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5 maggio, in attesa del Festival (15-17 maggio), il tramezzino di Mestre (Venezia) si racconta al Circolo della Vela a San Giuliano. Ricavato della serata a favore del Polo Nautico danneggiato da atti vandalici

Oggi, martedì 5 maggio, alle ore 18:30, nel Circolo della Vela di San Giuliano a Mestre (Venezia), è in programma una serata speciale organizzata da Punta San Giuliano Eventi in collaborazione con le diverse associazioni della vela e del remo del Polo Nautico mestrino. L’incontro sarà dedicato al tramezzino di Mestre e Venezia e all’ormai imminente Festival del Tramezzino (seconda edizione), in programma a Mestre nei giorni 15, 16 e 17 maggio prossimo.

All’evento interverranno Paola Brunello, in rappresentanza del Polo Nautico, Andrea Crescente, Gran Maestro della Confraternita del Tramezzino, e Roberto Pellegrini, Maestro Cerimoniere della stessa Confraternita, nonché bartender di fama internazionale. Sarà questa un’interessante occasione per conoscere la storia del tramezzino di Mestre, nato in un bar di Piazza Ferretto nei primi anni ’70 del secolo scorso, rapidamente affermatosi anche a Venezia e nei bar dei comuni della cintura urbana, e oggi conosciuto anche fuori regione e non solo. Inoltre, si parlerà anche dei drink che hanno accompagnato il successo del tramezzino “alla maniera di Mestre”, a partire dallo spritz, il bicchiere di spuma, l’arancino e il birrino.

Al termine dell’incontro, a cui si può accedere gratuitamente fino ad esaurimento dei posti in sala, è prevista una degustazione di tramezzini e drink al costo di 13,00 euro. Il ricavato servirà a riparare i danni causati dai recenti atti vandalici che hanno colpito le strutture del Polo Nautico. Partecipare a questa interessante iniziativa significa dunque dare anche un segnale concreto di vicinanza e solidarietà alla comunità remiera e velica mestrina.

Fonte: servizio stampa Festival del tramezzino di Mestre Venezia

Sanità, approvato il Piano 2026 per l’eradicazione della rinotracheite bovina in provincia di Belluno

La Giunta regionale del Veneto ha approvato il “Piano facoltativo di eradicazione della Rinotracheite Bovina Infettiva (IBR) nel territorio della provincia di Belluno per l’anno 2026”, proseguendo il percorso avviato negli anni scorsi per rafforzare la tutela sanitaria degli allevamenti bovini del territorio bellunese e accompagnare il comparto verso l’obiettivo dell’eradicazione della malattia.

La Rinotracheite bovina infettiva (IBR) è una patologia virale che colpisce i bovini e può provocare sintomi a carico dell’apparato respiratorio e riproduttivo, con conseguenze anche rilevanti per la produttività degli allevamenti, come riduzione della fertilità, aborti e cali nella produzione di latte. Nel 2025 il livello di adesione al piano da parte degli allevatori bellunesi è stato particolarmente elevato: sono state controllate 265 aziende su un totale di 318 allevamenti di bovini da latte presenti nella provincia, con soltanto quattro aziende risultate positive alla malattia.

Il nuovo piano regionale, valido per il 2026 e rivolto agli allevamenti da riproduzione della provincia di Belluno su base volontaria, prevede una serie di misure sanitarie e controlli veterinari finalizzati sia all’acquisizione sia al mantenimento dello status di stabilimento indenne dalla malattia. Tra le principali misure previste vi è l’esecuzione di controlli sanitari periodici sui bovini da riproduzione, effettuati dai veterinari del Servizio veterinario dell’Ulss1 Dolomiti o da professionisti incaricati. Le attività di campionamento, che comprendono prelievi di sangue o analisi del latte, non comportano costi a carico degli allevatori aderenti al piano.

Il piano prevede inoltre specifiche procedure per l’ottenimento della qualifica di allevamento indenne dalla malattia. In particolare, lo status può essere riconosciuto agli stabilimenti nei quali non siano stati registrati casi di IBR negli ultimi 12 mesi e in cui non siano state effettuate vaccinazioni nei due anni precedenti, a condizione che gli animali siano sottoposti a controlli sierologici per individuare eventuali anticorpi del virus BHV-1. Le verifiche possono essere effettuate attraverso diverse modalità: prelievi di sangue sugli animali oppure analisi di campioni di latte negli allevamenti con una significativa presenza di bovine in lattazione. I controlli devono essere organizzati in modo da garantire un livello di affidabilità statistica tale da individuare eventuali positività con elevata probabilità.

