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Crisi idrica in Veneto, Anbi chiama, la Regione risponde

“I danni all’agricoltura, così come la sofferenza degli invasi in quota, sono facce della stessa medaglia; la crisi idrica non risparmia nessuno e si manifesta in base alle specificità di ciascun territorio. Il grido di allarme che giunge dalla pianura è lo stesso che viene dalle montagne e dai territori costieri: ci impone di andare oltre l’approccio di emergenza e di intervenire dal punto di vista infrastrutturale, senza contrapposizioni di alcun genere” . Ad affermarlo è Alex Vantini, presidente di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce gli 11 Consorzi di bonifica regionali.

“Da anni, insistiamo nel dotare il Veneto di nuovi invasi per riscoprire la capacità del territorio regionale di dare spazio all’acqua, per la sicurezza idraulica, l’ambiente e l’agricoltura. Attualmente – continua il presidente di AnbiVeneto – il nostro territorio è in grado di trattenere solo una piccola parte dell’acqua piovana. Il Piano Invasi che i Consorzi di bonifica e il comparto agricolo propongono, insieme alla riconversione verso tecniche irrigue più efficienti, rappresenta la strada maestra per adattare il territorio al clima che cambia. Il percorso è chiaro – conclude Vantini –, auspichiamo che nelle leggi di bilancio, sia a livello regionale sia a livello nazionale, si possa trovare lo spazio finanziario necessario per sostenerla; altrimenti, alla prossima siccità, parleremo ancora di emergenza, guerre dell’acqua e contrapposizioni che non permetteranno di far fronte al problema in maniera adeguata”.

“L’emergenza siccità denunciata da Anbi Veneto è reale, e sulle necessità e sulle priorità indicate dai Consorzi di bonifica mi trovo pienamente d’accordo”, afferma di rimando l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond. Che continua: “Assieme al presidente Alberto Stefani stiamo lavorando per mettere sul tavolo un investimento da 30 milioni di euro per affrontare questa emergenza e rafforzare la capacità del Veneto di gestire la risorsa idrica. E’ inoltre in arrivo un Programma Speciale della UE per le infrastrutture legate alla siccità. Ma nell’immediato, dobbiamo cambiare il nostro modo di gestire l’acqua. Se oggi affrontiamo una crisi idrica ogni due o tre anni, non possiamo più ragionare come se l’emergenza fosse un’eccezione: dobbiamo comportarci come se fossimo sempre chiamati a prevenire la prossima. Questo significa ottimizzare la risorsa quando è disponibile, governarla in modo dinamico e spingere al massimo l’efficienza delle derivazioni e degli utilizzi, 12 mesi all’anno. E’ un cambio di mentalità che deve riguardare anche la montagna, dove la disponibilità d’acqua è sempre più una questione strategica. Per fare questo, però, dobbiamo partire dai dati: dobbiamo avere un quadro pubblico, aggiornato e trasparente di tutte le derivazioni e degli effettivi utilizzi della risorsa. Solo conoscendo esattamente quanta acqua abbiamo, dove viene prelevata e come viene utilizzata possiamo costruire un vero Piano di gestione della siccità, capace di programmare oggi quello che ci servirà domani. Non possiamo più limitarci a rincorrere l’emergenza: dobbiamo governarla prima che arrivi”.

“Oggi ci troviamo di fronte a una combinazione di fattori che ci impone di cambiare approccio – spiega ancora Bond.- E’ cambiata innanzitutto l’agricoltura: lavoriamo sempre più sulla qualità delle produzioni e questo significa che l’acqua serve per periodi più lunghi rispetto a quelli previsti storicamente dai sistemi concessori. Nel frattempo il clima ci presenta ormai con una frequenza impressionante crisi idriche, una ogni due o tre anni. E, giustamente, è cambiata anche la nostra sensibilità ambientale: non possiamo pensare di svuotare i laghi di montagna e lasciare i fiumi senz’acqua per garantire le esigenze irrigue della pianura. Di fronte a questo scenario non esiste una sola soluzione. Dobbiamo agire sul risparmio della risorsa, incentivando e diffondendo sistemi irrigui sempre più efficienti e contemporaneamente sulla capacità di accumulo, aumentando i volumi disponibili attraverso nuovi invasi e, soprattutto, ottimizzando quelli che già abbiamo”. Su questo punto Bond rassicura direttamente Anbi: “I Consorzi sanno che la Regione non è rimasta ferma. Abbiamo già numerosi progetti, elaborati insieme agli stessi Consorzi di bonifica, che sono stati inseriti nel Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (Pniissi). Si tratta di interventi che sono stati ritenuti ammissibili e che ora attendono il finanziamento da parte del Governo. E’ questa una delle strade che dobbiamo percorrere con maggiore determinazione”.

Per quanto riguarda la montagna, l’assessore invita però a guardare anche oltre la semplice realizzazione di nuovi laghetti: “Creare nuovi bacini artificiali in quota può essere una possibilità, ma non sempre è la risposta più rapida. Sono opere che richiedono tempi autorizzativi importanti e che devono confrontarsi anche con i pareri della Soprintendenza, come dimostrano le difficoltà incontrate in territori vicini al Veneto. Nei nostri progetti, invece, puntiamo sull’ottimizzazione degli invasi esistenti in montagna, per aumentarne i volumi disponibili e riuscire a distribuire la risorsa verso la pianura senza dover svuotare i laghi proprio nel pieno della stagione irrigua e, contemporaneamente, di quella turistica della montagna”.

