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Unire il rigore della scienza e la passione per la natura con la creatività dell’alta cucina del territorio: è questa la promessa dell’incontro “Funghi: scienza, tradizione e gastronomia”, in programma mercoledì 7 ottobre alle ore 17.30 alla la Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza. Protagonisti di questo vivace dialogo saranno Roberta Melli, ispettrice micologa con un passato nell’insegnamento delle scienze e un’inesauribile passione per i boschi, e Davide Pauletto, giovane chef del ristorante Le Vescovane di Longare (Vicenza) con una laurea in chimica e un talento naturale nel valorizzare i funghi locali nei suoi menù stagionali. Modera l’incontro il prof. Raffaele Cavalli, vicepresidente della Biblioteca “La Vigna”.
Roberta Melli condurrà il pubblico alla scoperta del mondo dei funghi, della loro varietà, del ruolo negli ecosistemi e dell’importanza della corretta identificazione delle specie. Un tema che assume particolare rilievo anche per chi si dedica alla raccolta amatoriale, dove la conoscenza rappresenta il presupposto indispensabile per un approccio consapevole e sicuro. Davide Pauletto porterà invece il punto di vista della cucina, mostrando come il fungo possa diventare ingrediente, espressione del territorio e fonte di creatività gastronomica. Profumi, sapori e consistenze saranno il punto di partenza per parlare di tradizioni alimentari e del modo in cui la cucina contemporanea può reinterpretarle.
Il dialogo toccherà così alcuni temi strettamente connessi: biodiversità, cultura gastronomica, stagionalità, tutela dell’ambiente. La conoscenza dei funghi, infatti, non riguarda soltanto il prodotto che arriva sulla tavola, ma anche il rapporto con il bosco e con gli equilibri naturali di cui essi sono parte. L’appuntamento rientra nel ciclo “I mercoledì della Vigna” ed è un evento organizzato in occasione della mostra “Il Regno del Gusto. I funghi nella cucina europea dell’Ottocento”, aperta fino al 16 ottobre dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 e durante tutte le attività aperte al pubblico. La partecipazione è in presenza, gradita la egistrazione: https://bit.ly/4d5vOyX
Il rilevamento dell’acaro Tropilaelaps mercedesae (nella foto in alto) segnalato ad Artvin, nella Turchia nord-orientale, vicino al confine con la Georgia, rappresenta una minaccia per la salute delle api in Europa. Sebbene la sua presenza non sia ancora stata ufficialmente confermata dalle autorità turche, il livello di infestazione osservabile in un video diffuso dall’associazione di ricerca PHIRA-Science sembra elevato e rende necessario procedere rapidamente con verifiche ufficiali.
La situazione geografica è preoccupante anche alla luce delle precedenti segnalazioni di T. mercedesae in Georgia (2024) e Russia (2025), nonché delle preoccupazioni relative a possibili presenze in Armenia, Azerbaigian e Iran. Il ritrovamento in Turchia potrebbe quindi rappresentare un ulteriore passo nella progressiva espansione dell’acaro verso occidente. Questo scenario evidenzia la necessità di rafforzare la diagnosi precoce, la sorveglianza basata sul rischio, l’armonizzazione delle metodologie diagnostiche e la capacità di risposta rapida, soprattutto nei Paesi situati lungo le possibili vie di introduzione.
Il Centro di Referenza Nazionale (Crn) per l’apicoltura presso l’IZS delle Venezie svolge un ruolo importante nella preparazione a questo nuovo scenario. Grazie all’esperienza nelle malattie delle api e nei parassiti esotici, il Crn contribuisce non solo alla sorveglianza nazionale già attivata nel 2026 con un piano specifico che si affianca a quello per Aethina tumida, il “coleottero degli alveari”, ma anche al rafforzamento delle capacità diagnostiche, alla formazione e allo scambio internazionale di competenze tecniche sulle minacce emergenti, tra cui Tropilaelaps. La partecipazione del Crn italiano al workshop pratico organizzato in Kazakistan il 17-18 agosto 2026 rappresenta un esempio concreto di questo ruolo. L’incontro ha permesso di trasferire conoscenze sulla biologia, peraltro ancora limitate, nozioni pratiche sulle modalità di rilevamento e sorveglianza di Tropilaelaps, rafforzare le capacità diagnostiche dei Paesi potenzialmente a rischio e promuovere metodologie di sorveglianza più armonizzate, oltre a evidenziare i rischi connessi alla movimentazione/importazione di api e materiale apistico non controllato. Il coinvolgimento di Franco Mutinelli, direttore del Crn per l’apicoltura, e del suo staff nel Gruppo di lavoro Apimondia – la federazione internazionale degli apicoltori – sulle Buone Pratiche Veterinarie in Apicoltura dimostra inoltre il contributo del Centro allo sviluppo e alla diffusione di raccomandazioni per la prevenzione, la sorveglianza e la gestione veterinaria delle malattie e dei parassiti emergenti delle api.
“La situazione attuale – afferma Mutinelli – dovrebbe essere considerata un campanello d’allarme per le autorità veterinarie e apistiche europee. La possibile presenza di T. mercedesae in Turchia aumenta il rischio di una sua ulteriore diffusione verso l’Europa orientale e, successivamente, anche più ad ovest. L’informazione e la prevenzione non dovrebbero quindi iniziare dopo la prima introduzione confermata in Europa, ma prima che l’acaro raggiunga il territorio europeo. In questo contesto, il Centro di Referenza Nazionale per l’apicoltura italiano è particolarmente ben posizionato per contribuire alla preparazione internazionale, mettendo a disposizione competenze scientifiche e diagnostiche, sostenendo l’armonizzazione delle metodologie di sorveglianza, formando il personale dei Paesi a rischio e favorendo la collaborazione tra autorità nazionali e organismi internazionali”. Il Crn italiano può quindi svolgere un’importante funzione di collegamento tecnico tra autorità veterinarie nazionali, laboratori di riferimento, organizzazioni apistiche e reti scientifiche internazionali, facilitando lo scambio rapido di informazioni quando vengono rilevati parassiti esotici in prossimità dei confini europei.
Sabato 3 ottobre avrà inizio a Villa Contarini (Piazzola sul Brenta, Padova) la due giorni di Caseus, appuntamento promosso dalla Regione del Veneto e organizzato da AProLaV con i Consorzi di tutela dei formaggi Dop del Veneto.
Dei 536 formaggi iscritti, 419 partecipano al 22° Concorso regionale dei formaggi del Veneto, con produzioni da tutte le province: 28 da Belluno, 40 da Padova, 175 da Treviso, 14 da Venezia, 115 da Vicenza e 47 da Verona. Sono invece 117 i formaggi in gara nell’8° Concorso nazionale dei formaggi di fattoria, provenienti da 12 regioni italiane. A completare il quadro ci sarà il 13° Festival delle Dop venete, che quest’anno si inserisce in un percorso ancora più ampio: per la prima volta Caseus ospiterà infatti tutti i 53 formaggi italiani a Denominazione di Origine Protetta, riuniti in uno spazio dedicato che permetterà di attraversare l’Italia attraverso le sue produzioni casearie.
Il programma propone complessivamente 140 appuntamenti tra degustazioni guidate, masterclass, cooking show, incontri con i casari e momenti di approfondimento. Particolare attenzione sarà dedicata alla conoscenza dei formaggi Dop del Veneto, con iniziative rivolte direttamente ai consumatori per accrescere consapevolezza e conoscenza di ciò che arriva sulle tavole. La manifestazione conferma inoltre la propria vocazione internazionale con Caseus Mundi, dedicato alle produzioni casearie europee, con la presenza di espositori provenienti da diversi Paesi. Nel parco di Villa Contarini sarà allestita anche la mostra mercato con prodotti tipici e formaggi regionali, nazionali e internazionali. Caseus 2026 conferma così il proprio ruolo di appuntamento dedicato non soltanto alla promozione dei prodotti, ma alla conoscenza dell’intera filiera e del patrimonio agricolo e produttivo che rappresentano. Un percorso nel quale la valorizzazione delle Dop si accompagna al sostegno delle piccole produzioni artigianali, al confronto con le esperienze italiane ed europee e alla costruzione di una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori. Le informazioni su programma e prenotazioni sono disponibili sul sito http://www.caseusitaly.it.
Venerdì 2 ottobre p.v., a partire dalle 18.30, nella consueta sede del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova), si svolgerà il corso di formazione “Comunicare la biodiversità: dalle fonti scientifiche all’informazione giornalistica”, organizzato dall’Org Veneto in collaborazione con Argav. Il corso, che è accreditato come formativo dall’Ordine dei Giornalisti (iscrizioni sulla piattaforma http://www.formazionegiornalisti.it oppure la sera in loco), propone un approfondimento su come leggere, verificare e comunicare i dati relativi alla biodiversità ed agli ecosistemi rurali, utilizzando come caso di studio il progetto “I Custodi della biodiversità”.
Attraverso il confronto tra giornalisti ed esperti naturalisti saranno affrontati il rapporto tra fonti scientifiche ed informazione, la corretta interpretazione dei monitoraggi faunistici e i criteri utili per distinguere osservazioni, indicatori, evidenze e conclusioni scientificamente sostenibili. Il caso concreto consentirà di approfondire come trasformare dati ed osservazioni sul campo in un’informazione ambientale accurata, comprensibile e contestualizzata, evitando semplificazioni, generalizzazioni ed interpretazioni non supportate dalle evidenze. Particolare attenzione sarà dedicata alla relazione tra specie e habitat, nonché alle cautele necessarie nella comunicazione giornalistica dei risultati di un monitoraggio naturalistico. L’esperienza del progetto permetterà inoltre di affrontare temi come la conoscenza storica del territorio, la “citizen science”, l’educazione ambientale ed il coinvolgimento delle comunità locali, quali fonti e contesti per il giornalismo ambientale.
Saranno relatori: Efrem Tassinato, giornalista Argav e presidente Associazione Wigwam Clubs Italia APS “Il territorio come fonte: interpretare correttamente dati, habitat e fenomeni osservati”; Gigliola Dalla Libera, giornalista e direttore dell’Associazione Wigwam Clubs Italia APS “Il progetto Custodi della biodiversità come caso di studio”; Alessandro Sartori, ornitologo, “Monitoraggio ornitologico: come leggere e comunicare i dati sull’avifauna, i loro limiti interpretativi e gli elementi da verificare prima di utilizzare un monitoraggio naturalistico come fonte”; Giovanni Bombieri, erpetologo, “Monitoraggio erpetologico: anfibi e rettili come indicatori naturali; le condizioni ambientali, che ne influenzano la presenza e le cautele necessarie per evitare letture semplicistiche o sensazionalistiche dei risultati”. L’incontro sarà coordinato da Fabrizio Stelluto, presidente Argav. A seguire ci sarà il tradizionale momento conviviale, grazie alla generosa disponibilità dei Circoli Wigwam.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo da Marco Zambianchi (microbiologo vaccinatore, docente in Ispezione degli alimenti di origine animale all’Università di Milano, Auditor ISO e membro della Commissione Igiene, Qualità e Sicurezza dell’ONB), già pubblicato da Scienzaveneto.it, testata diretta dal consigliere Argav e giornalista scientifico Riccardo Panigada, e che affronta con oggettività scientifica problematiche scottanti dimostrando come possano essere risolte con l’applicazione di strumenti scientifici già a nostra disposizione.
Cosa stiamo facendo da anni con la scienza? Abbiamo preso la microbiologia, la chimica e la genetica — roba che se ne frega altamente dei partiti politici — e l’abbiamo buttata nel calderone dei dibattiti da bar e dei comizi elettorali. Il risultato? Una confusione memorabile in cui i virus, nel frattempo, continuano a fare il loro mestiere senza neanche chiedere la tessera elettorale. Serve invece urgentemente un patto di civiltà: i politici si occupino delle opinioni e dei valori, mentre i dati scientifici lasciamoli analizzare a chi passa la vita in laboratorio a fare esperimenti replicabili.
Prendiamo i vaccini. Il concetto di base è di una semplicità disarmante: si tratta di fare un “addestramento antifrode” alle nostre difese immunitarie. Si prende un antigene — che non è altro che la “carta d’identità” o la faccia del cattivo di turno (può essere una proteina o un pezzetto di mRNA, cioè la ricetta chimica per stampare quella faccia) — e lo si mostra ai linfociti, ossia i poliziotti del nostro corpo. Cellule specializzate prendono questa foto segnaletica e la mostrano ai linfociti T e B tramite una molecola chiamata MHC (immaginatevela come la bacheca degli avvisi di garanzia). I poliziotti imparano la lezione, creano cloni di se stessi e fabbricano gli anticorpi neutralizzanti, delle specie di manette molecolari che si incastrano perfettamente sull’antigene per bloccarlo. Da lì scatta la “festa”: il sistema del complemento (una squadra di demolizione chimica) distrugge l’intruso e le citochine (gli altoparlanti molecolari) urlano a tutto il corpo di stare in allerta. Tutto questo serve a creare l’immunità di gregge, che dipende solo da quanto è contagioso il patogeno (il famoso numero di riproduzione basale, o R0, che indica semplicemente quanti ignari passanti un singolo infetto riesce a inguaiare metaforicamente). Quando la politica si intromette in questo meccanismo perfetto, inizia il circo. Si ingigantiscono rischi rari come miocarditi e trombosi o li si minimizza del tutto, dimenticando che un conto è l’immunità che ti impedisce di prendere il raffreddore e un conto è quella che ti salva dal finire all’ospedale.
Prendiamo il morbillo: ha un R0 compreso tra 12 e 18, il che significa che è un cecchino dell’infezione. Se la copertura vaccinale scende sotto il 95% perché qualcuno decide che i vaccini sono un complotto, il virus ringrazia e torna a fare stragi, provocando persino la panencefalite sclerosante subacuta, che detta in parole povere è una grave infiammazione che devasta il cervello.
Per la polio, la politicizzazione ha ritardato l’eradicazione al punto da far circolare ceppi derivati dal vaccino stesso. Con il COVID-19 e la tecnologia a mRNA — dove minuscole sferette di grasso consegnano alle cellule le istruzioni per stampare la proteina spike, l’arpione del virus — la zuffa politica su pass e mandati ha fatto perdere di vista il dato reale: i vaccini evitavano di finire in terapia intensiva mentre il virus mutava l’arpione per sfuggire ai controlli. Persino per il vaccino contro l’HPV, una barriera proteica che previene a manetta il tumore al collo dell’utero, le resistenze ideologiche hanno rallentato la prevenzione, regalando vantaggio al cancro.
Passando al clima, la storia non cambia. La CO2 e gli altri gas funzionano esattamente come i vetri di una serra o una coperta di lana in pieno agosto: assorbono la radiazione infrarossa e trattengono il calore. Il ciclo del carbonio è gestito da un’imponente fabbrica microbica. La fotosintesi usa un enzima star chiamato RuBisCO per catturare l’anidride carbonica, mentre batteri e funghi decompositori la rilasciano a suon di respirazione. Negli ambienti privi di ossigeno entrano in scena gli archei metanogeni, microrganismi che producono metano (in pratica le flatulenze del micro-mondo), controbilanciati dai metanotrofi che quel metano se lo mangiano. Quando troppa CO2 finisce in acqua, si forma acido carbonico che abbassa il pH degli oceani: in un ambiente acido, i coralli e i molluschi non riescono più a fabbricarsi la casa di calcare. La politica però preferisce semplificare tutto in uno scontro da tifosi tra catastrofisti e negazionisti, ignorando la matematica dei bilanci energetici. Se il permafrost (il terreno perennemente congelato) si scioglie, i microbi si svegliano e iniziano a produrre metano a manetta: i microbi non aspettano i decreti legge. Nei suoli agricoli, i batteri che fissano o trasformano l’azoto possono liberare protossido di azoto (N2O), un gas serra che fa impallidire la CO2. Se fai leggi basate su slogan elettorali invece che sui bilanci chimici dell’azoto, distruggi la fertilità del campo e scaldi il pianeta. Lo stesso vale per gli eventi estremi: attribuirne uno al clima richiede modelli probabilistici complessi, ma la narrativa politica preferisce dire che è tutta colpa del destino o che è l’apocalisse imminente, mandando in vacanza la percezione del rischio reale.
Infine c’è la genetica, dove la politicizzazione tocca vette di pura fantascienza. Il DNA è quel famoso nastro a doppia elica che custodisce le istruzioni della vita. Per correggerlo oggi usiamo CRISPR-Cas, che non è altro che un paio di forbici molecolari che i batteri hanno inventato milioni di anni fa per difendersi dai virus. Con una molecola di guida a RNA gli diciamo dove tagliare e possiamo spegnere un gene difettoso o inserire una correzione. La microbiologia applicata usa questi strumenti per mappare patogeni o ingegnerizzare batteri trasformandoli in fabbriche di farmaci. Ma la politica tende a fare un minestrone unico tra editing somatico (curare le cellule malate di un paziente) ed editing germinale (modificare l’embrione e le generazioni future), o tra OGM e selezione tradizionale.
Pensiamo alla resistenza agli antibiotici: i batteri si scambiano i geni della resistenza tramite plasmidi, specie di chiavette USB molecolari che contengono la ricetta per neutralizzare i farmaci (come le beta-lattamasi) o per pomparli fuori dalla cellula. Se la politica regola l’uso degli antibiotici negli allevamenti in base agli umori e non alla biologia, selezioniamo super-batteri indistruttibili. Sugli OGM agricoli — come le piante capaci di produrre la tossina Bt per difendersi dagli insetti da sole — il dibattito ideologico ha ritardato soluzioni che avrebbero ridotto l’uso di pesticidi chimici. Sulle terapie geniche ci si blocca sull’accusa di “giocare a Dio”, e sugli screening genetici si confondono le semplici probabilità statistiche con il destino assoluto, usandole persino per strampalate teorie identitarie.
Se continuiamo a ignorare la realtà molecolare in favore degli slogan, le conseguenze saranno brutali e misurabili.
Nel breve termine, il calo delle coperture vaccinali farà tornare le epidemie di morbillo o pertosse, con cariche virali alle stelle e ricoveri evitabili. I feedback microbici del terreno continueranno a liberare gas serra seguendo i gradi centigradi e non i comunicati stampa, mentre la perdita di tempo sulla genetica farà circolare indisturbati i batteri resistenti agli antibiotici. Nel lungo termine, la perdita dell’immunità collettiva selezionerà patogeni sempre più aggressivi o abili a schivare le difese. I cicli del carbonio continueranno ad alterare gli oceani devastando la catena alimentare marina. E l’evoluzione andrà avanti spietata: i batteri impareranno a distruggere anche i nostri ultimi farmaci modificando i loro bersagli molecolari o le pareti cellulari, riportandoci a un’epoca in cui ci si poteva morire per un graffio di gatto.
Non finirà il mondo con un’esplosione da film hollywoodiano, semplicemente pagheremo un conto salatissimo in termini di vite, salute ed economia. Le molecole, gli enzimi e i virus se ne infischiano delle nostre opinioni politiche e continuano a rispondere solo ed esclusivamente alle leggi della fisica e della biologia. Separare i dati scientifici dalle decisioni politiche non significa far governare i laboratori, ma solo smettere di discutere se la gravità esista o meno mentre stiamo cadendo dal quinto piano.
Il programma culturale del Festival dell’acqua di Mirano (Venezia) prosegue lunedì 28 settembre 2026 alle ore 20.30 con “Breath of Water” al Teatro Villa Belvedere, in via Belvedere n. 6. Dopo gli esordi “work in progress” al Teatro La Fenice di Venezia, seguiti da una tournee in Italia ed all’estero, approda su palcoscenico miranese il nuovo progetto del musicista e compositore, Andrea Vettoretti, realizzato sotto l’egida della Rete Mondiale dei Musei dell’Acqua (“iniziativa faro” dell’UNESCO).
Con l’artista trevigiano sarà sul palco il chitarrista, Andrea Candeli, mentre allo scienziato, Lorenzo Furlan, dirigente di Veneto Agricoltura e premio Argav 2024, saranno affidati gli “speech” legati ai temi dell’acqua e dell’ambiente in un concerto, che si preannuncia “esperienziale”. “Breath of Water” nasce da un lavoro durato oltre tre annie dedicato all’acqua come elemento vitale, memoria del Pianeta e spazio di ascolto profondo. Il concerto intreccia le chitarre con i suoni dell’acqua, raccolti in 20 Paesi: ne nasce un viaggio sonoro, intimo ed universale, in cui natura, musica e consapevolezza ambientale si fondono in un unico respiro.
Il Festival dell’acqua è organizzato dal Comune di Mirano, con il patrocinio della Regione del Veneto e dalla Città Metropolitana di Venezia e con la collaborazione del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive, dell’ANBI Veneto – Associazione Regionale Consorzi Gestione e Tutela del Territorio e Acque Irrigue, dell’Argav, gruppo di specializzazione del Sindacato Giornalisti del Veneto
(di Giuseppe Pomarico, geologo e giornalista ) Torna anche quest’anno l’appuntamento con la Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori, in programma venerdì 25 settembre. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) apre le porte della propria rete scientifica al pubblico, portando negli spazi urbani di numerose città italiane esperienze, incontri e dimostrazioni dedicati al mondo della ricerca. Il Veneto, in particolare, ospita due iniziative di rilievo, a Venezia e a Padova, che permetteranno ai cittadini di entrare letteralmente dentro i laboratori e dialogare con chi la scienza la fa ogni giorno.
Venezia: la biodiversità marina alla Palazzina Canonica
A Venezia l’appuntamento è per venerdì 25 settembre, dalle 16 alle 20, alla Palazzina Canonica di Riva dei Sette Martiri, sede del CNR-ISMAR (Istituto di Scienze Marine). Nell’ambito dell’iniziativa “Universo. La ricerca si racconta”, promossa insieme all’Università Ca’ Foscari, ricercatrici e ricercatori dell’Istituto apriranno gli spazi del Biodiversity Gateway per un pomeriggio dedicato alla scoperta della biodiversità marina e lagunare. Il programma prevede visite guidate e attività laboratoriali, con la possibilità di incontrare da vicino chi studia gli ecosistemi della laguna. Particolare attenzione sarà riservata ai più piccoli, con letture animate tratte dal libro illustrato “Go e la laguna incantata”, realizzato nell’ambito del National Biodiversity Future Center (NBFC) come strumento di educazione ambientale per avvicinare bambini e famiglie alla conoscenza degli ecosistemi lagunari. L’evento si articolerà in quattro turni di ingresso (16:00, 17:00, 18:00 e 19:00); la partecipazione è gratuita ma richiede prenotazione obbligatoria su Eventbrite.
Padova: la scienza invade il centro storico con “Science4All”
A Padova l’iniziativa si estende su due giornate, dal 26 settembre (ore 10:30) al 27 settembre (ore 18:30), coinvolgendo alcuni dei luoghi simbolo della città: Palazzo del Bo, il Caffè Pedrocchi e il Museo della Natura e dell’Uomo. Gli Istituti dell’Area della Ricerca CNR di Padova partecipano infatti a “Science4All”, la manifestazione organizzata dall’Università degli Studi di Padova per la Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici. Il cuore dell’evento è il cosiddetto “Boulevard delle Scienze”, un percorso a cielo aperto nel centro storico dove ricercatrici e ricercatori guideranno il pubblico in esperimenti interattivi. Vi partecipano gli istituti CNR-ISAC (Scienze dell’Atmosfera e del Clima), CNR-ICMATE (Chimica della Materia Condensata e Tecnologie per l’Energia) e CNR-GEO (Geoscienze), che accompagneranno grandi e piccoli in un percorso che spazia dalle montagne alle acque sotterranee, fino al mondo invisibile degli atomi. Tra le proposte: modelli da tavolo e strumenti digitali per capire come si trasforma l’ambiente montano e quali rischi naturali ne derivano; l’esplorazione del confine tra acqua dolce e salata, con le strategie delle piante capaci di vivere in ambienti salmastri in un contesto segnato dai cambiamenti climatici; un confronto tra il paesaggio lagunare dipinto da Canaletto e quello attuale; infine, modelli di cristalli e un gioco dell’oca “chimico” per scoprire quanta scienza si nasconde negli oggetti di uso quotidiano.
Accanto al Boulevard, il programma propone quattro “Caffè Scientifici”, incontri divulgativi di mezz’ora ospitati nelle sale storiche del Caffè Pedrocchi e del Museo della Natura e dell’Uomo: 300 anni di misure di temperatura di Padova e i cambiamenti climatici, con Antonio Della Valle (CNR-ISAC); Il potere delle idee a tavola: come la mente interpreta la fame e condiziona il rapporto col cibo, con Giorgia Pallafacchina e Stefano Sbrignadello (CNR-IN, Istituto di Neuroscienze); La Tavola Periodica nascosta: origini e attualità nella nostra vita e nel nostro portafoglio, con Alessandro Galenda (CNR-ICMATE); Storie di palme attuali e fossili dai principali giacimenti del Veneto, con Guido Roghi (CNR-GEO, Istituto di Geoscienze). Le attività del Boulevard delle Scienze sono a ciclo continuo e non richiedono prenotazione; l’ingresso è libero.
Le due iniziative venete si inseriscono in un programma nazionale molto più ampio, che il CNR promuove ogni anno da nord a sud del Paese attraverso i propri istituti e in collaborazione con università ed enti locali. L’obiettivo dichiarato è quello di abbattere la distanza, spesso solo percepita, tra i laboratori e la vita quotidiana delle persone, mostrando come discipline apparentemente lontane — dalla climatologia storica alle neuroscienze, dalla chimica dei materiali alla paleontologia — siano in realtà intrecciate con le domande e i problemi di tutti i giorni. Per chi fosse interessato a esplorare l’intero programma nazionale, con la mappa completa dei luoghi e delle iniziative, il CNR mette a disposizione una pagina dedicata sul proprio sito istituzionale.
È stato sottoscritto un “Patto di alleanza” tra reti di donne, accordo che riunisce associazioni nazionali di donne professioniste e imprenditrici, realtà della società civile e organizzazioni impegnate nella promozione della parità di genere e della cultura del rispetto. Capofila del progetto è l'Associazione Marisa Leo, nata per custodire e diffondere l'eredità culturale della professionista del settore vitivinicolo, uccisa nel 2023 dall'ex compagno. L'iniziativa è promossa dall'Associazione Donne Insieme, che gestisce il Centro Antiviolenza "Renata Fonte" di Lecce, e vede tra le prime firmatarie l'Associazione Nazionale Le Donne dell'Ortofrutta, l'Associazione Nazionale Donne dell'Olio e l'Associazione Nazionale Le Donne del Vino.
Il documento siglato individua obiettivi condivisi: promuovere la cultura del rispetto e della parità, sostenere l'autonomia e l'indipendenza economica delle donne, rafforzare il dialogo tra mondo produttivo e reti antiviolenza, condividere buone pratiche e contrastare stereotipi e linguaggi discriminatori. “Marisa sognava una rete di donne capace di creare conoscenza, consapevolezza e cambiamento. Questo Patto raccoglie quel sogno e lo trasforma in un'alleanza concreta tra realtà diverse che scelgono di lavorare insieme per costruire una cultura del rispetto e della responsabilità condivisa”, ha dichiarato Samantha Di Laura, vicepresidente dell'Associazione Marisa Leo APS.
“In rappresentanza delle Donne dell'Ortofrutta, considero la nascita di questa Rete un passo importante nel percorso che da anni portiamo avanti per valorizzare il ruolo femminile nel nostro settore. Dopo il Manifesto per la Giustizia Economica di Genere, presentato a MARCA by BolognaFiere insieme a imprese, istituzioni e associazioni, questo Patto rafforza la convinzione che solo in sinergia si può generare un cambiamento reale e duraturo. Continueremo a promuovere azioni concrete per favorire la parità di genere, le pari opportunità e una sempre maggiore presenza delle donne nei processi decisionali dell'agricoltura e dell'ortofrutta”, commenta Angela Colangelo, delegata per l’Associazione Nazionale Le Donne dell'Ortofrutta.
“Le Donne del Vino sono nate per valorizzare il talento, la professionalità e la leadership femminile. Oggi sentiamo il dovere di mettere questa esperienza al servizio di una causa più ampia: costruire una cultura del rispetto, della parità e dell'autonomia delle donne. Per questo aderiamo con convinzione a questa alleanza, certi che il cambiamento nasca dalla capacità di fare rete e di unire competenze, esperienze e sensibilità diverse. Solo insieme possiamo generare un cambiamento concreto e duraturo nella società”, dichiara Daniela Mastroberardino, presidente dell'Associazione Nazionale Le Donne del Vino.
“Con questo Patto le Donne dell'Olio scelgono di ampliare il proprio impegno: non solo valorizzare il ruolo femminile nel nostro settore, ma costruire una rete sempre più ampia con le professioniste degli altri comparti produttivi. Crediamo nella collaborazione, non nella contrapposizione, e siamo convinte che solo unendo competenze, esperienze e sensibilità diverse si possa contribuire a una cultura del rispetto e della parità che coinvolga l'intera società”, aggiunge Maria Grazia Bertaroli, presidente dell’Associazione Nazionale Donne dell'Olio nonché delegata per il tavolo.
“Questa Alleanza - conclude Maria Luisa Toto, presidente dell’Associazione Donne Insieme - è importante perché porta il tema della violenza di genere oltre i confini dei centri antiviolenza e lo trasforma in una responsabilità condivisa. Per le donne che accogliamo ogni giorno significa sentirsi meno sole e sapere che, accanto a loro, c'è una rete sempre più ampia di donne, professioniste e associazioni che scelgono di camminare insieme. È da reti come questa che può nascere un cambiamento culturale autentico”.
L'iniziativa è aperta al coinvolgimento progressivo di altre reti e organizzazioni, per costruire una voce sempre più autorevole, rappresentativa e inclusiva. È un percorso che guarda anche al contributo degli uomini e delle loro associazioni, nella convinzione che queste sfide riguardino l'intera società e richiedano l'impegno e la partecipazione di tutte e di tutti.
Fonte testo e foto: servizio stampa Associazione nazionale Donne dell'Ortofrutta
La cooperativa Latterie Vicentine, con sede a Bressanvido, ha annunciato la nomina di Gianluca Paulillo a nuovo Dg della cooperativa vicentina. La decisione è stata ufficializzata dal Cda e segna il passaggio di testimone da Piero Cerato, che lascia l'incarico in vista di un prossimo pensionamento, ma che rimarrà in azienda mantenendo la responsabilità della direzione commerciale.
Gianluca Paulillo è entrato in Latterie Vicentine nel settembre 2021, ricoprendo inizialmente il ruolo di responsabile del controllo di gestione, per poi assumere la carica di direttore finanziario e nel 2023 ricopriva già l'incarico di vice direttore Generale. Negli ultimi anni ha seguito da vicino i principali progetti strategici della cooperativa: dal piano industriale di ampliamento del polo produttivo di Bressanvido fino al progetto di acquisizione di Latterie Venete, nel cui consiglio di amministrazione siede oggi come consigliere. "Il mio impegno sarà di portare a pieno regime i nuovi investimenti industriali e di proseguire l'integrazione con Latterie Venete. Il principale obiettivo è e resterà sempre la massimizzazione della remunerazione del latte dei nostri soci. Sono convinto che i risultati più importanti nascano dalla capacità di una squadra coesa di condividere una visione strategica e perseguire obiettivi comuni: sono queste le basi sulle quali continueremo a costruire il futuro di Latterie Vicentine, per farla crescere ulteriormente e collocarla a pieno titolo tra le aziende leader del settore lattiero-caseario", ha affermato Paulillo.
Al riguardo, il presidente di Latterie Vicentine, Alessandro Mocellin, dichiara: "Negli anni dei grandi investimenti strategici della nostra cooperativa — dall'ampliamento del polo di Bressanvido all'acquisizione di Latterie Venete — Gianluca è stato una figura chiave, e sono certo che saprà guidare Latterie Vicentine con la stessa competenza e visione. Il mercato odierno è complesso e le sfide da affrontare non mancheranno, ma sono convinto che Latterie Vicentine abbia la squadra, la capacità e gli strumenti per affrontarle con la stessa determinazione che ha sempre contraddistinto la cooperativa. La chiave, in questo scenario, è una programmazione solida e lungimirante: è lo strumento su cui vogliamo continuare a investire con sempre maggiore attenzione". AAcanto a Gianluca Paulillo, siedono ora anche Federico Merlo, nominato vice direttore generale, nonché direttore amministrativo, e Michele Casarotti in qualità di direttore tecnico.
Il cambio al vertice arriva in un momento di piena espansione per la cooperativa vicentina. Il 2025 si è chiuso con un fatturato complessivo di 128 milioni di euro (+9,4% sul 2024) e una remunerazione del latte ai soci in crescita, con il dividendo salito a 70,10 €/Hl. A generare questi risultati sono i 200 soci allevatori delle province di Vicenza, Padova, Treviso e Trento, che conferiscono la materia prima ai 2 stabilimenti produttivi della cooperativa. Nei primi mesi del 2026 Latterie Vicentine ha inoltre completato importanti investimenti strategici - tra cui il nuovo polo produttivo del Grana Padano DOP, l'ampliamento del magazzino di stagionatura e del centro di confezionamento - e ha perfezionato l'ingresso come socio di maggioranza in Latterie Venete, operazione che ne amplia ulteriormente le prospettive industriali e commerciali.
Fonte testo e foto: servizio stampa Latterie Vicentine
Domenica 27 settembre, dalle 16:00 alle 20:30, al punto turistico “BRENTA” (via Umbria, 5) a Bosco di Sacco di Campolongo Maggiore (Venezia) si svolgerà la prima edizione de “La Brenta: musica, immagini, parole”. L’evento si compone dei ricordi, delle domande, delle storie di ciò che ciascuno vede, o non vede più, nel territorio in cui abita. Ognuno può partecipare raccontando, cantando, leggendo, suonando, portando una memoria, una fotografia, un pensiero. Oppure semplicemente ascoltando ciò che gli atri diranno. L’evento prevede anche un concerto folk e la proiezione del docufilm “Come l’acqua del fiume Brenta”, commentato dall’autore Francesco Leitner. La partecipazione è libera e gratuita. In caso di interventi (foto, letture, racconti), è necessario prenotarsi al numero WhatsApp 347 2305979 (Marino Zamboni) entro il 23 settembre p.v.
L’evento è organizzato dall’associazione intercomunale Brenta Sicuro, insieme all’Osservatorio del paesaggio della Riviera del Brentae Proloco di Campolongo Maggiore; ha inoltre il patrocinio dei Comuni di Campolongo Maggiore, Camponogara, Campagna Lupia, Dolo, Fiesso d’Artico, Fossò, Mira, Noventa Padovana, Pianiga, Stra e Vigonovo.
L’iniziativa aderisce ad Atlante delle Rive, il progetto teatrale ideato da Marco Paolini per La Fabbrica del Mondo e realizzato da Jolefilm, nato con l’ambizioso obiettivo di cambiare la percezione dell’importanza dell’acqua nella nostra vita e promuovere un rapporto sostenibile con questa risorsa fondamentale. Un’opera corale che non ha l’ambizione di risolvere i problemi legati alla gestione idrica, ma di raccontarli, creare connessioni e far nascere una nuova consapevolezza collettiva per prendersi cura dei nostri fiumi. «Il termine “rivale” – spiega Paolini – viene dal latino rivus e indica colui o colei che attinge al medesimo corso d’acqua. Finché di acqua ce n’è va tutto bene, ma quando scarseggia si diventa rivali. Capire l’articolazione degli interessi nella gestione delle acque, delle falde e dei fiumi prima, e dei tubi poi, è un passo necessario per superare le rivalità, individuare i punti di forza di una necessaria alleanza e restituire alle acque il valore di bene comune. Il cambiamento climatico ci impone oggi di impegnarci a farlo». La forza di Atlante delle Rive è la sua coralità, che si manifesta per la seconda volta, dopo il successo del 2025, nella Giornata Mondiale dei Fiumi: domenica 27 settembre, lungo i fiumi italiani, sono in programma oltre 50 appuntamenti, spettacoli, racconti e cammini che coinvolgono cittadini, artisti, ricercatori e tecnici del settore idrico in un’unica, grande celebrazione dell’Italia dei fiumi. Programma completo degli eventi del 27 settembre: https://atlantedellerive.org