Particolare attenzione è dedicata anche alla gestione degli animali introdotti negli allevamenti aderenti al piano. Tutti i bovini devono provenire da stabilimenti indenni oppure essere sottoposti a quarantena preventiva e a test sierologici prima dell’ingresso nell’azienda. Analoghe garanzie sanitarie devono riguardare anche il materiale germinale utilizzato negli allevamenti, che deve provenire da strutture riconosciute o indenni da IBR. Per mantenere lo status di allevamento indenne, sono richiesti controlli periodici sugli animali e l’assenza di nuovi casi della malattia. Negli allevamenti che mantengono la qualifica sanitaria per almeno tre anni, i controlli potranno essere effettuati su un campione rappresentativo di capi, secondo criteri statistici definiti.

Un aspetto rilevante riguarda anche le movimentazioni dei bovini verso gli alpeggi, molto frequenti nel territorio montano bellunese. Gli animali destinati all’alpeggio verso aree con un livello sanitario elevato – come le Province autonome di Trento e Bolzano o la Regione Friuli Venezia Giulia – dovranno essere sottoposti ai controlli sanitari previsti dalla normativa vigente prima dello spostamento. L’esecuzione dei campionamenti sarà affidata al personale veterinario dell’ULSS 1 Dolomiti o a professionisti incaricati dall’azienda sanitaria, mentre le analisi di laboratorio saranno effettuate dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. “Con questo provvedimento – sottolinea l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa – proseguiamo un percorso che punta a rafforzare la prevenzione sanitaria negli allevamenti e a sostenere un settore fondamentale per l’economia agricola della montagna veneta. La situazione epidemiologica rilevata negli ultimi anni è incoraggiante e dimostra che il lavoro svolto finora sta producendo risultati concreti. Il piano consente di accompagnare gli allevatori verso il riconoscimento dello status di territorio indenne da IBR, che rappresenta un traguardo importante sia sotto il profilo sanitario sia per la competitività del comparto zootecnico. Garantire standard sanitari elevati significa infatti tutelare la qualità delle produzioni e facilitare gli scambi commerciali”.

Secondo l’assessore regionale alla Montagna Dario Bond, il piano rappresenta anche uno strumento strategico per sostenere le attività zootecniche delle aree alpine. “Gli allevamenti della montagna bellunese sono una realtà economica e sociale di grande valore per il territorio – evidenzia Bond – e iniziative come questa aiutano a garantire condizioni di sicurezza sanitaria che sono fondamentali per il futuro del comparto. Il tema inoltre è particolarmente rilevante per la gestione degli alpeggi, dove gli animali provenienti da territori diversi convivono durante la stagione estiva. Mantenere standard sanitari elevati consente di evitare limitazioni alle movimentazioni e di assicurare agli allevatori bellunesi le stesse opportunità di mercato dei territori confinanti che già dispongono di qualifiche sanitarie più avanzate”. La prosecuzione del piano nel 2026 consentirà quindi di consolidare i risultati ottenuti negli ultimi anni e di compiere ulteriori passi avanti verso l’obiettivo di un territorio provinciale completamente indenne da IBR.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

 

 

Codevigo (Padova) celebra l’asparago di Conche: avviata la De.Co. per valorizzare un’eccellenza del territorio. E fino al 10 maggio, nei fine settimana spazio alla Festa dell’Asparago

Lo scorso 29 aprile l’assessore al Turismo e Commercio di Codevigo (Padova) ha annunciato l’avvio della De.Co. (Denominazione Comunale) per l’asparago di Conche di Codevigo. L’iniziativa rappresenta un passaggio significativo per  l’Amministrazione Comunale, che ha scelto di investire sulla qualità e sull’identità locale attraverso la tutela e la promozione dell’asparago coltivato nella frazione di Conche e nel territorio circostante, apprezzato da anni per le sue eccellenti caratteristiche organolettiche nelle due varianti, bianca e verde. Il prodotto nasce ai margini della laguna sud ricco di suggestioni paesaggistiche, percorsi naturalistici e ambienti di grande fascino. Un contesto dove l’agricoltura di qualità si unisce a un patrimonio ambientale fatto di casoni, percorsi arginali piste ciclopedonali e itinerari ideali per un turismo lento e sostenibile. E fino al 10 maggio, nei fine settimana l’appetitoso ortaggio sarà celebrato anche nella tradizionale Festa dell’Asparago, arrivata alla 36esima edizione.