Ma per Bond gli investimenti infrastrutturali devono essere accompagnati nell’immediato da una nuova modalità di gestione dell’acqua. “Ai Consorzi dico: sì, servono risorse e dobbiamo investire, ma nel frattempo dobbiamo anche imparare a governare in maniera sempre più dinamica l’acqua che abbiamo, evitando che la scarsità produca squilibri e disparità tra territori. L’esperienza della gestione dell’Adige di questa estate dimostra che, attraverso una programmazione attenta e condivisa, è possibile affrontare con efficienza anche una stagione delicata. La strategia deve essere quindi doppia: nel breve periodo, gestire in maniera dinamica e intelligente l’acqua che c’è; nel lungo periodo, investire per avere più acqua da accumulare e distribuire. E’ su questo equilibrio che dobbiamo costruire la sicurezza idrica del Veneto dei prossimi anni”, conclude Bond.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto/Regione Veneto

Made in Malga 2026, gli eventi organizzati dal Consorzio di tutela Asiago Dop

Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago dà appuntamento alla quattordicesima edizione di Made in Malga (4-6 e 11-13 settembre) con una serie di eventi, degustazioni e incontri che offriranno numerose occasioni per conoscere da vicino caseifici e malghe venete e trentine produttori di Asiago Dop Prodotto della Montagna, che nasce esclusivamente sopra i 600 metri di altitudine. Di seguito, i vari eventi organizzati dal Consorzio.

Le masterclass, hotel Paradiso, via Monte Val Bella 33

Sabato 5 settembre, ore 11:00 Asiago Dop & Sicilia Doc: un dialogo tra territori e culture del gusto. Due eccellenze italiane profondamente legate ai rispettivi territori di origine si incontrano in una degustazione guidata che mette a confronto affinità e contrasti. Un percorso sensoriale per scoprire come ambiente, tradizioni e sapere umano contribuiscano a definire identità, carattere e qualità dei prodotti.

Sabato 12 settembre, ore 11:00 l’Asiago Dop incontra i vini di montagna del Trentino. Un percorso dedicato al valore dell’altitudine, della biodiversità e del tempo. Guidati da un Maestro Assaggiatore del Consorzio Tutela Formaggio Asiago e da un Sommelier Ais Trentino, i partecipanti esploreranno gli equilibri tra sapidità, freschezza, struttura e aromi attraverso l’incontro tra Asiago DOP e vini di montagna.

Asiago Experience: la biodiversità sensoriale dell’Asiago Dop

In programma nella sede dell’Unione Montana Spettabile Reggenza dei Sette Comuni (viale Stazione 1), lo spazio promosso dal Consorzio con incontri dedicati alla scoperta della preziosa produzione di montagna. L’edizione 2026 è dedicata alla biodiversità sensoriale, con una serie di appuntamenti in cui le diverse sfumature dell’Asiago Dop raccontano le essenze del territorio. Gli incontri accompagneranno il pubblico alla scoperta di come degustare il formaggio Asiago e abbinarlo a vino e miele, per riconoscere le caratteristiche delle diverse stagionature e comprendere il valore di una produzione profondamente legata all’ambiente di montagna (ogni appuntamento avrà una durata di 40 minuti). La partecipazione è gratuita, su prenotazione e fino a esaurimento dei posti disponibili sul profilo Eventbrite del Consorzio di Tutela Asiago Experience

Asiago Dop a tavola

Nel corso di Made in Malga il formaggio Asiago potrà essere gustato anche all’Asiago Bistrot, curato dallo chef Massimo Spallino del ristorante hotel Vecchia Stazione Canove di Roana, e nei ristoranti e agriturismi dell’Altopiano aderenti all’iniziativa. I locali proporranno uno speciale menù con l’Asiago Dop protagonista, attraverso taglieri, degustazioni e interpretazioni gourmet pensate per valorizzarne le diverse caratteristiche. Informazioni sull’evento: https://www.madeinmalga.it/ –

Made in Malga 2026, il conto alla rovescia è iniziato: dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre, al via ad Asiago (Vicenza) tra formaggi di malga, rarità casearie e degustazioni da tutta Europa

Da venerdì 4 al 6 settembre, e poi di nuovo dall’11 al 13, con Made in Malga il centro di Asiago (Vicenza) si trasforma in una grande mostra mercato a cielo aperto, dove i formaggi di malga e di montagna tornano protagonisti per due fine settimana. Attorno ai banchi dei produttori si sviluppa un programma che dal mattino alla sera intreccia degustazioni, cucina, incontri, laboratori e musica.

