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Trentino. Fondazione Edmund Mach lancia un appello per la raccolta delle cimici asiatiche

Cimice asiatica

In questo periodo le cimici si trovano ancora all’interno o nei pressi delle abitazioni, ma anche negli orti e nei giardini, soprattutto nelle zone di campagna. Al fine di proseguire l’allevamento massivo delle cimici asiatiche per la produzione degli insetti antagonisti da rilasciare in campo, la Fondazione Edmund Mach chiede ad agricoltori e cittadini di contattarli in caso di rilevamento di cimici asiatiche vive (almeno 10 esemplari) per prenotare il ritiro a domicilio da parte dei tecnici FEM.

Ritiro a domicilio. I cittadini che trovano 10 o più cimici possono chiederne il ritiro parte dei tecnici FEM, che avverrà rispettando scrupolosamente le misure per il contenimento del Coronavirus.Per prenotare il ritiro, inviare un messaggio WhatsApp al numero 331.6451211 o una mail a monitoraggio.cimice@fmach.it (indicando il nominativo, indirizzo e il numero di cimici ritrovate). Oppure si può telefonare al numero 331.6451211 (dal lunedì al giovedì ore 8.00-12.00 e 13.30-16.30 / venerdì 8.00-12.00).

Modalità di raccolta e conservazione. Raccogliere le cimici vive in un contenitore pulito, asciutto e sufficientemente ampio da non ammassarle (anche barattoli di conserve recuperati); tappare il contenitore con un coperchio forato oppure con foglio di carta da cucina fissato con un elastico con all’interno della verdura (un fagiolino o un pezzo di carota) o frutta (un pezzo di mela).

Fonte: Servizio stampa Fondazione Edmund Mach

Segusino: scommessa (quasi) vinta

Agriturismo Riv dei Coz Segusino con soci Argav

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Quando decidemmo di fare soci onorari Carlo Stramare e Denis Coppe da Segusino, borgo in povincia di Treviso, fu soprattutto per ringraziarli della bella collaborazione instaurata anno dopo anno; dopo un anno di assenza pandemica, tornati nella località trevigiana per l’ormai tradizionale visita al sempre affascinante presepio artistico (tema di quest’anno: “Mi curo di te”, nella foto sotto il particolare della Natività ed. 2021), ci siamo invece accorti di avere anticipato un riconoscimento dovuto ad un obbiettivo caparbiamente raggiunto dal manipolo di volontari, che ruotano attorno all’Associazione Amici del Presepio ed alla Pro Loco: risvegliare il protagonismo di una comunità, fortemente condizionata dall’emigrazione e dalla crisi dell’occhialeria. Senza nulla togliere al ricordo di un passato ancora fortemente presente e che proprio nel 2022 sarà ufficialmente celebrato, hanno saputo aprire l’orizzonte, grazie anche al coinvolgimento di una rinnovata amministrazione comunale, che ha nella sindaca, Gloria Paulon, un’imprenditrice con una visione di prospettiva.Natività Segusino 2021

Certo, i numeri sono ancora piccoli, ma molti sono i segnali di un’aria nuova, che si respira nella località, che si estende “in verticale”: dall’area camper alle prime strutture ricettive (molto bella la riqualificazione strutturale dell’odierno agriturismo “Riva dei Coz”, nella foto sopra) fino al grande progetto per il recupero del borgo di Stramare.

Ora si apre un’altra sfida: mantenere la nuova politica di attrattività turistica ancorata agli obbiettivi di crescita del territorio e delle sue peculiarità umane e produttive: pur di fronte alla miriade di incombenze, che ricadono su una piccola amministrazione locale (circa 1800 anime), è importante insistere nel coinvolgimento della comunità residente per “fare sistema”, evitando il rischio di diventare solo palcoscenico per attività anche di prestigio, ma slegate dal contesto. A fare la differenza è l’anima di un territorio; a Segusino è palpabile nell’impegno di alcuni, ma è solo insieme che si può andare lontani.

