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29 maggio 2026, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) si parla del ritorno della gelsibachicoltura in Italia, Veneto ed Europa

Photo by Quang Nguyen Vinh on Pexels.com
Nel consueto incontro di aggiornamento professionale di fine mese, che si tiene dalle 18.30 alle 20.30 nel circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova), venerdì 29 maggio Argav propone l'interessante tema del ritorno della gelsibachicoltura in Italia, Veneto ed Europa. 

L'argomento trattato. La seta, pregiata fibra naturale, ha accompagnato la nostra storia, ma la sua produzione è stata nel corso del Novecento dimenticata e trascurata. Il corso aggiornerà su esperienze di ricostituzione di una filiera di produzione nazionale ed europea, grazie a piccole imprese artigianali e cooperative, la valorizzazione culturale e sociale dei prodotti derivati e dei territori, il coinvolgimento delle scuole.

Programma. Dopo i saluti idi Fabrizio Stelluto, presidente Argav. Parteciperanno: ore 18.30 Silvia Cappellozza, dirigente di ricerca Crea Agricoltura e Ambiente, responsabile del Laboratorio di Gelsibachicoltura di Padova, “Come sviluppare un ecosistema europeo, nazionale e veneto della seta”; ore 18.50 Diana Mantegazza, formatrice e progettista didattica specializzata nei linguaggi audiovisivi e nella didattica multimediale, “La trasmissione del patrimonio culturale della seta nelle scuole, con esperienze pratiche effettuate all'Istituto tecnico di agraria “Enrico De Nicola” di Piove di Sacco (Padova)”; ore 19.20 Alessio Saviane, biologo, operatore tecnico al Crea Agricoltura e Ambiente-Laboratorio di Gelsibachicoltura di Padova, “Il kit didattico: uno strumento per conoscere il baco da seta”; ore 19.40 Gianni Fila, ricercatore Crea “La salvaguardia della biodiversità gelsicola”; ore 20.00 Mattia Benedetti, comunicatore della Scienza, “Come comunicare la gelsibachicoltura”. Coordina: Marina Meneguzzi, giornalista e consigliere Argav.

16 maggio 2026, lo “Stravedo” va in scena in Cansiglio: la questione idrica vicina come non l’abbiamo mai vista

Il sistema idrico in Veneto, nell’attuale contesto segnato da cambiamenti climatici e consumi d’acqua non ottimali, presenta diverse criticità, che spesso percepiamo come ininfluenti, ma soltanto perché non le guardiamo da vicino. 

Per questo, Veneto Agricoltura, insieme a La Fabbrica del Mondo, aprirà in Cansiglio un dialogo sull’argomento, che fungerà da lente d’ingrandimento necessaria per il settore primario. Sabato 16 maggio, dalle ore 10, la foresta bellunese ospiterà infatti il primo Stravedo del 2026, evento socio-culturale (a ingresso gratuito) erede del momento che inaugurava ogni tappa dello spettacolo campestre Mar de Molada: un colloquio tra l’autore Marco Paolini e il mondo scientifico per avvicinare agli occhi del pubblico, rendendole comprensibili nell’immediato, le conseguenze delle trasformazioni idriche e geologiche in Veneto, solo apparentemente lontane.

Così, in Cansiglio, agricoltori, allevatori e cittadini, affronteranno il tema del corretto utilizzo dell’acqua nel territorio regionale, con particolare riferimento al comparto agricolo e forestale, facendone emergere le fragilità e approfondendo lo stato attuale dei lavori volti a favorirlo. Non un convegno, nemmeno una conferenza, bensì un dialogo in montagna, snodato su tre differenti percorsi immersi nella natura, con chi si confronta quotidianamente con la questione idrica.

A moderare gli incontri ci saranno giornalisti ed esperti scientifici del settore, prima della fase di restituzione pomeridiana sui prati che circondano l’Hangar del Cansiglio: il conduttore radiofonico Massimo Cirri rimetterà in circolo spunti, numeri e contraddizioni emerse nei percorsi e, su questo materiale, Marco Paolini, Andrea Pennacchi e i Fratelli Dalla Via daranno forma, con un’incursione teatrale, ai concetti affiorati. In questo modo, proprio come le montagne dietro alla laguna veneziana nei giorni di “stravedamento”, particolare fenomeno ottico che, in condizioni di insolita limpidezza, rende visibili le Alpi da Venezia, la gestione sostenibile delle risorse idriche ci apparirà per quello che è davvero: non una questione lontana, avvolta dalla foschia, ma un’urgenza vicina, perfettamente nitida all’orizzonte.
Maggiori informazioni sull’evento e iscrizioni a questo link

Fonte testo e foto: servizio stampa Veneto Agricoltura

Aperto il bando per il workshop di progettazione del paesaggio 2026 “Lungo il fiume Sile, nuove ecologie e archeologia della navigazione”. Domanda di partecipazione entro il 25 maggio 2026

Fondazione Benetton Studi Ricerche dedica il workshop di progettazione del paesaggio 2026 a un breve tratto del fiume Sile, a valle della città di Treviso, nei comuni di Casier e Silea, un contesto tipico del fiume di risorgiva che si distingue per la presenza inaspettata dell’area “archeologica” conosciuta come il cimitero dei burci e, sulla sponda opposta, di un paesaggio industriale in parte abbandonato. La domanda di partecipazione deve essere inviata via email all’indirizzo paesaggio@fbsr.it entro le ore 12 di lunedì 25 maggio 2026. Il bando con tutte le informazioni utili è disponibile nel sito della Fondazione, www.fbsr.it.

Nei grandi manufatti in rovina che accompagnano il corso del fiume si sviluppano oggi nuovi ecosistemi selvatici grazie a una vegetazione pioniera e ruderale che sta avvolgendo anche i resti ancora visibili dei vecchi barconi semisommersi. In continuità con l’esperienza condotta nel 2025 (Svelare paesaggi. Le risorgive della Botteniga a nord di Treviso), il workshop guarda nuovamente a un paesaggio d’acqua, l’elemento maggiormente connotante di questo territorio, un paesaggio molto amato e vissuto, e si pone come momento di riflessione e sensibilizzazione sul senso dell’esplorazione, dell’osservazione e della rappresentazione del dinamismo di luoghi emblematici dell’epoca che viviamo. Ambienti che non sono soltanto spazi disponibili per il tempo libero, nemmeno teatri della memoria o spazi in attesa di processi di sostituzione, che rappresentano, invece, occasioni di sperimentazioni progettuali rivolte al futuro. Luoghi che invitano a cogliere, nella “natura dell’abbandono”, la presenza dirompente di tutti gli esseri viventi e gli elementi fisici che agiscono nel paesaggio, conferendogli forma e significato. Per immaginare, accanto a forme innovative di conoscenza e progettazione dei luoghi stessi (esercizio possibile solo con la complicità di molti contributi diversi), anche una più consapevole relazione delle persone con il paesaggio e i propri luoghi di vita.

Il workshop si svolgerà da martedì 23 a venerdì 26 giugno 2026, nella sede della Fondazione Benetton Studi Ricerche a Treviso e si articolerà in momenti di laboratorio, lezioni, visite al territorio, discussione, disegno, e presentazione del lavoro. È rivolto a dodici partecipanti in possesso di diploma di laurea magistrale o titolo analogo, interessati a un lavoro interdisciplinare di gruppo, che possibilmente abbiano già maturato qualche esperienza nel settore delle ricerche e dei progetti di paesaggio, nel corso degli studi universitari o anche successivamente, in ambito professionale. Per la partecipazione al workshop non è previsto alcun costo di iscrizione.

I docenti con cui i partecipanti avranno l’opportunità di lavorare sono Antonio Perazzi e Benedetta Forni, Studio Antonio Perazzi, Milano, con il contributo di altre figure esperte provenienti da diversi ambiti disciplinari e con il coordinamento di Luigi Latini, direttore Fondazione Benetton Studi Ricerche, professore di Architettura del Paesaggio all’Università IUAV di Venezia, e Simonetta Zanon, progetti paesaggio Fondazione Benetton Studi Ricerche.

È stata fatta richiesta di riconoscimento dei crediti formativi per i propri iscritti agli Ordini professionali degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori e dei Dottori Agronomi Forestali. Per ulteriori informazioni: paesaggio@fbsr.it

Fonte testo e foto (credit Luigi Latini): Fondazione Benetton Studi e Ricerche

A Due Carrare (Padova) un nuovo hub europeo che trasforma i dati in conoscenza operativa contro l’avanzare del dissesto climatico

(di Riccardo Panigada, giornalista scientifico e consigliere Argav). I cambiamenti del clima, come l’evoluzione dell’universo o quella biologica, segueno le leggi della “termodinamica del disequilibrio”, come l’ha chiamata Ilya Prigogine (Nobel per la chimica nel 1977), e, dove c’è di mezzo l’entropia, la gestione dei dati diventa parecchio difficile. Certe volte troppo. Infatti si tratta di progressioni non lineari, che determinano, al superamento di alcune “barriere”, la comparsa improvvisa di fenomeni estremi, che cambieranno drasticamente lo scenario di un territorio.

Per spiegare il fenomeno in biologia si può ricorrere alla cosiddetta “legge del tutto o niente”: per esempio, se in una cellula il livello di un neurotrasmettitore è appena al di sotto di una certa soglia, il segnale nervoso non passa, ma basterà l’arrivo di pochissime molecole in più per far scattare lo spike…Ma c’è sempre da qualche parte chi accetta una sfida, e, per avere il coraggio di farlo, in tal caso, bisogna avere competenze e vedute larghe, ovvero essere veramente interdisciplinari, tanto da estendere i propri studi dalla filosofia e scienze umane alle cosiddette hard sciences, cioè le scienze esatte (matematica e logica) e le scienze naturali (biologia, chimica e fisica).

Così, mentre negli Stati Uniti d’America si è appena eliminato dai programmi scolastici lo studio dei classici greci, in Italia, e in particolare in Veneto, a Due Carrare (Padova), c’è un’azienda altamente tecnologica, che, partendo dalla formazione, inizialmente umanistica, ma poi interdisciplinare del suo fondatore, è arrivata a offrire soluzioni concrete in tempo reale a compensazione delle sempre più frequenti emergenze climatiche che colpiscono il territorio, con una capacità di analisi dei fenomeni atmosferici basata su celle geografiche di un chilometro quadrato. “Ciò che oggi è più che mai necessario, superando la pura e semplice comunicazione delle catastrofi climatiche – ha rilevato Massimo Crespi, presidente di Radarmeteo-Hypermeteo -, è puntare sulla chiarezza del messaggio, ovvero bisogna fornire scenari con dei numeri, indispensabili all’assessment di assicurazioni, banche, consorzi di bonifica, pronto soccorsi, e ad aziende come Terna (impegnata nella duplice transizione energetica e digitale), la quale deve competere a livello mondiale con una conoscenza climatica numerica, che consenta di descrivere il trading energetico”.

Infatti, ACER (Agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia), dallo scorso anno ha richiesto che le aziende dell’Unione monopoliste dell’energia nei singoli stati forniscano un aggiornamento quartorario (prima orario) sul consumo di energia. Ciò comporta l’assoluta necessità di poter fornire dati certificati e di elevata qualità. “Come prova del nostro lavoro sulla qualità dei dati storici (intendendo col termine “storici” tutti gli attimi che precedono fino a quello attuale) verificati e verificabili – ha proseguito Crespi – possiamo affermare per esempio di aver cambiato radicalmente lo scenario delle contestazioni assicurative nel mondo agricolo, con una o due contestazioni all’anno, con 400mila aziende agricole attive in Italia”.

Ma di fronte all’attuale contesto “liquido” (vicariando il termine da Zygmunt Bauman), Crespi sottolinea la necessità di avere sempre una continua attenzione etica sulla scelta delle future impostazioni aziendali di Radarmeteo-Hypermeteo – per esempio in merito all’utilizzo dell’IA (Intelligenza artificiale) – al fine di differenziare, mediante costante analisi ermeneutica della direzione da prendere, la politica aziendale e le effettive strategie da quella degli altri provider. Francesco Dell’Orco, cofondatore e amministratore delegato di Hypermeteo, costituitasi nel 2021 come emanazione di Radarmeteo (fondata nel 2007), ha poi illustrato i servizi di supporto operativo, previsione e fornitura di dati climatici altamente rappresentativi, che l’azienda fornisce in un formato utile a essere integrato nei sistemi di processo delle aziende clienti, che vanno dal settore assicurativo a quello delle piattaforme marittime.

In sostanza, il motore tecnologico di Hypermeteo si avvale anche di Data Scientists che integrano nell’IA i dati osservativi delle stazioni meteo, dei satelliti, e dei radar, per estrarre una griglia ordinata di dati omogenea nel tempo, che è successivamente facile da integrare in sistemi terzi. La IA, riducendo gli errori e le incertezze, ha reso i sistemi di Hypermeteo interessanti anche per il settore assicurativo, che ormai puntualmente verifica con i propri periti la congruenza delle entità dei danni denunciati dai propri clienti, con i dati che risultano pertinenti a ogni singola azienda agricola e con una risoluzione chilometrica. Andrea Chini, amministratore delegato di Radarmeteo, ha quindi sottolineato che le due realtà aziendali operano in modo sinergico e che Radarmeteo è focalizzata in particolare sul supporto operativo, per esempio per la pianificazione dell’operatività aeroportuale. “Ma – ha proseguito Chini – diciamo anche al cliente che cosa fare per mitigare l’impatto climatico estremo, per esempio sulle infrastrutture (nei ponti e negli elettrodotti vi sono materiali con coefficienti di dilatazione elevati), e in tutti i settori che operano a cielo aperto. Siamo inoltre pionieri nell’aver sviluppato un algoritmo che stima la grandezza dei grani di grandine, sulla proiezione storica come su quella previsionale con un now casting di un’ora. Ma, a questo proposito, in base ai nostri dati storici, si può anche indicare i luoghi dove converrà installare nuovi impianti fotovoltaici su grandi estensioni: nelle nostre griglie, infatti, ogni chilometro quadrato, c’è il dato storico fino a 30 anni fa, ma anche lo scenario creato mediante rianalisi (analisi retrospettiva)”. Per la nuova release del sistema di elaborazione dati di Radarmeteo-Hypermeteo è già stato richiesto il brevetto europeo.

Anche se è evidente che nei prossimi dieci anni le attività antropiche causeranno l’aumento dell’inquinamento atmosferico, continua a esservi una polemica su quanto riguarda le emissioni, ma anche solo basandosi sull’osservazione naturale dei cicli solari, e dell’oscillazione dell’asse terrestre, si può agevolmente osservare come sia cambiato il clima da 70/80/100/400 mila anni a questa parte. Per tornare a temperature come quelle attuali bisogna andare indietro di 65 milioni di anni. E, mentre perfino il Burkina Faso ha un servizio meteorologico nazionale riconosciuto attraverso la collaborazione con l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), con la stazione principale situata a Ouagadougou Aero, l‘Italia è uno dei pochi paesi al mondo a non averlo. “A livello nazionale, ci si avvale oggi di 27 enti, come per esempio le Arpa, che non interagiscono tra loro, per cui per ottenere il dato di una media nazionale bisogna interpellare 27 diverse realtà, mentre per istituzioni e imprese è sempre più necessario ottenere in tempi stretti dati climatici di qualità, al fine di far fronte al dissesto climatico- ha rilevato Crespi”.

Infatti, con l’avanzata dell’anticiclone africano e lo spostamento a ovest di quello delle Azzorre si verificherà una grande siccità al Sud della penisola italiana, con la scomparsa di ambienti favoriti dalla permanenza di climi antichissimi come le steppe montane mediterranee, che consentono l’esistenza di piante, come, per esempio, il pino loricato, che hanno sette-ottocento anni, e che sono straordinarie vestigia preistoriche di interazioni tra ambienti diversi. In Italia, inoltre, tutti gli eventi si sono già acuiti di oltre il 20%: siamo un hot spot dell’attuale ondata di calore che colpirà a breve l’economia a Nord del Paese e la dorsale tirrenica dove sono concentrate più aziende e infrastrutture, anche se, per quanto riguarda l’aumento del calore in termini percentuali assoluti, sarà più colpito il meridione e le coste campano-laziali.

“Non vi è dubbio che i consorzi di bonifica dovranno ritarare la canalizzazione secondo nuovi standard climatici, che sono da riformulare tenendo conto dei drastici cambiamenti della periodizzazione dei fenomeni atmosferici… ma tutti questi interventi non devono essere isolati e provvisori, serve assolutamente tornare a un’attenzione vera e costante verso il pianeta Terra, come ormai dimostrano e asseriscono non solo gli scienziati, ma anche importanti pensatori contemporanei e come già sostenevano gli antichi filosofi fondatori della cultura europea: solo per citare Platone “la terra è un pianeta sensibile” – ha concluso Crespi”.

Energia. Prende avvio il Programma di Ricerca Nucleare (PRN), attuato anche con la collaborazione del Consorzio RFX di Padova, e che include il rafforzamento della formazione specialistica con l’attivazione di 20 borse di dottorato co-finanziate dalle università

Rafforzare la sicurezza e l’indipendenza energetica dell’Italia e contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione attraverso lo sviluppo e la valorizzazione delle tecnologie nucleari avanzate, consolidando il ruolo del Paese nel contesto europeo e internazionale: è l’obiettivo del Programma di Ricerca Nucleare (PRN), il vasto piano triennale finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e attuato da ENEA, con il Cnr nel ruolo di co-realizzatore e la collaborazione del Consorzio RFX di Padova (foto in alto, particolare ambienti interni).

Il programma si propone come strumento operativo chiave per rispondere alle priorità europee in materia di sicurezza degli approvvigionamenti energetici e di transizione verso un sistema a basse emissioni di carbonio. Tra i principali ambiti di intervento figurano lo sviluppo delle tecnologie nucleari di nuova generazione, in particolare gli Small Modular Reactors (SMR) e gli Advanced Modular Reactors (AMR), la fusione nucleare, una delle soluzioni più promettenti per la produzione di energia sicura, pulita e su larga scala. Il programma dedica inoltre particolare attenzione alle applicazioni non energetiche delle tecnologie nucleari, con ricadute rilevanti in settori strategici quali la medicina (produzione di radiofarmaci), il comparto aerospaziale e la produzione di idrogeno.

Elemento qualificante del PRN sarà anche l’impegno in attività di informazione, divulgazione e formazione: va in questa direzione l’attivazione da parte del Consorzio RFX per conto di Cnr e in accordo con ENEA, di 20 borse di dottorato per l’anno accademico 2026/2027, in co-finanziamento con le università. Finalizzate a rafforzare le competenze e a sostenere lo sviluppo di una nuova generazione di esperti nel settore nucleare, saranno focalizzate su ingegneria nucleare, materiali avanzati, fisica dei reattori, automazione e controllo, sistemi energetici e accettabilità sociale del nucleare. La raccolta delle manifestazioni di interesse per la presentazione di richieste di co-finanziamento da parte delle università interessate deve avvenire entro le ore 23:59 del 15 maggio 2026. Per ulteriori informazioni sulle Borse di Dottorato: Consorzio RFX – Avviso borse dottorato PRN Per chiarimenti entro il 12 maggio 2026: direzione.rfx@igi.cnr.it Per inviare la domanda via PEC: consorziorfx.direzione@cert.neispa.com Oggetto: “Dottorati a.a. 2026–2027 – 42° ciclo”

“L’energia nucleare rappresenta una fonte a basse emissioni di gas serra capace di contribuire in modo significativo alla diversificazione del mix energetico nazionale, integrandosi con le fonti rinnovabili e supportandone la continuità di esercizio, riducendo al contempo la dipendenza dalle risorse fossili”, ha dichiarato Alessandro Dodaro, direttore del Dipartimento Nucleare di ENEA. “Con il PRN –aggiunge – l’Italia compie un passo strategico verso una maggiore sicurezza e indipendenza energetica. Integrando ricerca e innovazione, competitività industriale e attività di formazione e informazione, il Programma contribuisce alla costruzione di una filiera italiana solida e competitiva capace di sostenere l’Europa nell’affrontare le sfide energetiche dei prossimi decenni, con ricadute positive sul piano tecnico-scientifico, economico, occupazionale e sociale”. “Il Cnr concentra il proprio impegno sulle tecnologie per la fusione nucleare, oggi più che mai strategiche per un’energia sicura, sostenibile e a basse emissioni”, ha affermato Stefano Fabris, direttore del dipartimento Scienze Fisiche e Tecnologiche della Materia di CNR. “Questo ruolo –continua – si fonda su una solida tradizione pluridecennale di competenze e infrastrutture di ricerca, che è alla base della collaborazione con il Consorzio RFX e del contributo italiano a un settore chiave per il futuro energetico”.

Il Consorzio RFX, espressione dei propri soci: CNR, ENEA, INFN, Università degli Studi di Padova e Acciaierie Venete spa, rappresenta una realtà di eccellenza in Italia nella valorizzazione del rapporto tra ricerca fisica, sviluppo tecnologico e sistema industriale, grazie a RFX-mod2, una infrastruttura ad alta priorità strategica, e alle attività per ITER e per Fusion4Energy”, ha dichiarato Piergiorgio Sonato, presidente del Consorzio RFX. “La realizzazione di questi esperimenti ha generato avanzamenti scientifici e tecnologici concreti, con ricadute sul tessuto produttivo, rafforzando non solo la filiera della fusione, ma più in generale la competitività dell’industria italiana in linea con le priorità europee”.

I reattori modulari avanzati: SMR e AMR. Al centro del PRN la ricerca e lo sviluppo di reattori modulari avanzati, un settore in cui l’industria e la ricerca italiane rivestono già un ruolo di primo piano a livello internazionale: si tratta sia dell’ammodernamento delle infrastrutture esistenti sia della realizzazione di nuove infrastrutture fondamentali per la qualifica di componenti innovativi e il consolidamento della filiera industriale nazionale. Particolare attenzione è rivolta a due principali tecnologie: gli Small Modular Reactors (SMR), reattori modulari e compatti di piccola taglia basati su tecnologie LWR (Light Water Reactors,reattori nucleari ad acqua leggera) che si collocano tra la III e la III+ Generazione; gli Advanced Modular Reactors (AMR) di IV generazione che introducono sistemi di raffreddamento avanzati e combustibili innovativi, garantendo maggiore efficienza, sicurezza, sostenibilità e nuove applicazioni, tra cui la cogenerazione e la produzione di idrogeno. Le iniziative si inseriscono in una strategia che punta a mettere a sistema investimenti pubblici e privati, favorire una più rapida diffusione delle tecnologie e sostenere il percorso di decarbonizzazione del mix energetico nazionale entro il 2035–2050, in linea con gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC).

Fusione nucleare: la visione strategica di lungo periodo. Il PRN consolida e potenzia anche l’impegno italiano nello sviluppo della fusione nucleare, considerata una fonte strategica di lungo periodo per un’energia sicura, inesauribile e priva di emissioni di CO₂. In linea con la roadmap europea che prevede la realizzazione del primo impianto dimostrativo entro il 2050, l’Italia concentra le proprie attività su infrastrutture e tecnologie chiave, quali: il Divertor Tokamak Test facility (DTT), grande progetto italiano in corso di realizzazione presso il Centro Ricerche ENEA di Frascati, cui partecipano ENEA ed ENI, in stretta sinergia con il mondo della ricerca, dell’università e dell’industria, tra cui i Consorzio RFX e CREATE, nonché le università di Roma Tor Vergata, Tuscia e Milano-Bicocca e il Politecnico di Torino. Il progetto si propone di fornire risposte ad alcuni dei nodi scientifici più complessi nel percorso verso la fusione, tra cui lo studio delle soluzioni fisiche e tecnologiche per l’estrazione dell’elevato calore prodotto; il Breeding Blanket, uno dei componenti chiave dei futuri reattori in costruzione presso il Centrodi Ricerche ENEA di Brasimone (Bologna); il sistema consentirà di produrre trizio a partire dal litio, recuperare il calore generato dalle reazioni di fusione e schermare le strutture dell’impianto, svolgendo un ruolo essenziale per la sostenibilità, l’efficienza e la sicurezza della fusione nucleare; il Neutral Beam Test Facility, una grande infrastruttura di ricerca del Consorzio RFX di Padova dedicata allo sviluppo di un sistema innovativo per il riscaldamento del plasma di ITER, il grande progetto internazionale in via di realizzazione a Cadarache (Francia), mediante accelerazione di particelle ad alta energia; RFX-mod2, il più grande esperimento per lo studio del confinamento magnetico toroidale del plasma in configurazione Reversed Field Pinch (RFP) e Tokamak.

Fonte testo e foto: servizio stampa Consorzio RFX

23 maggio, a Mestre (Venezia) il corso di formazione giornalisti dal tema “Come informare sul futuro: non bisogna fare di tutte le onde un fascio-Debunking su campi elettromagnetici, biosfera ed agricoltura”

Sabato 23 maggio, dalle ore 9 alle ore 13, nella sala Lux Giovanni Paolo II della Parrocchia SS. Gervasio Protasio, piazza Carpenedo, Mestre (Venezia), si svolgerà il corso di formazione giornalisti “Come informare sul futuro: non bisogna fare di tutte le onde un fascio- Debunking su campi elettromagnetici, biosfera ed agricoltura”, organizzato da Odg Veneto in collaborazione con Argav (iscrizione piattaforma formazione giornalisti).

L’argomento trattato. Gli organismi viventi evolvono all’interno di un ambiente pervaso da campi elettromagnetici, che possono influenzare processi cellulari, fisiologici e sistemici. L’agricoltura di precisione, ad esempio, impiega tecnologie basate su segnali elettromagnetici per il monitoraggio di suolo e colture, integrando sensoristica e modelli predittivi. E’ importante quindi sapere come tali campi interagiscano con la biosfera, così come i meccanismi biologici e biochimici, con cui le piante percepiscono e rispondono a stimoli elettromagnetici naturali ed artificiali. Obbiettivo del corso è insegnare a distinguere tra correlazioni osservate, causalità dimostrata ed ipotesi ancora da verificare. Nel contesto agricolo, la sensibilità ai campi geomagnetici viene esaminata dal punto di vista della fisiologia vegetale: germinazione, crescita, ritmi biologici e risposta allo stress rappresentano possibili ambiti di interazione; contestualmente, l’elettrocultura in aree rurali solleva interrogativi su salute ambientale e sostenibilità. Il corso insegnerà ad integrare dati sperimentali, evidenze cliniche e conoscenze biologiche, promuovendo una valutazione equilibrata dei rischi e delle opportunità, rafforzando il rigore metodologico e la chiarezza dell’informazione per evitare derive speculative.

Programma. Ore 9:00 “La storia dei rapporti della mente umana con ciò che la scienza ha dimostrato che esiste ma che non si vede, né si percepisce”, Riccardo Panigada, giornalista scientifico, consigliere Argav; ore 10:00 “Gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche sul corpo umano”, Laura Masiero, architetto, ricercatrice, presidente di APPLE (Associazione Per la Prevenzione e la Lotta all’Elettrosmog); ore 11:00 “Campi elettromagnetici: come funzionano davvero e loro future applicazioni”, Riccardo Gatti, ricercatore fisico-matematico, fondatore di Wide3; ore 12:00 “Interazioni elettromagnetiche nei sistemi biologici, implicazioni fisiologiche su piante ed ecosistemi”, Igor Lamberti, medico e biologo. Coordina: Fabrizio Stelluto, presidente Argav.

5 maggio, in attesa del Festival (15-17 maggio), il tramezzino di Mestre (Venezia) si racconta al Circolo della Vela a San Giuliano. Ricavato della serata a favore del Polo Nautico danneggiato da atti vandalici

Oggi, martedì 5 maggio, alle ore 18:30, nel Circolo della Vela di San Giuliano a Mestre (Venezia), è in programma una serata speciale organizzata da Punta San Giuliano Eventi in collaborazione con le diverse associazioni della vela e del remo del Polo Nautico mestrino. L’incontro sarà dedicato al tramezzino di Mestre e Venezia e all’ormai imminente Festival del Tramezzino (seconda edizione), in programma a Mestre nei giorni 15, 16 e 17 maggio prossimo.

All’evento interverranno Paola Brunello, in rappresentanza del Polo Nautico, Andrea Crescente, Gran Maestro della Confraternita del Tramezzino, e Roberto Pellegrini, Maestro Cerimoniere della stessa Confraternita, nonché bartender di fama internazionale. Sarà questa un’interessante occasione per conoscere la storia del tramezzino di Mestre, nato in un bar di Piazza Ferretto nei primi anni ’70 del secolo scorso, rapidamente affermatosi anche a Venezia e nei bar dei comuni della cintura urbana, e oggi conosciuto anche fuori regione e non solo. Inoltre, si parlerà anche dei drink che hanno accompagnato il successo del tramezzino “alla maniera di Mestre”, a partire dallo spritz, il bicchiere di spuma, l’arancino e il birrino.

Al termine dell’incontro, a cui si può accedere gratuitamente fino ad esaurimento dei posti in sala, è prevista una degustazione di tramezzini e drink al costo di 13,00 euro. Il ricavato servirà a riparare i danni causati dai recenti atti vandalici che hanno colpito le strutture del Polo Nautico. Partecipare a questa interessante iniziativa significa dunque dare anche un segnale concreto di vicinanza e solidarietà alla comunità remiera e velica mestrina.

Fonte: servizio stampa Festival del tramezzino di Mestre Venezia

Sanità, approvato il Piano 2026 per l’eradicazione della rinotracheite bovina in provincia di Belluno

La Giunta regionale del Veneto ha approvato il “Piano facoltativo di eradicazione della Rinotracheite Bovina Infettiva (IBR) nel territorio della provincia di Belluno per l’anno 2026”, proseguendo il percorso avviato negli anni scorsi per rafforzare la tutela sanitaria degli allevamenti bovini del territorio bellunese e accompagnare il comparto verso l’obiettivo dell’eradicazione della malattia.

La Rinotracheite bovina infettiva (IBR) è una patologia virale che colpisce i bovini e può provocare sintomi a carico dell’apparato respiratorio e riproduttivo, con conseguenze anche rilevanti per la produttività degli allevamenti, come riduzione della fertilità, aborti e cali nella produzione di latte. Nel 2025 il livello di adesione al piano da parte degli allevatori bellunesi è stato particolarmente elevato: sono state controllate 265 aziende su un totale di 318 allevamenti di bovini da latte presenti nella provincia, con soltanto quattro aziende risultate positive alla malattia.

Il nuovo piano regionale, valido per il 2026 e rivolto agli allevamenti da riproduzione della provincia di Belluno su base volontaria, prevede una serie di misure sanitarie e controlli veterinari finalizzati sia all’acquisizione sia al mantenimento dello status di stabilimento indenne dalla malattia. Tra le principali misure previste vi è l’esecuzione di controlli sanitari periodici sui bovini da riproduzione, effettuati dai veterinari del Servizio veterinario dell’Ulss1 Dolomiti o da professionisti incaricati. Le attività di campionamento, che comprendono prelievi di sangue o analisi del latte, non comportano costi a carico degli allevatori aderenti al piano.

Il piano prevede inoltre specifiche procedure per l’ottenimento della qualifica di allevamento indenne dalla malattia. In particolare, lo status può essere riconosciuto agli stabilimenti nei quali non siano stati registrati casi di IBR negli ultimi 12 mesi e in cui non siano state effettuate vaccinazioni nei due anni precedenti, a condizione che gli animali siano sottoposti a controlli sierologici per individuare eventuali anticorpi del virus BHV-1. Le verifiche possono essere effettuate attraverso diverse modalità: prelievi di sangue sugli animali oppure analisi di campioni di latte negli allevamenti con una significativa presenza di bovine in lattazione. I controlli devono essere organizzati in modo da garantire un livello di affidabilità statistica tale da individuare eventuali positività con elevata probabilità.

Particolare attenzione è dedicata anche alla gestione degli animali introdotti negli allevamenti aderenti al piano. Tutti i bovini devono provenire da stabilimenti indenni oppure essere sottoposti a quarantena preventiva e a test sierologici prima dell’ingresso nell’azienda. Analoghe garanzie sanitarie devono riguardare anche il materiale germinale utilizzato negli allevamenti, che deve provenire da strutture riconosciute o indenni da IBR. Per mantenere lo status di allevamento indenne, sono richiesti controlli periodici sugli animali e l’assenza di nuovi casi della malattia. Negli allevamenti che mantengono la qualifica sanitaria per almeno tre anni, i controlli potranno essere effettuati su un campione rappresentativo di capi, secondo criteri statistici definiti.

Un aspetto rilevante riguarda anche le movimentazioni dei bovini verso gli alpeggi, molto frequenti nel territorio montano bellunese. Gli animali destinati all’alpeggio verso aree con un livello sanitario elevato – come le Province autonome di Trento e Bolzano o la Regione Friuli Venezia Giulia – dovranno essere sottoposti ai controlli sanitari previsti dalla normativa vigente prima dello spostamento. L’esecuzione dei campionamenti sarà affidata al personale veterinario dell’ULSS 1 Dolomiti o a professionisti incaricati dall’azienda sanitaria, mentre le analisi di laboratorio saranno effettuate dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. “Con questo provvedimento – sottolinea l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa – proseguiamo un percorso che punta a rafforzare la prevenzione sanitaria negli allevamenti e a sostenere un settore fondamentale per l’economia agricola della montagna veneta. La situazione epidemiologica rilevata negli ultimi anni è incoraggiante e dimostra che il lavoro svolto finora sta producendo risultati concreti. Il piano consente di accompagnare gli allevatori verso il riconoscimento dello status di territorio indenne da IBR, che rappresenta un traguardo importante sia sotto il profilo sanitario sia per la competitività del comparto zootecnico. Garantire standard sanitari elevati significa infatti tutelare la qualità delle produzioni e facilitare gli scambi commerciali”.

Secondo l’assessore regionale alla Montagna Dario Bond, il piano rappresenta anche uno strumento strategico per sostenere le attività zootecniche delle aree alpine. “Gli allevamenti della montagna bellunese sono una realtà economica e sociale di grande valore per il territorio – evidenzia Bond – e iniziative come questa aiutano a garantire condizioni di sicurezza sanitaria che sono fondamentali per il futuro del comparto. Il tema inoltre è particolarmente rilevante per la gestione degli alpeggi, dove gli animali provenienti da territori diversi convivono durante la stagione estiva. Mantenere standard sanitari elevati consente di evitare limitazioni alle movimentazioni e di assicurare agli allevatori bellunesi le stesse opportunità di mercato dei territori confinanti che già dispongono di qualifiche sanitarie più avanzate”. La prosecuzione del piano nel 2026 consentirà quindi di consolidare i risultati ottenuti negli ultimi anni e di compiere ulteriori passi avanti verso l’obiettivo di un territorio provinciale completamente indenne da IBR.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

 

 

Codevigo (Padova) celebra l’asparago di Conche: avviata la De.Co. per valorizzare un’eccellenza del territorio. E fino al 10 maggio, nei fine settimana spazio alla Festa dell’Asparago

Lo scorso 29 aprile l’assessore al Turismo e Commercio di Codevigo (Padova) ha annunciato l’avvio della De.Co. (Denominazione Comunale) per l’asparago di Conche di Codevigo. L’iniziativa rappresenta un passaggio significativo per  l’Amministrazione Comunale, che ha scelto di investire sulla qualità e sull’identità locale attraverso la tutela e la promozione dell’asparago coltivato nella frazione di Conche e nel territorio circostante, apprezzato da anni per le sue eccellenti caratteristiche organolettiche nelle due varianti, bianca e verde. Il prodotto nasce ai margini della laguna sud ricco di suggestioni paesaggistiche, percorsi naturalistici e ambienti di grande fascino. Un contesto dove l’agricoltura di qualità si unisce a un patrimonio ambientale fatto di casoni, percorsi arginali piste ciclopedonali e itinerari ideali per un turismo lento e sostenibile. E fino al 10 maggio, nei fine settimana l’appetitoso ortaggio sarà celebrato anche nella tradizionale Festa dell’Asparago, arrivata alla 36esima edizione.

Tra i presenti all’evento, anche il consigliere Vincenzo Gottardo per la provincia di Padova e l’assessore regionale Elisa Venturini, oltre che presidenti e dirigenti delle associazioni degli agricoltori, dei commercianti e del mondo del turismo. Il Sindaco del comune di Codevigo Ettore Lazzaro ha affermato che: “la De.Co. non è solo il riconoscimento di una produzione di qualità, ma una scelta concreta che mette al centro identità, ambiente ed economia locale. Codevigo può contare su un patrimonio straordinario, in particolare nell’area della Laguna Sud e della Valle Millecampi, sito UNESCO, luoghi di grande valore naturalistico che devono diventare il fulcro delle nostre politiche di sviluppo sostenibile. Tutelare queste eccellenze e promuovere le produzioni tipiche significa creare nuove opportunità per il territorio. Per questo stiamo lavorando in sinergia con istituzioni e realtà del comprensorio, insieme a Provincia e Regione, per rafforzare la capacità di attrarre risorse, investimenti e nuove occasioni di crescita. L’obiettivo è chiaro: sostenere le imprese locali, migliorare i servizi, qualificare l’offerta turistica e programmare interventi strutturali che guardino al futuro”.“Codevigo possiede straordinarie potenzialità turistiche – ha sottolineato Alessandra Crocco – grazie a luoghi suggestivi e identitari del nostro territorio, come i Casoni della Fogolana, la spiaggia della Boschettona, i percorsi arginali e gli ambienti naturali che rendono questa zona ideale per chi cerca esperienze autentiche e turismo lento. I casoni della nostra area rappresentano inoltre la storia, la cultura e le tradizioni della campagna veneta, custodendo la memoria di un legame profondo tra uomo, acqua e territorio. Senza dimenticare la presenza del Museo della Bonifica di Santa Margherita, testimonianza preziosa del lavoro e della trasformazione agricola di queste terre, e dell’Oasi naturalistica di fitodepurazione di Ca’ di Mezzo, realtà di grande interesse ambientale e paesaggistico. A tutto questo si aggiungono i ristoranti e i locali capaci di proporre piatti del territorio di grande qualità”.

Importante anche il contributo del mondo agricolo. Claudio Ferro, presidente della Cooperativa Ca.po., ha evidenziato il valore concreto del riconoscimento.“La De.Co. è uno strumento importante perché dà visibilità al lavoro degli agricoltori e rafforza la percezione della qualità dei nostri prodotti. E’ un valore aggiunto al nostro territorio a tutto interesse per il territorio stesso. Da questo terreno una volta paludoso e poi bonificato, l’asparago verde e bianco ha trovato l’habitat ideale. È un segnale positivo per tutta la filiera”. Soddisfazione è stata espressa anche da Marco Gallerino, presidente del Gruppo culturale e ricreativo di Conche, realtà che da anni organizza la Festa dell’Asparago. “La Festa dell’Asparago di Conche nasce nel 1982 e nel tempo è cresciuta ogni anno. Siamo alla 36a edizione e costituisce una festa per tutta la comunità; una festa che attira più di 15 mila persone ogni anno a degustare i nostri asparagi. Questa manifestazione è cresciuta nel tempo grazie all’impegno di tanti volontari, siamo in oltre 150. Sapere che oggi l’asparago riceve un riconoscimento ufficiale comunale significa dare ancora più forza a una festa che rappresenta l’orgoglio della nostra comunità”.

Al termine dell’incontro, i ristoratori del territorio hanno presentato ricette a base di asparago, interpretando con creatività il prodotto locale. Accanto alle nuove proposte gastronomiche non sono mancati i grandi classici della tradizione preparati dai promotori della festa: il pasticcio agli asparagi e il celebre risotto agli asparagi, da sempre protagonisti della rassegna. Al termine della serata, il Comune di Codevigo ha consegnato ai titolari dei ristoranti aderenti un attestato di partecipazione, quale riconoscimento per l’impegno dimostrato nella valorizzazione della cucina locale.

Fonte: servizio stampa Comune di Codevigo

Vinitaly 2026, Hansen (commissario Ue Agricoltura): «Nel pacchetto vino strumenti per affrontare sfide geopolitiche e cambiamento climatico, India tra i mercati target» 

«Siamo a un mese dall’adozione del Pacchetto vino, una proposta che rappresenta un segnale concreto di speranza e sollievo per il comparto in un momento complesso. Il settore vitivinicolo si trova infatti ad affrontare sfide rilevanti, legate sia al contesto geopolitico sia agli effetti del cambiamento climatico e il Pacchetto offre strumenti adeguati ad accompagnarne l’adattamento». A dirlo è stato il commissario europeo all’Agricoltura, Christophe Hansen (a destra nella foto, insieme a Federico Bricolo, presidente di Veronafiere), in visita a Vinitaly 2026, il salone internazionale dedicato a vino e distillati tenutosi a Veronafiere e terminato lo scorso 15 aprile.

«Parallelamente – ha continuato il commissario Hansen –, l’Unione europea sta portando avanti un’agenda commerciale ambiziosa e aperta, con nuove opportunità di accesso a mercati strategici come quello indiano, che conta oltre 1,4 miliardi di potenziali consumatori. Si delineano quindi prospettive positive per il settore. È fondamentale continuare a rafforzare la capacità delle imprese di valorizzare e promuovere nel mondo i propri prodotti di qualità. Con il Pacchetto vino abbiamo introdotto nuovi incentivi mirati a sostenere questo obiettivo, con particolare attenzione a Paesi chiave come l’Italia, dove il settore riveste un ruolo centrale».

Fonte testo e foto: servizio stampa Veronafiere