020. Oggi in quota rimane una struttura abbandonata e sventrata dalla valanga e dal pesante impatto ambientale e paesaggistico in un’area montana che è patrimonio Unesco. Per questo Legambiente chiede si intervenga al più presto per smantellarlo e che non vengano costruiti altri impianti di risalita visto che la zona di Pia dei Fiacconi è considerata zona rossa, ossia zona a pericolosità P-4 elevata, che nella scala di valutazione è la pericolosità massima.

In soccorso dei giganti bianchi, metti una firma per i ghiacciai

Con Carovana dei ghiacciai 2024 Legambiente invita tutti a firmare la petizione on line “Una firma per i ghiacciai” per chiedere al Governo azioni concrete partendo dall’attuazione di 7 interventi indicati nel Manifesto per una governance dei Ghiacciai e salvare il nostro ecosistema. Una petizione che l’associazione ambientalista ha lanciato a settembre. Per firmare basta andare sulla landing page https://attivati.legambiente.it/firmaperighiacciai – attiva sul sito di Legambiente.

Fonte: redazione Ecopolis/Legambiente

21 settembre, alla Biblioteca La Vigna di Vicenza gli “Stati generali” sulla cucina veneta, tra tradizione e futuro

Il 21 settembre 2024 alle ore 9.30 si terrà alla Biblioteca “La Vigna” di Vicenza (in contra’ Porta S. Croce, 3) una tavola rotonda su “La cucina veneta tra tradizione e futuro”. L’evento, che si configura come una sorta di Stati Generali della cucina veneta, è inserito nell’ambito delle iniziative del Progetto Cities2030 e rappresenta un’occasione unica per esplorare l’evoluzione della cucina regionale dalle sue radici storiche fino alle sfide e opportunità del presente, approfondendo il legame tra cibo, territorio e identità culturale.

Non c’è dubbio che il cibo è luogo, ed è paesaggio

Un luogo in cui, ormai da vent’anni, è facile “ammalarsi” di una particolare febbre: l’”heritage fever”, più nota come febbre da patrimonio, che ha iniziato a diffondersi a partire dalla Convenzione UNESCO per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale (2003). La tradizione gastronomica e culinaria è una delle colonne portanti di questo patrimonio, elevata a bene giuridicamente tutelato (Reg. 1151/2012). Come scrive M. A. Fino: «Da trent’anni è iniziato un processo che fa del cibo, e della sua cultura, un potente strumento per rappresentare il legame tra origine e territorio, per rivendicare una protezione esclusiva, laddove “esclusiva”, come nel diritto di proprietà, indica innanzitutto il potere di dire “extra omnes”: la tradizione è mia, mi rende unico e nessuno di voi ha diritto di considerarla propria». Partendo da questa riflessione, la tavola rotonda si propone di fare il punto sul “caso veneto”. Esiste una cucina veneta come valore identitario? Oppure è più corretto parlare di una cucina basata sui prodotti? E ancora: quali sono state le tappe storiche che hanno portato alla formazione di una tradizione gastronomica?

Interventi

Ore 9.30 Saluti istituzionali. Ore 10.00 Tavola rotonda, introduce e coordina: Giancarlo Saran, Accademia Italiana della Cucina, Alberto Grandi, Università di Parma, Tipico, tradizionale… in tavola tra mito e realtà, Danilo Gasparini, Università di Padova, La costruzione dell’identità culinaria veneta, Roberto Robazza, direttore Centro Studi Territoriale del Veneto – Accademia Italiana della Cucina,L’Accademia Italiana della Cucina e la difesa della tradizione, Marina Scopel, studiosa di Storia della gastronomia, Che ce ne facciamo delle radici storiche? Il caso dell’Anonimo padovano, Tiziana Agostini, presidente della Confraternita del Baccalà alla Vicentina di Sandrigo, Le confraternite del cibo: il caso della Confraternita del Baccalà alla Vicentina, aperitivo e cicchetti veneti. Modalità di partecipazione: in presenza, è gradita la registrazione: https://bit.ly/47dpJMG