In Europa l’Italia è la nazione che spreca di più le derrate alimentari

Spreco alimentare

Triste primato quello conquistato dall’Italia all’interno delle 27 nazioni dell’Unione europea: tra il 2000 e il 2017, l’Italia è stato, infatti, il Paese più sprecone d’Europa in termini quantitativi di cibo buttato via, con oltre 270 milioni di tonnellate tra cereali, pesce, frutta, carne, verdura, uova, patate, barbabietole da zucchero, prodotti lattiero-caseari, colture oleaginose.

Il dato è stato pubblicato dal Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione europea in vista dell’attuazione della strategia Farm to Fork prevista dallo European Green Deal. Nel dettaglio dei singoli alimenti, il nostro Paese ha il primato assoluto di spreco di frutta e verdura, sia complessivamente sia a livello medio annuale. Con oltre 1 milione di tonnellate di cereali buttati mediamente all’anno, l’Italia è seconda in Europa solo alla Germania, che peraltro ne butta quasi il doppio, ed è seconda dietro la Spagna per lo spreco di colture oleaginose. Terzo posto, dopo Germania e Francia, per sprechi di prodotti caseari e uova e, dopo Spagna e Francia, per il pesce e la barbabietola da zucchero buttate nella spazzatura.

Fautori. Circa il 68% dei rifiuti alimentari sono generati dai consumatori finali, circa il 7% viene perso in fase di vendita e distribuzione finale, mentre il restante 25% dello spreco si divide equamente tra la fase di produzione primaria del cibo e i successivi processi di lavorazione. Tracciando la produzione di rifiuti alimentari attraverso la catena di approvvigionamento sarà possibile dare priorità agli sforzi nella lotta contro lo spreco alimentare. In base alla direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE), gli Stati membri dell’Ue sono obbligati a riferire i dati sulla quantificazione dei rifiuti alimentari. I dati effettivi sulla produzione di rifiuti alimentari dovranno essere forniti dagli Stati membri a Eurostat entro il 30 giugno 2022 e saranno la base per l’ulteriore lavoro della Commissione europea per proporre nel 2023 obiettivi legalmente vincolanti per ridurre gli sprechi alimentari in tutta l’UE.

Fonte: Garantitaly.it

Sabato 8 gennaio, i soci Argav visitano l’edizione 2021/22 del Presepio Artistico di Segusino (TV)

Presepio Segusino particolare 2019 7

Sabato 8 gennaio i soci Argav saranno a Segusino (TV) per la tradizionale visita al Presepio Artistico. L’appuntamento è per le 9.45 nel piazzale in viale Italia 270, in modo da iniziare la visita alle 10 dell’edizione Natale 2021, dal titolo “Mi curo di te” (necessario il Green Pass base). Alle 11 11.00 è in programma la visita all’agriturismo “Riva dei Coz”, nuova struttura ricettiva ubicata in uno dei luoghi panoramici più belli di Segusino.Nei periodi estivi, la struttura alleva anche oche. Alle ore 12.30 brindisi con degustazione di prodotti tipici, rientro verso le ore 14.30.

Fieragricola spostata da gennaio a marzo, Progetto Fuoco da febbraio a maggio 2022

Fieragricola

Di fronte all’aumento dei contagi a livello globale di Covid 19, Veronafiere modifica il calendario di alcune rassegne internazionali b2b (business to business) in programma tra gennaio e febbraio 2022.

La 115ª edizione di Fieragricola (International Agricultural Technologies Show), inizialmente prevista dal 26 al 29 gennaio, viene riprogrammata dal 2 al 5 marzo 2022. Slitta in avanti anche Progetto Fuoco, salone internazionale sul riscaldamento a biomasse legnose, organizzato dalla società Piemmeti (controllata da Veronafiere) che dalla data di febbraio (23-26) si posizionerà nel mese di maggio (le nuove date saranno comunicate a breve). Anche EOS-European Outdoor Show (organizzato dalla società Eos Srl) è a calendario nel mese di febbraio: in questi giorni gli organizzatori stanno valutando con gli espositori le scelte più opportune relative al miglior periodo per lo svolgimento della manifestazione dedicata a caccia, pesca e attività outdoor. Motor Bike Expo, la manifestazione dedicata alla passione per la moto, ferme restando le regole e i protocolli vigenti e nel rispetto degli stessi, si svolgerà dal 13 al 16 gennaio prossimi.

