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5 dicembre, presentazione a Padova (anche on line) del progetto Smaq Veneto per l’innovazione digitale della filiera dei piccoli frutti

fragole veneteSaranno una trentina le aziende agricole di Padova, Rovigo, Belluno, Verona e Vicenza che verranno selezionate per partecipare al progetto Smaq (Strategie di Marketing per l’Agroalimentare di Qualità) Veneto, iniziativa avviata da Fondazione Cariparo e Fondazione Cariverona in collaborazione con l’Associazione Filiera Futura. Quest’ultima è un’associazione nata nel 2020 che vede riuniti 25 soci, tra fondazioni di origine bancaria, atenei ed enti di categoria, per valorizzare i prodotti di qualità e l’unicità del made in Italy, e portare innovazione nel settore agroalimentare.

Il progetto Smaq Veneto, sostenuto con 300.000 euro, mira a promuovere la produzione di piccoli frutti (mirtillo, lampone, more e ribes) grazie alla tracciabilità e l’e-commerce. Le aziende selezionate potranno accrescere le competenze digitali grazie ad attività di formazione e beneficeranno del supporto e dell’affiancamento di un Project Manager e di Digital Ambassador, professionisti con elevate competenze nell’ambito dell’innovazione digitale.

Due le Call per selezionare aziende e Digital Ambassador che parteciperanno a Smau Veneto. La prima call è dedicata alle aziende agricole già operanti in questo mercato e a quelle con un potenziale innovativo operanti in altri settori di produzione, ma che potrebbero trarre vantaggio a intraprendere queste colture. La seconda call è rivolta ai Digital Ambassador, figure che affiancheranno le aziende portandole a familiarizzare con strumenti e soluzioni digitali.

L’evento di presentazione. Il progetto Smaq Veneto sarà presentato ufficialmente in un incontro aperto a tutti gli interessati che si terrà in presenza nella Sala Conferenze di Palazzo del Monte di Pietà a Padova e in diretta streaming martedì 5 dicembre 2023 alle ore 17.00. Partecipazione gratuita con registrazione a questo link.

Fonte: Fondazione Cariparo

4 dicembre 2023, l’associazionismo forestale va a convegno (anche on line)

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Il mondo dell’associazionismo forestale in Italia si riunirà in occasione del “Convegno sullo stato dell’arte dell’associazionismo forestale“, in programma lunedì 4 dicembre 2023 a Milano presso la Sala Pirelli del Palazzo Pirelli (Via Fabio Filzi 22) dalle ore 14 alle 18. L’incontro, inserito nelle attività del progetto Life ClimatePositive e co-finanziato dall’Unione Europea, è organizzato da Regione Lombardia, Rete Rurale Nazionale ed Etifor | Valuing Nature, con la partecipazione del Centro Politiche e Bioeconomia del Crea, Università degli Studi di Padova, Walden s.r.l, Comune di Luvinate. La partecipazione in presenza è su invito, ma chiunque potrà seguire la diretta live registrandosi gratuitamente all’indirizzo https://associazionismo-forestale.eventbrite.it. Durante la diretta sarà attivo uno spazio per rispondere alle domande del pubblico collegato da remoto.

La gestione forestale in forma associata rappresenta una soluzione di fondamentale importanza per la protezione, la gestione responsabile e la valorizzazione delle foreste del paese, contribuendo in modo significativo alla sostenibilità ambientale, all’economia rurale e, spesso, in modo decisivo alla stessa vivibilità delle aree montane. Il convegno rappresenta quindi un’interessante opportunità di formazione e aggiornamento, finalizzata a esplorare le politiche e gli strumenti a supporto dell’associazionismo forestale e a comprendere il funzionamento delle diverse forme associative a livello nazionale, con uno sguardo attento al contesto europeo.

Verranno presentati in anteprima i risultati dell’indagine “Analisi dello stato dell’arte dell’associazionismo forestale in Italia” condotta dal dipartimento Tesaf dell’Università di Padova, che negli scorsi mesi ha intervistato più di 30 associazioni di diverso tipo, dagli storici consorzi forestali alle più recenti associazioni fondiarie, distribuite in 10 regioni italiane. L’indagine ha permesso di comporre una fotografia delle diverse tipologie di associazione forestale ad oggi attive in Italia, facendo emergere punti di forza, debolezze, bisogni e potenzialità di ciascuna di esse. Il convegno offrirà anche preziose testimonianze dal campo, in un tavolo di confronto e scambio di buone pratiche tra diverse realtà e modelli associativi. Sarà l’occasione per discutere di gestione forestale sostenibile al servizio del territorio e della ricostruzione delle comunità.

L’evento si rivolge a tecnici agronomi e forestali (accreditato di 0,5 CFP ai sensi del reg.CONAF delibera 162/22). membri di associazioni forestali e rappresentanti delle istituzioni e sarà un’occasione per affrontare alcuni aspetti di grande importanza per il settore, tra cui il frazionamento fondiario e l’abbandono delle terre, le strategie, le politiche e gli strumenti di supporto, nonché i progetti per una gestione forestale. Contatti: https://bit.ly/stato-dellarte-associazionismo-forestale Email organizzazione: lifeclimatepositive@etifor.com

Fonte: Etifor

Coldiretti: “Con stop a norme Ue imballaggi vince la filiera italiana”

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foto Legambiente

Coldiretti, Filiera Italia, Cia, Confapi, Ancc-Coop, Ancd-Conad, Legacoop, Legacoop Agroalimentare, Legacoop Produzione&Servizi, Ue.Coop, Flai Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil ottengono lo stop alle restrizioni Ue sulla normativa sugli imballaggi. In particolare, il voto prevede l’esenzione dagli obblighi previsti dal regolamento per i prodotti soggetti ad un alto tasso riciclo, valorizzando così le alte performance italiane. Ottenuta, inoltre, la tutela delle bioplastiche totalmente compostabili e biodegradabili. Un risultato che valorizza il primato dell’Italia in tale settore e conferma come tali materiali possano costituire un elemento di forza anche con Paesi schierati su posizioni diverse rappresentando soluzioni incontestabilmente sostenibili.

L’Italia, infatti, è diventata negli ultimi anni punto di riferimento globale nel materiale innovativo riciclabile ed ha già raggiunto in termini di riciclo obiettivi superiori alla stragrande maggioranza degli altri Paesi: il tasso di riciclo complessivo degli imballaggi in Italia ha raggiunto quota 73,3% nel 2021, superando l’obiettivo del 70% fissato per il 2030, collocando il nostro Paese al secondo posto in Europa per riciclo degli imballaggi pro-capite.

A trarre vantaggio da questa vittoria, non sono solo le sole aziende degli imballaggi ma a ritroso filiere fondamentali per il nostro Paese quali l’intero settore agroalimentare, dalla produzione, alla trasformazione e distribuzione, con decine di migliaia di imprese e centinaia di migliaia di posti di lavoro. Le modifiche alla norma consentiranno, inoltre, la prosecuzione di ingenti investimenti fatti in innovazione e in bioraffinerie prime al mondo oggi in funzione, di cui l’Italia è leader attraverso società quali Eni Versalis – Novamont che, insieme ad altre partecipate pubbliche e campioni nazionali, aderiscono a Filiera Italia. Parliamo di bioplastiche e di bioprodotti da fonti rinnovabili concepiti per la tutela del suolo e delle acque, attraverso la riconversione di siti industriali non più competitivi, nel rispetto delle specificità locali e in partnership con tutti gli attori della filiera. La leadership che il nostro Paese detiene in tali prodotti innovativi è ulteriormente confermata dal fatto che Cina e Stati Uniti stanno cercando di imitare tali prodotti e processi innovativi nella loro corsa agli sviluppi industriali del biomanufacturing.

Per l’agroalimentare in particolare, la nuova proposta salva il settore vitivinicolo, dall’obbligo del riuso delle bottiglie, a tutela del consumatore garantendo il mantenimento degli alti standard sanitari e di qualità delle produzioni made in Italy. Inoltre, salvo anche il settore dell’ortofrutta e, in particolare la IV gamma, dal divieto di confezionamento sotto a 1,5 kg: un risultato che tutela la qualità e la shelf life delle produzioni e, indirettamente, riduce lo spreco alimentare che altrimenti sarebbe aumentato vertiginosamente in pieno contrasto con gli attuali obiettivi europei. Altro risultato positivo riguarda il settore del florovivaismo dove finalmente i vasi da fiori e da piante sono inquadrati come fattore della produzione. Tali modifiche rappresentano un importante risultato soprattutto a tutela della competitività delle imprese dell’agroalimentare italiano e del potere di acquisto dei consumatori in un momento di grande difficoltà economica.

Filiera di alto livello. “Abbiamo scongiurato un danno economico enorme per il nostro Paese che conta una filiera degli imballaggi di altissimo livello – commenta Salvan di Coldiretti Rovigo -. Il packaging non può essere visto solo rifiuto o scarto, è prima di tutto una protezione degli alimenti e dei nostri prodotti nei confronti dei consumatori, ma anche un modo per allungare la vita di questi. Il Regolamento europeo non teneva conto della presenza di filiere storiche nel settore imballaggi e si scontrava con tutte quelle aziende che avevano sviluppato bioplastiche o altri prodotti innovativi; oltre a essere una manovra miope, ignorava anche i criteri di sicurezza legata agli standard sanitari, un punto forte su cui si muove tutto il made in Italy”.  

Fonte: Coldiretti Rovigo

 

L’acquacoltura in Unione Europea ristagna, nonostante i cospicui aiuti

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Il quadro di riferimento dell’UE per promuovere lo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura negli Stati membri è migliorato, ma i finanziamenti, seppur notevolmente aumentati, non hanno prodotto risultati concreti, avvisa la Corte dei conti europea in una relazione pubblicata lo scorso 15 novembre.

Premessa. L’acquacoltura designa l’allevamento di pesci, molluschi, alghe e altri organismi acquatici. Può essere praticata in acque marine, salmastre o interne, nonché in impianti terrestri dotati di sistemi di ricircolo dell’acqua. Lo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura (in termini ambientali, economici e sociali) è uno dei principali obiettivi della politica comune della pesca dell’Unione europea. Nel 2020 la produzione acquicola totale Ue ammontava a 1,1 milioni di tonnellate, pari a meno dell’1 % del totale mondiale. I principali paesi produttori nell’Unione Europea sono Spagna, Francia, Grecia e Italia, che rappresentano circa due terzi della produzione totale dell’Unione. La Corte ha esaminato il periodo 2014-2020, nonché le disposizioni e i programmi già in essere per il periodo 2021-2027 al momento dell’audit.

La produzione acquicola in Europa sembra proprio a un punto morto. L’acquacoltura è una componente importante della strategia Ue per l’economia blu. Contribuisce alla sicurezza alimentare ed è promossa dal Green Deal europeo quale fonte di proteine con una più bassa impronta di carbonio. Con il sostegno del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (1,2 miliardi di euro assegnati per il periodo 2014-2020) e del successivo Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (1 miliardo di euro assegnato per il periodo 2021-2027), l’Unione europea mira ad assicurare la sostenibilità ambientale a lungo termine dell’acquacoltura e a ottenere vantaggi sul piano economico, sociale e occupazionale. I risultati però sono lenti a manifestarsi e non sono ancora misurabili con certezza. “Negli ultimi anni l’Ue ha cercato di aiutare questo settore gettando in acqua enormi reti, che sono però rimaste desolatamente vuote”, ha dichiarato Nikolaos Milionis della Corte dei conti europea che ha diretto l’audit. L’importo dei finanziamenti destinati esclusivamente all’acquacoltura per il periodo 2014-2020 è stato più del triplo di quanto speso in totale nel periodo 2007-2013, ma la produzione acquicola globale dell’Ue non è decollata, anzi, si è addirittura contratta per due dei maggiori paesi produttori (Italia e Francia). Neanche gli indicatori socioeconomici promettono bene. Il numero di imprese del settore è in calo e, tra il 2014 e il 2020, i posti di lavoro sono diminuiti approssimativamente da 40 000 a 35 000.

Gli auditor rilevano inoltre debolezze nel sistema di monitoraggio.Né la Commissione europea né gli Stati membri hanno dimostrato la necessità di un così forte incremento e gli auditor hanno motivo di ritenere che l’Ue abbia messo in campo troppo denaro. Fatto sta che i fondi disponibili non sono stati in gran parte usati e gli Stati membri potrebbero non essere in grado di spenderli tutti entro il 2023, termine ultimo di ammissibilità per le spese. Uno degli effetti collaterali di tale situazione è che i paesi dell’Ue hanno finanziato quasi tutti i progetti, indipendentemente dal contributo che avrebbero potuto apportare al conseguimento degli obiettivi Ue per l’acquacoltura, mentre un approccio più mirato sarebbe stato forse più proficuo. Gli auditori non hanno potuto individuare un insieme unico di indicatori che consentisse loro di valutare la sostenibilità ambientale del settore, sebbene si trattasse di uno dei principali obiettivi della politica dell’Ue. Destano ancora maggiore preoccupazione i dati attualmente forniti sui traguardi raggiunti con i fondi Ue, che non sono né uniformi né attendibili e mostrano risultati palesemente sovrastimati, valori conteggiati tre volte e cifre che variano a seconda del sistema di rendicontazione selezionato. Di conseguenza, gli auditor non hanno potuto determinare il contributo dei fondi Ue alla sostenibilità ambientale e sociale del settore acquicolo o alla sua competitività.

Fonte: Servizio comunicazione Corte dei conti europea

Patate, meno produzione e i prezzi lievitano. Aumentata del 25 per cento l’importazione di patate dal Nord Africa, dove però usano per la coltivazione sostanze chimiche vietate in Europa 

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Meno produzione, ma prezzi soddisfacenti. Si può riassumere così la stagione delle patate della provincia di Verona, prima in Veneto per investimenti con 1.700 ettari sui circa 3.500 regionali, seguita da Vicenza (500 ettari) e Padova (500 ettari). I raccolti hanno segnato un consistente calo un po’ ovunque, tra l’alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna e la siccità che, nel periodo primaverile, ha bloccato lo sviluppo delle piante. Proprio a causa della scarsa disponibilità, la richiesta sul mercato è stata forte e, di conseguenza, i prezzi sono aumentati. “Quest’anno registriamo un aumento di circa il 20% in base ai listini della Borsa di Bologna – sottolinea Umberto Parodi, tra i maggiori produttori di patate di Confagricoltura Verona, titolare di un’azienda agricola nel Basso Veronese che produce anche cereali e pomodori da industria -. Va però rimarcato che i guadagni sono stati limitati a causa dell’aumento dei costi di produzione: concimi, gasolio, mezzi tecnici e antiparassitari. L’annata, in generale, è stata comunque positiva. Si è verificata una minor incidenza del cosiddetto ferretto, cioè di elateridi o vermi delle patate, che nelle stagioni precedenti avevano lasciato un segno pesante. Tuttavia, le quantità sono leggermente inferiori per effetto della siccità primaverile, soprattutto per quanto riguarda le varietà precoci, che si raccolgono a inizio estate principalmente nella zona vocata del Veronese, cioè Cologna Veneta, famosa per la terra rossa attorno al Guà. Per quanto riguarda le varietà tardive, cioè le patate da industria utilizzate per chips e surgelati, il calo del raccolto è dovuto alla recrudescenza della peronospera”.

Aumentata l’importazione dal Nord Africa, dove vengono usate sostanze chimiche vietate in Europa. La mancanza o il divieto dell’Ue di principi attivi adeguati fa sì che la produzione di patate in Europa sia costantemente in calo, mentre i consumi sono in tenuta. In questo modo viene favorito l’import dal Nord Africa, aumentato del 25% in cinque anni. “Il paradosso è che i nostri competitor usano sostanze chimiche vietate in Europa – osserva Parodi -, con vantaggi per la produzione. Così, però, si rischia di perdere terreno sul fronte della produzione nazionale, avvantaggiando la concorrenza. L’Ue deve decidersi: o consente anche ai suoi produttori di utilizzare le sostanze altrove permesse, oppure mette dei limiti all’import dei Paesi che le usano”.

Il settore occupa in Italia 47.000 ettari, per una produzione di 1,3 milioni di tonnellate di patate. “Secondo me nel Veronese c’è fiducia nella coltivazione – dice Parodi -, soprattutto per quanto riguarda il prodotto fresco, cioè precoce. Il raccolto avviene, infatti, in un periodo ottimale, a cavallo tra le produzioni di Egitto, Cipro e Israele e quelle del Nord Europa. Quindi le patate sono poche e ce le pagano di più. Ci vorrebbero però più interventi di sostegno, ad esempio per quanto riguarda il seme, che è in continuo aumento, e attualmente veleggia su 3.000-4.000 euro ad ettaro.  Auspichiamo che la Pac provveda con aiuti accoppiati”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

26 novembre, in occasione della Mostra Internazionale del Gelato artigianale a Longarone (BL) prevista la consegna dei riconoscimenti del Premio Wigwam Stampa Italiana sezione “Italian Gelato” 

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Domenica 26 novembre 2023, a Longarone (BL) ci sarà l’apertura della 63a edizione della Mostra Internazionale del Gelato artigianale (Mig), che si svolgerà sino al 29 novembre. L’evento sarà anche l’occasione per la cerimonia di consegna dei riconoscimenti della 2^ Edizione del Premio Wigwam Stampa Italiana – sezione “Italian Gelato”. Partner e componenti della giuria del Premio sono tutte le organizzazioni della stampa venete e nazionali: Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Ordine dei Giornalisti, Unarga e Argav e poi ancora Ufficio Italiano del Consiglio d’Europa, Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, Provincia di Belluno, Anci del Veneto e molti comuni, associazioni e istituzioni scolastiche.

Il Premio Wigwam Stampa Italiana, che prende il nome dall’omonima associazione, fra le primissime organizzazioni di tutela ambientale tra quelle riconosciute con decreto ministeriale, nata da radici bellunesi nel 1971 con il Primo Campo Rimboschimento Malga Mariech, cui parteciparono giovani da tutt’Italia, organizzato con l’allora Direzione dell’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali di Belluno, è anche l’unica con origini in Veneto, ed è oggi estesa in 21 Paesi nel Mondo.

Il Premio si compone di svariate sezioni e quella del “Gelato” rappresenta una tra le più emblematiche, perciò è stato scelto Longarone e il 63.Mig per la cerimonia di consegna dei riconoscimenti. “Il Premio – afferma Efrem Tassinato, fondatore e presidente di Wigwam – si pone l’obbiettivo di creare una staffetta tra le generazioni nella trasmissione della memoria delle Comunità Locali e in questo 2023 ricorre il 60.mo anniversario della tragedia del Vajont. Tragedia causata dalla prevaricazione del business sugli interessi e la sicurezza delle Comunità Locali, dalla insostenibilità di un modello di sviluppo che mette il profitto in cima alle priorità. E qui a Longarone troviamo invece che un diverso modello di sviluppo basato sulla valorizzazione delle peculiarità ambientali, culturali e produttive dei territori, non solo è possibile ma anche molto più vantaggioso e duraturo nel tempo. Il successo del gelato e del suo indotto, di cui Mig è diventata la vetrina mondiale lo sta a dimostrare”. “Ci riconosciamo in pieno in questa visione ed è anche la nostra mission aziendale – dice Claudio Grigoletto, ad del Gruppo Vecogel, uno tra i maggiori player nazionali dei prodotti per la gelateria di qualità, sponsor del contest “Gelato” del Premio – perché la sfida si vince soprattutto sul piano della promozione della cultura del prodotto che deve essere genuino ma anche in qualche misura identitario. Inoltre, il gelato è sinonimo di felicità e di stare bene insieme ed è proprio questo concetto che stiamo sviluppando con Wigwam”.

A Longarone sarà anche presente Monica Andolfatto, segretaria del Sindacato dei Giornalisti del Veneto che porterà il saluto del mondo del giornalismo italiano organizzato nelle persone del Segretario nazionale della Fnsi Alessandra Costante e del presidente Vittorio Di Trapani.

Fonte: Wigwam

Aglio, buon raccolto in Polesine rispetto al siccitoso 2022, con aumento di superfici e prodotto di qualità. Scarseggia, però, la manodopera

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Il 2023 si chiude con un ottimo bilancio per l’aglio veneto, concentrato per il 90% in provincia di Rovigo, decisamente in rimonta rispetto al siccitoso 2022 che causò sofferenza alle produzioni.

Secondo i dati 2022 di Veneto Agricoltura, in tutto il Veneto la superficie ad aglio è aumentata, portandosi a 550 ettari con un aumento del 14,5% rispetto all’anno precedente. Rovigo resta la regina regionale, con 490 ettari di oro bianco polesano, e un incremento del 21,3%, con l’aglio bianco polesano dop a recitare una parte importante sul mercato, con circa 140 ettari di coltivazione, 600 tonnellate di produzione certificata annua e 3,3 milioni di euro di valore alla produzione. In Polesine si coltivano anche altre tipologie: dall’aglio precoce di maggio, che ha bisogno di una lavorazione particolare per evitare l’ossidazione, all’aglio rosa francese, pure precoce. A tracciare un bilancio è Sandro Targa, che segue il settore come tecnico di Confagricoltura Rovigo: “Rispetto all’anno scorso, quando le altissime temperature e la siccità portarono alla crescita di calibri piccoli, la stagione 2023 si può definire soddisfacente sia come produzione, sia come qualità. Qualche problema c’è stato nel periodo primaverile, con piogge persistenti che hanno reso difficoltosa la lavorazione in campo. Ma in generale le aziende sono riuscite a portare il prodotto a maturazione e ad ottenere un buon raccolto per quantità, con pezzature di qualità”.

Aumento delle superficie coltivate ad aglio nel 2024. Aggiunge Lauro Ballani, presidente di Confagricoltura Rovigo: “Si prefigura una buona annata con un prezzo buono, dato che per l’aglio a mazzo, raccolto e seccato, si viaggia mediamente attorno ai 180 euro a quintale. La richiesta dei commercianti è però sempre di più di prodotto semilavorato, che viene pagato oltre 250 euro a quintale, in modo che gli scarti di lavorazione restino in capo al produttore. La panoramica positiva del settore porta a pensare che ci sarà un aumento delle superfici coltivate ad aglio anche nel 2024, anche perché pare che in Francia, nostro principale competitor, siano in diminuzione”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

L’aglio è una coltura meccanizzata nella raccolta, che necessita però di manodopera nella fase di lavorazione, immagazzinamento, stoccaggio e confezionamento in trecce, grappoli, canestrini e mazzi. E questo è il tasto dolente. “Le aziende più grosse hanno personale formato per le varie fasi – spiega Targa -, mentre altre faticano soprattutto nel periodo estivo a reperire persone con fisico e voglia di lavorare in luglio, quando si raccoglie e si lavora l’aglio dop polesano, sotto il sole cocente nelle campagne di Pontecchio, Grignano, Lusia, Guarda Veneta e altri luoghi di produzione polesani. Una volta c’erano molti studenti e gente del posto, mentre oggi bisogna affidarsi sempre di più alle cooperative. E i braccianti sono quasi tutti stranieri”.

24 novembre 2023, si parla di anguilla europea e del progetto Lifeel per mantenere ed incrementare una specie a rischio estinzione nel corso di formazione giornalisti Odg Veneto organizzato in collaborazione con Argav al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD)

AnguillaVenerdi 24 novembre 2023, al circolo di campagna Wigwam (via Porto 8) ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), dalle 18:30 alle 20:30 si svolgerà il corso di formazione giornalisti Odg Veneto “Anguilla europea: il progetto Lifeel per mantenere ed incrementare una specie a rischio di estinzione”, organizzato in collaborazione con Argav. Le iscrizioni sono possibili entro mercoledì 22 novembre nella piattaforma formagione giornalisti (2 crediti).

Il corso si propone la disamina della condizione di un pesce dal ciclo biologico tuttora “misterioso” ed allocato anche in alcuni ambienti italiani, che ne hanno fatto una tipicità. Le mutate condizioni climatiche lo hanno, però, portato ad essere considerato un animale in via d’estinzione ed al proposito è stato varato il progetto Lifeel che, con l’ausilio anche di un’app, punta a mantenere ed incrementare lo stock naturale della specie.

Programma. 18.30 – 19.00 “Ciclo biologico dell’anguilla europea e presentazione del progetto Lifeel” – prof. Oliviero Mordenti, ricercatore di Zoocolture presso Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie (Dimevet) dell’Università di Bologna dove svolge attività di ricerca e di didattica. 18.00-19.30 “Caratteristiche delle popolazioni di anguilla dell’alto Adriatico” – dott. Antonio Casalini, assegnista di ricerca Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie Università di Bologna. 19.30-20.00 “Riproduzione artificiale e test di alimentazione larvale (LifeelL)” – dott. Pietro Emmanuele, assegnista di ricerca Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie Università di Bologna 20.00-20.30 “Un App come strumento per l’individuazione di anguille migranti a supporto della popolazione selvatica (Lifeel)” – Dott.ssa Laura Gentile, dottoranda Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie, Settore scientifico disciplinare: Agr/20 Zoocolture. Modera Marina Meneguzzi, giornalista e consigliera Argav.

Secondo e terzo tempo. Al termine dell’incontro, prima del convivio preparato dal giornalista chef Efrem Tassinato, presidente Wigwam Club a base di “polenta e scopetòn” e zaleti alla maniera di Cologna, proposti dalle comunità locali Wigwam del Colognese Veneto e dell’Est Veronese, incontreremo lo scrittore Gianni Storari, che presenterà il suo ultimo libro “L’eredità“, che tratta l’emigrazione veronese in Sud America.

Foto in alto: credits Mattia Nocciola

Bando da 915mila euro per la sostenibilità della filiera olivicolo-olearia, presentazione domande entro metà gennaio 2024

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olive pronte per il frantoio

E’ stato approvato dalla Regione Veneto un bando da oltre 915mila euro per sostenere l’ammodernamento dei frantoi veneti e migliorare le performance ambientali dell’attività di estrazione dell’olio extravergine di oliva. La misura si inserisce nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che programma l’utilizzo dei fondi recati dal programma Next Generation Eu per l’Italia. Lo stanziamento deriva dal riparto assegnato a ciascuna regione dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste per l’attivazione della sottomisura “Ammodernamento dei frantoi oleari. Il bando è disponibile nel Bollettino Ufficiale regionale e la scadenza del termine per la presentazione delle domande è fissata al 15 gennaio 2024.

Con circa 5mila ettari di superficie coltivata a olio e una produzione di circa 2,8 tonnellate per ettaro, in Veneto si registra una produzione del 69% localizzata a Verona (3.569 ha, +0,3%), seguita da Treviso (571 ha, +3,8%) e Vicenza (565 ha, +0,5%). “Un settore in crescita e al quale è necessario dare sostegno per preservarne le sue caratteristiche di unicità e qualità rispetto anche la concorrenza straniera. Con questi contributi alle aziende intendiamo incentivare la riduzione di rifiuti e favorirne il riutilizzo a fini energetici, due pilastri dell’economia circolare. Grazie a questo bando potremo sostenere il rinnovo degli impianti tecnologici, migliorare la qualità degli olii e progressivamente incrementare la sostenibilità della filiera olivicolo-olearia”, commenta al riguardo l’assessore al Turismo della Regione del Veneto, Federico Caner.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Pesce pescato e pesce allevato, qual è il migliore?

Schermata 2023-10-22 alle 18.27.18Uno dei luoghi comuni più diffusi è che il pesce pescato sia migliore e più genuino di quello allevato. In realtà le cose non sono così nette: entrambe le opzioni presentano dei vantaggi, e ad oggi la quota di pesce allevato ha ormai superato quella del pescato.

Il pesce pescato offre caratteristiche migliori dal punto di vista della composizione nutrizionale e del sapore delle carni; negli ultimi decenni, però, l’elevata pressione di pesca ha danneggiato molti habitat naturali e messo in pericolo la sopravvivenza di numerose specie. I prodotti ittici di allevamento presentano invece vantaggi dal punto di vista sanitario e della sostenibilità ambientale. Un confronto tra i vantaggi del pesce pescato e di quello allevato in questo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.