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

23 settembre, Argav alla Giornata dell’Agroalimentare CNA Veneto: focus sulle imprese artigiane della Marca Trevigiana

Lunedì 23 settembre p.v., a partire dalle 14:15, i soci Argav saranno nella Marca Trevigiana per partecipare alla giornata dell’Agroalimentare CNA Veneto, realizzata dall’associazione per valorizzare le imprese artigiane del territorio. In particolare, conosceremo due realtà dell’alimentare, la pasticceria gelateria Sarti di Altivole (piazza San Vito 7, pasticceriasarti.it) e l’impresa attiva nella ristorazione Castelli in aria di Castelfranco Veneto (via Romanina 14, castelliinaria.info).

14-15 settembre, a Verona il Tocatì sale in sella con Fieracavalli

3d9ed245-0e4c-cc51-4887-7866177419b3Fieracavalli, la manifestazione di riferimento del panorama equestre internazionale che si svolgerà nei padiglioni di Veronafiere dal 7 al 10 novembre p.v., è presente alla 22ª edizione del Tocatì – il Festival internazionale dei giochi da strada con due attività in programma sabato 14 e domenica 15 settembre pensate per avvicinare le migliaia di famiglie attese nel centro di Verona al mondo dell’equitazione. 

Battesimo della sella e Hobby horsing

 Si inizia con un momento emozionante dedicato ai più piccoli: il battesimo della sella. Dalle 10.00 alle 18.00, a Corte Molon, i bambini potranno salire a cavallo per la prima volta sotto la supervisione di istruttori qualificati. Superata l’emozione del “battesimo”, sarà possibile proseguire l’avvicinamento a questo straordinario animale attraverso lezioni di equitazione.
Il Parco della Provianda invece, sarà il teatro di esibizioni di Hobby Horsing, uno sport in grande ascesa che consiste nell’eseguire delle coreografie saltando degli ostacoli a cavallo di un manico di scopa dalla testa equina. Questa attività, pensata per chi ama il mondo equestre, si è già largamente affermata in Finlandia con oltre 10.000 appassionati, creando una vera a propria community che si ritroverà, sabato e domenica (10.00-12.00 / 14.00- 16.00), per far conoscere e provare a tutti i curiosi presenti questa disciplina inedita e spiritosa.

Fonte: servizio stampa Veronafiere

Peste suina, cresce la preoccupazione nel Padovano per l’alta presenza di cinghiali sui Colli Euganei

maiali

Occhi puntati sulla minaccia della peste suina africana dopo la conferma degli ultimi focolai in Lombardia. Anche nella provincia di Padova l’attenzione è elevata e cresce la preoccupazione tra gli allevatori, considerata la presenza di cinghiali sia sui Colli Euganei come in alcune aree pedecollinari e di pianura.

Coldiretti chiede interventi rapidi per il contenimento dei cinghiali

“La diffusione della peste suina africana ha ormai raggiunto livelli allarmanti mettendo a rischio non solo la salute animale, ma l’intera filiera suinicola del nostro Paese, un settore cruciale per l’economia nazionale e per la tutela delle nostre produzioni di qualità”. Questo uno dei passaggi inziali che si legge nella lettera inviata dal presidente di Coldiretti Ettore Prandini al ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida e a quello della Salute Orazio Schillaci, per sollecitare la massima attenzione sul tema della Peste suina africana (Psa) nonostante la piena fiducia sull’operato del nuovo Commissario straordinario per la Psa, Giovanni Filippini, che ha già iniziato a mettere in atto alcune delle richieste avanzate dall’associazione per contenere la diffusione del virus.