Variazioni concertate. Le variazioni nel calendario invernale di Veronafiere sono state condivise con le associazioni di categoria e gli espositori e riguardano rassegne b2b di livello internazionale. L’obiettivo dei rinvii, infatti, è quello di garantire un’adeguata presenza dall’estero di aziende e operatori specializzati che oggi, altrimenti, non potrebbero partecipare per le limitazioni agli spostamenti causate dalla situazione pandemica.In fiera si entra soltanto con super green pass: un sistema che ha dimostrato la propria validità anche in occasione di rassegne consumer di grande pubblico, come l’ultima edizione di Fieracavalli.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

Nanomateriali e sicurezza alimentare

Il video seguente realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie nell’ambito della serie «IZSVe Scienza» vuole essere un’introduzione al mondo dei nanomateriali nell’ambito della sicurezza alimentare. L’impiego di nanomateriali nell’industria alimentare sembra offrire, infatti, notevoli vantaggi. Ad esempio, la presenza di alcune nanoparticelle dotate di attività antimicrobica nel packaging favorisce la conservazione e la qualità degli alimenti. Tuttavia è ipotizzabile che queste nanoforme diano origine a nuovi e sconosciuti fenomeni di tossicità, spesso correlati alle loro interazioni con altre sostanze.

Parco Regionale dei Colli Euganei, candidato a Riserva della Biosfera Unesco, premia i fautori della legge che fermò nel 1971 l’attività estrattiva sui colli

Foto 2_Parco Colli Euganei

Lo scorso 22 dicembre, nella sede del Parco Regionale dei Colli Euganei, in occasione del consuntivo delle attività svolte nel corso del 2021, si è svolta la cerimonia di consegna delle targhe commemorative all’onorevole Carlo Fracanzani e al figlio di Giuseppe Romanato, Giampaolo, firmatari della legge 1097 del 1971 che fermò l’attività estrattiva sui Colli Euganei. Tra i premiati anche Gianni Sandon, al tempo coordinatore dei comitati ambientalisti e tra i primi a denunciare lo scempio che il territorio stava subendo. La piccola cerimonia, con le targhe consegnate dal presidente del Parco Riccardo Masin, dal vicepresidente Antonio Scarabello e dall’assessore regionale Roberto Marcato, è stata anticipata dall’intervento del giornalista Renato Malaman, socio Argav, che ha curato il libro pubblicato da Banca Patavina “I Colli ritrovati”, dedicato alle vicende e ai fatti che portarono all’approvazione della legge Romanato/Fracanzani (nella foto, da sinistra il vicepresidente Antonio Scarabello, il presidente Riccardo Masin, l’on. Carlo Fracanzani, Gianni Sandon, il figlio di Giuseppe Romanato, Giampaolo, e l’assessore regionale Roberto Marcato).

Obiettivi raggiunti e futuri. Dopo l’intervento di Marcato, dedicato all’istituzione della Giornata dei Colli Veneti, che verrà festeggiata ogni anno, a partire dal 2022, nella prima domenica di marzo, l’incontro è proseguito con la relazione di Scarabello sullo stato di avanzamento della candidatura del territorio del Parco a Riserva della Biosfera Unesco. Ad ottobre scorso, infatti, è stata formalmente manifestata al Comitato Nazionale Tecnico “Uomo e Biosfera”, presso il Ministero della Transizione Ecologica, l’intenzione di avviare un percorso che porterà il territorio a far parte della grande rete internazionale delle aree inserite nel Programma “L’uomo e la biosfera” per la promozione di un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente, attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile. Il Parco, inoltre, prolungherà la collaborazione con il Comando Regione Carabinieri Forestale “Veneto”. A parlarne è stato il tenente colonello Federico Corrado, che ha rinnovato la disponibilità dell’arma a continuare il servizio di vigilanza e difesa a favore della conservazione e tutela del patrimonio naturale, per il contrasto degli illeciti e la prevenzione dei rischi di dissesto idrogeologico. Marco Pavarin, responsabile dell’Ufficio Educazione Naturalistica e Comunicazione del Parco, ha presentato la conclusione del progetto di digitalizzazione di parte dei tracciati ciclo-pedonali direttamente su Google Maps Bike.

Fonte: Servizio stampa Parco Regionale dei Colli Euganei

Il Premio “Radicio de Vero” 2021 va all’imprenditore Giancarlo Boscolo, al console Gabriele Altana e allo sportivo Marco Scarpa

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Lo scorso 17 dicembre, nella sala convegni dell’Ortomercato di Chioggia, si è svolta  la seconda edizione del Radicio de Vero, premio istituito dal Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp per riaffermare l’originalità di questo pregiato ortaggio nel panorama dell’orticoltura regionale e nazional e, allo tesso tempo, premiare l’impegno e la costanza di uomini e donne che con il proprio lavoro hanno contribuito a far conoscere e valorizzare Chioggia e il suo territorio.

Unico e autentico. “In Veneto – ha spiegato il presidente del Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp, Giuseppe Boscolo Palo – si produce più di metà del radicchio di tutta Italia ed il radicchio di Chioggia è primo per superficie coltivata e quantità di produzione, mentre in tutto il mondo si sono diffuse tipologie che lo imitano, ma non lo eguagliano. Unicità e autenticità vere, dunque, sono riassunte dall’oggetto del premio Radicio de Vero, ma anche il lavoro ne fa parte insieme al conseguimento di quella promozione del territorio chioggiotto di cui anche il nostro Radicchio è a tutti gli effetti ambasciatore”. E il valore dell’originalità è riassunto anche nel nome del premio, dove la parola “Vero” sta per autentico, in quanto il vero radicchio di Chioggia Igp è quello che, oltre a potersi fregiare dei loghi comunitari, ha alle sue spalle un secolo di storia ed è ottenuto da seme autoctono conservato gelosamente e tramandato dalle famiglie degli ortolani che lo coltivano secondo uno specifico disciplinare nel territorio di 10 comuni, delle provincie di Venezia, Padova e Rovigo. Ma de vero è anche il materiale con il quale è realizzato il premio, un’opera d’arte che il Consorzio ha fatto realizzare dalla storica fornace Linea Valentina di Murano, proprio perché non poteva essere che un altro caratteristico storico mestiere artigianale della laguna Veneta, riconosciuto in tutto il mondo, a realizzare un’opera preziosa per premiare l’impegno di coloro che, con il loro lavoro, si sono fatti portavoce della bellezza, della cultura, della ricchezza della città di Chioggia e del suo territorio.

La Commissione. La scelta dei premiati è stata affidata ad una commissione formata dallo stesso presidente del Consorzio di tutela, Giuseppe Boscolo Palo, dal direttore del magazine Con i piedi per terra, Mauro Gambin, dal presidente della Pro Loco di Chioggia e Sottomarina, Marco Donadi, e dal responsabile dell’ufficio stampa del Consorzio di tutela, Umberto Tiozzo.

I premiati/1. Per la categoria Cultura, il premio Radicio de Vero è stato assegnato al console di prima classe a Zurigo, Gabriele Altana, per il suo personale impegno nella promozione del radicchio di Chioggia Igp in Finlandia nel 2017/18, quando al tempo ricopriva la carica di ambasciatore italiano. La presentazione del “Principe Rosso” alla Terza edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo e ad altre occasioni patrocinate dall’Ambasciata italiana sono state di fondamentale importanza per creare relazioni e opportunità commerciali. Ha commentato il console Altana:  “Lo dico da persona che ha girato il mondo, tutti ci invidiano questa ricchezza figlia di una biodiversità che non ha eguali e una cultura produttiva e di trasformazione della quale forse siamo poco consapevoli. Dire Italia significa dire qualità e il radicchio di Chioggia Igp appartiene a questa qualità in virtù di una storia orticola lunga secoli e un territorio di produzione che non ha eguali”.