Il cuore dell’evento resta la mostra, allestita lungo le vie del centro storico. Qui, uno accanto all’altro, si incontrano i casari arrivati da tutto l’arco alpino e dalle montagne di tutta Italia, con produzioni che raccontano altrettanti territori: l’Asiago DOP Prodotto della Montagna, il Bitto e il Formai de Mut delle valli bergamasche, il Castelmagno e i formaggi piemontesi, la Fontina, fino a rarità che di rado si trovano tutte nello stesso luogo: lo Strachitunt orobico, il Casizolu e il Fiore Sardo della Sardegna, il Parmigiano Reggiano prodotto di montagna, il Caciocavallo della Basilicata, il Pecorino di Forenza. Formaggi che nascono in quota, spesso in poche forme l’anno, e che qui si possono assaggiare e acquistare direttamente da chi li produce.

Sono le masterclass a portare in tavola le rarità più difficili da incontrare. Sono dodici, distribuite nei due weekend e ciascuna è un percorso di circa un’ora costruito attorno a un territorio e a un abbinamento. Si va dalla verticale di Formai de Mut dell’Alta Val Brembana d’alpeggio, curata dalla Latteria di Branzi, ai formaggi francesi di montagna; dall’incontro tra l’Asiago DOP e i vini di quota del Trentino e della Sicilia, ai bleu d’alta quota d’Europa, dove gli erborinati francesi e spagnoli si confrontano con il giovane Jersey Blue. Tre appuntamenti sono dedicati ai formaggi finalisti dell’Italian Cheese Awards, il premio nazionale ai formaggi a latte cento per cento italiano, e uno ai formaggi del Caseificio Pennar Asiago.

L’appuntamento più insolito porta però lontano dall’arco alpino. Si intitola “Turchia a quota 2000 metri” ed è dedicato ai formaggi di Kars, nell’Anatolia nord-orientale. A raccontarli sarà İlhan Koçulu, custode della tradizione casearia del villaggio di Boğatepe e fondatore del primo museo del formaggio della Turchia. È una storia che ha radici europee: alla fine dell’Ottocento, sugli altipiani di Kars, alcuni maestri casari svizzeri e le comunità dei Malakan diedero vita a un formaggio ispirato al Gruyère, il Gravyer, ancora oggi tra i più pregiati del Paese. In degustazione, accanto al Gravyer, arriveranno il kaşar stagionato e il tulum, il formaggio maturato nella pelle di pecora: sapori che in Italia si incontrano di rado e che, per una volta, si potranno assaggiare ad Asiago.

Ma Made in Malga non è soltanto formaggio. Nei giardini di piazza Carli torna il Mountain Beer Festival, 6^ edizione, con le birre artigianali di montagna e gli incontri con i mastri birrai, mentre l’Osteria di Montagna offre la sosta giusta per una pausa con i piatti della tradizione d’alta quota, dal tagliere di Asiago DOP nelle sue stagionature agli gnocchi con le patate di Rotzo, dallo stinco con polenta alle lasagne ai finferli. Nella Sala della Reggenza, l’Asiago Experience accompagna i visitatori alla scoperta delle essenze e dei profumi che il territorio trasferisce al suo formaggio; poco distante, i laboratori dell’artigianomostrano dal vivo i mestieri della montagna, dalla lavorazione del legno agli antichi saperi manuali.

Al programma si aggiungono i momenti di approfondimento, come il convegno promosso da ARA Veneto sul formaggio e il seminario a cura di BVR Banca Veneto Centrale, a ricordare che dietro il prodotto ci sono un’economia e una comunità. E quando cala la sera, l’evento si trasforma in festa: l’aperitivo musicale in piazza Carli accompagna il tramonto con la musica dal vivo, tra un calice e l’ultima fetta di formaggio della giornata.

L’ingresso alla mostra mercato e a tutti gli eventi pubblici è libero. Le masterclass sono a pagamento e a posti limitati: il programma completo e le prenotazioni sono disponibili su madeinmalga.it. La manifestazione si svolge con il patrocinio del Comune di Asiago; main partner è il Consorzio Tutela Formaggio Asiago DOP.

Fonte: servizio stampa Made in Malga

Monselice (Padova): Un banchetto medievale inaugura la storica Giostra della Rocca (11-20 settembre 2026)

Venerdì 28 agosto scorso è stata presenta nell’Airone Shopping Center di Monselice (Padova) la 41a edizione della Giostra della Rocca, la manifestazione simbolo della città che dall’11 al 20 settembre trasformerà la cittadina in un grande palcoscenico medievale. Come da tre anni a questa parte, a inaugurare l’evento sarà un banchetto medievale allestito di sera (ore 20) in piazza Mazzini, una cena-spettacolo che, grazie un menù a tema, riporterà indietro nel tempo i partecipanti. La manifestazione culminerà domenica 20 settembre con il corteo storico più grande d’Italia (oltre 2500 figuranti), e la gara della Quintana al campo giochi di via Piave.

Dichiarazioni. “La manifestazione regina della città di Monselice è più in forma che mai. Ringrazio per il grande lavoro i tanti volontari di tutte le frazioni che si dedicano con passione per il miglior risultato di questo evento che attrae molti cittadini da altri comuni, province e regioni”, ha detto il sindaco di Monselice, Ennio Franco. “Vogliamo che la nostra Giostra cresca sempre più e possa diventare una delle manifestazioni più belle della nostra regione”, ha ribadito la presidente della manifestazione Paola Signoretto. A questo proposito, il Consigliere regionale Giorgia Bedin, ha aggiunto: “La Giostra ha costruito nel tempo relazioni importanti con Jesi (Ancona), Enna e Altamura (Bari), altre città, come Monselice, in cui la figura di Federico II ha lasciato una traccia importante. Per questo la regione Veneto sostiene e patrocina questo evento”.

Fonte: servizio stampa Giostra della Rocca

West Nile in Veneto: la sorveglianza integrata rileva una circolazione virale superiore al 2025

La sorveglianza entomologica condotta dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) indica per il 2026 una circolazione del virus West Nile (WNV) superiore a quella registrata nel 2025 e negli anni precedenti, con un tasso di positività dei pool pari al 4% in Veneto e allo 0,5% in Friuli Venezia Giulia. Si tratta di un dato che viene monitorato in modo continuativo da anni: individuare precocemente la circolazione virale è esattamente l’obiettivo del sistema di sorveglianza.

I dati della sorveglianza entomologica e veterinaria. Secondo i dati del Laboratorio di entomologia sanitaria – SCS3 Ecosistemi, nelle due regioni i pool positivi sono 73 (71 in Veneto, 2 in Friuli Venezia Giulia) su 2.131 analizzati, corrispondenti a circa 168 mila zanzare catturate. I siti positivi sono 46 su 86 trappole installate (41/57 in Veneto, 5/29 in FVG). Le province interessate sono Venezia (9), Rovigo (8), Verona (8), Padova (7), Vicenza (5), Treviso (4), Udine (4) e Pordenone (1).

Sul fronte veterinario, in Veneto sono risultati positivi 33 uccelli selvatici nelle province di Verona, Padova, Venezia, Treviso e Vicenza, e 5 equidi (famiglia a cui appartengono cavalli e asini) con positività sierologica nelle province di Padova, Verona e Vicenza. Anche queste rilevazioni rientrano nel normale funzionamento del piano di sorveglianza e concorrono ad attivare le misure di prevenzione a tutela della popolazione.

“Rispetto al 2025 le zanzare positive al virus West Nile sono in aumento – dichiara Fabrizio Montarsi, biologo entomologo responsabile del Laboratorio di entomologia sanitaria dell’IZSVe. Le temperature elevate di questa estate e il prolungamento della stagione calda favoriscono sia la proliferazione dei vettori sia la circolazione virale. A questo si aggiunge un fattore ecologico: la nostra pianura è ricca di zone umide, ma le condizioni di siccità prolungata concentrano le poche riserve d’acqua disponibili, che diventano punti di aggregazione fra uccelli selvatici e zanzare (simpatria), con conseguente amplificazione del virus fra serbatoio animale e vettore. La fase di massima circolazione è attesa, come ogni anno, fino ai primi di settembre, con un andamento che dipenderà in larga misura dalle temperature”.

Come funziona la sorveglianza integrata ‘One Health’. In Italia è attivo un Piano nazionale di sorveglianza per la West Nile che integra il monitoraggio di insetti vettori, uomo, uccelli ed equidi secondo un approccio One Health. L’obiettivo è individuare precocemente la circolazione del virus nei vettori e nell’avifauna, in modo da attivare per tempo le azioni di mitigazione del rischio di trasmissione all’uomo, fra cui il controllo sistematico dei donatori di sangue e dei donatori di organi. Alla prima zanzara o al primo esemplare di avifauna positivo, lo screening per le attività trasfusionali e di trapianto viene attivato immediatamente: è la ragione per cui la sicurezza trasfusionale resta garantita anche nelle stagioni di maggiore circolazione.

Che cosa significano i numeri sui casi umani. Nella grande maggioranza dei casi l’infezione da WNV nell’uomo decorre senza sintomi: si stima che circa l’80% delle persone infette non sviluppi alcuna manifestazione clinica, che una quota minore presenti una sindrome simil-influenzale e che meno dell’1% sviluppi la forma neuro-invasiva. Il rischio di forme gravi si concentra nelle persone anziane, con patologie croniche o con ridotte difese immunitarie. Secondo l’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità (20 agosto 2026), in Italia i casi confermati nell’uomo sono 312, di cui circa la metà in forma neuro-invasiva, con 13 decessi notificati. Le Regioni interessate sono 12: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sardegna. La quota elevata di forme neuro-invasive fra i casi confermati riflette il fatto che la sorveglianza intercetta soprattutto i quadri clinici più gravi, e non la reale distribuzione dell’infezione nella popolazione. Nel confronto europeo pubblicato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC, 21 agosto), l’Italia riporta il numero più alto di casi, davanti a Grecia (157), Spagna (63), Macedonia del Nord (37), Romania (28) e Francia (17). Il dato italiano risente anche dell’ampiezza del sistema di sorveglianza nazionale, fra i più capillari in Europa, che aumenta la capacità di individuazione dei casi rispetto a Paesi con sistemi meno estesi. In occasione della Giornata mondiale delle zanzare del 20 agosto, l’ECDC ha ricordato che il WNV continua a interessare nuove aree del continente e che le specie di zanzare invasive si stanno stabilizzando in più Paesi europei, indicando nel rafforzamento delle capacità di controllo dei vettori la principale linea di intervento.

West Nile e altri virus trasmessi da zanzare. La West Nile è un’infezione virale trasmessa dalla zanzara comune (genere Culex). È bene ricordare che il virus non si trasmette da persona a persona, ma soltanto attraverso la puntura di una zanzara infetta. La zanzara si infetta pungendo uccelli infetti e può veicolare il patogeno a ospiti accidentali come il cavallo e l’uomo. Molte specie di uccelli domestici e selvatici fungono da serbatoio: l’infezione si mantiene e si amplifica nell’ambiente attraverso il ciclo zanzara-uccello-zanzara. Altri virus come dengue e chikungunya sono trasmessi dalla zanzara tigre (genere Aedes) e circolano soprattutto in aree tropicali e subtropicali. Una volta introdotti attraverso i flussi di viaggiatori possono essere acquisiti dalla zanzara tigre presente sul nostro territorio (Aedes albopictus), con possibilità di trasmissione autoctona. I casi di dengue (15) e chikungunya (5) finora registrati in Veneto sono tutti di importazione, associati a persone di rientro da viaggi all’estero.

Le misure di protezione individuale. Non sono previste limitazioni alle normali attività quotidiane. Accanto ai sistemi di prevenzione di sanità pubblica, la misura più efficace per ridurre il rischio resta l’adozione di semplici comportamenti individuali, in particolare da parte delle persone anziane o con patologie croniche: usare repellenti cutanei, soprattutto all’alba e al tramonto, quando le zanzare Culex sono più attive; indossare abiti coprenti di colore chiaro nelle ore serali; utilizzare zanzariere alle finestre; evitare ristagni d’acqua in vasi, sottovasi e contenitori esterni; impiegare prodotti larvicidi in tombini e pozzetti.

Fonte: servizio stampa ISVe

6 settembre, Wigwam celebra 55 anni di impegno per l’ambiente: appuntamento a Malga Mariech (Treviso)

Domenica 6 settembre 2026, a Malga Mariech sul Monte Cesen, in provincia di Treviso, Wigwam celebra il 55° anniversario del primo Campo Rimboschimento, che si svolse nel 1971. Sarà una giornata per ricordare l’esperienza che coinvolse oltre cinquanta giovani e che trasformò il lavoro nei boschi in un’occasione di educazione alla responsabilità, alla collaborazione e alla tutela dell’ambiente.

Da quella prima esperienza è cresciuta una rete oggi presente in tutta Italia e in altri venti Paesi, riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente come Associazione Nazionale di Protezione Ambientale. Ma soprattutto è nata una comunità di persone che hanno portato quei valori nelle professioni, nei progetti e nell’impegno quotidiano per una società più equa, solidale e sostenibile. Il 6 settembre sarà quindi non solo una celebrazione del passato, ma un momento per condividere i risultati raggiunti, presentare nuovi progetti e guardare insieme al futuro.

Ci si ritroverà nel luogo simbolico dove sono state piantate foreste e sono germogliate coscienze, con una vista straordinaria dalle Dolomiti al Monte Grappa, dal Piave alla Laguna Veneta e a Venezia. Il programma prevede momenti di incontro e convivialità e, nel pomeriggio, una piccola escursione sui luoghi del primo Campo e delle foreste cresciute nel tempo. Per partecipare al pranzo conviviale in malga è necessaria la prenotazione: i posti sono limitati; ai partecipanti sarà inoltre consegnato un gadget dedicato al 55° anniversario. Per l’escursione si raccomandano scarpe adatte alla montagna e pantaloni lunghi.

Wigwam aspetta gli interessati a Malga Mariech per celebrare insieme 55 anni di storia e continuare, con lo stesso spirito di allora, a costruire nuove esperienze e nuove prospettive. Info e adesioni: direzione@wigwam.it WhastApp +39 333 3938555

Fonte: servizio stampa Wigwam

Lavori in corso per l’Atlante dei mammiferi del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi

Realizzare il primo Atlante dei mammiferi del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi: è questo l'obiettivo del progetto triennale nato dalla convenzione tra il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e il Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica (DAIS) dell'Università Ca' Foscari Venezia, con la collaborazione del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue di Fondazione Musei Civici di Venezia.

Avviato nel febbraio 2025, il progetto di mappatura si sviluppa in tre fasi: il recupero e l'analisi delle informazioni già disponibili sulla teriofauna del Parco, cioè tutte le specie di mammiferi che popolano l’area geografica protetta; la raccolta di nuovi dati sul campo; la realizzazione di testi, cartografie e schede che confluiranno nella pubblicazione dell'Atlante. Uno strumento scientifico, destinato a diventare un punto di riferimento per gli specialisti, ma anche divulgativoper diffondere la conoscenza e la consapevolezza sulla tutela della biodiversità dell'area protetta, dedicato a cittadini, escursionisti, curiosi e appassionati, protagonisti attivi coinvolti nella realizzazione del progetto.

Le attività di ricerca e monitoraggio - dichiara il Commissario del Parco Ennio Vigne - sono tra le più rilevanti dell'area protetta, perché la conservazione del patrimonio naturale che ci è affidato è tanto più efficace quanto più precise e dettagliate sono le nostre conoscenze. È quindi motivo di grande soddisfazione - ha proseguito il Commissario - dare avvio al progetto "Atlante dei mammiferi del Parco", che ci permetterà di ordinare in un quadro organico le conoscenze fin qui acquisite su una componente fondamentale della fauna del Parco, approfondire lo studio di specie meno indagate negli anni scorsi e divulgare, presso un ampio pubblico, informazioni aggiornate e scientificamente rigorose. Desidero per questo ringraziare l'Università Ca' Foscari di Venezia e il Museo di Storia Naturale di Venezia, le due prestigiose istituzioni che ci affiancano nella realizzazione di questo nuovo progetto, che prosegue una lunga e consolidata tradizione di stretta e proficua collaborazione tra il Parco e il mondo universitario e museale."

I mammiferi sono bioindicatori fondamentali per comprendere la salute e i cambiamenti dell'ambiente. Nel Parco alcune specie, come cervi, caprioli, camosci e lupi, sono già oggetto di monitoraggi consolidati, mentre per altre, come i piccoli e medi mammiferi, le conoscenze sono ancora limitate. Questo progetto consentirà di colmare importanti lacune, offrendo un quadro molto più completo delle specie presenti grazie alla collaborazione con l'Università Ca' Foscari e il Museo di Storia Naturale. La seconda fase operativa, successiva alla raccolta e all’organizzazione dei dati pregressi, svolta tra febbraio e settembre 2025, prevede un’intensa attività di monitoraggio che proseguirà fino al 2027 e sarà dedicata ai gruppi di mammiferi poco indagati e sui quali sono disponibili meno dati. Le campagne interesseranno i mustelidi (donnole, puzzole, martore, ecc.), i felidi, con particolare attenzione al gatto selvatico e al monitoraggio dell'ibridazione (incroci con il gatto domestico) e micromammiferi (toporagni, topi selvatici, arvicole, ghiri, ecc.).

Per raccogliere le informazioni su queste specie saranno utilizzate diverse tecniche di monitoraggio. Lo strumento base sarà rappresentato dalle fototrappole che verranno collocate in ambiente anche all’interno di speciali scatole, denominate “mostela box”, tecnica nata in Olanda e usata anche nelle Alpi occidentali. Questi dispositivi sfruttano l’abitudine dei piccoli mustelidi, come donnola e ermellino, di cercare le loro prede in tunnel e anfratti del terreno. Entrando all’interno della “mostela”, questi animali particolarmente veloci ed elusivi sono inoltre costretti a rallentare e questo permette di ottenere un maggior numero di “catture fotografiche”. A questa tecnica si affiancheranno anche la raccolta di pelo con specifiche trappole  per l’analisi di materiale genetico  e campagne di cattura temporanea di micromammiferi.

Una componente poco studiata all'interno del Parco - spiega il prof. Stefano Malavasi, Università Ca’ Foscari di Venezia, supervisore scientifico del progetto - è quella dei piccoli mammiferi, come topi selvatici e arvicole, che analizziamo attraverso campionamenti specifici con trappole temporanee, predisposte per garantire il benessere degli animali. Dopo l'identificazione della specie e il rilievo dei principali dati biometrici, gli esemplari vengono immediatamente rilasciati. Queste informazioni sono fondamentali per comprendere quali sono le specie presenti nel parco e la loro distribuzione nel territorio.Fondamentale anche il contributo del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue che ha fornito le competenze specialistiche nella ricerca sui mammiferi e nella progettazione di atlanti faunistici.

Il coinvolgimento del Museo nasce dall'esperienza maturata nella realizzazione di numerosi atlanti faunistici e nello studio dei micromammiferi - chiarisce Mauro Bon, responsabile ricerca e divulgazione scientifica del Museo -  attività che i nostri specialisti portano avanti da trent'anni. Conoscere la distribuzione delle specie è il primo passo per proteggerle e per gestire in modo efficace il patrimonio naturale. Allo stesso tempo, divulgazione e comunicazione al pubblico non specialistico, una delle principali missioni dei musei di storia naturale, contribuisce a creare consapevolezza e attenzione sul rispetto dell’ambiente, della fauna e sul delicato equilibrio tra natura e attività umane. Uno degli aspetti più innovativi del progetto è il forte coinvolgimento della comunità attraverso attività di Citizen Science. Accanto alla collaborazione dei Carabinieri Forestali e dei collaboratori del Parco, prende il via la campagna "Adotta una fototrappola", che permetterà attraverso il coinvolgimento delle Associazioni locali di partecipare direttamente al monitoraggio della fauna. I partecipanti saranno formati dal personale del progetto per imparare a installare e controllare le fototrappole, utilizzare correttamente le attrezzature e operare nel rispetto della normativa sulla privacy. Anche questi dati contribuiranno ad arricchire il futuro Atlante dei mammiferi del Parco. Attraverso incontri periodici saranno inoltre condivisi i risultati delle attività di monitoraggio e realizzate fotografie e schede descrittive delle specie che entreranno a far parte del volume finale. Con "Adotta una fototrappola", il progetto apre la ricerca scientifica alla partecipazione attiva del territorio, trasformando cittadini, studenti ed escursionisti in protagonisti della conoscenza e della tutela della biodiversità delle Dolomiti Bellunesi.

Fonte: servizio stampa Fondazione Musei civici di Venezia


Piante officinali e alimurgiche protagoniste della nuova edizione di Smaq Veneto-Strategie di marketing per l’agroalimentare di qualità. Selezione dei partecipanti (aziende e “ambasciatori digitali”) rispettivamente entro il 31 agosto e 30 settembre 2026

Fondazione Cariparo e Fondazione Cariverona promuovono congiuntamente nei territori di Belluno, Padova, Rovigo, Verona e Vicenza il programma Smaq Veneto–Strategie di marketing per l’agroalimentare di qualità. Si tratta di un progetto che nasce dall’esperienza dell’Associazione Filiera Futura - associazione che vede riuniti 25 soci, tra fondazioni di origine bancaria, atenei ed enti di categoria - pensato per sostenere la competitività delle imprese del settore agroalimentare locale della filiera delle piante officinali e alimurgiche (quest'ultime sono le erbe che crescono spontaneamente e sono adatti al consumo umano). Queste tipologie di piante, infatti, rispondono alle aspettative di un mercato sempre più orientato verso ingredienti naturali e prodotti biologici. Una tendenza sostenuta dalla crescente attenzione dei consumatori alla salute, al benessere e alla sostenibilità, che porta a privilegiare prodotti di qualità ottenuti nel rispetto dell’ambiente.

Le aziende potranno accrescere le competenze digitali grazie a mirate attività di formazione, e saranno poi affiancate dal Project Manager e dai Digital Ambassador (Ambasciatori digitali), professionisti con elevate potenzialità e competenze nell’ambito dell’innovazione digitale. Due gli “inviti all'azione” (call to action) per selezionare le aziende e i Digital Ambassador che parteciperanno al progetto. La prima call è dedicata alle aziende agricole già operanti in questo mercato e a quelle con un potenziale innovativo operanti in altri settori di produzione, ma che potrebbero trarre vantaggio a intraprendere queste colture. La seconda call è rivolta ai Digital Ambassador, figure che affiancheranno le aziende portandole a familiarizzare con strumenti e soluzioni digitali.
 
Come partecipare. La call to action per la selezione dei Digital Ambassador dsarà aperta fino al 31 agosto 2026 alle ore 13.00, quella per le Aziende sarà aperta fino al 30 settembre 2026 alle ore 13.00. Ulteriori info: https://fondazionecariparo.it/iniziative/progetto-smaq-veneto-2026/

Fonte testo e foto: servizio stampa Fondazione Cariparo



Trentino. 28-30 agosto: porte aperte al vivaio del Parco delle terme di Levico in occasione di “Dalie, trame di petali”

Dal 29 al 30 agosto p.v., dalle ore 10 alle ore 18, il Parco delle terme di Levico (Trento) apre le porte del suo vivaio per un fine settimana dedicato alla fioritura delle dalie: oltre 150 varietà in pieno splendore, tutte da ammirare! Un’occasione unica per scoprire i mille colori e le diverse forme di questo fiore amatissimo, con tanti consigli utili per coltivarlo nei propri giardini e orti (entrata libera).

La dalia è il fiore nazionale del Messico, dove cresce spontaneamente in natura e veniva già coltivata dalle civiltà precolombiane, come gli Aztechi, che la usavano anche a scopo alimentare e medicinale. Il nome "Dahlia" fu dato in onore del botanico svedese Anders Dahl, allievo di Linneo.
Il genere Dahlia comprende circa 42 specie originarie prevalentemente degli altopiani del Messico e del Centro America, da cui derivano oltre 20.000 cultivar selezionate a scopo ornamentale. Oggi esistono dalie di ogni tipo: a palla, a cactus, a collare, semplici o doppie, e possono avere altezze che vanno da 30 fino 200 centimetri.

All’interno del parco saranno inoltre visitabili due mostre, sempre a ingresso libero: la prima, “Il mondo delle orchidee”, è una mostra permanente che va ad arricchire la serra del parco, e ha l'obiettivo di far conoscere meglio questa pianta, che raggruppa 28.000 specie botaniche (orario d’apertura: 10.00-13.00/13.30-18.30); la seconda, che si intitola “Spazi cólti: i giardini nella storia d’Occidente”, ed è allestita in Villa Paradiso, offre una visione dell'evoluzione dei diversi stili di giardini all'interno di un contesto europeo seguendo le diverse epoche storiche: dall'antichità al Medioevo, dall'Umanesimo all'Ottocento e fino alla contemporaneità. (orario d’apertura: 10.00-13.00/ 13.30-18.30).

Fonte testo e foto (Sova): servizio per il sostegno occupazionale e la valorizzazione ambientale Parco delle Terme di Levico

Esiste davvero l’over tourism in Cansiglio?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Toio de Savorgnani e Michele Boato (Ecoistituto Veneto A. Langer), entrambi Premio Argav rispettivamente nel 2016 e nel 2019, Lara Negro e Giancarlo Gazzola (Mountain Wilderness Veneto), il testo seguente. 