Biosicurezza e sorveglianza sanitaria

“Nella nostra provincia, – ricorda Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova, – si contano circa 200 allevamenti suini professionali con 94 mila capi e un altro migliaio di allevamenti domestici, ciascuno con poche unità pro capite, per una produzione di oltre 24 mila tonnellate l’anno di carne, destinata per la maggior parte alle denominazioni di origine protetta. I nostri allevamenti applicano rigidi protocolli di biosicurezza e sorveglianza sanitaria ma è necessario mettere in campo tutte le azioni di prevenzione e controllo, altrimenti l’impatto potrebbe essere particolarmente devastante. Stiamo collaborando attivamente con la sanità regionali per promuovere una capillare ed efficace campagna di informazione rivolta agli allevatori di suini, ai medici veterinari ma anche agli altri soggetti coinvolti, come i cacciatori, con un particolare attenzione anche ad una corretta informazione verso i cittadini”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Padova

10 settembre: al via Ride 4 Fusion: ciclodivulgazione scientifica da Padova a Cadarache (Francia) per condividere i progressi della ricerca sulla fusione nucleare

mappa percorsoCon una cerimonia ufficiale, oggi, martedì 10 settembre alle ore 9.00 a Padova, nell’area antistante il Palazzo Bo dell’Ateneo patavino e Palazzo Moroni, sede municipale della città del Santo, prende il via Ride 4 Fusion, un’avventura scientifica su due ruote che porterà un gruppo di quindici ricercatrici, ricercatori e tecnici del Consorzio RFX, il laboratorio per ricerche sulla fusione e del Centro Ricerche Fusione dell’Università di Padova, a percorrere 700 chilometri in bicicletta fino a Cadarache, in Francia. La destinazione è il sito di ITER dove sta sorgendo il più grande tokamak sperimentale a cui spetterà il compito di dimostrare la fattibilità della fusione come fonte energetica sostenibile del futuro.

Lungo il percorso, 3 giornate di divulgazione scientifica

Ride 4 Fusion non è solo una sfida sportiva, ma anche e soprattutto un importante evento di divulgazione scientifica. Durante il percorso, il gruppo di ciclisti incontrerà il pubblico a Piacenza (12 settembre), Pavia (13 settembre) e Marsiglia (18 settembre) per condividere i progressi della ricerca sulla fusione e per raccontare la passione che anima chi si dedica a questa sfida scientifica. Le ricercatrici e i ricercatori padovani non saranno soli in questa impresa perché lungo la strada saranno affiancati da colleghi del laboratorio Istp-Cnr di Milano, del Centro Fusione ENEA di Frascati e da scienziati della ITER Organization che raggiungeranno i colleghi italiani alla frontiera francese, rendendo l’impresa un simbolo di cooperazione scientifica internazionale.

Fusione nucleare: fonte di energia pulita e sicura del futuro

Ride 4 Fusion mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della ricerca scientifica e a promuovere una strategia energetica sostenibile, mettendo in luce l’enorme potenziale della fusione come fonte di energia pulita e sicura del futuro. Partendo da Padova, sede dell’importante impianto di sviluppo e prova del sistema di iniezione di particelle che riscalderà il plasma di ITER – l’impianto NBTF – Neutral Beam Test Facility – il progetto sottolinea il forte legame che unisce la città del Santo e ITER nella missione comune verso un futuro energetico sostenibile.

Promotori e patrocinanti

L’iniziativa Ride 4 Fusion è ispirata dal gruppo ciclistico Scholares Vagantes, promossa da Iter Organization, con il patrocinio dell’Università e del Comune di Padova, in collaborazione con Eurofusion, Fusenet, Istp-Cnr, Università di Pavia, Politecnico di Milano e Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta.La cerimonia di partenza vedrà la partecipazione delle autorità, il vice sindaco Andrea Micalizzi, i prorettori dell’Università di Padova Massimiliano Zattin, con delega al Dottorato e post lauream, e Antonio Paoli, delega al Benessere e allo sport, il presidente del Consorzio RFX, Piergiorgio Sonato, e rappresentanti degli sponsor. Ulteriori informazioni: Università degli Studi di Padova: stampa@unipd.it 049 827 3066/1576; Ride 4 Fusion e Consorzio RFX :  mariateresa.orlando@igi.cnr.it tel 3491131155  

Sponsor dell’iniziativa

Synecom, Generali Agenzia Pedrocchi Padova, Brembana&Rolle, STC FIlters, Beinsurance, Saes Getters, Centro Ricerche Fusione e Consorzio CREATE.

Fonte: servizio stampa Consorzio RFX

Pomodoro da industria, buona produzione grazie all’estate asciutta

L’estate calda e senza piogge in Veneto consente buone performance al  pomodoro da industria, che recupera il gap primaverile e riduce le perdite. Le piogge intense di aprile e maggio avevano causato, infatti, problemi di asfissia e fitopatie, mentre i mesi successivi, molto asciutti, hanno favorito una buona maturazione del prodotto.

Calo di produzione

“In generale registriamo un calo di produzione del 10% – sottolinea l’agricoltore Camillo Brena, presidente della sezione pomodoro da industria e orticole di Confagricoltura Veneto, titolare di un’azienda a Taglio di Po -, dovuto a problemi causati soprattutto dalle bombe d’acqua primaverili, che hanno riguardato in particolar modo il Basso Veronese. Lì, a macchia di leopardo, i pomodori precoci sono andati in asfissia e non sono più riusciti a riprendersi, anche a causa degli attacchi di peronospora, che erano stati assenti nel 2023. Meglio è andata in Polesine, dove nella parte di territorio a Sud è piovuto con minore intensità. In giugno tanti hanno ripiantato e il pomodoro, grazie al meteo favorevole, è maturato bene, nonostante qualche attacco di alternaria, dal quale però ci siamo difesi senza patemi d’animo. In linea di massima la qualità è buona e al momento la stagione è soddisfacente. Ci auguriamo che si continui a raccogliere fino a fine settembre, dato che il caldo si protrae sempre più a lungo”.

La produzione regionale

In Veneto la regina del pomodoro da industria è la provincia di Verona, che nel 2023 ha confermato una netta leadership con 1.130 ettari, seguita da Rovigo (465 ettari) e Venezia (145 ettari). In Veneto sono 1.810 gli ettari coltivati, che conferma il trend di crescita delle annate precedenti. La bacca rossa invoglia alla coltivazione in quanto la resa è molto buona: un ettaro produce circa 800 quintali di pomodori. La maggior parte dei produttori veneti è associata alle Op, organizzazioni di produttori e alle cooperative, sia venete che dell’Emilia Romagna, che è la prima regione in Italia per la produzione del pomodoro da industria.

Unico neo, il mancato accordo con l’industria sul prezzo

La prima offerta calata in primavera sul tavolo con i produttori del Nord Italia era stata di 125 euro alla tonnellata, una cifra di ben 25 euro in meno rispetto all’annata 2023. Ma una mediazione poi non è stata trovata. “Il contratto non è mai stato firmato – puntualizza Brena -. Non è mai successo, nelle annate precedenti, ed è una situazione che non ci piace, perché si naviga a vista. Il prezzo, infatti, varia a seconda dell’acquirente, delle partite di merce o del mercato. Se i quantitativi sono minori oppure se l’industria ha bisogno di prodotto, il prezzo sale.  Il massimo che hanno pagato, ad alcuni produttori, è stato 135 euro alla tonnellata. Ma per quanto riguarda il futuro viviamo nella più grande incertezza”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

7 settembre, all’Orto botanico di Padova scienza, racconti e natura con tanti giochi per tutta la famiglia

Ingresso Orto Botanico Università Padova

L’Orto botanico di Padova propone sabato 7 settembre una giornata speciale a conclusione della rassegna degli eventi estivi, e in cui adulti e bambini potranno partecipare a una serie di attività, che si svolgeranno a ciclo continuo dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19 (incluse nel costo del biglietto d’ingresso) per vivere ed esplorare gli spazi dell’Orto: da conoscere i semi provenienti da tutto il mondo, a scoprire i segreti dei veleni e delle piante medicinali allo spettacolo-installazione “Il quadro parlante”. Ulteriori informazioni e prenotazioni ortobotanicopd.it

Giro-orto 1545 (per bambini a partire da 6 anni), a cura di Pleiadi e Le Nuvole

Vialetti, quarti e prati costituiranno il tabellone a grandezza naturale di un percorso a tappe, tra esperimenti scientifici, quiz, indovinelli e piccole prove tematiche sulla storia dell’Orto botanico e delle sue collezioni.

Semindovini ti pianto! (per bambini a partire da 6 anni), a cura di Pleiadi e Le Nuvole

Cocco o mandorla? Caffè o cicerchia? Macadamia o pistacchio? Un gioco entusiasmante alla scoperta dei semi del pianeta Terra! Grazie a un “indovina chi” riprodotto in grande scala i ragazzi potranno giocare e imparare a riconoscere i semi di tutto il mondo, scoprendo alcune loro peculiarità.

Veleni e antidoti (per bambini a partire da 8 anni), a cura di Pleiadi e Le Nuvole

Un veleno, tanti indizi e un antidoto: i bambini vestiranno i panni di un insolito investigatore alle prese con un difficile caso per scoprire il potere delle piante medicinali.

Naturanimata (per bambini a partire da 5 anni),  a cura di Pleiadi e Le Nuvole

Come germina un seme? Di cosa ha bisogno una pianta per crescere? La risposta a queste e ad altre domande porterà alla creazione e alla personalizzazione di un libro del tutto originale: il flip-book.

Il quadro parlante (ore 10-13 e 16-19, a cura di Teatri Soffiati)

Una cornice appesa al cielo, un’avventura scenica con un attore e uno spettatore alla volta, separati da una cornice: persone che si vedono, si specchiano l’una nell’altra e si ascoltano a vicenda come all’interno di un dipinto. A riempire lo spazio che le separa c’è una storia raccontata dalla viva voce dell’attore per un’esperienza potente, esclusiva e ogni volta unica.

Fonte: Orto Botanico di Padova

13, 18 e 20 settembre, a Treviso gli incontri pubblici de La natura selvatica del giardino 2024

Lago Bullicante_foto di Giulia_FioccaQuanto giardini e paesaggi siano sempre, nel bene e nel male, rappresentazione vivente della società che li produce, e quanto natura, giardino, paesaggio siano termini il cui significato e il valore attribuito sono inevitabilmente soggetti a cambiare e a evolversi, anche nella percezione comune e nel discorso pubblico, sono gli argomenti al centro della rassegna La natura selvatica del giardino, edizione 2024 di Naturale inclinazione, il ciclo di incontri pubblici dedicato alla cultura del giardino nel mondo contemporaneo, organizzato venerdì 13, mercoledì 18 e venerdì 20 settembre negli spazi Bomben di Treviso dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Simonetta Zanon (responsabile progetti paesaggio), e ispirato a Ippolito Pizzetti (1926-2007), figura luminosa di progettista del paesaggio e del giardino. Il titolo della rassegna rinvia alla sua eredità culturale, riprendendo il titolo della raccolta dei suoi scritti per la rivista «Golem l’Indispensabile».

Sarà proiettato anche un film, Clorofilla

In programma tre incontri pubblici con addetti ai lavori, studiosi, divulgatori e la proiezione di un film, Clorofilla, opera prima della regista Ivana Gloria dedicato alla potenza del mondo vegetale, per aprire nuove prospettive sui paesaggi del futuro e su diverse forme di convivenza fra uomo e natura, dettate da logiche di sostenibilità ecologica e sociale. Dall’esperienza romana del lago Bullicante (nella foto in alto di Giulia Fiocca), che indica la strada per possibili riutilizzi di aree di archeologia industriale dismesse, alle opportunità offerte dalla rinaturalizzazione spontanea e dal selvatico. Con uno sguardo rivolto anche al passato per non dimenticare e tenere sempre a mente i rischi di azioni dettate più da ideologie che non da reali attenzioni ambientali. Ulteriori informazioni a questo link

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton studi e ricerche

Bosco Chiesanuova (VR), Film Festival della Lessinia, tutti i vincitori della 30esima edizione

Si è conclusa sabato 31 agosto scorso a Bosco Chiesanuova (Verona) la 30a edizione del Film Festival della Lessinia. Dieci giorni di proiezioni hanno illuminato, con successo di pubblico, il grande schermo del Teatro Vittoria con 97 film da 48 Paesi e 31 anteprime italiane (nella foto di gruppo, credits Ffdl)  i vincitori, a partire da sinistra Bruno Zanzottera, Vanina Lappa, Matthäus Wörle e Karim Ali).  

Lessinia d’Oro a Where we used to sleep (Germania 2024)

La Giuria internazionale – composta da Dorottya Zurbó (Ungheria), Fredo Valla (Italia), Frode Fimland (Norvegia), Fulvio Mariani (Svizzera) e Tamara Stepanyan (Armenia) – ha assegnato a Where we used to sleep (Germania 2024) del regista Matthäus Wörle la Lessinia d’Oro, il massimo riconoscimento della rassegna cinematografica internazionale dedicata a vita, storia e tradizioni in montagna. “Un’anziana donna, Valeria, è l’unica abitante rimasta di un villaggio che non esiste più, conseguenza della distruzione della natura da parte dell’uomo: estrazione mineraria, avvelenamento delle acque, spostamenti forzati, che la propaganda del regime di Ceaușescu (presidente della Repubblica socialista di Romania dal 1967 al 1989, ndr)  presentava come modello dei successi economici del socialismo reale. Valeria vive, o meglio sopravvive, con la sua mucca e un cane, ma il ricordo del villaggio sommerso riaffiora costantemente nella sua mente con la punta del campanile che emerge dalle acque del lago. Alla fine anche lei è costretta ad andarsene. Il giovane regista ne raccoglie la testimonianza, rendendo lo spettatore partecipe del dramma. Un film costruito da un regista attento alle piccole cose e a mettere in luce relazioni e sentimenti”, la motivazione data dalla Giuria.

Lessinia d’Argento a La hojarasca (miglior lungometraggio Spagna 2024),

e a Khalil (miglior cortometraggio, Iran 2024)

A vincere la Lessinia d’Argento per il miglior lungometraggio è stata l’opera prima della regista Macu Machín, La hojarasca (Spagna 2024). “Tre anziane sorelle si sono date appuntamento nella casa di famiglia, nelle Canarie. Il ritrovarsi è legato alla spartizione dell’eredità, o forse questa ne è soltanto la motivazione apparente. Viene vissuta dapprima svogliatamente, poi come un gioco. L’atmosfera è magica, grigia, addirittura cupa per le esplosioni del vicino vulcano. La suddivisione ereditaria fa affiorare vecchi rancori tra le sorelle, ma è una nuvola passeggera e l’affetto prevale, con i ricordi di un’infanzia e una adolescenza felici. Una narrazione minimalista su cui incombe il vulcano in eruzione”. Lessinia d’Argento per il miglior cortometraggio a Khalil (Iran 2024), del regista e produttore iraniano Seyed Payam Hosseini presentato in anteprima mondiale al Festival. Motivano i giurati: “Per la capacità del regista di raccontare una storia di innocente tenerezza con un alto tasso di poesia. Nella sua semplice bellezza, il film richiama il cinema di Kiarostami, offrendo un’esperienza che trascende il quotidiano e si avvicina all’essenza dell’arte cinematografica”.

Premio della Giuria a Nessun posto al mondo (Italia 2023)

Il lungometraggio Nessun posto al mondo (Italia 2023) della regista italo-tedesca Vanina Lappa si è aggiudicato il Premio della Giuria. “Antonio, un allevatore dell’Italia meridionale, figura al margine della legalità e, come un guerriero solitario, conduce una battaglia personale contro regolamenti assurdi che discriminano e mettono in difficoltà i pastori transumanti. Per Antonio, l’ipocrisia del mondo “normale” è incomprensibile, poiché egli si muove in un contesto di libertà nell’ampiezza di paesaggi che talora richiamano il cinema western”. Questa la motivazione: “Per la capacità della regista di instaurare un legame profondo e autentico con il protagonista, frutto di anni di riprese”.

Menzioni speciali a Un pasteur (Francia 2024) e a La raya (Messico 2023)

La Giuria internazionale ha attribuito anche due menzioni speciali. Al lungometraggio Un pasteur (Francia 2024) di Louis Hanquet. Questa la motivazione: “Per un linguaggio privo di romanticismi pastorali, caratterizzato da una fotografia che, soprattutto nei campi lunghi, cattura con intensità lo sguardo. Il regista, con molta sensibilità, riesce a guadagnarsi la fiducia di Félix, il giovane pastore protagonista, che non viene mai ritratto come un eroe della vita solitaria. Ogni gesto quotidiano restituisce il senso di una routine che si ripete come un destino ineluttabile. Con momenti di solennità antica, come la sepoltura delle carcasse delle pecore sbranate dai lupi, il film evoca una profonda connessione con la natura e la ciclicità della vita”;  al documentario La raya (Messico 2023), presentato al Festival in anteprima italiana, della regista Andalusia Knoll Soloff. “Per il coraggio nel raccontare la lotta per la sopravvivenza delle comunità dei Monti Guerrero nel sud- ovest del Messico e la crisi legata alla coltivazione del papavero da oppio. In un contesto dove le milizie dell’esercito distruggono le coltivazioni e la violenza dei narcos imperversa, la popolazione è costretta a confrontarsi con un degrado crescente delle proprie condizioni di vita e con l’incertezza dell’emigrazione forzata. Un documentario intenso e incisivo che getta luce su una realtà complessa e spesso trascurata”, motiva la Giuria.

Premi speciali

Nel palmarès del Film Festival della Lessinia, il Premio al Futuro per il miglior film di un regista giovane concesso dal Curatorium Cimbricum Veronense in memoria di Piero Piazzola e Mario Pigozzi, è stato vinto da The children behind Zalaga (Egitto, Germania 2023) del documentarista Karim Ali, presentato al Festival in anteprima europea.

Il Premio Montagne Italiane per il miglior film della sezione Montagne Italiane, concesso dalla Cassa Rurale Vallagarina, è andato all’opera cinematografica Pascolo vagante (Italia 2024) di Bruno Zanzottera. Una menzione speciale del Premio Montagne Italiane ha premiato il cortometraggio Piccola cosa (Italia 2023) della regista Mila Costi.

Il Green Planet Movie Award è stato attribuito a Don Benjamín (Spagna, Bolivia 2024) del documentarista Iván Zahinos.

Anche la Giuria MicroCosmo del Carcere di Verona ha scelto di assegnare il suo riconoscimento a Khalil (Iran 2024) di Seyed Payam Hosseini.

Il Premio del Parco della Lessinia è andato a Un pasteur (Francia 2024) di Louis Hanquet.

Premio dei bambini a The wolf of custer (Regno Unito 2023), presentato al Festival in anteprima italiana, di Tanya J. Scott. Infine, il Premio del pubblico è andato a Un pasteur (Francia 2024) di Louis Hanquet.

Fonte: Servizio stampa Film Festival della Lessinia