I premiati/2. Per la categoria Economia: il premio Radicio de Vero è andato a Giancarlo Boscolo, imprenditore chioggiotto che agli inizi degli ’80 ha avviato la produzione di radicchio a Salinas Valley, in California, per fornire il mercato americano e inglese di prodotto fresco e confezionato in IV gamma, compreso McDonald’s, che iniziò proprio in quegli anni ad usare il suo radicchio come sostituto del “vecchio” cavolo rosso per dare colore e vivacità alle insalate in tutta la catena di fast food. Oggi il marchio Cultiva è riconosciuto in tutto il mondo per le produzioni di IV gamma ed è anche un brand consumer, Cultiva®, che distingue insalate e verdure ottenute da agricoltura convenzionale e biologica. E proprio per questo successo e per aver introdotto negli Usa un prodotto caratteristico del suo territorio, insieme alla secolare cultura orticola di Chioggia, il Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp lo ha premiato con il Radicio de Vero. “Il radicchio mi ha portato fortuna nella vita – ha spiegato Giancarlo Boscolo – spero che anche questo Radicio de Vero me ne porti altrettanta. Mi onora questo premio e confido che questo appuntamento possa diventare sempre più importante per far conoscere l’unicità del Radicchio di Chioggia Igp e la secolare cultura orticola che sta alla base della sua produzione”.

I premiati/3. Per la categoria Sport, il nome prescelto è stato quello di Marco Scarpa riferimento importante nel mondo del calcio chioggiotto e non solo, grazie ad una carriera da giocatore e allenatore importante, alla quale dal 2013 si è accompagnata quella di osservatore per la Nazionale di calcio italiana. Ha lavorato a stretto contatto con tutti i ct degli Azzurri: da Cesare Prandelli, ad Antonio Conte fino a Roberto Mancini con il quale lo scorso luglio ha vinto gli Europei di Calcio a Wembley. “Il Radicchio di Chioggia Igp – ha spiegato, Marco Scarpa – è uno dei simboli della mia terra e per me è un grande onore ricevere questo riconoscimento, lo metterò in bacheca a fianco della coppa degli Europei a ricordare quanto il 2021 sia stato importante per la mia carriera professionale”.

Storia secolare. “Questo premio – ha concluso il presidente Giuseppe Boscolo Palo – rappresenta la volontà del Consorzio di continuare nell’impegno per la promozione di questo straordinario prodotto e della terra chioggiotta. Di continuare ad aggiungere pagine importanti a questa storia che ha quasi raggiunto la soglia dei 100 anni e che ancora deve andare avanti. Siamo convinti che ‘il prodotto promuove il territorio’ e questo territorio, lo abbiamo visto coinvolgendo gli altri storici mestieri della laguna, è una fucina di creatività, oltre ad essere una terra fertile nella quale l’orticoltura rappresenta un posto di eccellenza per le buone pratiche agricole e ambientali che continuano ad essere il faro di questa produzione. E’ questa la terra che vogliamo far conoscere e sempre più valorizzare”.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela Radicchio di Chioggia Igp

Le “Mamme No Pfas”, premio Argav 2021, lanciano un appello agli agricoltori per collaborare insieme nel trovare una soluzione alla produzione di alimenti privi di Pfas

Da sx Stelluto, Cola, Zamboni e ZuccatoMotivazione premio Argav 2021

(di Marina Meneguzzi, consigliera Argav) “La nostra alimentazione da alcuni anni a questa parte? Non a km zero!” A dirlo, con grande nostalgia per i bei tempi andati, è stata Cristina Cola, che insieme a Michela Zamboni e Patrizia Zuccato, lo scorso 18 dicembre hanno ritirato a nome del comitato “Mamme No Pfas”, acronimo di Sostanze Perfluoro Alchiliche, il Premio Argav 2021, alla presenza dei soci, riuniti nelle sale di Osterie Meccaniche ad Abano Terme (PD) (nella foto in alto, insieme al presidente Argav Fabrizio Stelluto). Le tre “mamme” provengono rispettivamente dalle province di Vicenza, Verona e Padova, territori coinvolti in uno dei più grandi casi di inquinamento da Pfas al mondo, causato da oltre 40 anni, secondo la Relazione del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Treviso (13 giugno 2017) che ha dato il via all’indagine da parte della Procura, dalla ditta Miteni di Trissino (VI), oggi fallita e sotto processo a Vicenza per reati ambientali (prossima udienza il 27 gennaio 2022) e che interessa un’area in cui vivono 350 mila persone. Il loro è un comitato spontaneo e apartitico di genitori, persone normali che hanno messo a disposizione del gruppo la popria esperienza professionale e, con determinazione e tenacia, difendono dal 2017 il diritto ad avere acqua pulita per la salute e il benessere di tutti.

Fiducia tradita. “il problema dell’inquinamento Pfas è emerso nel 2013, in seguito a controlli effettuati dall’Arpav (Agenzia Regionale per la Protezione e prevenzione ambientale del Veneto), che ha agito su indicazioni regionali in base a uno studio dell‘Isra-Cnr sulle acque potabili e sui fiumi Po, Adige e loro affluenti, ma non ci è stato comunicato ufficialmente dalla Regione Veneto fino a quattro anni dopo, è questo è davvero grave. La gran parte delle persone, noi comprese, si sono fidate del fatto che l’acqua è sempre stata dichiarata potabile e sicura, per cui l’abbiamo sempre bevuta e usata per lavare frutta e verdure, cucinare e lavarci i denti. Se fossimo state rese consapevoli del problema, avremmo potuto scegliere come comportarci. La nostra lotta è iniziata quando abbiamo ricevuto le analisi del sangue dei nostri figli, tutti contaminati da Pfas (nel sangue sono state ricercate le concentrazioni dei 12 Pfas più conosciuti, su oltre 4.000/7.000 presenti attualmente in commercio, ndr). Ricordiamo che, una volta entrati nell’organismo, queste sostanze possono provocare gravi problemi ia distanza di molto tempo: da un basso peso alla nascita a malattie della tiroide, dal cancro ai testicoli e ai reni, all’ipertensione all’ipercolesterolemia. Da allora, non ci siamo mai fermate”, hanno spiegato le tre “Mamme No Pfas”. Il loro è stato, e lo è tutt’ora, un lavoro d’inchiesta puntuale e serrato, che ha portato a risultati tangibili, di cui potete leggere nel sito mammenopfas.org, non ultimi i ricorsi accolti lo scorso aprile dal Tar dl Veneto presentati insieme a Greenpeace, che ha obbligato la Regione Veneto a fornire i dati completi relativi alla presenza di Pfas ngli alimenti, fino ad allora forniti parzialmente. Dalle elaborazioni emergono molte criticità: numerosi alimenti risultano infatti contaminati non solo per la presenza di Pfoa e Pfos, ma anche per tanti altri composti di più recente applicazione industriale. “Alla Regione Veneto, abbiamo chiesto e continuamo a chiedere che venga esteso a tutti il diritto di accedere alle analisi del sangue per i Pfas. Attualmente i cittadini residenti in aree contaminate (arancione) non hanno la possibilità di sapere la concentrazione di Pfas nel loro sangue, nemmeno a pagamento”.

Come devono comportarsi i cittadini? Continuano Cola, Zamboni e Zuccato: “Gli enti preposti dovrebbero mettere in atto misure che garantiscano una reale prevenzione, facendo tutto il possibile per azzerare l’esposizione ai Pfas della popolazione già contaminata. Riteniamo insufficiente la soluzione della Regione Veneto di mettere dei filtri negli acquedotti per depurare l’acqua dai Pfas. Con l’esclusione del divieto di consumo del pescato, non ci risulta siano state adottate altre misure di precauzione in seguito ai risultati delle analisi, nemmeno indicazioni ai cittadini per il consumo di prodotti “a km zero” che mostrano i livelli più elevati di contaminazione, come ad esempio uova, etc. La Regione Veneto con DGR n. 854 del 13 giugno 2017 ha stabilito che le acque ad uso zootecnico devono rispettare gli stessi limiti delle acque ad uso umano, indicati dal Ministero della Salute in 1.030 ng/l come somma totale di PFOA (500 ng/l) + Pfos (30 ng/l) + altri Pfas (500 ng/l). Questo valore appare chiaramente troppo elevato per garantire la sicurezza degli alimenti. Il più recente parere Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) 2020 fissa l’assunzione settimanale tollerabile attraverso la dieta a 4,4 ng/kg di peso corporeo per quattro molecole (Pfoa, Pfos, Pfna, Pfhxs). Non sappiamo, inoltre, se e come vengono effettuati i controlli e le verifiche del rispetto di tale norma. Molti pozzi sono stati fatti chiudere, ma la maggior parte dei pozzi privati non è dichiarata e, di conseguenza, non controllata. Inoltre, le gravi criticità interessano gli alimenti provenienti da tutta l’area attraversata dal fiume Fratta, e non solo dal tratto che ricade nella zona rossa”.

Collaborazione per trovare una soluzione.“La cosa preoccupante è che queste sostanze sono indistruttibili e persistenti e la loro capacità di bioaccumolo l’abbiamo vista direttamente nelle nostre analisi del sangue. Molti dei nostri ragazzi soffrono già di malattie alla tiroide. Il problema è molto grave, quando lo si coglie, capisci che bisogna lottare a livello globale per ottenere limiti zero e fermare le produzioni per salvare il salvabile. Con questo non vogliamo criminalizzare gli agricoltori e gli allevatori, che sono anch’essi vittime di questo grave inquinamento – le concentrazioni più elevate di Pfas nel sangue sono state riscontrate proprio nei dipendenti della Miteni e negli agricoltori – e vogliamo dire loro di non considerarci dei “nemici” ma di combattere insieme a noi nel trovare una soluzione. Intanto, nel chiedere che vengano fissati limiti nazionali il più restrittivi possibile per tutti i Pfas nelle acque ad uso umano, negli alimenti e negli scarichi industriali. All’incontro nella cittadina termale era presente anche il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini, che si è dichiarato solidale con loro, essendo gli agricoltori della zona, nonché le loro famiglie, direttamente coinvolti, ma che c’è necessità di riflettere con calma insieme per valutare come attuare la bonifica dell’area del sito industriale “ex Miteni” e della falda sottostante, problema di non facile soluzione.

Una lotta contro il tempo. Un problema di cui le “Mamme No Pfas” sono consce ogni giorno e a cui cercano di porre rimedio chiedendo aiuto alla ricerca scientifica. “Ci siamo impegnate a sostenere i costi per tutti i consulenti che ci aiuteranno a provare la colpevolezza dei responsabili.Per questo abbiamo fondato il Comitato Mamme No Pfas – Raccolta Fondi per Azioni Legali, a cui tutti possono partecipare con donazioni, anche piccole. Insieme al comune di Lonigo, abbiamo ingaggiato il prof. Philippe Grandjean, ricercatore al dipartimento di Salute Ambientale all’Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, tra i massimi esperti mondiali sulle conseguenze dei Pfas sulla salute, che è stato consulente per lo stato del Minnesota, negli Stati Uniti, nel procedimento contro la 3M per l’inquinamento da Pfas nel 2010 nell’area metroplitana di Twin Cities, e presto verrà da noi. Noi non ci arrenderemo, siamo convinti che la nostra forza di genitori uniti potrà cambiare le cose, è un dovere morale che abbiamo nei confronti dei nostri figli, della nostra terra e delle generazioni future”. Un obiettivo che non possiamo che condividere e supportare, ringraziandole per la tenacia e il coraggio profusi nel perseguirlo.

Gennaio-settembre 2021: valore export vino veneto superiore a quello di Piemonte e Toscana messe insieme

bottiglie-di-vino

Poco prima di Natale sono arrivati dati ufficiali definitivi dell’ultima vendemmia nel Veneto. A fornirli è stata la Regione Veneto con il team del “Trittico Vitivinicolo”, costituito da Veneto Agricoltura e Avepa, in occasione dell’ormai “storico” focus di fine anno (svoltosi online causa pandemia) durante il quale è stato fatto anche il punto sull’export di vino veneto e l’andamento dei mercati internazionali.

La vendemmia 2021. I quintali di uva raccolta quest’anno in Veneto– hanno ricordato Luca Furegon di Avepa e Nicola Barasciutti della Direzione Agroalimentare della Regione del Veneto – sono stati poco più di 14 milioni, per l’esattezza 14,008 contro i 14,039 del 2020 (-0,22%) e i 13,159 del 2019 (+6,45%). Più in dettaglio, sono ben 11,415 i milioni di quintali di uva a Denominazione d’Origine (+14,88% rispetto al 2020) di cui 9,959 milioni di quintali di uva DOC (+15,68%) e 1,455 milioni DOCG (+9,68%), a conferma dell’altissima qualità complessivamente raggiunta dal vigneto veneto. Sono invece 11.746.774 gli ettolitri di vino prodotto nel 2021 nel Veneto, di cui il 71% DOC, il 10,44% DOCG e il 14,93% IGT, ovvero la quasi totalità della produzione regionale. Anche l’export di vino veneto sta andando a gonfie vele, visto che nei soli primi 9 mesi del 2021 le esportazioni hanno sfiorato 1,8 miliardi di euro, un valore addirittura superiore di quello registrato nell’intero 2019.

Isolamento e indipendenza non pagano. “Dal futuro incerto possono nascere straordinarie opportunità”. E’ questo il messaggio lanciato dall’assessore regionale all’Agricoltura del Veneto, Federico Caner. “Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una forte alterazione delle dinamiche domanda-offerta del settore vino. Oltre ad una sofferenza immediata, l’effetto più negativo è stata l’impossibilità di programmazione sul medio e lungo termine. Gli operatori hanno però dimostrato una grande capacità di adattamento alle mutate condizioni economiche e di mercato, dando prova di “resilienza”, anche mantenendo una corretta gestione dei volumi e delle richieste, concorrendo ad eliminare fenomeni speculativi e di riduzione della qualità del prodotto”. “Per affrontare le sfide del futuro – ha continuato Caner – in un settore strategico per il Veneto come quello del sistema vitivinicolo serve un pensiero globale: isolamento e indipendenza non pagano. Al contrario è necessario fare squadra tra i diversi elementi della filiera perché tutte le componenti possano essere riconosciute, attraverso un’equa distribuzione del valore aggiunto. Non dobbiamo avere paura di puntare in alto. Per raggiungere importanti obiettivi – ha chiuso l’assessore – servirà puntare sul capitale umano, investendo in formazione e informazione, sulla comunicazione delle nostre produzioni, che sono il nostro primo biglietto da visita e dovremo continuare a mantenere elevata l’attenzione al territorio e alla sua sostenibilità”.

Ache quest’anno il Prosecco DOC ha fatto la parte del leone con una produzione di 5,285 milioni di quintali di uva su una superficie di quasi 29.839 ettari; segue distanziato il delle Venezie con 1,455 milioni di quintali di uva raccolta su una superficie di 10.453 ettari. Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG raggiunge invece 1,126 milioni di quintali (8.688 ettari), mentre il Valpolicella gli 838 mila quintali (8.572 ettari). Poi via via tutti gli altri vitigni tra cui il Soave (669 mila quintali; 5.277 ettari), il Venezia (378 mila quintali; 2.869 ettari), il Garda (345 mila quintali; 1.385 ettari), ecc. L’export di vino veneto sta viaggiando su binari quasi sconosciuti alle altre Regioni italiane. Francesco Alberti del Sistema Statisto Regionale e Gianni Bruno, direttore di Vinitaly di VeronaFiere, hanno rimarcato la straordinaria performance raggiunta nel periodo gennaio-settembre 2021 dal vino veneto: il valore dell’export è stato di 1,786 miliardi di euro, superiore di quello di Piemonte e Toscana messe assieme.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura