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«La situazione resta estremamente critica, con le criticità maggiori concentrate in questa fase sull’isola di Albarella e sul fiume Adige». A fare il punto è l'assessore regionale all'Ambiente, Elisa Venturini, tracciando un aggiornamento rispetto al quadro dei giorni scorsi.
Sul fronte fluviale, l'Adige continua a registrare dati fortemente negativi e a collassare, non arrivando cioè al livello minimo richiesto per il pompaggio dell'acqua. In particolare, la portata a Boara Pisani continua a rimanere ben sotto la quota necessaria e, per far fronte a questa criticità, la situazione viene attivamente aiutata attraverso l'acqua che arriva tramite il SAVEC.
Alla luce di questo aggravamento, la Regione è stata costretta a prevedere un'ulteriore e drastica stretta a tutti i prelievi di acqua dall'Adige. Inoltre, sarà necessario bloccare il prelievo di acqua dagli affluenti del Piave proprio per continuare a preservare la poca acqua che c'è in questo momento.
Per quanto riguarda il comparto idroelettrico, va riconosciuto e ringraziato lo sforzo compiuto dagli operatori; attualmente si sta infatti procedendo a scaricare l'acqua senza creare energia.
Nel frattempo, per tamponare l'emergenza potabile e non lasciare scoperte le aree in difficoltà, continua incessantemente l'azione del SAVEC (Sistema Acquedottistico del Veneto Centrale) tramite il prelievo dell'acqua dai pozzi di Camazzole, a Carmignano di Brenta (Padova) un'attività fondamentale per trasferire la risorsa verso i territori della Bassa Padovana e del Polesine.
«Siamo consci che tutti stanno facendo grandi sacrifici: i produttori di energia, gli operatori turistici ed anche gli agricoltori — conclude l'assessore Venturini —. Ma in questa fase è determinante fare il massimo per preservare la fornitura di acqua potabile ai cittadini».
Rilanciamo nel nostro sito l'interessante articolo di Marco Zambianchi, microbiologo vaccinatore, docente in Ispezione degli alimenti di origine animale all'Università di Milano, Auditor ISO e membro della Commissione Igiene, Qualità e Sicurezza dell'ONB, pubblicato da Scienzaveneto.it, testata diretta dal consigliere Argav e giornalista scientifico Riccardo Panigada.
Quando il Grande Fiume decide di fare lo sciopero della sete e si trasforma in un rigagnolo stanco, la natura non si prende una pausa, anzi: organizza una festa clandestina dove i microbi sono i DJ e i nutrienti il buffet illimitato. In pratica, quando la portata del Po crolla sotto i 450 metri cubi al secondo e il Delta raggiunge temperature da idromassaggio a 32°C, accade esattamente quello che succederebbe dimenticando un brodo di pollo sul balcone a ferragosto. Senza l’effetto “risciacquo” dell’acqua fresca, tutto ciò che arriva dai campi intensivi, dagli allevamenti e dai depuratori cittadini — parliamo di quintali di nitrati e fosfati — si concentra in un cocktail micidiale. È il regno dell’eutrofizzazione, ovvero l’abbondanza di cibo che diventa una condanna.
I primi ad approfittare di questo party da incubo sono i cianobatteri, simpatici organismi un tempo noti come alghe blu-verdi. Trovando acqua calda, calma e un buffet di fosforo e azoto da far invidia a un cenone di Capodanno, proliferano a dismisura creando vistosi “tappeti” verdi e schiume galleggianti. Purtroppo, insieme a loro arrivano anche batteri decisamente poco raccomandabili come Escherichia coli, Salmonella e Vibrio, che festeggiano il calo di ossigeno e la concentrazione degli scarichi. Quando poi tutta questa sterminata massa algale muore, la decomposizione prosciuga fino all’ultima molecola di ossigeno disciolto nell’acqua, lasciando il campo libero ai batteri anaerobi e alle loro esalazioni preferite: idrogeno solforato (con il suo inconfondibile profumo di uova marce) e metano.
Tutto questo idillio microbiologico ha conseguenze utili quanto una puntura di vespa sulla lingua. Per gli esseri umani, il rischio si chiama cianotossine: sostanze capaci di fare danni al fegato, al sistema nervoso e persino di promuovere l’insorgenza di tumori. Fare un tuffo in queste acque o respirarne l’aerosol può regalare spiacevoli dermatiti, gastroenteriti e, nei casi più gravi, problemi epatici o neurologici, mentre i gestori dei potabilizzatori devono fare i salti mortali — e spendere cifre da capogiro — per rendere l’acqua di rubinetto di nuovo potabile.
Nelle fattorie la musica non cambia: il bestiame che beve acqua avvelenata da epatotossine rischia la vita e nel Delta la mancanza di ossigeno e il caldo torrido riescono a far strage fino al 90% delle coltivazioni di vongole. L’intero ecosistema va in cortocircuito: le specie native soffrono, la biodiversità crolla e il mare ne approfitta per risalire il fiume con il cosiddetto “cuneo salino”, che penetra per decine di chilometri trasformando la salinità di zone protette come la Riserva Mab Unesco. E non va meglio ai campi coltivati: l’acqua irrigua carica di sale avvelena i terreni, riducendo drasticamente i raccolti di riso, mais e pomodori.
Cosa si sta facendo di fronte a questa apnea idrica? Per ora ci si muove tra stati di emergenza regionali, limitazioni all’irrigazione, monitoraggi continui delle ARPA ed esercitazioni di protezione civile, accompagnati dalle giuste proteste delle associazioni di categoria che chiedono a gran voce una regia unica. Ma la scienza parla chiaro: mettere pezze non basta. Per curare il paziente serve una terapia d’urto strutturale. Bisogna tagliare i nutrienti alla fonte potenziando i depuratori ed evitando che i fertilizzanti finiscano nel fiume grazie all’agricoltura di precisione e alle fasce vegetate di protezione. Occorre poi rispettare religiosamente il Deflusso Ecologico minimo — ovvero la quantità d’acqua necessaria a far respirare il fiume —, passare d’urgenza all’irrigazione a goccia (che risparmia fino al 50% d’acqua rispetto ai vecchi spruzzatori) e realizzare finalmente un piano di invasi multifunzionali per trattenere la pioggia quando cade, superando un’immobilità infrastrutturale che dura da decenni.
In fondo, la diagnosi è chiara: la sofferenza del Po è il risultato di un mix fatale tra cambiamenti climatici imprevedibili — meno neve sulle Alpi, temperature più alte ed eventi meteo estremi — e una gestione umana nettamente migliorabile, fatta di prelievi agricoli massicci (pari a circa tre quarti del totale), reti idriche colabrodo e modelli colturali troppo idro-esigenti per i tempi attuali. Le soluzioni d’emergenza possono tamponare l’emorragia, ma solo una pianificazione integrata del bacino, la riconversione delle colture e una vera economia circolare dell’acqua potranno evitare che l’estate sul Grande Fiume assomigli sempre più a una puntata di un documentario post-apocalittico.
“Con l’arrivo della quarta ondata di calore, l’unico bagliore di speranza è rappresentato dall’imminenza dei raccolti – spiega il direttore di ANBI Veneto Silvio Parizzi. – In molti territori, infatti, questa fase inizierà con diversi giorni di anticipo rispetto agli altri anni in ragione delle semine precoci effettuate in una primavera già molto calda. Per avere un quadro preciso della stagione sarà poi necessario effettuare una valutazione delle rese anche alla luce dei maggiori costi energetici sostenuti per irrigare”.
Nel giorno in cui l’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici nel Distretto Idrografico del Fiume Po alza ai massimi la valutazione di severità idrica elevandola dal livello “medio” al livello “alto”, i dati aggiornati restituiscono un quadro che si aggrava costantemente su tutti i corsi d’acqua veneti.
Se il Po a Pontelagoscuro segna una portata intorno ai 250 mc/s, record negativi si registrano anche sull’Adige, che a Boara Pisani è sceso a 43 metri cubi al secondo comportando una necessaria rimodulazione a monte delle derivazioni consortili, e sul Brenta, che al misuratore di Barzizza – Bassano del Grappa segna soli 31 metri cubi al secondo, a fronte di una portata minima per garantire ambiente e agricoltura a 44 mc/s.
Il cuneo salino interessa tutti i fiumi, con le derivazioni di foce chiuse un po’ ovunque, dal Delta del Po al Veneto Orientale, con il consorzio locale costretto a tener chiuse le derivazioni alle foci di Tagliamento, Livenza e Piave, in una situazione che nel territorio appare peggiore a quella del 2022.
Nella cronaca della crisi, l’ultima comunicazione in ordine temporale viene dal Consorzio di Bonifica Acque Risorgive che, dopo aver avviato nelle scorse settimane turnazioni straordinarie, ha comunicato ieri la chiusura delle derivazioni irrigue nel bacino del Marzenego, nell'area compresa tra il comune trevigiano di Resana e la Laguna Veneta.
Lunedì, il Consorzio di Bonifica Brenta ha annunciato la necessità di stringere ulteriormente i turni irrigui per evitare l'esaurimento completo delle disponibilità idriche, stimato in meno di una settimana ai ritmi attuali. Il Consorzio di Bonifica Veronese si è visto costretto a richiedere l’intervento dei carabinieri in località San Vito al Mantico (VR), nel territorio comunale di Bussolengo, a causa di un prelievo d’acqua effettuato senza autorizzazione dal canale Conagro.
Venerdì 31 luglio alle ore 19 si svolgerà nell'aia del circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova), che quest'anno festeggia i 50 anni di vita, la 2 edizione della "Festa del giornalismo che non si arrende". organizzata da Argav in collaborazione con Rete Wigwam, Sindacato Giornalisti Veneto, Unarga e con il patrocinio dell'Ordine dei giornalisti del Veneto. Sarà un'occasione di incontro aperta alla partecipazione di tutti gli organismi del mondo dell'informazione che sentono l'esigenza di una riflessione informale fuori dai ruoli e dai luoghi deputati per contribuire a "creare" pensiero sul futuro del giornalismo in cui crediamo. A precedere l'incontro, alle ore 18.30 è prevista una visita guidata da Veneto Agricoltura all’ecosistema del fosso antistante la sede del Circolo di Campagna.
A dare vita all'incontro saranno: Fabrizio Stelluto, presidente Argav, che aprirà la serata parlando degli obiettivi dell'iniziativa; il giornalista Gianandrea Mancini, che darà delle anticipazioni sull'indagine che sta scrivendo in merito allo stato e al futuro delle malghe; Luca Bortoli, direttore de "La Difesa del Popolo", che racconterà la "resistenza" dei periodici diocesani; una delegazione dell'associazione "Leali delle notizie", che organizza il Festival del Giornalismo a Ronchi dei Legionari (Udine); Efrem Tassinato e Gigliola Dalla Libera, rispettivamente presidente e direttore di Wigwam Clubs Italia Aps, e che presenteranno il progetto "I custodi della biodiversità". Ci sarà anche Andrea Vettoretti, chitarrista-concertista, che presenterà il progetto artistico "Breath of water" sostenuto dal Global Network of water Museums- Unesco.
Il giardino musicale di Herning_Carl Theodor Sorensen
Laureati e post laureati italiani e stranieri hanno tempo fino lunedì 31 agosto 2026 alle ore 12 per partecipare al bando per le borse di studio sul paesaggio istituite annualmente dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, per sostenere giovani laureati desiderosi di intraprendere un percorso di ricerca nel campo della cultura del paesaggio e del giardino, e della cura dei luoghi.
Le borse di studio sono indirizzate a tre aree tematiche che corrispondono al profilo culturale e al campo operativo di tre figure fondamentali per il lavoro scientifico della Fondazione fin dalla sua istituzione: Sven-Ingvar Andersson (Progetto di paesaggio), Rosario Assunto (Teorie e politiche per il paesaggio) e Ippolito Pizzetti (Natura e giardino).
La dodicesima edizione, 2026/2027, prevede l’attivazione di due borse di studio residenziali e semestrali (15 gennaio 2027-15 luglio 2027), ognuna corrispondente a una delle tre aree tematiche, a scelta del candidato.Saranno privilegiate proposte dai contenuti originali, innovativi e coerenti con l’indirizzo scientifico della Fondazione. Il valore di ciascuna borsa è fissato in euro 10.000,00 (lordi). Le borse sono destinate a laureati (laurea magistrale) e post laureati italiani e stranieri, che non abbiano compiuto i 40 anni alla data del 31 agosto 2026. Non possono concorrere: titolari di assegni di ricerca, né coloro i quali ricoprano un impiego pubblico o privato e svolgano una qualunque attività lavorativa in modo continuativo. Il modulo per la candidatura è disponibile, con il bando, nel sito www.fbsr.it
Fonte testo e foto: servizio stampa Fondazione Benetton Studi e Ricerche
La parità di genere si costruisce attraverso la cultura, la ricerca e l'impegno condiviso. Da questa convinzione nasce "Coltiviamo il rispetto", l'iniziativa promossa da Donne Coldiretti, in collaborazione con Fondazione Campagna Amica e Università di Verona, che si è tenuta lunedì 13 luglio scorso nella Sala Barbieri dell'Ateneo veronese. Nel corso dell'incontro è stata presentata l'attivazione di una borsa di ricerca, dal valore di 6mila euro, dedicata ad approfondire l'impatto sociale, educativo e culturale delle iniziative a sostegno della leadership femminile. L'obiettivo è promuovere un percorso capace di trasformare la ricerca in uno strumento concreto di cambiamento, valorizzando il ruolo delle donne nell'impresa, nel lavoro e nella società e offrendo alle nuove generazioni modelli positivi di crescita, autonomia e partecipazione.
L'iniziativa conferma l'impegno nel promuovere un'agricoltura sempre più inclusiva e innovativa, nella quale il contributo femminile rappresenta un motore di sviluppo economico, sociale e culturale. La collaborazione fra Donne Coldiretti e l'Università di Verona rafforza questo percorso, creando un ponte tra ricerca, formazione e territorio per generare nuove opportunità e conoscenza.La borsa di ricerca rappresenta un investimento sul futuro: un progetto che punta a misurare e valorizzare l'efficacia delle azioni dedicate all'empowerment femminile, contribuendo alla costruzione di una società più equa, inclusiva e consapevole del valore del talento delle donne.
Gianluca Carraro è stato confermato presidente del Consorzio tutela vini Colli Euganei e inizia, quindi, il suo secondo mandato triennale. Al suo fianco, sono stati confermati i consiglieri Giovanni Barbiero, Lorenzo Bertin, Valentino Bressanin, Simone Dalla Montà, Giorgio Salvan, Giorgia Veronese e Stefano Visintin ai quali di aggiunge, come nuovo entrato, Luca Calaon.
Il Consorzio continuerà a lavorare per la valorizzazione del Serprino, unica denominazione frizzante in Italia che rappresenta un’esclusività dei Colli e, come tale, vino simbolo della provincia di Padova. Queste bollicine “autoctone” sono protagoniste dell’annuale Serprino Festival (l’ultima edizione si è tenuta dal 20 giugno al 6 luglio) e del Vulcanico Serprino, che il 20 giugno 2026 ha visto la presenza di 26 cantine e degustazioni all’interno dell’iconica Abbazia di Praglia.
Continuerà altresì nel percorso di miglioramento dei grandi vini rossi dei Colli Euganei, che si concretizza con il progetto Grewip (Great red euganean wines improvement project) che prevede l’applicazione di protocolli di produzione specifici per l’area che vengono di volta in volta monitorati e valutati nei risultati mediante processi di co-decisione e co-creazione coinvolgendo tutti i partner, nonché attivando percorsi imitativi in aziende esterne al partenariato. L’obiettivo è creare un modello interattivo di innovazione basato su cooperazione e partecipazione, per sviluppare nella zona dei Colli Euganei la cultura dell’eccellenza vitivinicola, alla base della produzione di vini rossi di pregio.
Altro vino importante tutelato dal Consorzio è il Colli Euganei Fior d'Arancio Docg, unico vino moscato giallo che viene prodotto in versione secco, spumante dolce e passito. Ricordiamo, inoltre, che dal 2024 i Colli Euganei sono una Riserva della Biosfera MAB UNESCO, un’area che promuove un equilibrio virtuoso tra uomo e ambiente, unendo la tutela di una straordinaria biodiversità con pratiche di ecoturismo e agricoltura sostenibile.
Fonte: servizio stampa Consorzio tutela vini Colli Euganei
Sono aperte le candidature al concorso sul giornalismo d’inchiesta territoriale “Dov’è Tina Merlin oggi?”: per partecipare c’è tempo fino al 10 settembre 2026. Sono ammesse le inchieste giornalistiche pubblicate su testate cartacee, tv, radio, web o podcast nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2024 e il 31 agosto 2026. «Tina Merlin è un esempio ancora oggi della professione giornalistica: donna, a lungo sfruttata, una ‘montanara’ che però non ha mai abdicato alla propria passione per il giornalismo, che ha dedicato la vita alla ricerca della verità». Così Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, ha presentato l’iniziativa nella sede del sindacato a Roma.
Rivolto a croniste e cronisti che ogni giorno raccontano il Paese partendo dai territori, indagando i diritti sociali e del lavoro, denunciando le diseguaglianze, difendendo l’ambiente e praticando con rigore la cura del vero, il Premio si pone un duplice obiettivo: far diventare Tina Merlin memoria collettiva non solo del e nel mondo giornalistico, ma anche per il Paese tutto, diffondendo e attualizzando il suo esempio; e rivendicare l’informazione professionale e critica come baluardo della libertà di stampa e del diritto-dovere di cronaca, principi garantiti dalla Costituzione e pilastri della democrazia.
Ogni giornalista può partecipare con un’unica inchiesta firmata, accompagnata da una scheda con i principali dati, un breve curriculum vitae, i riferimenti telefonici e di posta elettronica. I lavori, riprodotti in formato digitale, andranno inviati con la scheda dei dati personali all’indirizzo di posta elettronica: premiotinamerlin@fnsi.it. La giuria, presieduta da Costante, sceglierà una terna finalista che sarà resa nota 10 giorni prima della cerimonia di consegna, prevista per novembre a Roma. La vincitrice/il vincitore sarà proclamata/o nel corso della cerimonia stessa e riceverà un premio di 5mila euro.
Alla conferenza stampa di presentazione hanno partecipato anche Paola Fichera, componente della giunta esecutiva Fnsi che con la collega Monica Andolfatto cura la seconda edizione del Premio, e Adriana Lotto, presidente dell’Associazione Culturale Tina Merlin di Belluno, anche in rappresentanza della famiglia di Tina Merlin. La sua eredità «per i giovani giornalisti di oggi – osserva Lotto – è umana e professionale, fatta di coraggio, resistenza, pazienza, passione e di amore. Il coraggio di andare a toccare interessi forti e alleanze ritenute inscalfibili; la resistenza necessaria per non lasciarsi intimidire dalle denunce; la pazienza che si deve avere per fare il giornalismo d’inchiesta; la passione nella ricerca della verità e l’amore soprattutto per i più deboli, per gli inascoltati, che difendeva con un senso forte della giustizia e dei diritti».
Tra le iniziative in programma alla 23a edizione di “Vivere il Parco”, cartellone di eventi che nel periodo estivo anima il Parco delle terme di Levico (Trento) e che è organizzato dal “Servizio per il sostegno occupazionale e la valorizzazione ambientale della provincia autonoma di Trento”, figurano visite botaniche guidate al parco,laboratori a tema per adulti e bambini a partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria info@visitvalsugana.it - Tel. 0461 727700. Inoltre, si possono visitare anche due mostre, sempre legate alla Natura.
Visite guidate al parco. L’itinerario proposto offre la possibilità di ammirare e identificare i principali alberi del parco e di conoscere elementi della storia del parco. Gli appuntamenti sono previsti ogni martedì fino all’8 settembre alle ore 16.00 con punto di ritrovo all’entrata principale del parco in Viale Rovigo.
I laboratori rivolti agli adulti. Si svolgono il mercoledì alle ore 15.30 nella terrazza della serra del parco. Mercoledì 22 luglio: corso "Piante invasive e giardini autoctoni”; Mercoledì 29 luglio: “Preparazioni casalinghe estive: dado vegetale e sali aromatizzati"; Mercoledì 5 agosto "Unguenti e ricette salutistiche della tradizione popolare"; Mercoledì 19 agosto: "Fioriture perenni". E quelli rivolti ai bambini. Si tengono il giovedì alle ore 10.30, sempre nella terrazza della serra. Prevedono momenti di creazione ed esplorazione con l’intento di stimolare la loro sensibilità nel rispetto dell’ambiente. L’educazione ambientale è il tema al centro dei laboratori: Giovedì 23 luglio: "Rifiuti- Mostro mangia-rifiuti". Giovedì 30 luglio: Acqua – La goccia che non vuole scappare; Giovedì 6 agosto: Biodiversità– Il giardino degli insetti; Giovedì 20 agosto: Api – L’ape supereroe del pianeta. Inoltre, tutti i venerdì fino all'11 settembre alle ore 14.30 i bambini possono partecipare al laboratorio "Facciamo il pane con cereali di montagna".
Le mostre. L’estate 2026 segna il debutto della mostra “Il mondo delle orchidee”, allestita nella serra del parco fino al 26 settembre (ogni martedì e sabato dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 13.30 alle 18.30. Ingresso libero). Un’esposizione dedicata a una delle famiglie botaniche più affascinanti e complesse del pianeta, con oltre 28.000 specie conosciute. Continua inoltre in Villa Paradiso la mostra “Spazi cólti: i giardini nella storia d’Occidente”, un viaggio iconografico e concettuale che spiega come il giardino sia mutato nei secoli, passando da bene esclusivo delle élite a risorsa pubblica e luogo di socialità (orario d’apertura, da martedì a venerdì 13.30-18.30 martedì e giovedì anche al mattino 10.00-13.00, sabato e domenica 10.00-13.00 / 13.30-18.30 CHIUSO: lunedì e 15 agosto). Il programma completo è consultabile a questo link.
Fonte testo e foto: servizio stampa Provincia autonoma di Trento
Il cibo come primo strumento di prevenzione è stato protagonista negli ospedali del Veneto grazie all'iniziativa "Campagna Amica per la Salute", promossa da Coldiretti, Campagna Amica e Fondazione Aletheia, che ha dato vita al primo Patto nazionale tra agricoltura e sanità.
In Veneto quattro i mercati dei produttori a kmzero all'interno di altrettante strutture ospedaliere: il Polo Chirurgico Confortini di Verona, l'Ospedale San Bortolo di Vicenza, l'Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza di Padova e l'Ospedale dell'Angelo di Mestre (Venezia). Tanti i cittadini, operatori sanitari, pazienti e familiari che hanno potuto incontrare gli agricoltori, acquistare prodotti freschi, locali, stagionali e tracciabili e partecipare ai momenti di informazione dedicati al valore della prevenzione attraverso una corretta alimentazione.
L'iniziativa regionale si è inserita nella mobilitazione in tutta italia che ha coinvolto oltre 70 ospedali italiani, trasformando per un giorno i luoghi della cura anche in spazi di educazione alimentare e promozione della salute. A confermare quanto il tema sia sentito dai cittadini sono i dati dell'Instant Report Coldiretti/Censis "Mangiare bene per vivere meglio", presentato oggi a livello nazionale. Il 97% degli italiani considera un'alimentazione sana fondamentale per prevenire malattie come diabete, obesità e patologie cardiovascolari, mentre l'88% chiede maggiore trasparenza sull'origine degli alimenti e dei loro ingredienti.
Allo stesso tempo emerge la crescente diffusione dei prodotti ultra-processati: il 45% degli italiani consuma snack salati almeno una volta alla settimana, il 34% dolciumi, il 31% merendine, il 20% barrette proteiche e il 16% energy drink. Tra i giovani le percentuali sono ancora più elevate: il 61% consuma snack salati, il 47% merendine e quasi un ragazzo su tre beve regolarmente energy drink. Il report evidenzia inoltre che il 58% dei genitori riconosce come i figli tendano ad abbandonare una dieta equilibrata appena ne hanno l'occasione, mentre tre italiani su quattro dichiarano di essere pronti a rinunciare a barrette proteiche ed energy drink, segnale di una crescente consapevolezza sull'importanza del cibo naturale e di qualità.
Nei quattro appuntamenti veneti sono stati affrontati temi centrali per il futuro della sanità e dell'agricoltura: dall'educazione alimentare nelle corsie pediatriche della Città della Speranza di Padova al percorso diagnostico-terapeutico dedicato alla Dieta Mediterranea presentato all'Ospedale dell'Angelo di Mestre, fino al focus su One Health al San Bortolo di Vicenza e al confronto tra cibi ultra-processati e prodotti agricoli locali al Polo Confortini di Verona, il Veneto ha saputo interpretare al meglio lo spirito dell'iniziativa nazionale, dimostrando come agricoltura e sanità possano collaborare concretamente per migliorare la qualità della vita delle persone.
Con questa giornata Coldiretti Veneto rinnova il proprio impegno nel promuovere una cultura alimentare fondata sul cibo vero, sulla stagionalità, sulla filiera corta e sull'origine italiana degli alimenti, perché la salute dei cittadini comincia ogni giorno dalla tavola. L'obiettivo è rendere sempre più stabile il dialogo tra imprese agricole, sistema sanitario e istituzioni, affinché la prevenzione attraverso una corretta alimentazione diventi una politica strutturale a beneficio dell'intera comunità regionale. "Portare Campagna Amica negli ospedali significa affermare con forza che la salute si costruisce anche attraverso ciò che mangiamo – sottolinea il presidente di Coldiretti Veneto Carlo Salvan –. L'agricoltura italiana produce alimenti sicuri, genuini e tracciabili che rappresentano un presidio di prevenzione. Con questa iniziativa vogliamo costruire un'alleanza stabile tra agricoltori, medici, ricercatori e istituzioni affinché la Dieta Mediterranea e il consumo di prodotti freschi e di stagione tornino a essere il punto di riferimento delle politiche per la salute pubblica. Difendere il lavoro delle nostre imprese agricole significa anche difendere la salute dei cittadini e delle nuove generazioni, sempre più esposte al consumo di alimenti ultra-formulati".
A testimoniare il valore dell'iniziativa è stata l'ampia partecipazione registrata nei quattro appuntamenti, che hanno visto la presenza dell'assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, dell'assessore regionale all'Agricoltura Dario Bond, dell'onorevole Ugo Cappellacci, presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, intervenuto all'iniziativa di Verona, oltre ad amministratori locali, direttori generali delle aziende ospedaliere, rappresentanti del mondo sanitario e della ricerca, insieme ai dirigenti di Coldiretti. Una partecipazione qualificata che conferma la volontà condivisa di costruire un'alleanza stabile tra istituzioni, sanità e agricoltura.