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Venerdì 3 luglio, dalle 18.30 alle 20.30, si svolgerà al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova) il corso di formazione giornalisti proposto da Org Veneto in collaborazione con Argav dal tema: “Colli Euganei, comunicazione la bellezza, documentare l'abbandono” (2 crediti).
Il 24 novembre 1971 veniva approvata la legge 1097/71 “Romanato-Fracanzani” che salvò dalla distruzione i Colli Euganei e che fece scuola per la successiva legislazione di tutela ambientale italiana ed europea. Fu anche efficace esempio d’informazione ambientale e aiutò ad estenderne la consapevolezza. Le sfide per la sostenibilità dello sviluppo oggi continuano su fronti più ampi e complessi trovando in chi fa informazione, ora come allora, la fonte di dati oggettivi e la testimonianza di lungimiranti politiche orientate al pubblico interesse. Il corso utilizzerà il contesto euganeo come area campione della narrativa ambientale.
Relatori. Renato Malaman, giornalista socio Argav, intervento "“Come raccontare i luoghi e le esperienze di viaggio”; Toni Mazzetti, naturalista, divulgatore e scrittore, esperto dei Colli Euganei, intervento "La narrazione sulla tutela ambientale dalla Legge di salvaguardia ad oggi”; Gianni Sandon, rappresentante del Coordinamento dei Comitati per la Difesa dei Colli Euganei, intervento "La narrazione sulla tutela ambientale dalla Legge di salvaguardia ad oggi”; Efrem Tassinato, giornalista socio Argav, presidente e direttore rdi “Wigwam News”, intervento "Comunicare il rispetto dell’ambiente attraverso i giovani: l’esempio del Premio Wigwam Stampa Italiana – Giovani comunicatori per Comunità resilenti". A coordinare l'incontro sarà Fabrizio Stelluto, giornalista, presidente Argav.
Per il “secondo tempo” ci collegheremo con Marica Furini, dottoressa in Scienze Ambientali che illustrerà gli interventi agroambientali e i risultati del progetto collettivo Con.Adi.Po. coordinato dal Consorzio di bonifica Adige Po (Rovigo).
Ad accompagnarci verso il conclusivo momento conviviale, grazie alla disponibilità dell’Associazione dei Circoli Wigwam, sarà quindi la presentazione e degustazione dei vini della cantina Corteros di Piove di Sacco, introdotta dalla giornalista Giorgia Gay, socia Argav.
(di Renzo Michieletto, vice presidente Argav). Gridare al lupo non aiuta la verità, per il semplice fatto che il lupo fa il lupo. Casomai, spetta all'uomo sforzarsi di comprenderne il comportamento, visto che negli ultimi due decenni il lupo “si è permesso” di tornare a frequentare alcuni territori del nostro Paese che in passato aveva sempre abitato, ma che - secondo il modo di pensare degli umani - avrebbe dovuto evitare in quanto una convivenza “uomo-lupo” oggi non è più possibile.
Su questo tema, in molti Paesi europei e anche nel Veneto, negli ultimi anni si sono aperte discussioni infinite che hanno visto confrontarsi le tante parti chiamate in causa (amministrazioni nazionali e locali, associazioni animaliste, allevatori, biologi, giornalisti, ecc.), ma che fin qui poco hanno chiarito, complice anche un'azione di informazione e divulgazione spesso confusa e distorta.
Attorno a questi interessanti argomenti si è sviluppato un corso di formazione per giornalisti svoltosi ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd),nel Circolo di Campagna Wigwam, organizzato da Wigwam e Argav in collaborazione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti. All'evento sono intervenuti due relatori d'eccezione: la biologa della conservazione Paola Peresin (autrice, tra l'altro, di “Bestiario – Piccolo dizionario per grandi bioequivoci” e il più recente “Il viaggio di Slavc – Errori, bugie, falsi miti e leggende sul lupo”); e il biologo esperto in grandi carnivori Renato Semenzato, abituale ospite della trasmissione di Rai3 Geo sui temi della fauna selvatica.
Cosa significa per il lupo fare il lupo? Per capirlo è sufficiente conoscere quello che è stato lo straordinario viaggio di Slavc (si pronuncia Slauz), un giovane lupo radiocollarato sulle Alpi Dinariche (in Slovenia) nel 2011 che, l'anno seguente, lasciato il branco di origine (la naturale “dispersione” che spinge i soggetti di 1-2 anni a cercare un nuovo territorio e un partner), percorse ben 1.176 chilometri in tre mesi, attraversando un pezzo di Slovenia, Austria e Italia, fermandosi sui monti della Lessinia, in provincia di Verona, dove il lupo mancava da oltre 130 anni.
Come scrive Peresin nel suo libro “Il viaggio di Slavc”: “…..attraversando il confine di tre Stati, Slavc non sta semplicemente cambiando territorio geografico, ma entrando in un universo culturale stratificato da millenni di trasformazioni simboliche, normative, amministrative. Ogni sua impronta sui sentieri alpini riattiva echi di narrazioni ancestrali, ogni predazione documentata riaccende conflitti che affondano le radici in concezioni diverse della natura, della zoologia, della coesistenza”.
In altre parole, Slavc ha semplicemente fatto il lupo, e la biologia, altrettanto semplicemente, ha seguito il suo corso naturale, vale a dire: al momento opportuno il giovane lupo ha lasciato il suo branco d'origine; ha girovagato tra mille pericoli, attraversando nel suo lungo cammino strade e autostrade; ha cacciato e predato quello che gli serviva per sfamarsi; si è fermato quando ha incontrato quella che presto sarebbe diventata la sua partner (e nel veronese il nome affibbiato a questa giovane lupa non poteva che essere Giulietta), una femmina di origine appenninica che aveva raggiunto la Lessinia anch'essa per naturale dispersione. Slavc, il lupo sloveno migrato in Italia, e la sua compagna Giulietta, nel corso di dieci anni (fino al 2022) hanno generato almeno 42 cuccioli, divenendo per alcuni “autentici eroi della natura selvaggia che riconquista i suoi diritti”, e per altri “una minaccia per la civiltà, l'avanguardia di un'invasione che avrebbe messo a rischio la sicurezza delle comunità rurali”.
Non volere il lupo nei paraggi delle malghe alpine dove d'estate si pratica l'allevamento è più che legittimo, ma sorprendersi che questo splendido animale sia tornato ad abitare le nostre montagne è poco plausibile. Non solo. Siccome il lupo fa il lupo e considerato che da animale molto adattabile e resistente quale è riesce a percorrere anche oltre 50 chilometri in una notte, è più che naturale che siano sempre più frequenti le segnalazioni di avvistamenti di lupi in dispersione o di micro branchi anche in pianura (recenti avvistamenti sono stati segnalati nel Veneziano, nel Bbassanese, sui Colli Euganei, sui Monti Berici, nelle golene del Po), dove non mancano le prede da cacciare, a partire dalle nutrie e i cinghiali, responsabili rispettivamente dei ben noti danni alle arginature dei corsi d'acqua e alle colture. Educare alla selvaticità. Saper gestire la complessità dei sistemi socio-economici in rapido mutamento, dovuti per esempio ai cambiamenti climatici in corso, ma anche a fenomeni specifici e circoscritti come quelli di cui abbiamo fatto cenno in questo articolo, rappresenta per chi amministra il territorio una grande responsabilità. La presenza dei grandi carnivori (quindi non solo lupi ma anche orsi) nei territori antropizzati dev'essere gestita attraverso la conoscenza scientifica, la formazione e una corretta informazione, proprio per cercare di ridurre al minimo le conflittualità, considerato che nella società della conoscenza, una comunicazione scientifica efficace ed efficiente rappresenta un dovere civico. La fauna selvatica, che ovviamente comprende anche i grandi carnivori, è stata ormai inglobata in un territorio in rapida e continua trasformazione. Appare pertanto inevitabile dover imparare a conviverci mettendo in campo tutte quelle misure capaci di salvaguardare gli interessi della collettività nel rispetto della fauna selvatica. Per fare questo si deve operare delle scelte oggettive basate sulle evidenze scientifiche, ovvero su quel concetto il cui principio fondamentale è dato dal fatto che tutte le decisioni riguardanti la gestione della fauna selvatica dovrebbero essere prese sulla base di studi fondati sulla ricerca scientifica, selezionati e interpretati secondo criteri ben definiti. Questo perché la presenza diffusa dei grandi predatori necessità appunto di conoscenza, pianificazione, azioni coordinate di prevenzione, di un'efficiente comunicazione e di concreti interventi sul campo.
Nonostante i bruschi sbalzi di temperatura e gli eventi climatici estremi più frequenti, i vigneti del Veneto resistono: le stime produttive sono in linea con quelle dell’anno scorso. Questo è quanto emerge dal primo incontro della 52° edizione del Trittico Vitivinicolo Veneto, tenutosi in modalità online lo scorso 18 giugno, e organizzato da Veneto Agricoltura in collaborazione con Regione del Veneto, ARPAV e CREA.
Nello scorso anno, la superficie vitata, coltivata per il 75% con varietà di uva a bacca bianca e per il restante 25% con varietà a bacca nera, ammontava ad oltre 104.000 ettari e la produzione totale di uva si è attestata sui 14,7 milioni di quintali (+6,8% annuale). Un raccolto che ha generato 11,4 milioni di ettolitri di vino, evidenziando una crescita del 7% sul 2024. Questi numeri hanno confermato il Veneto sulle vette nazionali della produzione vitivinicola e ora, pure nel 2026, le condizioni preliminari di viti e vigneti promettono una vendemmia di tutto rispetto.
L’andamento meteorologico, come sottolineato da Francesco Rech (ARPAV, Dipartimento Regionale per la Sicurezza del Territorio) sulla base delle rilevazioni della stazione meteorologica di Conegliano, è stato, nella prima metà dell’anno, altalenante, con alcune gelate isolate, temperature tendenzialmente sopra la media, un maggio caratterizzato prima da freddo e poi da caldo, raffiche di vento e grandinate piuttosto consistenti.
Tuttavia, il cattivo meteo non ha causato danni particolari ai vigneti veneti, che hanno germogliato in anticipo, evidenziando una fertilità potenziale in lieve crescita rispetto al 2025. Determinanti, a tal proposito, i fattori mostrati dall’approfondimento di Patrick Marcuzzo e Francesco Capovilla (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia): gli eventi siccitosi, così come le gelate primaverili, non hanno inciso negativamente sullo sviluppo vegetativo delle piante e la peronospora, malattia fungina molto temuta dai viticoltori, ha circolato con intensità decisamente inferiore rispetto alla scorsa annata.
Sul fronte della flavescenza dorata, però, l’attenzione deve rimanere massima: i censimenti del 2025 hanno rivelato una presenza diffusa di Scaphoideus Titanus, insetto vettore della flavescenza dorata, in gran parte delle aree viticole del Veneto (circa il 92%). Pertanto, anche nel 2026, è necessario insistere con le misure di lotta obbligatorie illustrate da Diego Fornasiero (Unità Organizzativa Fitosanitario Regione del Veneto), ovvero i trattamenti insetticidi nelle finestre specifiche indicate dalla Regione e l’estirpo delle piante che manifestano sintomi riconducibili alla malattia.
A chiudere l’incontro, l’intervento di Loredana Moffa (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia), che ha presentato le opportunità e le prospettive in Veneto relative all’editing genetico, procedimento a cui le viti possono essere sottoposte per ottenere un incremento di resistenza alle patologie e assicurare una produzione vitivinicola più sicura e sostenibile.
Ha dichiarato il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner, a margine dell’evento: “Nonostante i cambiamenti climatici e gli eventi geopolitici che stanno caratterizzando lo scenario attuale, la filiera vitivinicola veneta continua a garantire una resa importante: a testimoniarlo il valore complessivo generato, che nel 2025 è stato di 1,9 mld di euro. Tuttavia, il contesto, per i fattori già citati, rimane eccezionale e dunque il supporto di Veneto Agricoltura agli operatori del settore prosegue in maniera assidua. Sia attraverso incontri informativi e di ricognizione, come il Trittico Vitivinicolo inaugurato oggi, che tramite progetti sperimentali ad hoc: tra questi Ampelopros, con cui stiamo lavorando all’allargamento della base ampelografica dei vigneti del Prosecco, e le coltivazioni dei vitigni PIWI, varietà ibride in grado di resistere alle malattie fungine e dunque di ridurre i trattamenti fitosanitari”.
Sulla stessa linea l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond, ma con un’attenzione specifica alle questioni di mercato: “Gli appuntamenti del Trittico Vitivinicolo sono sempre significativi per il comparto del vino veneto, che, soprattutto in questa fase storica, a causa del contesto geopolitico internazionale, sta vivendo un momento particolare. Finora però, come dimostrato dal 2025, il settore ha reagito bene e il supporto della Regione, in questo senso, continua a essere costante, non solo sul versante strettamente agricolo insieme a Veneto Agricoltura, ma anche su quello commerciale. Sono infatti in lavorazione dei decreti ministeriali che favoriranno importanti investimenti sull’enoturismo, con lo scopo di attrarre nuovi clienti: i numeri della vendemmia devono sempre trovare seguito sul mercato”.
La Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza, storico punto di riferimento per gli studi sulle scienze agrarie e sulla cultura gastronomica, ha compiuto un importante passo avanti nella valorizzazione della tradizione culinaria. È stata infatti siglata ufficialmente la convenzione tra la Biblioteca e l'Accademia della Trippa, che sancisce la nascita di un polo d'eccellenza unico nel suo genere.
L’Accademia della Trippa è un progetto culturale ideato e rappresentato da Indro Neri, editore fiorentino, scrittore e giornalista, che dal 1997 si occupa di trippa e collabora regolarmente a riviste, siti Internet e blog, con all’attivo numerosi libri. Un ruolo centrale in questo percorso è stato svolto da Gaetano Bertolo, Ambassador della Biblioteca “La Vigna” e Ceo di Forma srl, l’azienda che da anni cura l'evoluzione digitale dell'istituto. Bertolo, oltre ad essere l'ideatore dei percorsi tematici virtuali che valorizzano il patrimonio cartaceo della Biblioteca, è stato il vero e proprio promotore di questa importante convenzione, favorendo l'incontro e la sinergia tra la Biblioteca “La Vigna” e l'Accademia della Trippa.
Grazie a questo accordo, la Biblioteca “La Vigna” assume il ruolo di ente di riferimento per gli studi su trippa e frattaglie, impegnandosi attivamente a raccogliere, catalogare e conservare tutti i libri pubblicati su questo specifico argomento, antichi e moderni, sia in Italia che all'estero. Un progetto di ampio respiro che mira a mappare e preservare un patrimonio culturale e gastronomico strettamente legato alle tradizioni popolari e alla cucina sostenibile del "quinto quarto".
La collaborazione non si limiterà alla conservazione dei testi. L'Accademia della Trippa si impegna infatti a sviluppare eventi culturali e progetti di ricerca dedicati al tema, creando occasioni di approfondimento scientifico e divulgativo per far conoscere la storia e il valore di questi alimenti. Inoltre, per rendere il patrimonio bibliografico immediatamente accessibile agli interessati, sul sito web della Biblioteca è già stato sviluppato un percorso tematico dedicato intitolato “Trippa e frattaglie”. Questa sezione speciale presenta i volumi attualmente conservati dalla Vigna, offrendo una preziosa vetrina digitale su una bibliografia in continua espansione.
Sabato 27 giugno si svolgerà l’Assemblea Argav (ore 6.30 in prima convocazione e ore 10.00 in seconda convocazione), nella sede del Circolo di Campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova).
Questo l'ordine del giorno: insediamento organi assembleari; relazione del presidente; presentazione e approvazione bilancio consuntivo 2025; presentazione ed approvazione bilancio preventivo 2026; dibattito; elezione delegati a Congresso Unarga; varie ed eventuali. Al termine dei lavori assembleari è previsto un incontro con Elisa Venturini, assessore all'Ambiente Regione Veneto.
Al netto dei gravi danni generati su alcuni territori da grandine, trombe d’aria e nubifragi, la piovosità e le temperature fresche che stanno caratterizzando la prima metà di giugno consentono di tirare un parziale sospiro di sollievo in una primavera calda e poco piovosa.Il bollettino sulla disponibilità di risorsa idrica, redatto da ANBI Veneto in collaborazione con il Ce.Sp.I.I. del Consorzio LEB, fotografa una situazione complessa e un equilibrio tuttora fragile.
Secondo i dati Arpav, a incidere è l’eredità di un maggio secco, che ha registrato una media di precipitazioni regionali pari a circa 94 millimetri, segnando un deficit del 17% rispetto alla media storica e confermando un trend negativo che nell’anno idrologico si attesta al -28%. Questa carenza si è riflettuta sullo stato dei corsi d’acqua. Spiccano infatti i dati relativi alle portate dei grandi fiumi, sensibilmente inferiori alle medie storiche mensili: -68% per l’Adige al misuratore di Boara Pisani, -64% per il Brenta a Barzizza, -55% per il Po a Pontelagoscuro. Per quanto riguarda le falde, i livelli sono ancora ovunque sotto la media, pur lontani dai minimi del 2022. Bene i bacini montani su Piave, invasato al 91% e Brenta, invasato al 97%; nella media – secondo i dati dell’Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali del 13 maggio – gli invasi dell’Adige, con il 36% dei volumi utili invasati.
Giugno in sintesi: previsioni e raccomandazioni. Le analisi del Ce.Sp.I.I. – Consorzio LEB per il mese in corso indicano un’inversione di tendenza rispetto a maggio, con una prima metà di giugno prevalentemente umida e fresca, e con temperature e precipitazioni che verso la fine del mese dovrebbero avvicinarsi ai valori medi del periodo. Le piogge sopra la media (specie nella pianura centrale) e la bassa evapotraspirazione ridurranno temporaneamente il fabbisogno irriguo, preservando le riserve idriche del suolo.Dal punto di vista operativo saranno necessarie prudenza e flessibilità: l’umidità nel terreno condiziona la portanza dei suoli e dunque il transito con mezzi pesanti, col relativo rischio di compattazione. La comparsa di una componente più calda dalla terza settimana impone un costante monitoraggio dell’umidità per adeguare tempestivamente le irrigazioni al ritorno del caldo estivo.
Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto: "Le previsioni per giugno confermano uno scenario nella media, ma su basi ancora deboli: il deficit primaverile continua a pesare e le precipitazioni, anche localmente intense, restano poco efficaci. Proprio all’avvio della stagione irrigua serve massima attenzione, con programmazione puntuale e uso efficiente dell’acqua per accompagnare le colture nelle prossime settimane". Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto: "Il bollettino evidenzia un equilibrio ancora fragile: le piogge non hanno colmato il deficit accumulato e le riserve restano sotto pressione. Con la stagione irrigua che entra nel vivo, sarà decisiva una gestione attenta e coordinata della risorsa, perché bastano poche settimane senza precipitazioni per riaprire scenari di criticità".
Sabato 20 giugno (dalle ore 16 alle 22) all’Abbazia di Praglia (Teolo, PD), il Serprino dei Colli Euganei apre l’estate con la terza edizione di “Vulcanico Serprino”, iniziativa organizzata dal Consorzio Tutela Vini Colli Euganei.
Saranno presenti con i loro stand ventisei aziende, che proporranno in assaggio ai visitatori diverse interpretazioni del Serprino, offrendo un ampio panorama delle tipiche bollicine euganee nella tipologia frizzante e in quella spumante, nonché nella versione sperimentale “sui lieviti”. Sarà presente un punto di ristoro per il pubblico, musica dal vivo e due momenti di cooking show con lo chef Andrea Cesaro.
Il Serprino dei Colli Euganei è l'unico vino autoctono a denominazione di origine controllata del Veneto specializzato nella tipologia frizzante. Ha note di mela, pera, pesca, che lo rendono ideale sia per l’aperitivo, sia per una cena estiva. Ottenuto dall’uva omonima, il Serprino costituisce una delle ricchezze della biodiversità dei Colli Euganei, tutelati come Parco Regionale e recentemente riconosciuti Riserva della Biosfera MAB UNESCO, e rappresenta una delle anime del saper fare dei vignaioli locali, che nei secoli hanno perfezionato l’arte di produrre vini frizzanti fini e persistenti, versatili, caratterizzati da bollicine finissime.
Fonte: servizio stampa Consorzio tutela Vini Colli Eguanei
Il Veneto si conferma una delle regioni più dinamiche d'Italia nel settore della birra artigianale. Con 138 realtà produttive attive (dati Veneto Agricoltura), una produzione stimata tra i 100 e i 110 mila ettolitri annui e un fatturato che supera i 100 milioni di euro, la filiera brassicola regionale rappresenta un esempio concreto di integrazione tra agricoltura, trasformazione e valorizzazione del territorio.
Un ruolo centrale è svolto dagli agribirrificiche, pur rappresentando il 39% delle aziende del comparto, realizzano oltre il 60% della produzione artigianale veneta. Per celebrare questa eccellenza, oggi, giovedì 18 giugno, dalle ore 18 alle 23, il Mercato Coperto di Campagna Amica Treviso in piazza Giustinian Recanati 8 ospiterà una nuova edizione di "Notte gialla – Attenti al Luppolo!", la festa dedicata alle migliori birre agricole del Veneto promossa da Coldiretti Treviso, Campagna Amica Treviso e Consorzio Birra Italiana, con il contributo della Camera di Commercio di Treviso-Belluno e la collaborazione del Ristorante Il Carro di Dunag Verde.
L'appuntamento si inserisce nel percorso di valorizzazione della birra agricola italiana, un settore nel quale il Veneto è stato tra i pionieri grazie agli investimenti nelle coltivazioni di orzo e luppolo e nella costruzione di filiere locali capaci di garantire qualità, tracciabilità e identità territoriale. Il taglio del nastro è previsto alle ore 18.30 e darà il via a una serata all'insegna del gusto, della sostenibilità e dell'incontro diretto tra produttori e consumatori.
Protagonisti saranno i birrifici agricoli che presenteranno le proprie produzioni e offriranno degustazioni e vendita diretta. Saranno presenti: Birrificio Napinta (Montebelluna), Birrificio Birrè (Paese), Birrificio Agricolo Tribe (Alpago), Norah's Beer (Borso del Grappa), Birrificio Agricolo Valderon (Valdobbiadene), Birrificio Via Regia (Preganziol), Birrificio Borgo Decimo (Borgo Facca – Pordenone), Birrificio Valle del Masero (Vo' Euganeo – Padova, nella foto Alessia Parisatto, titolare del birrificio).
Nel corso della serata saranno proposte degustazioni guidate gratuite, percorsi sensoriali dedicati a malti e luppoli, momenti di approfondimento sulla produzione brassicola agricola e uno spazio dedicato allo street food contadino con le eccellenze agroalimentari del territorio. Per informazioni e prenotazioni chiamare il numero 366 6722499 o scrivere a mercaticampagnaamica.tv@coldiretti.it. Per aggiornamenti e curiosità sull'evento è possibile seguire i canali social di Campagna Amica Treviso.
(di Mattia Frizzera, consigliere Argav) Lo scorso 6 giugno 2026, negli gli spazi espositivi del Lagazuoi Expo Dolomiti a 2.732 metri di quota sopra Cortina d’Ampezzo (Belluno), si è tenuta la cerimonia di premiazione della settima edizione dei Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards (WIMA). L'evento ha premiato le idee più innovative, sostenibili e inclusive dedicate alle terre alte, inaugurando inoltre una mostra permanente dei progetti finalisti che sarà visitabile fino a marzo 2027.
Le eccellenze enogastronomiche di montagna. Un'attenzione particolare va alla categoria dedicata alle "Produzioni enogastronomiche e agricole di montagna", di cui la nostra associazione ARGAV è partner. Il progetto vincitore assoluto è il vino della Cooperativa Alpi dell’Adamello (Edolo, Brescia). Questa realtà è la prima in Italia a produrre vini esclusivamente da vitigni PIWI, varietà resistenti alle principali malattie fungine, promuovendo una viticoltura montana sostenibile e favorendo l’inclusione sociale attraverso l'impiego di ragazzi con disabilità. La giuria ha inoltre assegnato due menzioni speciali: all'enologo Federico Graziani, per la valorizzazione della viticoltura sui terreni vulcanici dell'Etna unita a sistemi di tracciabilità innovativi, e al progetto piemontese Le Delizie del Dahu, una rete collaborativa di tredici piccoli imprenditori agroalimentari delle Valli Chisone e Germanasca.
Tutela ambientale e servizi per il territorio. Per la categoria "Progetti e servizi per la montagna", ha trionfato FOREMYC – Radicati nel Futuro, una start-up giovanile che ha sviluppato un gemello digitale degli ecosistemi boschivi. Questo sistema di monitoraggio aiuta i forestali a comprendere e proteggere le foreste alpine, sempre più minacciate dai cambiamenti climatici. Menzioni speciali sono andate ad Arte Dolomiti, un progetto altoatesino che porta concerti di musica da camera e cultura nel territorio, e ad AUT-LAB Scarpinocc, un'associazione della Val Seriana che crea opportunità socio-occupazionali per ragazzi con disabilità impiegati nella produzione di pasta tipica.
Attrezzature, abbigliamento e sicurezza. L'inclusione sociale e la filiera etica sono stati i driver anche della categoria "Attrezzature e abbigliamento", vinta da Manifattura Diffusa di ELBEC. Questo progetto coinvolge la comunità locale del Bellunese nella lavorazione artigianale di lana merinos, contrastando lo spopolamento e valorizzando i saperi tradizionali. Sul fronte della sicurezza outdoor, menzioni speciali sono state assegnate allo zaino airbag da valanga Ortovox AVABAG LITRIC TOUR 30 e al dispositivo ICE-KEY TAG, un sistema intelligente integrabile su caschi e abbigliamento che permette ai soccorritori di accedere subito ai dati sanitari dell'infortunato.
Nuove generazioni, ricerca e giornalismo. La settima edizione dei WIMA ha introdotto importanti novità: tra i riconoscimenti fuori concorso, spicca la menzione speciale Unifarco per il "Dolomia Biodiversity Award", sviluppato con il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi a sostegno dei giovani ricercatori nell'ambito della biodiversità. Un premio speciale è andato anche a RailEvo, start-up focalizzata su taxi ferroviari autonomi per le aree marginali. Grande spazio è stato dato ai giovani con la nuova sezione WIMA Angels, dedicata a studenti universitari (coinvolgendo lo IUAV di Venezia e la Libera Università di Bolzano) impegnati nello sviluppo di idee per il domani delle Alpi. Infine, l'edizione 2026 ha visto il debutto del Premio Lagazuoi per il Giornalismo, ideato per valorizzare le migliori firme e i reportage dedicati alle trasformazioni ambientali, culturali e sportive della montagna contemporanea.Maggiori informazioni sul premio, del quale Argav è media partner, anche su questo articolo pubblicato sul giornale online altoatesino Salto
“Quella che sta attraversando la pesca dell’Alto Adriatico è una crisi senza precedenti per estensione e profondità, che colpisce contemporaneamente ambiente, economia e lavoro. Il nostro obiettivo è riunire con frequenza tutti i soggetti coinvolti per individuare risposte concrete, immediate e fruibili: lo faremo attraverso il Tavolo Interistituzionale sulla Pesca, che a breve sarà deliberato dalla Giunta regionale proprio per dargli valenza ufficiale. A chi ne farà parte (rappresentanti e dirigenti regionali, categorie, parlamentari) chiederò concretezza: fondi, emendamenti, strategie per sostenere un settore che versa in una situazione senza precedenti e che ha bisogno di risorse straordinarie”.
L’assessore regionale alla Pesca Dario Bond ha riunito a Mestre (Venezia) lo scorso 4 maggio eurodeputati, parlamentari, consiglieri regionali, categorie del settore pesca. Hanno partecipato: il direttore della Direzione del presidente Marco Mazzoni, il dirigente regionale della Pesca Giuseppe Cherubini, il commissario straordinario al granchio blu Enrico Caterino, gli assessori regionali Stefano Zannier del Friuli Venezia Giulia, Luis Walcher della Provincia di Bolzano, Alessio Mammi dell’Emilia Romagna; gli europarlamentari Paolo Borchia, Flavio Tosi, Sergio Berlato, Anna Maria Cisint; i parlamentari Luca De Carlo, Mara Bizzotto, Laura Cavandoli, Maria Cristina Carretta, Nadia Romeo; i consiglieri regionali Eleonora Mosco, Cristiano Corazzari, Claudia Barbera, Rosanna Conte, Alberto Bozza, Fabio Benetti, Jonatan Montanariello, Alessio Morosin; Marilena Fusco di Cia, Alessandro Faccioli di Coldiretti, Antonio Gottardo di Legacoop, Paolo Tiozzo di Confcooperative.
La crisi attuale del comparto si articola in due linee distinte ma tra loro strettamente intrecciate. Da un lato, a partire dalla fine del 2023, si è registrato un calo significativo e persistente del numero di imprese della pesca professionale e dell’acquacoltura, conseguenza diretta di eventi eccezionali come l’invasione del granchio blu e le anomalie climatiche. Dall’altro lato, si è sviluppata una crisi ambientale di straordinaria gravità legata alla prolungata presenza di mucillagini e alle elevate temperature marine registrate nell’estate 2024.
“Già nei mesi scorsi avevamo evidenziato come il comparto fosse sottoposto a pressioni eccezionali – ricorda Bond – ma oggi siamo di fronte a un punto di rottura che impone interventi strutturali oltre che emergenziali. La questione dell’Alto Adriatico è particolarmente grave, soprattutto dal 2024: le vongole sono completamente scomparse e la situazione è comune a Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Oggi abbiamo 163 barche ferme e un indotto di circa mille persone coinvolte da questa crisi. Nell’odierna riunione abbiamo voluto dimostrare che il problema è sì produttivo, ma anche ambientale, ed è legato a dinamiche del sistema nel suo complesso”. Il fenomeno delle mucillagini - noto da tempo nell’Adriatico settentrionale - ha assunto nell’estate 2024 caratteristiche eccezionali per intensità e durata. Dopo un giugno particolarmente piovoso (+34% rispetto alla norma), i mesi di luglio e agosto sono stati tra i più caldi degli ultimi trent’anni, con temperature medie superiori anche di +1,8° rispetto alla norma e picchi record nelle minime notturne, condizioni ideali per un’esplosione del fenomeno mucillaginoso.
Le conseguenze per il comparto sono state immediate e devastanti. Le mucillagini hanno progressivamente ostruito gli strumenti di pesca, rendendo pressoché inutilizzabili gli attrezzi di cattura. Ma gli effetti più gravi si sono manifestati sul fondo marino. Con il deposito delle masse gelatinose e il perdurare delle alte temperature, si sono verificati fenomeni di anossia – ovvero carenza di ossigeno – che hanno soffocato gli organismi bentonici, in particolare i molluschi bivalvi. “Non si è trattato solo di un problema operativo per i pescatori – evidenzia l’assessore – ma di un collasso dell’ecosistema marino in intere aree di pesca”.
I dati sono drammatici: in numerosi areali della costa veneta si è registrata una moria tra il 90% e il 100% delle popolazioni di molluschi bivalvi, in particolare della vongola di mare e dei fasolari. La situazione ha portato, nell’ottobre 2024, all’adozione di ordinanze da parte delle Capitanerie di Porto di Venezia e Chioggia che hanno vietato “fino a revoca” la pesca con draga idraulica, determinando la sospensione totale delle attività. Le conseguenze economiche sono state pesantissime: 102 imprese dedite alla pesca della vongola di mare risultano da un anno e mezzo completamente ferme, con produzioni azzerate e totale assenza di reddito. Nel corso del 2025, di fatto, la produzione di vongole e bivalvi nei compartimenti marittimi del Veneto è stata pari a zero.
La gravità della situazione è stata riconosciuta anche a livello nazionale: con decreto del 12 marzo 2025 il Ministero dell’Agricoltura ha dichiarato l’eccezionalità dell’evento, qualificandolo come calamità naturale. La Regione ha quindi attivato le procedure per consentire alle imprese di accedere al Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell’acquacoltura. “Il riconoscimento della calamità è un passaggio fondamentale – spiega Bond – ma ora servono risorse adeguate e tempi rapidi per sostenere le imprese. Il Tavolo di oggi serve proprio a questo: individuare risorse per i nostri operatori andando oltre l’emergenza”.
Nel corso dell’incontro, l’assessore ha inoltre posto con forza il tema del coinvolgimento europeo: “Abbiamo chiesto una collaborazione a livello UE e parlamentare. Altre risorse possono arrivare dal Regolamento (UE) 2024/1991, noto come Nature Restoration Law ed entrato in vigore il 18 agosto 2024, che impone obiettivi giuridicamente vincolanti per il ripristino degli ecosistemi degradati su terra e mare. Nel contempo dobbiamo creare una diversificazione produttiva a livello di acquacoltura: ci sono progetti UE che hanno accesso diretto a risorse, anche per sperimentazioni innovative, che dobbiamo intercettare. Sappiamo che l’Ue sta riducendo le risorse per la pesca fino al 60% e che i fondi Feampa andranno progressivamente a ridursi già dal 2028, a favore dei fondi di coesione a disposizione dei singoli Stati. Proprio per questo è fondamentale muoversi ora, con una strategia chiara e condivisa”.
Fonte: servizio stampa Regione Veneto/Assessorato all'Agricoltura e alla Pesca