13 agosto 2026. Al problema dell’affollamento domenicale in Cansiglio è stato dedicato un notevole spazio sulla stampa locale in occasione di domeniche molto calde in pianura e la ricerca di un po’ di sollievo in Cansiglio e si è parlato di overtourism come fosse il principale problema dell’altopiano, paragonandolo a quanto avviene  alle Tre Cime di Lavaredo o al Lago di Braies o altre località dolomitiche famose molto frequentate dai turisti nei mesi estivi  o anche invernali.

Ma  la prima domanda a cui dare risposta è se davvero esiste l’overtourism in Cansiglio? Noi riteniamo che la definizione di overtourism per il Cansiglio non sia corretta, siamo  a numeri del tutto diversi dal lago di Braies, anche 7000 presenze al giorno per intere settimane, poi ridotti a 4.500, stesso numero alle Tre Cime di Lavaredo con circa 300.000 auto all’anno nel grande parcheggio. La Val Gardena ha circa 10.000 abitanti ma i turisti in un anno possono superare gli 800.000.

Niente di tutto questo succede in Cansiglio e ci chiediamo se chi ha parlato di domeniche estive con 10.000 turisti possa dirlo in base a rilievi fatti, oppure è solo una cifra presunta e diffusa per creare allarme e voler arrivare a qualche risultato a tutti i costi e velocemente.

Gli operatori turistici del Cansiglio possono contare su meno di 15 domeniche all’anno, soprattutto quando in estate la pianura diventa bollente e in molti cercano un po’ di sollievo in quota. Anche quest’anno la gara automobilistica, la Vittorio Veneto-Cansiglio, ha bloccato la strada  per due giorni e mezzo, in alcuni anni le iniziative sportive che hanno annullato o ridotto l’accesso a Cansiglio sono state anche 3 o più. Poi durante le settimane anche estive, tranne che per qualche settimana attorno a Ferragosto, i turisti  in Cansiglio sono ridotti a numeri  più che accettabili.

I sindaci dell’area veneta parlano di numeri insostenibili e della necessità di mettere un biglietto di accesso, ma molto probabilmente le loro motivazioni non sono di tutela ambientale, bensì solo quella di chiedere una quota parte del guadagno. Non è un’idea nuova, infatti un sindaco delle  passate amministrazioni di Tambre ha tenuto bloccato per anni la creazione di parcheggi a pagamento in Pian Cansiglio con la richiesta di poter accedere ad una parte del biglietto. E’ la solita idea  del Cansiglio come bancomat...

Ma un biglietto d’accesso al Cansiglio è, a nostro avviso, una  proposta irrealizzabile, prima di tutto  perché l’altipiano è percorso dalla  strada provinciale 422 che lo attraversa tutto, quindi diventa difficile distinguere e separare chi vuole fermarsi in piana e chi vuole proseguire per l’Alpago. Ma il Cansiglio è diviso tra le due regioni Veneto e Friuli e quindi perché un turista dovrebbe pagare una tassa al Veneto se poi volesse frequentare la parte friulana? E poi sarebbe impossibile risolvere l’accesso solo con la prenotazione on line, quindi bisognerebbe creare dei caselli tipo autostradali o come quelli delle Tre Cime di Lavaredo, sia sul versante trevigiano che su quello alpagoto,  costosi e invasivi e il rischio di lunghe file e lunghe attese.

E se il guadagno poi andasse diviso tra il gestore regionale della foresta, Veneto Agricoltura, e i vari comuni o si dovrebbe imporre un biglietto parecchio costoso, con conseguente diminuzione dei turisti, oppure i guadagni una volta divisi sarebbero non rilevanti. Quindi quello dell’overtourism, pensato più come modo per far cassa che per una vera limitazione agli accessi, risulterebbe essere un ulteriore modo per avere più introiti che  per la salvaguardia ambientale.

Il Cansiglio, area di Rete 2000 protetta dall’Europa, ha bisogno di un progetto complessivo in cui l’ambiente sia davvero il protagonista principale  e le attività economiche dimensionate in modo tale da conservare il patrimonio naturalistico. E’ stato così finora anche se negli ultimi anni si sono verificate delle situazioni sulle quali merita porre l’attenzione e che saranno oggetto  dell’attività e dell’azione delle associazioni ambientaliste, Ecoistituto e Mountain Wilderness in testa.

Infine il Cansiglio è sempre stato un luogo libero, con regole da rispettare ma in grado di accogliere, nei fine settimana, numeri anche elevati di presenze, per poi tornare tranquillo durante la settimana (non come a Braies o alle Tre Cime, con grandi numeri tutti i giorni e per mesi). A parte qualche tentativo di trasformarlo in discoteca notturna, che difficilmente si ripeterà, chi frequenta il Cansiglio dimostra di essere consapevole della importanza della Foresta ed ha comportamenti adeguarti. L’abbandono di immondizie è relativamente raro, i comportamenti veramente scorretti sono rari forse mancano servizi igienici e il controllo, ma questo non è colpa dei frequentatori.