• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Microonde per recuperare il fosforo dai fanghi di depurazione

Usare le microonde per recuperare dai fanghi di depurazione il fosforo, elemento critico fondamentale per la concimazione in agricoltura: un metodo innovativo a basso impatto ambientale ed energetico e che punta a ridurne le importazioni nell’ottica di un’economia circolare. A sviluppare la tecnica è la ricerca coordinata dall’italiana Elza Bontempi, del Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali INSTM e dell’Università degli Studi di Brescia, in collaborazione con Carlo Punta, del Politecnico di Milano e l’Università di Porto e pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Cleaner Production.

Il fosforo è un nutriente insostituibile per la crescita delle piante, ma le riserve mondiali di roccia fosfatica sono limitate e concentrate in pochi paesi fuori dall’Europa. Anche per questo è considerato una materia prima critica dall’Unione Europea, a causa della forte dipendenza dalle importazioni e dei rischi legati alla sua disponibilità futura. “Oggi il fosforo è ottenuto principalmente da minerali fosfatici, estratti da miniere – ha detto Carlo Punta – il nostro lavoro mira invece a sviluppare un metodo sostenibile per recuperare il fosforo dai fanghi di depurazione e trasformare così un rifiuto in qualcosa di molto più prezioso”.

Sebbene le ceneri derivanti dall’incenerimento dei fanghi di depurazione urbana (SSA) rappresentino un ricco serbatoio di questo elemento, la loro applicazione diretta in agricoltura è ostacolata dalla presenza di fosfati scarsamente solubili e quindi poco disponibili per le piante. Per risolvere questo problema, il gruppo di ricerca ha sviluppato un trattamento termochimico assistito da microonde, in cui la cenere viene riscaldata ad alte temperature (800–1000 °C) in presenza di additivi. Il processo permette di trasformare i composti in cui è presente il fosforo in composti in cui il fosforo è più facilmente assimilabile dalle piante.

In particolare, la ricerca introduce un trattamento termochimico assistito da microonde che, attraverso l’aggiunta di additivi alcalini (come il bicarbonato di sodio) e antracite, trasforma i minerali inattivi delle ceneri in forme di fosfato altamente bio-disponibili, come la buchwaldite. Il cuore dell’innovazione risiede nell’uso del riscaldamento ibrido a microonde, che permette di raggiungere temperature elevate in tempi rapidi, favorendo reazioni chimiche che trasformano la struttura del materiale. I test hanno dimostrato che, utilizzando il bicarbonato di sodio a 800 °C, si ottiene un prodotto con una solubilità del fosforo superiore al 99% in citrato ammonico neutro, superando ampiamente i requisiti stabiliti dai regolamenti europei (Regolamento UE 2019/1009).

Le caratteristiche dei materiali trattati sono poi state testate sul campo, con prove agronomiche, coordinate da Andrea Mastinu, docente dell’Università di Brescia, confermando che i composti di fosforo ottenuti funzionano come fertilizzante: a concentrazioni intermedie si osservano aumenti della biomassa fino al 30% e della lunghezza delle radici fino al 25%, senza effetti tossici significativi. In particolare, l’efficacia del nuovo fertilizzante è stata confermata da test di germinazione e crescita in serra su specie come il Sorghum vulgare (sorgo) e la Brassica rapa. Inoltre, dal punto di vista della sostenibilità, l’analisi effettuata con il metodo ESCAPE ha evidenziato che il processo a microonde può ridurre il consumo energetico di circa il 43% rispetto ai forni elettrici convenzionali. Inoltre, l’impronta di carbonio risulta inferiore rispetto ai processi industriali attualmente considerati standard, specialmente se alimentata da fonti di energia rinnovabile. “Dal punto di vista ambientale – ha aggiunto Sonia Calce, dottoranda dell’Università di Brescia che lavora sul progetto – il processo a microonde risulta più efficiente rispetto ai metodi tradizionali, con un consumo energetico inferiore e un impatto ambientale ridotto, soprattutto se alimentato con energia rinnovabile”. “Questo studio dimostra che è possibile chiudere il ciclo del fosforo in modo efficiente”, ha aggiunto Andrea Mastinu. “Trasformare un rifiuto complesso come le ceneri dei fanghi in una risorsa preziosa – ha concluso – non solo riduce la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche, ma promuove una gestione dei nutrienti più rispettosa dell’ambiente”.

Fonte: Università di Brescia

 

Informazioni sulla ricerca

Lo studio è stato supportato dai progetti F.O.S.F.O.R.O. (cofinanziato dalla Regione Lombardia e dall’Unione Europea) e RHIGUS (finanziato dal MUR). Il lavoro è stato realizzato da S. Calce, M. Massa, P. Pachaiappan, A. Mannu e A. Zacco di INSTM e Università di Brescia, B. Valentim, dell’Università di Porto, C. Punta, di INSTM e Politecnico di Milano, V. Popescu e A. Mastinu, dell’Università di Brescia. “Sustainable phosphorus recovery from sewage sludge ash through microwave-assisted thermochemical treatment for next-generation fertilizers”, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0959652626007067

Che differenza c’è fra intolleranze alimentari e allergie? Ce lo spiega l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie nel video della serie «100 secondi» 

Allergie e intolleranze alimentari sono delle reazioni avverse dell’organismo, ma con caratteristiche totalmente differenti. Sono infatti due modalità diverse di rispondere all’interazione con sostanze estranee.

L’intolleranza alimentare è una reazione dell’organismo che coinvolge il metabolismo ma non il sistema immunitario. È scatenata dall’ingestione di uno o più alimenti, o sostanze attive, e dipende dalla quantità di alimento ingerito. Le intolleranze si verificano per la carenza di enzimi necessari per metabolizzare e assimilare determinati alimenti.

Per allergia intendiamo invece una reazione eccessiva del sistema immunitario a una sostanza esterna, generalmente innocua, chiamata ‘allergene’, in individui geneticamente predisposti. Le allergie non dipendono dalla dose: anche una piccolissima quantità di sostanza può scatenare una reazione la cui gravità è soggettiva e imprevedibile.

Potete scoprire di più sulla differenza fra intolleranze alimentari e allergie nell’86esimo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).

Fonte: IZSVe

Consorzio Valpolicella: il rito della messa a riposo delle uve è ufficialmente candidato a Patrimonio immateriale Unesco

La Commissione nazionale italiana per l’Unesco, su proposta del ministero della Cultura, ha deciso di presentare all’organizzazione parigina la candidatura fondata, come si legge nella motivazione, sulla “sapienza vitivinicola come patrimonio culturale. Il rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella – spiega il documento di presentazione – racconta la tradizione dell’appassimento delle uve e il legame profondo tra comunità, paesaggio e cultura produttiva”. La decisione dell’Unesco è attesa nel 2027.

Per il presidente del Consorzio Vini Valpolicella, Christian Marchesini: “La candidatura ufficiale del rito della messa a riposo delle uve è la prima tecnica vitivinicola a varcare la soglia dell’Unesco e rappresenta un passaggio storico per la Valpolicella. Un savoir faire millenario – come è stato dimostrato dal dossier propedeutico alla presentazione – che ha plasmato cultura, paesaggio e identità del territorio, diventando espressione autentica delle nostre comunità. Questo traguardo rafforza l’impegno a tutelare e trasmettere alle nuove generazioni una tradizione che non può essere data per scontata, valorizzandone il significato culturale e collettivo e l’unicità di Amarone e Recioto. Ringrazio il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi (nel frattempo divenuto Ministro del Turismo, ndr), il Comitato scientifico e la comunità per aver sostenuto convintamente e coralmente un percorso che ha accresciuto la consapevolezza del valore della nostra ritualità”.

Avviato oltre 13 anni fa, il percorso di candidatura è stato guidato dal Consorzio di tutela vini Valpolicella, capofila di un ampio lavoro condiviso che ha coinvolto direttamente la Confraternita del Sovrano Nobilissimo Ordine dell’Amarone e del Recioto (Snodar), il mondo accademico e l’intero territorio della Valpolicella, che ha sostenuto con convinzione il progetto. Fulcro del dossier i quattro capisaldi identitari che secondo il Comitato scientifico, composto da enologi, giuristi e antropologi, hanno asseverato l’istanza della Valpolicella. In questo territorio, infatti, la secolare tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella sulle ‘arele’ sistemate poi negli apposti ‘fruttai’ garantisce, cita il dossier, una “funzione educativa, ambientale, di riscatto sociale e di inclusione” e ovviamente “una funzione enologica”, perché “senza questa tecnica i vini del territorio non esisterebbero”. Tra i punti di forza, individuati anche l’estensione territoriale dell’appassimento praticato da “8mila persone” tra uomini, donne, giovani e anziani, italiani e stranieri perfettamente integrati nei 19 comuni della denominazione.

Fonte: servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

La stagione irrigua in Veneto inizia tra deficit idrico e incognite meteo

Le piogge degli ultimi giorni non devono trarre in inganno: nonostante il sollievo temporaneo, il quadro idrico regionale resta fragile all’avvio della stagione irrigua. L’ultimo Bollettino ANBI Veneto sulla disponibilità di risorsa conferma infatti una grande incertezza, dettata da deficit strutturali difficili da colmare nel breve periodo.

Secondo i dati ARPAV di marzo, in regione sono caduti mediamente 54 mm di pioggia (-21% rispetto alla media). Il dato è ancora più critico se si analizza l’intero anno idrologico (ottobre-marzo), che presenta un ammanco complessivo del 23%, con appena 399 mm accumulati contro i 517 mm attesi.

Anche il fronte nivale resta sotto la media del periodo, con deficit del 35% sulle Prealpi e fino al 28% sulle Dolomiti. Questa scarsità incide direttamente sulle portate dei grandi fiumi: il Bacchiglione ha segnato -38%, l’Adige -21%, il Livenza -23%, con flessioni significative anche per Po (-17%) e Gorzone (-16%).

A complicare il quadro è stata la variabilità termica, con il rallentamento alla fine del mese della fusione delle nevi e il conseguente rallentamento nella ricarica delle riserve. Per quanto riguarda le falde, si registrano, tra Verona, Vicenza e Padova, livelli inferiori alle medie stagionali con ricariche localizzate e discontinue.

E aprile? Le proiezioni del CeSpII, il Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua istituito presso il Consorzio LEB, invitano alla cautela. Se la prima metà di aprile appare nella norma, dal 22 del mese si attende un netto deterioramento: la componente umida lascerà spazio a condizioni secche che diverranno preponderanti entro inizio maggio.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Parte il Progetto GRAPE: un nuovo patto tra cantine e Consorzi di bonifica per un’irrigazione più intelligente e sostenibile

E’ stato dato ufficialmente il via al Progetto GRAPE – Gestione Razionale dell’Acqua e Irrigazione di Precisione per l’Eccellenza Vitivinicola. Si tratta di un progetto triennale (2026–2028) che unisce alcune tra le realtà più importanti del mondo vitivinicolo e della gestione dell’acqua in Veneto: Cantina di Soave – CADIS, CollisWine, il Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta (APV) e il Consorzio LEB con il suo Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua (Ce.Sp.I.I.). A fianco del partenariato c’è l’Università di Verona (Dipartimento di Biotecnologie – prof. Claudio Zaccone), che offrirà il supporto scientifico.

Una squadra che unisce competenze diverse. Il progetto riunisce attori con ruoli diversi ma complementari: il Consorzio LEB, attraverso il suo Centro di Sperimentazione per l’Innovazione irrigua (Ce.Sp.I.I.), si occuperà della parte sperimentale e scientifica: raccolta dati, modelli previsionali e tutte le attività che permetteranno di capire come irrigare meglio e quando farlo; il Consorzio APV avrà un ruolo operativo fondamentale, perché gestisce i distretti irrigui dove si svolgeranno le prove in campo: sarà il ponte tra innovazione e territorio, garantendo che le tecnologie testate possano essere davvero applicate nella pratica quotidiana; CADIS e CollisWine metteranno a disposizione vigneti pilota, tecnici ed esperienze concrete di gestione aziendale. Infine, l’Università di Verona con il Dipartimento di Biotecnologie apporterà il supporto scientifico necessario per analizzare suoli, dati climatici e informazioni tecniche. Questa collaborazione costituisce un modello unico ed innovativo nel sistema della bonifica: il mondo dell’impresa, i Consorzi che gestiscono l’acqua e la ricerca universitaria lavorano insieme per migliorare l’uso dell’acqua nei vigneti, ridurre gli sprechi, aumentare la qualità delle uve e rendere il territorio più resiliente ai cambiamenti climatici.Cresce così la consapevolezza del ruolo strategico dei Consorzi nella gestione dell’acqua e nella tutela delle eccellenze del Veneto.

Un progetto per affrontare i cambiamenti climatici. Le ondate di calore, la scarsità d’acqua e gli eventi climatici estremi rendono sempre più complicata la gestione dei vigneti. GRAPE vuole aiutare le aziende a rispondere a queste sfide grazie a tecnologie moderne: sensori nel suolo, stazioni meteo, rilievi con droni, analisi dei terreni e modelli matematici che indicheranno quando e quanto irrigare.Le attività partiranno da tre aziende pilota nella zona di Illasi (Verona), all’interno dei distretti irrigui gestiti da APV, dove verranno confrontate le tecniche tradizionali con quelle innovative basate sui dati.

Benefici attesi per il territorio. Oltre a migliorare la qualità delle uve e ridurre l’acqua utilizzata, GRAPE creerà strumenti pratici per agricoltori e Consorzi, come un sistema digitale che aiuterà a decidere quando irrigare e nuove linee guida per una viticoltura più sostenibile. La rete di sensori e strumenti installati resterà attiva anche dopo il 2028: un investimento duraturo che potrà essere replicato in altri territori.

Fonte: servizio stampa Consorzio LEB- Ce.Sp.I.I.

Granchio blu, presentati i dati del primo anno del progetto regionale di mappatura

A un anno dall’avvio del progetto “Mappatura ambientale ed eco-fisiologica del granchio blu nelle acque interne e marittime del Veneto (Blue Crab Action Plan)”, la Regione Veneto ha presentato i risultati intermedi del programma strategico nato per contrastare una delle più gravi emergenze ambientali, economiche e sociali degli ultimi anni.

Alla conferenza stampa a Rovigo sono intervenuti l’assessore regionale alla pesca Dario Bond, il commissario straordinario nazionale per il granchio blu Enrico Caterino, il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner, la dottoressa Franca Baldessin di Arpav; docenti e ricercatori delle Università di Padova e Ca’ Foscari Venezia coinvolte nel progetto; i rappresentanti della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; il consigliere regionale Cristiano Corazzari; il presidente della Provincia di Rovigo Enrico Ferrarese; i tecnici di ARPAV; i sindaci dei Comuni costieri e lagunari insieme alle organizzazioni professionali della pesca e acquacoltura, cooperative e consorzi.Il Blue Crab Action Plan, della durata complessiva di 30 mesi, rappresenta una collaborazione strutturata tra Regione del Veneto, Arpav, Veneto Agricoltura e Università di Padova e Ca’ Foscari Venezia. L’obiettivo è chiaro: fornire strumenti concreti, scientificamente fondati e operativi per il contenimento nel medio-lungo periodo del Callinectes sapidus (granchio blu) specie aliena invasiva che, a partire dal 2023, ha compromesso in modo significativo le attività di pesca e acquacoltura, in particolare la molluschicoltura, su tutta la costa veneta e adriatica.

Le attività previste dal Progetto, approvato dalla Giunta veneta nel novembre 2024, sono finalizzate a monitorare e controllare la presenza del granchio blu nelle acque interne, marittime interne e lungo la fascia costiera del Veneto; allo sviluppo di modelli predittivi che consentano di comprendere le dinamiche di popolazione e gli eventuali fattori limitanti nonché la produzione di linee guida con azioni di mitigazione e buone pratiche a supporto dei pescatori ed acquacoltori per il contenimento del granchio blu e dei suoi impatti socio-economici. Il progetto può contare su un budget complessivo di 1.541.000 euro, di cui 750.000 di risorse regionali più un cofinanziamento di 791.000 da parte di Enti regionali e Istituti di ricerca che partecipano allo studio. “Il granchio blu non è più un’emergenza episodica, ma una trasformazione strutturale degli ecosistemi lagunari dovuta innanzitutto alle temperature delle acque che crescono sempre più – ha dichiarato l’assessore regionale alla pesca Dario Bond -. Per questo abbiamo scelto un approccio scientifico integrato, che unisce monitoraggio, modellistica, ricerca fisiologica e strumenti operativi per il settore. I dati che abbiamo presentato rappresentano una base senza precedenti per guidare le decisioni future. Dopo di che, credo che ad oggi si debba trasformare un problema in un’opportunità, introducendo il granchio blu nei mercati asiatici, americani ed europei che ne sono sensibili, perché la presenza del granchio non è più episodica o emergenziale ma purtroppo sistemica”.

Nel periodo di monitoraggio giugno–novembre 2025, sono stati campionati complessivamente 62.468 kg di granchio blu in 150 km di costa tra mare, costa, valli e lagune, confermando la diffusione capillare della specie in tutte le principali aree costiere e lagunari del Veneto, con densità più elevate nel Delta del Po e nella laguna nord di Venezia. Nel dettaglio: Laguna di Caorle: 189 kg (10 nasse, 2 cogolli),  Laguna di Venezia (Nord, Centro, Sud): 1.070 kg (30 nasse, 6 cogolli), Delta del Po Nord: 22.310 kg (120 nasse, 6 cogolli), Delta del Po Sud: 38.899 kg (306 nasse, 6 cogolli). L’analisi comparativa ha evidenziato una diversa efficacia degli attrezzi: le nasse sono più performanti nel Delta del Po, i cogolli nella Laguna di Venezia. Questi risultati costituiscono la base per la definizione di protocolli condivisi di pesca selettiva.

Gli studi condotti presso la Stazione di Idrobiologia di Chioggia (Venezia) hanno evidenziato caratteristiche di eccezionale adattabilità: il granchio blu tollera temperature inferiori a 10°C e superiori a 30°C, resistendo a condizioni di salinità molto variabili (fino a 33 g/l in laguna di Venezia). E’ capace di adattarsi anche a condizioni estreme (32°C e salinità elevate), con variazioni del metabolismo e del battito cardiaco. Il granchio blu mostra dunque una elevata plasticità fenotipica, elemento chiave della sua invasività. Il monitoraggio ha evidenziato la dominanza costante dei maschi nella maggior parte delle lagune, con presenza di femmine in picchi stagionali (Burano a giugno, Chioggia a novembre) legati ai cicli riproduttivi. Nelle valli da pesca il rapporto maschi/femmine è di circa 3:1, confermando una maggiore mobilità dei maschi verso aree con apporti di acqua dolce.

Le analisi ecologiche aprono scenari innovativi: è confermata la predazione da parte di alcune specie di pesci (branzini, orate, pesci serra, corvine e palombi). Particolarmente rilevante il ruolo della tartaruga marina Caretta caretta, per cui il granchio costituisce una delle principali fonti alimentari. Dai dati 2025 è emerso che una tartaruga su 3 campionate presentava granchio blu nella dieta. “Il dato sui predatori naturali è estremamente interessante – ha evidenziato Bond – perché apre alla possibilità di integrare il controllo della specie anche attraverso la catena alimentare, in un’ottica ecosistemica e non solo di prelievo”. Non sono immuni dalla presenza del granchio anche i sistemi acquatici confinati come le valli da pesca: ad esempio, in valle Ca’ Pisani (Delta del Po) sono stati rilevati fino a 130 individui per campionamento, mentre in valle Pierimpiè (Laguna di Venezia) la presenza è costante ma più contenuta. L’ingresso della specie nelle valli è correlato a gradienti salini e dinamiche idrauliche.

Per affrontare l’emergenza, nel primo anno del Progetto sono stati convocati 18 incontri del Tavolo tecnico con pescatori e cooperative (Chioggia, Burano, Rosolina, Scardovari, Pila, Caorle), ed è stata avviata un’analisi economica sui costi della crisi e le eventuali opportunità di mercato. “Quello che emerge è un quadro complesso ma finalmente leggibile – ha spiegato l’assessore Bond –. Abbiamo dati, strumenti e una rete istituzionale e scientifica che lavorano insieme. La sfida ora è trasformare queste conoscenze in azioni strutturali, capaci di difendere il reddito dei pescatori e l’equilibrio dei nostri ecosistemi”.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Bilancio, la Regione Veneto semplifica gestione impianti a fune e dà nuovi fondi ad agricoltura e pesca

“A quasi 20 anni dalla legge 21/2008, finalmente consentiamo agli operatori degli impianti a fune di sostituire le fideiussioni dovute alle Province con un versamento più sostenibile e proporzionato, liberando liquidità da reinvestire nello sviluppo, nella sicurezza e nell’innovazione degli impianti”. L’assessore alla montagna Dario Bond annuncia un’importante decisione, inserita nel Bilancio regionale appena approvato, che riguarda l’impiantistica a fune e per l’innevamento. Di fatto, sarà Veneto Innovazione a gestire il Fondo di rotazione in cui i gestori degli impianti verseranno le fideiussioni a garanzia del ripristino dei luoghi in caso di dismissione delle infrastrutture, liberando così risorse per gli investimenti.

“Con questo intervento rendiamo finalmente più efficiente e moderno il sistema di garanzie legato agli impianti di risalita e di innevamento. Fino ad oggi, infatti – ha spiegato Bond -, gli impiantisti erano tenuti a sottoscrivere fideiussioni anche di importi molto elevati – in alcuni casi pari a diversi milioni di euro – per garantire il ripristino dei luoghi in caso di dismissione degli impianti. Risorse importanti che rimanevano bloccate presso le Province, e quindi non disponibili per nuovi investimenti. Ora, con la semplificazione e il rafforzamento del Fondo in capo a Veneto Innovazione, gli impiantisti verseranno le quote fideiussorie direttamente a questo strumento, liberando risorse utili a nuovi investimenti”.

Per quanto riguarda l’agricoltura, il Bilancio regionale finanzia importanti interventi: oltre al nuovo Fondo per la montagna da 1 milione di euro e ai 30 per i LEA nelle terre alte, sono previsti 3.900.000 euro a favore dei Consorzi di bonifica per il ristoro dei danni e gli aumentati costi dei carburanti; 2.555.000 euro per la pesca e l’acquacoltura (vivificazione delle lagune e dei corsi d’acqua interni, di cui 185.000 per il Cogevo e 100.000 per la problematica del siluro nel Garda); 1.200.000 euro per il miglioramento genetico delle razze animali; 600.000 euro per la problematica dello zuccherificio di Pontelongo e i coltivatori di bietola; 1.115.000 euro per i ristori dei danni da fauna selvatica; 410.000 euro per i CRAS; 500.000 euro per l’eradicazione della nutria; 880.000 euro per la lotta alle fitopatie; 1.300.000 euro per gli interventi nell’ambito del Tavolo avversità pesca ed acquacoltura.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto/assessorato all’Agricoltura

17 aprile, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) il corso di formazione giornalisti Org Veneto in collaborazione con Argav “Lo storytelling del territorio: come raccontare una comunità in cambiamento”

Venerdì 17 aprile, al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova), si svolgerà l’incontro di formazione giornalisti “Lo storytelling del territorio: come raccontare una comunità in cambiamento”, organizzato da ORG Veneto in collaborazione con Argav. Il corso avrà inizio alle 18:30 fino alle 20:30 (2 crediti, iscrizione piattaforma formazione giornalisti).

Programma. Questi gli argomenti trattati: come è cambiato il modo di raccontare il territorio e i suoi abitanti, ma soprattutto come vanno narrati oggi? Come utilizzare giornalisticamente i nuovi media? Sarà illustrato l’esempio del blog “Driocasa”, esperienza di citizen’s journalism per la “biblioteca del ricordo”, che racconta una comunità in trasformazione e un territorio che si esprime anche con il cibo locale e tradizionale. Coordina Fabrizio Stelluto, giornalista, presidente Argav; relatori Tiziano Graziottin, giornalista direttore della Scuola “D. Buzzati”; Stefano Pittarello, giornalista; Renzo Michieletto, giornalista vicepresidente Argav.

Vinitaly 2026: Coldiretti, liberare vino da catene burocrazia e dazi vale 1,6 mld

Liberare il vino dalle catene della burocrazia, dei dazi e delle etichette allarmistiche farebbe recuperare 1,6 miliardi di euro alle aziende vitivinicole italiane, liberando risorse per continuare a investire sulla qualità, sull’innovazione, sull’enoturismo e sulla promozione nei mercati internazionali. E’ quanto emerge dall’analisi di Coldiretti diffusa in occasione dell’inaugurazione del Vinitaly 2026, dove la principale organizzazione agricola d’Italia e d’Europa porta un messaggio chiaro di rappresentanza sindacale insieme ad un ricco programma di eventi, approfondimenti e degustazioni.

Simbolo dell’edizione 2026 del Salone è la grande bottiglia di vino avvolta da catene spezzate che campeggia all’ingresso di Casa Coldiretti e rappresenta la condizione del settore italiano che va liberato dal peso di burocrazia, dazi, aumento dei costi e narrazioni fuorvianti che ne limitano la crescita e ostacolano il lavoro quotidiano delle imprese. “Liberare il vino dalle catene della burocrazia, dei dazi e delle distorsioni che oggi penalizzano il settore non è uno slogan ma una necessità economica concreta. Parliamo di 1,6 miliardi di euro che possono tornare direttamente nelle tasche delle imprese vitivinicole italiane. Il nostro è un messaggio positivo e responsabile: possiamo semplificare concretamente. Per questo oggi più che mai serve fare sindacato per una filiera centrale del Made in Italy. E siamo qui per ribadire come il vino sia parte di quella Dieta mediterranea sinonimo di salute, contro cibi ultraprocessati e bevande energetiche che stanno mettendo a rischio la salute dei nostri giovani. Serve accendere la luce su questo problema che medici e scienziati stanno sollevando in tutto il mondo”, sottolinea il segretario generale della Coldiretti Vincenzo Gesmundo.

“Il vino italiano con un valore complessivo di 14 miliardi di euro resta una delle principali bandiere anche del nostro export agroalimentare, avendo sfiorato nel 2025 gli 8 miliardi di euro, nonostante la difficile situazione internazionale. Le grandi incertezze generate dai dazi di Trump hanno complicato il mercato negli Stati Uniti che sono il primo sbocco di riferimento. È un mercato che non si può perdere e proprio per questo come Coldiretti saremo a New York a giugno per la promozione anche del vino. Oggi il settore sta affrontando una fase di forte pressione, ma emergono anche segnali di recupero e, soprattutto, un potenziale enorme su cui costruire la ripartenza. La strada è chiara: innovazione, qualità e capacità di creare valore. In questi anni abbiamo già dimostrato che si può crescere aumentando il valore medio del vino italiano, salito del 39% nell’ultimo decennio, puntando su identità e distintività. Con il piano straordinario di promozione e il lavoro delle imprese, il vino italiano ha tutte le carte per recuperare terreno e continuare ad essere protagonista sui mercati globali”, afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Il settore rappresenta uno dei pilastri dell’economia agroalimentare nazionale, con un fatturato di circa 14 miliardi di euro, 241.000 imprese viticole attive su 681.000 ettari e una forte vocazione alla qualità, con il 78% della superficie dedicata alle Indicazioni Geografiche. Un primato che si accompagna a una biodiversità unica al mondo, con centinaia di varietà autoctone. Sul fronte internazionale, gli Stati Uniti – che rappresentano circa il 23% dell’export vinicolo italiano – hanno penalizzato le nostre aziende con dazi e condizioni di mercato sfavorevoli. Il 2025 si è chiuso con un calo del 9% in valore, mentre il 2026 si è aperto con flessioni del 35% a gennaio e del 21% a febbraio, con segnali di parziale recupero a marzo.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

Al via Vinitaly 2026: viaggio nelle degustazioni della 58^ edizione tra territori, vitigni, denominazioni e grandi annate 

Vinitaly 2026 apre oggi, domenica 12 aprile a Veronafiere con un ricco calendario di degustazioni in programma fino al 15 aprile. Un palinsesto di quasi 80 eventi che attraversa territori, vitigni e denominazioni per un racconto corale del vino tra identità produttive e stili contemporanei, a cui si aggiungono le centinaia di tasting realizzati direttamente negli stand delle 4mila aziende espositrici. Di seguito ne trovate elencati alcuni tra i più interessanti.

Ad aprire il trittico dei Grand tasting sarà il MW Gabriele Gorelli alla conduzione di “The Reason WHYTE”, dedicato ai bianchi italiani che si guadagnano un posto in tavola facendo ciò che nessun altro vino sa fare (13 aprile ore 11, Sala Tulipano -Palaexpo, piano -1). “Dal Pinot Nero alla Monica, dal Bellone al Cabernet Sauvignon, dal Barolo all’Amarone, passando per la Germania e la Cina” è il tema del master tasting guidato da Ian D’Agata e Andrea Gualdoni (14 aprile ore 11, Sala Argento – Palaexpo piano -1), mentre “Eccellenze d’Italia: Viaggio nelle Grandi Annate delle Cantine Storiche” by Riccardo Cotarella e Luciano Ferraro chiuderà il ciclo delle top experience nei calici. Domenica 12 aprile, spetterà a DoctorWine e al Gambero Rosso a dare il primo assaggio del programma generale delle degustazioni di Vinitaly. La Guida enologica di Daniele Cernilli sarà protagonista di The DoctorWine Selection (Pad. 10 stand A2-B2), un menu di degustazioni in programma da domenica 12 a martedì 14 aprile. Quattro gli appuntamenti in apertura: “Langhe e non solo” (10.00-11.00); “Supertuscan & Co” (12:00-13:00); “Rossi mediterranei, rossi senza tempo” (14:30-15:30) e “I vini bianchi italiani fra modernità e recupero della tradizione” (16:30-17:30). Mentre il Gambero Rosso presenta il walk around tasting dei suoi Tre Bicchieri della Guida Vini d’Italia 2026 (11.30-16.30 in Sala Argento, Palaexpo piano -1). Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera e autore con James Suckling de “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia”, punterà i riflettori sulle “Cantine top e i vini dell’enoturismo” (ore 16.30, Sala Iris – Palaexpo piano -1). Wine Spectator inaugurerà il proprio carnet di degustazioni a Vinitaly con “Barolo, then and now” guidato da Bruce Sanderson (Sala Tulipano ore 15.30 – Palaexpo piano -1). Anche la Francia avrà il suo palcoscenico con due slot su “Vins de Bordeaux, the unexpected reds of Bordeaux” (rispettivamente ore 10.30 e 14.30, Sala Orchidea Palaexpo piano -1), seguito da “Les grands chais de France: sorprendente Loira” (ore 12.30 – Sala Orchidea). L’International Wine and Spirit Competition apre con “Barolo vs Barbaresco: power and precision” by Marisol de la Fuente, seguito da Decanter con “Rooted in Italy: Native varieties at the pinnacle of DWWA scoring” (entrambe in sala A, 1° piano Pad. 10 rispettivamente alle 11 e alle 15), seguito da Vinum che firmerà la degustazione “Top of Toscana 2026: nel regno della regione regina della viticoltura italiana” (ore 15, Sala B 1° piano Pad. 10). Ritorna anche Young to Young, il format giunto alla 9^edizione ideato dagli autori di Golosaria, Paolo Massobrio e Marco Gatti, con tre appuntamenti nel corso della manifestazione per valorizzare i giovani produttori vinicoli e i content creator (12, 13 e 14 aprile ore 11.00, Sala B 1° piano Pad. 10). MicroMega Wines di Ian D’Agata inizia il proprio cartellone di masterclass con “Odissea Autoctona: dalle bollicine ai vini dolci, orange, convenzionale e ibridi: Sylvaner, Ribolla, Timorasso, Malvasia istriana, Johanniter e altro ancora” (Area C ore 13.30).

Anche il Consorzio Tutela Formaggio Asiago promuove a Vinitaly 2026 il confronto tra territori, culture culinarie e linguaggi gastronomici contemporanei. Nel corso di tutta la manifestazione sarà presente nei convegni e degustazioni del Consorzio Tutela Prosecco DOC, al Padiglione 4 Stand B4 e nella Lounge AIS (Associazione Italiana Sommelier) Nazionale, punto di riferimento per i professionisti del settore. Tra gli appuntamenti più attesi, il 13 aprile alle ore 11.45, col Consorzio di tutela vini DOC Sicilia, al Padiglione 2 Stand G76, la masterclass “Sicilia DOC & Asiago DOP: Dialogo tra Territori e Culture del Gusto”, dedicata agli abbinamenti tra diverse stagionature di Asiago DOP e una selezione di vini siciliani condotta da Andrea Amadei, volto della trasmissione televisiva “E’ sempre mezzogiorno!” e conduttore di Decanter. Il percorso sensoriale evidenzia l’ampiezza espressiva del formaggio veneto-trentino: la dolcezza del Fresco 20 giorni e del Riserva 40 giorni, con gli inconfondibili sentori di latte fresco, yogurt e burro, incontra la solarità del Grillo e del Lucido. Si prosegue in un crescendo di aromi con il Mezzano 6 mesi in abbinamento al Nerello Mascalese, fino all’intensità del Vecchio 12 mesi, perfetto nel matrimonio col Nero d’Avola, Un viaggio che racconta la capacità dell’Asiago DOP di valorizzare l’incontro tra identità regionali differenti. Nell’area esterna del Padiglione D, col progetto “Street Food d’Autore” in collaborazione con il partner JRE-Italia, selezionate stagionature di Asiago DOP saranno interpreti di esclusive ricette rappresentate in chiave contemporanea. A completare il percorso, lo show cooking del 12 aprile, presso l’area esterna dello spazio istituzionale MASAF Palaexpo (ore 12:00-14:00), realizzato dall’Istituto IPSAR “Luigi Carnacina” di Bardolino, con un risotto al Bardolino e radicchio rosso di Verona e Asiago DOP, sottolinea il legame con i prodotti locali e l’impegno nella trasmissione della cultura gastronomica.

A Vinitaly 2026 sarà protagonista anche la Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza sarà protagonista , ospite presso lo spazio istituzionale della Regione del Veneto (Pad. 4 – posizione D4/E4) per un evento in programma lunedì 13 aprile alle ore 13.30 che unisce storia e degustazione: “Degusta, Ascolta, Scopri – Un viaggio nel Recioto della Valpolicella con le Donne del Vino attraverso il docufilm della Biblioteca Internazionale La Vigna”. Per partecipare, sarà necessaria la registrazione presso lo Stand Regione del Veneto la mattina stessa dell’evento. Sarà un’occasione speciale per riscoprire il “re” dei vini passiti attraverso una straordinaria degustazione verticale guidata da Corinna Gianesini, sommelier professionista e delegata delle Donne del Vino del Veneto. Saranno proposte in degustazione cinque espressioni di Recioto DOCG, in un arco temporale che va dal 2022 fino alla storica annata 2000. L’esperienza sarà arricchita dalla proiezione del trailer del docufilm “La Vigna di Demetrio Zaccaria”, un’opera emozionante che ripercorre la visione del nostro fondatore e l’anima di una delle biblioteche enologiche più importanti al mondo.

Fonte: servizio stampa Vinitaly/Veronafiere/Consorzio tutela formaggio Asiago/Biblioteca La Vigna