Tra i presenti all’evento, anche il consigliere Vincenzo Gottardo per la provincia di Padova e l’assessore regionale Elisa Venturini, oltre che presidenti e dirigenti delle associazioni degli agricoltori, dei commercianti e del mondo del turismo. Il Sindaco del comune di Codevigo Ettore Lazzaro ha affermato che: “la De.Co. non è solo il riconoscimento di una produzione di qualità, ma una scelta concreta che mette al centro identità, ambiente ed economia locale. Codevigo può contare su un patrimonio straordinario, in particolare nell’area della Laguna Sud e della Valle Millecampi, sito UNESCO, luoghi di grande valore naturalistico che devono diventare il fulcro delle nostre politiche di sviluppo sostenibile. Tutelare queste eccellenze e promuovere le produzioni tipiche significa creare nuove opportunità per il territorio. Per questo stiamo lavorando in sinergia con istituzioni e realtà del comprensorio, insieme a Provincia e Regione, per rafforzare la capacità di attrarre risorse, investimenti e nuove occasioni di crescita. L’obiettivo è chiaro: sostenere le imprese locali, migliorare i servizi, qualificare l’offerta turistica e programmare interventi strutturali che guardino al futuro”.“Codevigo possiede straordinarie potenzialità turistiche – ha sottolineato Alessandra Crocco – grazie a luoghi suggestivi e identitari del nostro territorio, come i Casoni della Fogolana, la spiaggia della Boschettona, i percorsi arginali e gli ambienti naturali che rendono questa zona ideale per chi cerca esperienze autentiche e turismo lento. I casoni della nostra area rappresentano inoltre la storia, la cultura e le tradizioni della campagna veneta, custodendo la memoria di un legame profondo tra uomo, acqua e territorio. Senza dimenticare la presenza del Museo della Bonifica di Santa Margherita, testimonianza preziosa del lavoro e della trasformazione agricola di queste terre, e dell’Oasi naturalistica di fitodepurazione di Ca’ di Mezzo, realtà di grande interesse ambientale e paesaggistico. A tutto questo si aggiungono i ristoranti e i locali capaci di proporre piatti del territorio di grande qualità”.

Importante anche il contributo del mondo agricolo. Claudio Ferro, presidente della Cooperativa Ca.po., ha evidenziato il valore concreto del riconoscimento.“La De.Co. è uno strumento importante perché dà visibilità al lavoro degli agricoltori e rafforza la percezione della qualità dei nostri prodotti. E’ un valore aggiunto al nostro territorio a tutto interesse per il territorio stesso. Da questo terreno una volta paludoso e poi bonificato, l’asparago verde e bianco ha trovato l’habitat ideale. È un segnale positivo per tutta la filiera”. Soddisfazione è stata espressa anche da Marco Gallerino, presidente del Gruppo culturale e ricreativo di Conche, realtà che da anni organizza la Festa dell’Asparago. “La Festa dell’Asparago di Conche nasce nel 1982 e nel tempo è cresciuta ogni anno. Siamo alla 36a edizione e costituisce una festa per tutta la comunità; una festa che attira più di 15 mila persone ogni anno a degustare i nostri asparagi. Questa manifestazione è cresciuta nel tempo grazie all’impegno di tanti volontari, siamo in oltre 150. Sapere che oggi l’asparago riceve un riconoscimento ufficiale comunale significa dare ancora più forza a una festa che rappresenta l’orgoglio della nostra comunità”.

Al termine dell’incontro, i ristoratori del territorio hanno presentato ricette a base di asparago, interpretando con creatività il prodotto locale. Accanto alle nuove proposte gastronomiche non sono mancati i grandi classici della tradizione preparati dai promotori della festa: il pasticcio agli asparagi e il celebre risotto agli asparagi, da sempre protagonisti della rassegna. Al termine della serata, il Comune di Codevigo ha consegnato ai titolari dei ristoranti aderenti un attestato di partecipazione, quale riconoscimento per l’impegno dimostrato nella valorizzazione della cucina locale.

Fonte: servizio stampa Comune di Codevigo

Vinitaly 2026, Hansen (commissario Ue Agricoltura): «Nel pacchetto vino strumenti per affrontare sfide geopolitiche e cambiamento climatico, India tra i mercati target» 

«Siamo a un mese dall’adozione del Pacchetto vino, una proposta che rappresenta un segnale concreto di speranza e sollievo per il comparto in un momento complesso. Il settore vitivinicolo si trova infatti ad affrontare sfide rilevanti, legate sia al contesto geopolitico sia agli effetti del cambiamento climatico e il Pacchetto offre strumenti adeguati ad accompagnarne l’adattamento». A dirlo è stato il commissario europeo all’Agricoltura, Christophe Hansen (a destra nella foto, insieme a Federico Bricolo, presidente di Veronafiere), in visita a Vinitaly 2026, il salone internazionale dedicato a vino e distillati tenutosi a Veronafiere e terminato lo scorso 15 aprile.

«Parallelamente – ha continuato il commissario Hansen –, l’Unione europea sta portando avanti un’agenda commerciale ambiziosa e aperta, con nuove opportunità di accesso a mercati strategici come quello indiano, che conta oltre 1,4 miliardi di potenziali consumatori. Si delineano quindi prospettive positive per il settore. È fondamentale continuare a rafforzare la capacità delle imprese di valorizzare e promuovere nel mondo i propri prodotti di qualità. Con il Pacchetto vino abbiamo introdotto nuovi incentivi mirati a sostenere questo obiettivo, con particolare attenzione a Paesi chiave come l’Italia, dove il settore riveste un ruolo centrale».

Fonte testo e foto: servizio stampa Veronafiere

Microonde per recuperare il fosforo dai fanghi di depurazione

Usare le microonde per recuperare dai fanghi di depurazione il fosforo, elemento critico fondamentale per la concimazione in agricoltura: un metodo innovativo a basso impatto ambientale ed energetico e che punta a ridurne le importazioni nell’ottica di un’economia circolare. A sviluppare la tecnica è la ricerca coordinata dall’italiana Elza Bontempi, del Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali INSTM e dell’Università degli Studi di Brescia, in collaborazione con Carlo Punta, del Politecnico di Milano e l’Università di Porto e pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Cleaner Production.

Il fosforo è un nutriente insostituibile per la crescita delle piante, ma le riserve mondiali di roccia fosfatica sono limitate e concentrate in pochi paesi fuori dall’Europa. Anche per questo è considerato una materia prima critica dall’Unione Europea, a causa della forte dipendenza dalle importazioni e dei rischi legati alla sua disponibilità futura. “Oggi il fosforo è ottenuto principalmente da minerali fosfatici, estratti da miniere – ha detto Carlo Punta – il nostro lavoro mira invece a sviluppare un metodo sostenibile per recuperare il fosforo dai fanghi di depurazione e trasformare così un rifiuto in qualcosa di molto più prezioso”.

Sebbene le ceneri derivanti dall’incenerimento dei fanghi di depurazione urbana (SSA) rappresentino un ricco serbatoio di questo elemento, la loro applicazione diretta in agricoltura è ostacolata dalla presenza di fosfati scarsamente solubili e quindi poco disponibili per le piante. Per risolvere questo problema, il gruppo di ricerca ha sviluppato un trattamento termochimico assistito da microonde, in cui la cenere viene riscaldata ad alte temperature (800–1000 °C) in presenza di additivi. Il processo permette di trasformare i composti in cui è presente il fosforo in composti in cui il fosforo è più facilmente assimilabile dalle piante.

In particolare, la ricerca introduce un trattamento termochimico assistito da microonde che, attraverso l’aggiunta di additivi alcalini (come il bicarbonato di sodio) e antracite, trasforma i minerali inattivi delle ceneri in forme di fosfato altamente bio-disponibili, come la buchwaldite. Il cuore dell’innovazione risiede nell’uso del riscaldamento ibrido a microonde, che permette di raggiungere temperature elevate in tempi rapidi, favorendo reazioni chimiche che trasformano la struttura del materiale. I test hanno dimostrato che, utilizzando il bicarbonato di sodio a 800 °C, si ottiene un prodotto con una solubilità del fosforo superiore al 99% in citrato ammonico neutro, superando ampiamente i requisiti stabiliti dai regolamenti europei (Regolamento UE 2019/1009).

Le caratteristiche dei materiali trattati sono poi state testate sul campo, con prove agronomiche, coordinate da Andrea Mastinu, docente dell’Università di Brescia, confermando che i composti di fosforo ottenuti funzionano come fertilizzante: a concentrazioni intermedie si osservano aumenti della biomassa fino al 30% e della lunghezza delle radici fino al 25%, senza effetti tossici significativi. In particolare, l’efficacia del nuovo fertilizzante è stata confermata da test di germinazione e crescita in serra su specie come il Sorghum vulgare (sorgo) e la Brassica rapa. Inoltre, dal punto di vista della sostenibilità, l’analisi effettuata con il metodo ESCAPE ha evidenziato che il processo a microonde può ridurre il consumo energetico di circa il 43% rispetto ai forni elettrici convenzionali. Inoltre, l’impronta di carbonio risulta inferiore rispetto ai processi industriali attualmente considerati standard, specialmente se alimentata da fonti di energia rinnovabile. “Dal punto di vista ambientale – ha aggiunto Sonia Calce, dottoranda dell’Università di Brescia che lavora sul progetto – il processo a microonde risulta più efficiente rispetto ai metodi tradizionali, con un consumo energetico inferiore e un impatto ambientale ridotto, soprattutto se alimentato con energia rinnovabile”. “Questo studio dimostra che è possibile chiudere il ciclo del fosforo in modo efficiente”, ha aggiunto Andrea Mastinu. “Trasformare un rifiuto complesso come le ceneri dei fanghi in una risorsa preziosa – ha concluso – non solo riduce la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche, ma promuove una gestione dei nutrienti più rispettosa dell’ambiente”.

Fonte: Università di Brescia

 

Informazioni sulla ricerca

Lo studio è stato supportato dai progetti F.O.S.F.O.R.O. (cofinanziato dalla Regione Lombardia e dall’Unione Europea) e RHIGUS (finanziato dal MUR). Il lavoro è stato realizzato da S. Calce, M. Massa, P. Pachaiappan, A. Mannu e A. Zacco di INSTM e Università di Brescia, B. Valentim, dell’Università di Porto, C. Punta, di INSTM e Politecnico di Milano, V. Popescu e A. Mastinu, dell’Università di Brescia. “Sustainable phosphorus recovery from sewage sludge ash through microwave-assisted thermochemical treatment for next-generation fertilizers”, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0959652626007067

Che differenza c’è fra intolleranze alimentari e allergie? Ce lo spiega l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie nel video della serie «100 secondi» 

Allergie e intolleranze alimentari sono delle reazioni avverse dell’organismo, ma con caratteristiche totalmente differenti. Sono infatti due modalità diverse di rispondere all’interazione con sostanze estranee.

L’intolleranza alimentare è una reazione dell’organismo che coinvolge il metabolismo ma non il sistema immunitario. È scatenata dall’ingestione di uno o più alimenti, o sostanze attive, e dipende dalla quantità di alimento ingerito. Le intolleranze si verificano per la carenza di enzimi necessari per metabolizzare e assimilare determinati alimenti.

Per allergia intendiamo invece una reazione eccessiva del sistema immunitario a una sostanza esterna, generalmente innocua, chiamata ‘allergene’, in individui geneticamente predisposti. Le allergie non dipendono dalla dose: anche una piccolissima quantità di sostanza può scatenare una reazione la cui gravità è soggettiva e imprevedibile.

Potete scoprire di più sulla differenza fra intolleranze alimentari e allergie nell’86esimo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).

Fonte: IZSVe

Consorzio Valpolicella: il rito della messa a riposo delle uve è ufficialmente candidato a Patrimonio immateriale Unesco

La Commissione nazionale italiana per l’Unesco, su proposta del ministero della Cultura, ha deciso di presentare all’organizzazione parigina la candidatura fondata, come si legge nella motivazione, sulla “sapienza vitivinicola come patrimonio culturale. Il rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella – spiega il documento di presentazione – racconta la tradizione dell’appassimento delle uve e il legame profondo tra comunità, paesaggio e cultura produttiva”. La decisione dell’Unesco è attesa nel 2027.

Per il presidente del Consorzio Vini Valpolicella, Christian Marchesini: “La candidatura ufficiale del rito della messa a riposo delle uve è la prima tecnica vitivinicola a varcare la soglia dell’Unesco e rappresenta un passaggio storico per la Valpolicella. Un savoir faire millenario – come è stato dimostrato dal dossier propedeutico alla presentazione – che ha plasmato cultura, paesaggio e identità del territorio, diventando espressione autentica delle nostre comunità. Questo traguardo rafforza l’impegno a tutelare e trasmettere alle nuove generazioni una tradizione che non può essere data per scontata, valorizzandone il significato culturale e collettivo e l’unicità di Amarone e Recioto. Ringrazio il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi (nel frattempo divenuto Ministro del Turismo, ndr), il Comitato scientifico e la comunità per aver sostenuto convintamente e coralmente un percorso che ha accresciuto la consapevolezza del valore della nostra ritualità”.

Avviato oltre 13 anni fa, il percorso di candidatura è stato guidato dal Consorzio di tutela vini Valpolicella, capofila di un ampio lavoro condiviso che ha coinvolto direttamente la Confraternita del Sovrano Nobilissimo Ordine dell’Amarone e del Recioto (Snodar), il mondo accademico e l’intero territorio della Valpolicella, che ha sostenuto con convinzione il progetto. Fulcro del dossier i quattro capisaldi identitari che secondo il Comitato scientifico, composto da enologi, giuristi e antropologi, hanno asseverato l’istanza della Valpolicella. In questo territorio, infatti, la secolare tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella sulle ‘arele’ sistemate poi negli apposti ‘fruttai’ garantisce, cita il dossier, una “funzione educativa, ambientale, di riscatto sociale e di inclusione” e ovviamente “una funzione enologica”, perché “senza questa tecnica i vini del territorio non esisterebbero”. Tra i punti di forza, individuati anche l’estensione territoriale dell’appassimento praticato da “8mila persone” tra uomini, donne, giovani e anziani, italiani e stranieri perfettamente integrati nei 19 comuni della denominazione.

Fonte: servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

La stagione irrigua in Veneto inizia tra deficit idrico e incognite meteo

Le piogge degli ultimi giorni non devono trarre in inganno: nonostante il sollievo temporaneo, il quadro idrico regionale resta fragile all’avvio della stagione irrigua. L’ultimo Bollettino ANBI Veneto sulla disponibilità di risorsa conferma infatti una grande incertezza, dettata da deficit strutturali difficili da colmare nel breve periodo.

Secondo i dati ARPAV di marzo, in regione sono caduti mediamente 54 mm di pioggia (-21% rispetto alla media). Il dato è ancora più critico se si analizza l’intero anno idrologico (ottobre-marzo), che presenta un ammanco complessivo del 23%, con appena 399 mm accumulati contro i 517 mm attesi.

Anche il fronte nivale resta sotto la media del periodo, con deficit del 35% sulle Prealpi e fino al 28% sulle Dolomiti. Questa scarsità incide direttamente sulle portate dei grandi fiumi: il Bacchiglione ha segnato -38%, l’Adige -21%, il Livenza -23%, con flessioni significative anche per Po (-17%) e Gorzone (-16%).

A complicare il quadro è stata la variabilità termica, con il rallentamento alla fine del mese della fusione delle nevi e il conseguente rallentamento nella ricarica delle riserve. Per quanto riguarda le falde, si registrano, tra Verona, Vicenza e Padova, livelli inferiori alle medie stagionali con ricariche localizzate e discontinue.

E aprile? Le proiezioni del CeSpII, il Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua istituito presso il Consorzio LEB, invitano alla cautela. Se la prima metà di aprile appare nella norma, dal 22 del mese si attende un netto deterioramento: la componente umida lascerà spazio a condizioni secche che diverranno preponderanti entro inizio maggio.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Parte il Progetto GRAPE: un nuovo patto tra cantine e Consorzi di bonifica per un’irrigazione più intelligente e sostenibile

E’ stato dato ufficialmente il via al Progetto GRAPE – Gestione Razionale dell’Acqua e Irrigazione di Precisione per l’Eccellenza Vitivinicola. Si tratta di un progetto triennale (2026–2028) che unisce alcune tra le realtà più importanti del mondo vitivinicolo e della gestione dell’acqua in Veneto: Cantina di Soave – CADIS, CollisWine, il Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta (APV) e il Consorzio LEB con il suo Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua (Ce.Sp.I.I.). A fianco del partenariato c’è l’Università di Verona (Dipartimento di Biotecnologie – prof. Claudio Zaccone), che offrirà il supporto scientifico.

Una squadra che unisce competenze diverse. Il progetto riunisce attori con ruoli diversi ma complementari: il Consorzio LEB, attraverso il suo Centro di Sperimentazione per l’Innovazione irrigua (Ce.Sp.I.I.), si occuperà della parte sperimentale e scientifica: raccolta dati, modelli previsionali e tutte le attività che permetteranno di capire come irrigare meglio e quando farlo; il Consorzio APV avrà un ruolo operativo fondamentale, perché gestisce i distretti irrigui dove si svolgeranno le prove in campo: sarà il ponte tra innovazione e territorio, garantendo che le tecnologie testate possano essere davvero applicate nella pratica quotidiana; CADIS e CollisWine metteranno a disposizione vigneti pilota, tecnici ed esperienze concrete di gestione aziendale. Infine, l’Università di Verona con il Dipartimento di Biotecnologie apporterà il supporto scientifico necessario per analizzare suoli, dati climatici e informazioni tecniche. Questa collaborazione costituisce un modello unico ed innovativo nel sistema della bonifica: il mondo dell’impresa, i Consorzi che gestiscono l’acqua e la ricerca universitaria lavorano insieme per migliorare l’uso dell’acqua nei vigneti, ridurre gli sprechi, aumentare la qualità delle uve e rendere il territorio più resiliente ai cambiamenti climatici.Cresce così la consapevolezza del ruolo strategico dei Consorzi nella gestione dell’acqua e nella tutela delle eccellenze del Veneto.

Un progetto per affrontare i cambiamenti climatici. Le ondate di calore, la scarsità d’acqua e gli eventi climatici estremi rendono sempre più complicata la gestione dei vigneti. GRAPE vuole aiutare le aziende a rispondere a queste sfide grazie a tecnologie moderne: sensori nel suolo, stazioni meteo, rilievi con droni, analisi dei terreni e modelli matematici che indicheranno quando e quanto irrigare.Le attività partiranno da tre aziende pilota nella zona di Illasi (Verona), all’interno dei distretti irrigui gestiti da APV, dove verranno confrontate le tecniche tradizionali con quelle innovative basate sui dati.

Benefici attesi per il territorio. Oltre a migliorare la qualità delle uve e ridurre l’acqua utilizzata, GRAPE creerà strumenti pratici per agricoltori e Consorzi, come un sistema digitale che aiuterà a decidere quando irrigare e nuove linee guida per una viticoltura più sostenibile. La rete di sensori e strumenti installati resterà attiva anche dopo il 2028: un investimento duraturo che potrà essere replicato in altri territori.

Fonte: servizio stampa Consorzio LEB- Ce.Sp.I.I.

Granchio blu, presentati i dati del primo anno del progetto regionale di mappatura

A un anno dall’avvio del progetto “Mappatura ambientale ed eco-fisiologica del granchio blu nelle acque interne e marittime del Veneto (Blue Crab Action Plan)”, la Regione Veneto ha presentato i risultati intermedi del programma strategico nato per contrastare una delle più gravi emergenze ambientali, economiche e sociali degli ultimi anni.

Alla conferenza stampa a Rovigo sono intervenuti l’assessore regionale alla pesca Dario Bond, il commissario straordinario nazionale per il granchio blu Enrico Caterino, il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner, la dottoressa Franca Baldessin di Arpav; docenti e ricercatori delle Università di Padova e Ca’ Foscari Venezia coinvolte nel progetto; i rappresentanti della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; il consigliere regionale Cristiano Corazzari; il presidente della Provincia di Rovigo Enrico Ferrarese; i tecnici di ARPAV; i sindaci dei Comuni costieri e lagunari insieme alle organizzazioni professionali della pesca e acquacoltura, cooperative e consorzi.Il Blue Crab Action Plan, della durata complessiva di 30 mesi, rappresenta una collaborazione strutturata tra Regione del Veneto, Arpav, Veneto Agricoltura e Università di Padova e Ca’ Foscari Venezia. L’obiettivo è chiaro: fornire strumenti concreti, scientificamente fondati e operativi per il contenimento nel medio-lungo periodo del Callinectes sapidus (granchio blu) specie aliena invasiva che, a partire dal 2023, ha compromesso in modo significativo le attività di pesca e acquacoltura, in particolare la molluschicoltura, su tutta la costa veneta e adriatica.

Le attività previste dal Progetto, approvato dalla Giunta veneta nel novembre 2024, sono finalizzate a monitorare e controllare la presenza del granchio blu nelle acque interne, marittime interne e lungo la fascia costiera del Veneto; allo sviluppo di modelli predittivi che consentano di comprendere le dinamiche di popolazione e gli eventuali fattori limitanti nonché la produzione di linee guida con azioni di mitigazione e buone pratiche a supporto dei pescatori ed acquacoltori per il contenimento del granchio blu e dei suoi impatti socio-economici. Il progetto può contare su un budget complessivo di 1.541.000 euro, di cui 750.000 di risorse regionali più un cofinanziamento di 791.000 da parte di Enti regionali e Istituti di ricerca che partecipano allo studio. “Il granchio blu non è più un’emergenza episodica, ma una trasformazione strutturale degli ecosistemi lagunari dovuta innanzitutto alle temperature delle acque che crescono sempre più – ha dichiarato l’assessore regionale alla pesca Dario Bond -. Per questo abbiamo scelto un approccio scientifico integrato, che unisce monitoraggio, modellistica, ricerca fisiologica e strumenti operativi per il settore. I dati che abbiamo presentato rappresentano una base senza precedenti per guidare le decisioni future. Dopo di che, credo che ad oggi si debba trasformare un problema in un’opportunità, introducendo il granchio blu nei mercati asiatici, americani ed europei che ne sono sensibili, perché la presenza del granchio non è più episodica o emergenziale ma purtroppo sistemica”.

Nel periodo di monitoraggio giugno–novembre 2025, sono stati campionati complessivamente 62.468 kg di granchio blu in 150 km di costa tra mare, costa, valli e lagune, confermando la diffusione capillare della specie in tutte le principali aree costiere e lagunari del Veneto, con densità più elevate nel Delta del Po e nella laguna nord di Venezia. Nel dettaglio: Laguna di Caorle: 189 kg (10 nasse, 2 cogolli),  Laguna di Venezia (Nord, Centro, Sud): 1.070 kg (30 nasse, 6 cogolli), Delta del Po Nord: 22.310 kg (120 nasse, 6 cogolli), Delta del Po Sud: 38.899 kg (306 nasse, 6 cogolli). L’analisi comparativa ha evidenziato una diversa efficacia degli attrezzi: le nasse sono più performanti nel Delta del Po, i cogolli nella Laguna di Venezia. Questi risultati costituiscono la base per la definizione di protocolli condivisi di pesca selettiva.

Gli studi condotti presso la Stazione di Idrobiologia di Chioggia (Venezia) hanno evidenziato caratteristiche di eccezionale adattabilità: il granchio blu tollera temperature inferiori a 10°C e superiori a 30°C, resistendo a condizioni di salinità molto variabili (fino a 33 g/l in laguna di Venezia). E’ capace di adattarsi anche a condizioni estreme (32°C e salinità elevate), con variazioni del metabolismo e del battito cardiaco. Il granchio blu mostra dunque una elevata plasticità fenotipica, elemento chiave della sua invasività. Il monitoraggio ha evidenziato la dominanza costante dei maschi nella maggior parte delle lagune, con presenza di femmine in picchi stagionali (Burano a giugno, Chioggia a novembre) legati ai cicli riproduttivi. Nelle valli da pesca il rapporto maschi/femmine è di circa 3:1, confermando una maggiore mobilità dei maschi verso aree con apporti di acqua dolce.

Le analisi ecologiche aprono scenari innovativi: è confermata la predazione da parte di alcune specie di pesci (branzini, orate, pesci serra, corvine e palombi). Particolarmente rilevante il ruolo della tartaruga marina Caretta caretta, per cui il granchio costituisce una delle principali fonti alimentari. Dai dati 2025 è emerso che una tartaruga su 3 campionate presentava granchio blu nella dieta. “Il dato sui predatori naturali è estremamente interessante – ha evidenziato Bond – perché apre alla possibilità di integrare il controllo della specie anche attraverso la catena alimentare, in un’ottica ecosistemica e non solo di prelievo”. Non sono immuni dalla presenza del granchio anche i sistemi acquatici confinati come le valli da pesca: ad esempio, in valle Ca’ Pisani (Delta del Po) sono stati rilevati fino a 130 individui per campionamento, mentre in valle Pierimpiè (Laguna di Venezia) la presenza è costante ma più contenuta. L’ingresso della specie nelle valli è correlato a gradienti salini e dinamiche idrauliche.

Per affrontare l’emergenza, nel primo anno del Progetto sono stati convocati 18 incontri del Tavolo tecnico con pescatori e cooperative (Chioggia, Burano, Rosolina, Scardovari, Pila, Caorle), ed è stata avviata un’analisi economica sui costi della crisi e le eventuali opportunità di mercato. “Quello che emerge è un quadro complesso ma finalmente leggibile – ha spiegato l’assessore Bond –. Abbiamo dati, strumenti e una rete istituzionale e scientifica che lavorano insieme. La sfida ora è trasformare queste conoscenze in azioni strutturali, capaci di difendere il reddito dei pescatori e l’equilibrio dei nostri ecosistemi”.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto